CRISI – AUSTERITÀ’ – VERITA’ SUL 3% DI MASTRICHT – LA VERA SITUAZIONE DEI LAVORATORI TEDESCHI

A PRESADIRETTA un’inchiesta appassionante sulle ricette dell’austerity, che dall’inizio della crisi economica a oggi, governano le nostre vite. Sono in molti ormai a dire che la scelta dell’economia del rigore non ha funzionato.

Le telecamere hanno anche fatto un lungo viaggio attraverso l’Europa dell’austerity. Sono state in Grecia, durante le elezioni che hanno portato Tsipras al governo e hanno raccolto le voci più importanti della nuova leadership politica che prova a riscrivere i patti con la Troika. Sono state in Germania e hanno scoperto che i conti non tornano più neanche nel paese più solido d’Europa.

Guardate, strabiliate per le decisioni prese consapevolmente sbagliate, le bugie e le verità nascoste, come ad esempio sulla situazione dei lavoratori in Germania

E L’ITALIA?Schermata 2015-03-02 alle 08.09.13

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Piazze in Italia e in Grecia: inno globale contro il fascismo e contro le politiche della Troika

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Dalla piazza greca di Tsipras alla Francia di Charlie Ebdo, dalle manifestazioni antigovernative in Turchia a quelle contro Yanukovich in Ucrainia, fino ai cortei di Occupy Hong Kong. Bella Ciao viene cantata in tutto il mondo. Ma come è nata? Quando? Perché è diventata globale? Giovanna Marini, cantautrice e ricercatrice etnomusicale, ci accompagna in un viaggio tra le note e le parole di una canzone scoperta nelle risaie del Piemonte negli anni ’60 (ma la cui melodia ha origini più antiche, forse Yiddish), “un lamento dal sapore slavo”, poi inno partigiano, che oggi diventa globale in quanto epico.

Cremona
Scontri tra manifestanti antifascisti e polizia a Cremona durante la manifestazione organizzata dai centri sociali cittadini per protestare contro l’azione dei militanti di CasaPound che il 18 dicembre hanno aggredito e ferito gravemente alla testa Emilio Visigalli, esponente del centro sociale Dordoni, in coma per le ferite subite. Il corteo, alla cui testa ha sfilato anche la moglie dell’uomo vittima dell’agguato al termine della partita Cremonese-Mantova, è aperto da uno striscione con la scritta “Chiudere tutti i covi fascisti, Emilio resisti lottiamo con te” ed è composto da militanti dei centri sociali provenienti da varie regioni italiane.

Emilio Visigalli, 49 anni, è rimasto gravemente ferito dopo un raid organizzato da militanti di Casapound, al termine della partita Cremonese-Mantova. Un agguato che ha ridotto l’uomo in coma per le ferite alla testa causate dai calci e le sprangate con cui è stato più volte colpito. Dietro all’azione, conferma la Questura di Cremona, non ci sarebbero motivazioni sportive: si tratterebbe bensì di un raid a sfondo politico. “Una cinquantina di persone – ha riferito a ilfattoquotidiano.it un testimone, Michele Arena, del centro sociale Dordoni – si sono staccate dal gruppo di tifosi e hanno assaltato il centro sociale. Venivano da fuori, dalle città vicine. Quelli che abbiamo riconosciuto venivano da Parma e da Brescia ed erano di Casapound. Con loro c’era il coordinatore provinciale di Casapound Cremona, Gianluca Galli”. Per gli scontri del 18 gennaio, sono indagati quattro militanti del centro sociale Dordoni e quattro esponenti di Casapound con le accuse di rissa aggravata e lesioni gravissime contestati a vario titolo.

CIPRO:“CASO ISOLATO” NELLA ZONA EURO DOPO GRECIA, IRLANDA, PORTOGALLO E SPAGNA. L’ITALIA E’ LA PROSSIMA?

ULTIME NEWS

Mentre l’eurogruppo festeggia il parziale salvataggio di Cipro, a Nicosia i correntisti piangono, saranno loro alla fine a pagare il prezzo più alto, con ripercussioni che scuoteranno l’economia reale del paese.

Per i clienti delle due maggiori banche (Laiki e Bank of Cyprus), si annunciano tempi difficili: di fatti il prelievo forzoso autorizzato dallo stato, sui conti correnti superiori a 100 mila euro, tocca il 40%, e su decisione del ministero delle finanze Cipriota, per evitare assalti agli sportelli da parte di clienti che vogliono chiudere i c/c, gli istituti di credito, rimarranno chiusi per circa dieci giorni, mentre i controlli sui movimenti di capitale, si protrarranno per alcune settimane.

“Il risultato è visibilmente chiaro, il tracollo del sistema bancario di Cipro graverà pesantemente sul popolo”.

Nel frattempo continua a scarseggiare anche il contante, gli importi da prelevare negli sportelli bancomat, non superano la soglia dei 120 euro, e il tasso d’inflazione sui beni di prima necessità, arriva ai massimi storici.

Il momento più pericoloso della settimana è il venerdì pomeriggio dopo le 5.00.
Gli annunci più sconvolgenti, che prevedibilmente possono spaventare i mercati finanziari, vengono diffusi in quel momento. Di solito si aspettano le 5.00 del pomeriggio, fuso orario di New York, l’ultimo mercato finanziario mondiale a chiudere.

