GOVERNO, UNIONE EUROPEA, FMI, BCE chi decide il nostro FUTURO? Video

Ospitiamo questo video di @RadiantCatalyst (seguite in twitter) per la sua capacità di connettere, tanti sono i protagonisti inseriti, diverse posizioni politiche e ambiti: politici, economici, religiosi; tutti, con varie giustificazioni, parlano di una cosa:

DI CHI DECIDERA’ IL NOSTRO PROSSIMO FUTURO IN ITALIA E NEL MONDO!

IN UNA SITUAZIONE GIA’ COMPROMESSA DELLA DEMOCRAZIA ATTRAVERSO LA DELEGA  – INFATTI MANCA LA PARTECIPAZIONE ED IL CONTROLLO DA PARTE DEI CITTADINI ANCHE NELLE ISTITUZIONI SOGGETTE A ELEZIONI –  ORA STIAMO PASSANDO A ISTITUTI ,  CHE DECIDONO DI ECONOMIA E SICUREZZA,  NEMMENO ELETTI DAI CITTADINI E CHE SONO LEGATI A POTENTATI GLOBALI: BANCHE E MULTINAZIONALI.

QUESTI ISTITUTI COME ESM, EUGENDFOR,  MA LA STESSA BCE (PRIVATA) E L’ FMI, SONO CONSIDERATI COME UN FARO DEL NUOVO ORDINE GLOBALE (cit. dal video), INDIPENDENTI E AL DI SOPRA DI INTERESSI ECONOMICI FINANZIARI PRIVATI QUANDO NON LO SONO AFFATTO.

DOMANDIAMOCI SE IL DESIDERIO O IL BISOGNO DI UNIONE DEI CITTADINI DEBBA PASSARE ATTRAVERSO FORME ISTITUZIONALI E POLITICHE, ANCHE INTERNAZIONALI,  COME QUESTE CHE CI STANNO PROPONENDO I VARI MONTI, NAPOLITANO, LETTA

TUTTI, DICO TUTTI, COLLEGABILI A GOLDMAN SACHS  O ALTRE BANCHE,  A GRUPPI DI POTERE COME BIDELBERG E TRILATERALE, DI CUI POCHI SANNO. CHI NE PARLA  E’ SPESSO  ADDITATO DI COMPLOTTISMO (FORSE MEGLIO CHIAMARLI UNIONI CORPORATIVE DI GRANDI INTERESSI FINANZIARI CHE INFLUENZANO I GOVERNI?).

APPROFONDIAMO CON LETTURE CRITICHE QUESTI GRANDI CAMBIAMENTI DI SCENARIO INTERNAZIONALE; LEGGIAMO E ASCOLTIAMO ANCHE VOCI FUORI DAL “CORO”, DIVERSE DA  QUELLE CHE CI VENGONO DAL POTERE POLITICO E DAI MEDIA CONVENZIONALI.

IN QUESTO BLOG TROVATE MOLTI LINK, PAGINE  E ARTICOLI DI CONTROINFORMAZIONE

NIGERIA: c’entra con l’UnioneEuropea quindi anche con l’italia, anche #Napolitano per l’accordo dei fantastici “3” alla sua elezione? Si c’entra e c’entra tutta l’africa

INIZIAMO DALLA DOMANDA FINALE

CHE TIPO DI POLITICA ESTERA (OLTRE CHE INTERNA)  HANNO PERSEGUITO I PARTITI CHE HANNO VOTATO LA CANDIDATURA DI NAPOLITANO?

LEGGETE E DITEMI CHE NE PENSATE!!

