VENEZUELA La musica come risorsa sociale Revolucion

17 marzo 2012

Un messaggio di pace

“In musica, come nella vita, possiamo parlare davvero solo delle nostre reazioni e percezioni. E se provo a parlare della musica, è perché l’impossibile mi ha sempre attratto più del difficile” 
(Daniel Barenboim)

 

Daniel Barenboim, il pianista, direttore, scrittore e ambasciatore delle Nazioni Unite per la Pace.
Una mente, senza dubbio. Maestro Scaligero da diversi anni, è stato nominato Direttore musicale del Teatro alla Scala di Milano. Un incarico, importante, prestigioso e senza dubbio meritato. Per molti italiani, resterà anche il Direttore che ha rivolto, per la prima volta nella storia del Teatro Alla Scala, un appello alle autorità e al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, esprimendo le proprie perplessità verso i tagli alla cultura previsti dall’allora Governo Berlusconi.
Era il 7 Dicembre 2010; prima di dirigere “La Valchiria” di R.Wagner, in occasione della “Prima” stagionale, Barenboim disse: “Signor Presidente della Repubblica, Autorità, Signore e Signori: sono molto felice di dirigere anche quest’anno il sette Dicembre alla Scala, sono molto onorato di essere stato dichiarato “Maestro Scaligero”. Per tale titolo, ma anche a nome di tutti i miei colleghi che suonano, cantano, ballano, e lavorano non soltanto in questo magnifico teatro, ma in tutti i teatri di Italia, per dirvi a qual punto siamo profondamente preoccupati per il futuro della cultura nel nostro paese e in Europa, e se mi permettete, vorrei che ricordassimo insieme l’art.9 della Costituzione Italiana: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”
Insomma, di certo non si può dire che Barenboim non sia uno tosto. In un periodo di lunghe e tormentose contestazioni all’operato dell’allora Governo Berlusconi e nello specifico a quello del Ministro dei beni e delle attività culturali, Sandro Bondi, vittima sacrificale – secondo lui – e dimissionario a giorni alterni, ma poi dimessosi veramente solo tre mesi dopo, le parole di Barenboim suonano come una vera e propria bocciatura del Governo.
In “La musica sveglia il tempo” libro che è di qualche anno fa (2007) , Barenboim entra a gamba tesa sul nostro sistema attaccando inevitabilmente, sempre con garbo e pacatezza (quanto ammiro quest’uomo!) quello che dovrebbe essere il motore del rilancio culturale-musicale dei paesi occidentali: la Scuola.
Così scrive: “Dalla musica si può apprendere un’incredibile quantità di cose utili per la vita, eppure il nostro attuale sistema di istruzione trascura del tutto questo campo, dall’asilo fino agli ultimi anni di scuola. Persino nelle scuole di musica e nei conservatori l’istruzione è altamente specializzata e spesso risulta scollegata dal contenuto effettivo della musica, e quindi dalla sua forza. La disponibilità di registrazioni e di riprese di concerti e opere è inversamente proporzionale alla scarsità di conoscenza e comprensione della musica prevalente nella nostra società. L’attuale sistema della pubblica istruzione è responsabile del fatto che la maggioranza della popolazione può ascoltare qualsiasi pezzo musicale a piacimento ma è incapace di concentrarvisi pienamente. L’educazione all’ascolto forse è molto più importante di quello che possiamo immaginare, non solo per lo sviluppo di ogni individuo, ma anche per il funzionamento della società nel suo complesso, e quindi anche dei governi. il talento musicale, la comprensione della musica e l’intelligenza auditiva  sono aree spesso separate dal resto della vita umana, confinate nella funzione di intrattenimento o nel regno esoterico dell’arte d’élite. L’abilità di ascoltare diverse voci insieme cogliendo l’esposizione di ciascuna di esse separatamente, la capacità di ricordare un tema che fece la sua ricomparsa per poi subire un lungo processo di trasformazione, e che ora ricompare in una luce differente, la competenza uditiva necessaria per riconoscere le variazioni geometriche del soggetto di una fuga sono tutte qualità che accrescono la comprensione. Forse l’effetto cumulativo di tali capacità e competenze potrebbe formare esseri umani più adatti ad ascoltare e a comprendere punti di vista diversi fra loro, esseri umani più abili nel valutare il proprio posto nella società e nella storia, esseri umani più pronti a cogliere non le differenze fra loro ma le somiglianze fra tutti.”