ELENCO DELLE SIGLE CHE TROVERETE NEL TESTO CON DIVERSISSIMI INTENTI DA QUELLI DICHIARATI

SIGLE “UMANITARIE
1)National Endowment for Democracy (NED)
Fédération internationale des ligues des droits de l’Homme (FIDH)
Lega libico per i diritti umani (LLHR)
Organisation commune des regions sahariennes, (OCR)
IsraelE Istituto di Alti Studi Strategici e Politici (IASPS)
Trans-Saharan Counterterrorism Initiative (TSCTI)
Institut français des relazioni internationals, (IFRI)

SIGLE COMANDI OPERATIVI
Comando europeo degli Stati Uniti (EUCOM)
US Central Command (CENTCOM)
Africa Command degli Stati Uniti (AFRICOM)

SIGLE GRUPPI OPPOSITORI

2)Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS)
 Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia
Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC)
Gruppo combattente islamico libico (LIFG)
Fratelli Musulmani

COME SPIEGARE TUTTI QUESTI GRUPPI “UMANITARI” (1) IN ZONE RICCHISSIME DI MATERIE PRIME e L’AUMENTARE DELLE GUERRE E DELLE DIVISIONI TRIBALI?. COME COLLEGARE TUTTO QUESTO AI GRUPPI DI “OPPOSIZIONE-TERRORISMO”? (2)

Una ripetizione del disordine e del pandemonio generato in Afghanistan è in cantiere per il continente africano.

Gli Stati Uniti, con l’aiuto di Gran Bretagna, Pakistan e Arabia Saudita, hanno creato i brutali taliban e poi, alla fine, combattere una guerra contro i suoi alleati taliban. Allo stesso modo, in tutta l’Africa, gli Stati Uniti e i loro alleati, stanno creando una nuova serie di futuri nemici da combattere, ma dopo aver inizialmente lavorato con essi o utilizzandoli per seminare i semi del caos in Africa.

Washington ha letteralmente aiutato le insurrezioni con finanziamenti e progetti di cambiamento di regime in Africa. “Diritti umani” e “democratizzazione” sono utilizzati anche come cortina fumogena del colonialismo e della guerra. I cosiddetti diritti umani e le organizzazioni umanitarie, sono ormai partner in questo progetto imperialista contro l’Africa.

Francia e Israele: sono le outsourcing di Washington per le operazioni sporche in Africa?

L’Africa è solo un fronte internazionale per un sistema imperiale in espansione. I meccanismi di un vero e proprio sistema globale imperiale sono al lavoro in questo senso. Washington agisce attraverso la NATO e dei suoi alleati in Africa. Ognuno degli alleati e dei satelliti di Washington, ha un ruolo specifico da svolgere in questo sistema globale dell’impero. Tel Aviv ha svolto un ruolo molto attivo nel continente africano. Israele è stato uno dei principali sostenitori del Sud Africa durante il regime dell’apartheid. Tel Aviv ha anche aiutato a contrabbandare armi in Sudan e in Africa orientale, per balcanizzare quella grande nazione africana, contribuendo alla destabilizzazione dell’Africa orientale. Gli israeliani sono stati molto attivi in Kenya e Uganda. Israele è stato presente ovunque ci fossero conflitti, compresi quelli relativi ai diamanti insanguinati.

Israele sta ora lavorando con Washington per stabilire l’egemonia totale sul continente africano. Tel Aviv è attivamente coinvolto – attraverso i suoi legami commerciali e le operazioni di intelligence – per garantire i contatti e gli accordi richiesti da Washington per l’estensione dei suoi interessi in Africa. Uno dei principali obiettivi di Washington è interrompere lo sviluppo dell’influenza cinese in Africa. Israele e i think-tank israeliani, hanno anche svolto un ruolo importante nel plasmare il geo-stratagemma degli Stati Uniti in Africa.

La Francia, come un ex padrone coloniale e potenza in declino, invece, è sempre stata un rivale e concorrente di Washington nel continente africano. Con l’aumento dell’influenza di potenze non tradizionali in Africa, come la Repubblica popolare cinese, sia Washington che Parigi hanno previsto modalità di cooperazione. Sul più ampio palcoscenico globale, questo è anche evidente. Sia gli Stati Uniti che molte delle maggiori potenze dell’Unione europea, considerano la Cina e le altre potenze emergenti come una minaccia globale. Hanno deciso di porre fine alla loro rivalità e di lavorare insieme. Così, un accordo tra Washington e l’Unione europea è stato preso, portando ad alcune forme di integrazione politica. Questo consenso può anche essere stato prodotto dalla crescente influenza degli Stati Uniti in capitali europee. In ogni caso, è stato potenziato dall’inizio della presidenza di Nicolas Sarkozy, nel 2007.

Il presidente Sarkozy non ha perso tempo spingendo per la reintegrazione della struttura di comando militare francese in seno alla NATO. Le conseguenze di questa azione ha portato alla subordinazione dei militari francesi al Pentagono. Questo ruolo è quello di un gendarme regionale in Nord Africa, Africa occidentale, Africa centrale, e in tutti i paesi che erano ex colonie francesi. Quindi NED E FIDH LAVORANO di comune accordo anzi sa seconda subordinata alla prima.E’ stata la FIDH e la Lega libico per i diritti umani (LLHR) affiliata, che hanno contribuito a orchestrare i vari pretesti per la guerra della NATO contro la Libia.

Il partenariato tra la FIDH e la NED è per lo più basata in Africa e nel mondo arabo, dove si interseca. Queste partnership operano in una zona che comprende paesi come la Costa d’Avorio (Costa d’Avorio), il Niger, e la Repubblica Democratica del Congo. Il Nord Africa, che comprende la Libia e Algeria, è stata una determinata area focalizzata dalla FIDH , dove Washington, Parigi e la NATO hanno chiaramente grandi ambizioni.
Nel 2010, una sovvenzione di 140.186 dollari del NED (Stati Uniti) è stata uno degli ultimi importi indicati dalla FIDH per il suo lavoro in Africa.  Il NED è stato anche uno dei primi firmatari, insieme con la Lega libica per i diritti umani (LLHR)  e l’osservatorio delle Nazioni Unite, a chiedere l’intervento internazionale contro la Libia.
Fu nel 2007 che AFRICOM fu creato. E’ importante notare che questo slancio ha ricevuto anche l’incoraggiamento di Israele, a causa degli interessi di Israele in Africa. L’Istituto di Alti Studi Strategici e Politici (IASPS), per esempio, è stata una delle organizzazioni israeliane che hanno sostenuto la creazione di AFRICOM. Sulla base del Pan-Sahel Initiative, la Trans-Saharan Counterterrorism Initiative (TSCTI) fu lanciata dal Pentagono nel 2005, sotto il comando del CENTCOM. Mali, Ciad, Mauritania e Niger furono ora raggiunti da Algeria, Mauritania, Marocco, Senegal, Nigeria e Tunisia, nel giro della cooperazione militare africana con il Pentagono

Combattere il terrorismo” e eseguire missioni umanitarie”, sono solo facciate o cortine fumogene per Washington e i suoi alleati. Mentre gli obiettivi dichiarati del Pentagono sono combattere il terrorismo in Africa, gli obiettivi reali di Washington (e degli altri paesi alleati) sono ristrutturare l’Africa e stabilire un ordine neo-coloniale.

A questo proposito, Washington ha effettivamente adottato i progetti coloniali della Francia in Africa. Ciò include anche l’iniziativa inglese, italiana, statunitense e francese per dividere la Libia, dal 1943, così come l’iniziativa unilaterale francese per ridisegnare il Nord Africa. In questo schema, gli Stati Uniti e le sue coorti hanno intenzione di creare guerre etniche e odio settario tra i berberi, gli arabi ed altri in Nord Africa.

Washington aveva chiaramente in mente questa zona ricca di energia e ricco di risorse, quando ha disegnato le aree dell’Africa che hanno bisogno di essere purificate dalle presunte cellule e bande terroristiche. L’Istituto Francese di Relazioni Internazionali (Institut français des relazioni internationals, IFRI), ha anche apertamente discusso  questo legame tra terroristi e zone ricche di energia, in un report del marzo 2011. [5] E’ in questo contesto che la fusione di interessi e le aziende franco-tedeschi e anglo-statunitensi, hanno consentito alla Francia di diventare parte integrante del sistema imperiale globale statunitense, con interessi comuni.