L’Educazione musicale intesa come la intende Barenboim ha una valenza sociologica molto alta; l’analogia tra il linguaggio verbale e quello musicale è azzeccatissima e non fa altro che confermare quello che studi scientifici hanno dimostrato da tempo, cioè che lo studio della musica contribuisce notevolmente allo sviluppo dell’apprendimento e della comprensione che non devono restare fini a sè stessi ma, in un vero e proprio “transfert situazionale” ( e con questo intendo il trasferimento in ambito sociale delle capacità di ascolto e dialogo acquisite nell’esperienza musicale) devono facilitare le dinamiche di cooperazione relazionale all’interno della società. L’impegno di Daniel Barenboim in questo senso è testimoniato non solo dalle sue parole ma anche dal suo operato. La sua Orchestra, la West-Eastern Divan Orchestra, fondata nel 1999 assieme allo scrittore palestinese-statunitense Edward Said (scomparso nel 2003) , testimonia l’impegno del Maestro Barenboim nella realizzazione di un progetto più ampio e ambizioso: la Pace.
Figlio di ebrei russi, Barenboim non poteva certo rimanere estraneo alla questione israelo-arabo/palestinese.
La West-Eastern Divan Orchestra prende il nome da una raccolta poetica di Wolfgang Goethe, la West-Eastern Divan (Divano occidentale-orientale) appunto, che il genio tedesco aveva scritto, dopo essere venuto a contatto con una pagina del Corano, interessandosi per primo dunque ad una cultura estranea, un’altra cultura, quella islamica. ( e quello era un altro Grande Genio con la G maiuscola. G come Goethe )
L’orchestra fu pensata come contenitore di umanità contrastante, oserei dire, e quindi include palestinesi, israeliani, siriani, libanesi, giordani, egiziani. Il workshop inizialmente tenuto a Weimar, fu spostato grazie alla volontà e alla disponibilità di Manuel Chavez (presidente della regione Andalusia) a Siviglia; una scelta simbolica considerando la storica convivenza tra ebrei e musulmani (e cristiani) in Spagna e in Andalusia in particolar modo, che contribuì allo sviluppo della cultura ispanica. Suonando in tutto il mondo, suonando insieme, suonando Wagner, che già di per sé costituisce motivo di orgoglio e forza per un israeliano (la musica wagneriana è ancora un tabù per molti israeliani, e lo è per vari motivi, dal dichiarato antisemitismo presente ne “Il Giudaismo nella musica” del musicista tedesco, all’associazione nazista tra Wagner-Hitler, al ricordo doloroso dell’uso della sua musica nei campi di concentramento tedeschi ) e soprattutto suonando, nel 2005, a Ramallah, nel cuore della Palestina, il progetto di Barenboim ed Edward Said prende forma. A Ramallah, come racconta Barenboim nel libro, fu una scelta coraggiosissima e provocò non poche preoccupazioni soprattutto tra le famiglie degli orchestrali israeliani per ovvi motivi di sicurezza e paura di eventuali attentati ( pensate cosa possa significare suonare in quel posto per un israeliano) ma, con le dovute precauzioni, il concerto fu un grande successo. E’ stato un evento storico e simbolico che deve farci riflettere. Nella musica non esistono distinzioni, non esistono razze, non esiste nient’altro che non sia la Musica.
Barenboim, tra le sue pagine, puntualizza che ovviamente l’idea di creare un’orchestra dei paesi mediorientali in conflitto è un progetto che non può pretendere di portare la pace, però può rappresentare un punto di partenza per la vicinanza e per il dialogo.
D’altronde, mi permetto di aggiungere, a dividere in Medio Oriente non c’è solo un pezzo di terra ma ben altro: il proprio credo, la propria identità, cultura, tradizione, e quindi cosa c’è di meglio della musica – autentica “summa” che raccoglie lo spirito dei popoli di questo pianeta – per poter avviare un processo di avvicinamento tra la varie parti? Partire da ciò che il Beethoven definirebbe ” la rivelazione più alta di ogni filosofia, di ogni saggezza”  cioè la Musica per raggiungere scopi così alti e nobili, è o non è il dovere di un musicista? Il germe delle risposte alle mie domande lo voglio scovare nelle parole del Maestro Barenboim:


“Ogni membro della West-Eastern Divan Orchestra, indipendentemente dalle sue origini, partecipando al workshop dimostra di possedere una straordinaria dose di coraggio, di comprensione, di visione ideale. Così mi piace considerare questi giovani come i pionieri di un nuovo modo di pensare il Medio Oriente.” 
(Daniel Barenboim)

Concludo postando un video della W-E Divan Orchestra diretta da Barenboim.
Wagner, Liebestod dal Tristano e Isotta
Una musica meravigliosa, un messaggio di pace.

 

http://www.youtube.com/watch?v=jhzSI2y7aXY&feature=player_embedded#!

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