(altro…)

Europa in rivolta: quando l’euro del rigore la farà crollare. Parola di Soros

16/2/13

«Sono terribilmente preoccupato per l’euro, che è potenzialmente in grado di distruggere l’Unione Europea». Problema: la politica di rigore – per mantenere una moneta non svalutabile e non sovrana – comporta sofferenze sociali che, alla lunga, potrebbero scatenare una rivolta contro Bruxelles. Parola del super-investitore finanziario George Soros, intervistato dalla televisione olandese nel programma “Nieuwsuur”. «C’è un rischio reale che la soluzione al problema finanziario crei un problema politico realmente profondo», sostiene Soros, preoccupato che la Germania non capisca il pericolo di una «depressione di lunga durata», a cui l’austerity condanna il Sud Europa. «Può durare più di un decennio, in realtà potrebbe diventare permanente: fino a quando la sofferenza diventerà così grande che alla fine ci potrà essere una ribellione, un rifiuto dell’Unione Europea, che poi porterebbe alla distruzione dell’Unione stessa. Un prezzo terribilmente pesante per preservare l’euro».

In teoria, sempre secondo Soros, la moneta della Bce «potrebbe durare molto tempo, come l’Unione Sovietica, un assetto istituzionale molto George Sorosnegativo che è durato per 70 anni», ma alla fine proprio l’euro «sarà destinato a far crollare l’Unione Europea: il tempo che ci vorrà, e può richiedere generazioni, sarà tempo perso in termini di libertà politica e di prosperità economica». Risultato: «Una terribile tragedia per l’Ue, e sta accadendo alla società aperta più sviluppata del mondo». I “consigli” di Soros, commenta Giulietto Chiesa su “Megachip”, arrivano un po’ in ritardo: gli stessi dirigenti europei «hanno già capito di avere tirato troppo la corda e di stare aprendo la via ad un vasto sommovimento sociale». In realtà, per Chiesa, la correzione di rotta è già in atto, ma si tratta solo di tattica: «Non vuol dire che la classe dirigente, cioè l’alta finanza, abbia cambiato idea: soltanto, non sono stupidi. Frenano, per il momento. Riprenderanno quando le masse avranno metabolizzato la prima stangata. E nella pausa caffè si getteranno sulle privatizzazioni, comprando tutto il comprabile, con il denaro virtuale di cui dispongono, nell’Europa dei Piigs e in quella dell’Est».

Per ora, aggiunge Chiesa, si vedono due segnali: il debito greco è stato di fatto “abbuonato”, e l’Irlanda ha avuto la “cartolarizzazione” del suo debito, dilazionato in trent’anni. «E persino la sentenza europea che dà ragione all’Islanda è un segno nella stessa direzione». La Bce di Draghi? «Ha ripreso le redini, ed è perfino riuscita a respingere l’attacco americano, con la repentina svalutazione del dollaro: cosa che minacciava tutta l’Europa, ma in particolare i tedeschi». Ora l’euro è ritornato attorno a quota 1,33 sul dollaro. Il “Quantitative Easing” americano continua, ma a quanto pare l’Europa ha deciso di farvi fronte. «Di tutto il giudizio di Soros – conclude Chiesa – la cosa che mi pare più illuminante è che non fa alcun cenno alla situazione del dollaro e dell’economia americana. Silenzio rivelatore del suo disegno: dire che l’euro può crollare tra settant’anni è una vera scemenza, è come dire che è eterno». Come ormai molti pensano, l’anomalia mondiale della moneta europea (non-sovrana, ma affidata al monopolio delle banche) è passata quasi inosservata in tempi di crescita, ma non può sopravvivere alla crisi, aggravata dalle misure “suicide” di austerity e dalla perdita di uno strumento flessibile come la moneta sovrana, vitale per le economie nazionali.

da Libre associazione di idee

L’Islanda vince sulla UE: non dovrà risarcire le banche straniere. Il debito ingiusto non si paga!!

lunedì 28 gennaio 2013

La piccola isola tra i ghiacci ha vinto oggi una importante battaglia legale nei confronti dell’Unione Europea in materia di compensazioni per le perdite causate agli investitori stranieri a causa de fallimento di alcune banche islandesi avvenuto cinque anni fa.
di Marco Santopadre

Il Tribunale dell’EFTA (Associazione Europea del Libero Commercio, alla quale aderiscono oltre ai paesi dell’UE anche Islanda, Liechtenstein e Norvegia), con sede a Lussemburgo, ha stabilito oggi che il governo dell’Islanda non ha violato la legislazione europea quando ha deciso di non risarcire gli investitori straneri della banca on-line Icesave, dipendente da una delle principali entità finanziarie fallite nel 2008.

Nella sentenza l’Efta spiega che l’Islanda non ha contravvenuto le normative europee vigenti al momento dei fatti quando decise di non risarcire gli azionisti stranieri, decisione tra l’altro avallata da un referendum appositamente convocato, attraverso il quale la maggioranza dei cittadini del paese valutarono di non investire denaro pubblico per ripianare i debiti con le banche private fallite. Il Tribunale dell’Efta ha anche stabilito che il governo islandese non ha compiuto un atto discriminatorio decidendo invece di risarcir gli azionisti del paese.
Immediatamente dopo la sentenza, il Governo di Reykiavik si è detto molto soddisfatto per la decisione del tribunale dell’organismo internazionale che ha dato ragione all’Islanda, rimarcando che il giudizio é “definitivo e non può essere oggetto di ricorso”.

Giudizio opposto da parte di vari governi europei secondo i quali c’è bisogno di una normativa più stringente per i casi simili a quelli che squassarono l’economia islandese nel 2008-2009. Piccata la Commissione Europea, secondo la quale “i rimborsi dei depositi bancari devono sempre essere garantiti, anche nel caso di una crisi sistemica”.

A investire il Tribunale dell’Efta del caso era stato un ricorso dell’Autorità di Vigilanza degli Accordi Efta contro il rifiuto dell’Islanda di pagare 3,9 miliardi di euro alla Gran Bretagna e all’Olanda. I governi di Londra e l’Aja avevano scelto di coprire le perdite dei propri cittadini, e successivamente avevano chiesto un indennizzo alle autorità di Reykjavik, richiesta impugnata dall’Islanda.
La Corte di Giustizia di Lussemburgo doveva stabilire se il governo islandese avesse l’obbligo di compensare con un risarcimento di 20 mila euro (26.000 dollari) i titolari dei conti aperti presso la Icesave, fililale online del colosso Landsbanki. Ma con la sentenza di oggi il tribunale ha respinto il ricorso ed ha dato ragione a Reykiavik, stabilendo un importante precedente.

Fonte:contropiano

Ecco le parole di mr Bilderberg Monti. EUROPA HA BISOGNO DI GRAVI CRISI PER FARE PASSI AVANTI


video romaunita.tv

video originale

22/feb/2011

Mario Monti, Presidente dell’Università Bocconi ed International Advisor Goldman Sachs, parla di come sono cambiati e come dovrebbero cambiare i comportamenti degli agenti economici e quale assetto di norme e istituzioni è necessario per non ripetere vecchi errori, alla luce dell’esperienza maturata durante la recente crisi.
INTERVENTO alla LUISS GuidoCarli
Chi dice che il video è stato “tagliato” in modo strategico, si guardi l’intervista originale. Ascolti le parole di Monti dal Minuto 4:50 al 6:00. Il video “accorciato” di Romaunita.tv NON è UNA MONTATURA. Ecco le parole di mr Bilderberg:”Nei momenti di crisi più acuta, i progressi più sensibili. Rientro dell’emergenza della crisi, affievolimento della volontà di cooperare. E qui naturalmente io ho una distorsione che riguarda l’Europa ed è una distorsione positiva che riguarda l’Europa. Anche l’Europa, NON DOBBIAMO SORPRENDERCI CHE L’EUROPA ABBIA BISOGNO DI CRISI, DI GRAVI CRISI PER FARE PASSI AVANTI. I PASSI AVANTI DELL’EUROPA SONO PER DEFINIZIONE CESSIONI DI PARTI DELLA SOVRANITA’ NAZIONALI a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale POSSONO ESSER PRONTI A QUESTE CESSIONI SOLO QUANDO IL COSTO POLITICO E PSICOLOGICO DEL NON FARLE DIVENTA SUPERIORE AL COSTO DEL FARLE PERCHE’ C’è UNA CRISI IN ATTO VISIBILE E CONCLAMATA”.

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Sebastiano Isaia

Il punto di vista umano. «Essere radicale vuol dire cogliere le cose alla radice. Ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso» (K. Marx). «Emancipando se stesso, il proletariato emancipa l’intera umanità» (K. Marx).

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