Venerdì 15 marzo 2013 è stato uno di quei giorni: a tarda notte, a mercati chiusi, dopo una riunione dell’Eurogruppo (la riunione dei ministri delle finanze europei) è stato annunciato che si era trovata una “soluzione” alla crisi di Cipro, crisi che durava da mesi e stava impegnando sia le autorità locali sia la famigerata Troika.

Forse vi sarà sfuggito tutto ciò visto che negli ultimi mesi i nostri professionali giornalisti hanno coperto fatti molto più importanti: per giorni e giorni ci siamo sorbiti il “toto-Papa” (ovviamente smentito dai fatti), commenti postelettorali vuoti e con relative interviste ai nostri “onorevoli”, il “tiro al piccione” su Beppe Grillo con relativi “scoop” (pare che l’autista abbia addirittura aperto delle società in Costa Rica, cosa legale, ma questi sono dettagli…), per non parlare del fatto che ormai la metà del tempo di ogni telegiornale è dedicata allo sport (ormai abbiamo una partita di calcio al giorno). Gli antichi Romani distraevano il popolo con “panem et circenses”, da noi ormai bastano i “circenses”…
In mezzo a tutte queste notizie di cruciale importanza, non c’era spazio per fare un accenno alla crisi cipriota, in atto da oltre un anno. Ma non pensate male, di sicuro non c’era nessuna intenzione di nascondere la notizia… Queste “paranoie” lasciatele ai “complottisti” come me (o almeno come vengo etichettato da alcuni)…
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DENUNCIA CONTRO TROIKA PER REATI DI AGGIOTTAGGIO E TURBATIVA MERCATI DA INOLTRARE A CORTE GIUSTIZIA UE.

ADUSBEF E FEDERCONSUMATORI STUDIANO DENUNCIA CONTRO TROIKA PER REATI DI AGGIOTTAGGIO E TURBATIVA  MERCATI DA INOLTRARE A CORTE GIUSTIZIA UE.

Dopo aver provocato il panico tra i correntisti europei, specie quelli italiani già scottati nel 1992 dal prelievo forzoso del 6 per mille, si assiste ad una indecorosa retromarcia delle cancellerie europee e della Troika (Bce-Fmi-Ue) sul prelevamento dei conti correnti a Cipro, escluso definitivamente oggi dal Governo di Nicosia.

Ma la Troika, che probabilmente sarà denunciata alla Corte di Giustizia Europea per aggiotaggio e turbativa di mercato (qualora i giuristi incaricati  da Adusbef e Federconsumatori ne dovessero ravvisare i presupposti legali), per il panico creato ad arte con l’imposizione del prelievo forzoso in violazione di direttive europee che salvaguardano i correntisti, specie per i depositi sotto i centomila euro, pagherà mai per i danni inferti ai mercati ed ai risparmiatori, che sono maggiori della posta in gioco di 6 miliardi di euro, guarda caso lo stesso esatto ammontare che le banche tedesche hanno affidato a Cipro ?

La strategia suicida della Troika che sta suscitando panico tra i correntisti europei, specie quelli già scottati come gli italiani, oltre a salvare le banche tedesche a spese dei depositanti, ha la finalità di rendere insicuri i depositi dei paesi a rischio, come Spagna, Grecia, Portogallo, Italia, per far trasmigrare le giacenze in approdi più sicuri come Germania, Svizzera,Austria, scavando così la fossa alla fiducia dei cittadini nell’Europa, messa a repentaglio da tecnocrazie, cleptocrazie e Governi ombra Bce, che hanno già arrecato troppi danni alla costruzione della casa comune europea.

da AGI-IT

Eurogruppo ha imposto delle condizioni al piano di salvataggio che sono state rifiutate dai Ciprioti. Greci indignati contro i loro politici servi della TROIKA

Greci sbalorditi nel sentire i deputati Ciprioti attaccare la UE e respingere il piano di salvataggio
Keep Talking Greece racconta il rammarico e lo stupore dei Greci: forse c’era “un’altra via” rispetto alla resa senza combattere del loro governo?

A sentire il dibattito nel Parlamento Cipriota per il voto cruciale sul prelievo sui depositi bancari, i Greci sono rimasti sbalorditi e verdi di invidia. L’Eurogruppo ha imposto delle condizioni al piano di salvataggio che sono state rifiutate dai Ciprioti.

La discussione nel Parlamento cipriota era appena iniziata che un amico mi ha chiamato:

“Guardali, guardali! Dicono NO alla Troika, respingeranno la tassa sui conti bancari, e i nostri politici hanno detto Sì ad ogni punto e virgola imposto dalla troika. Vergogna! ”
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PORTOGALLO MANIFESTANO 2 MILIONI DI PERSONE

5 marzo 2013
Manifestazione contro l'austerity a Lisbona, 2 marzo

Manifestazione contro l’austerity a Lisbona, 2 marzo

AFP

Il 2 marzo più di un milione di persone hanno manifestato contro la politica di rigore. La rabbia sociale continua a crescere e potrebbe presto travolgere un sistema politico traballante.

Alla fine il 15 settembre non si è trattato soltanto di un caso. Alla fine la situazione non era dovuta soltanto all’imposta sociale unica, alla quale ha fatto seguito un vero e proprio massacro fiscale. Alla fine la stragrande maggioranza dei portoghesi non è più attenta agli sbalzi d’umore del Cds, la democrazia cristiana che fa parte della coalizione di governo, e non si aspetta neanche più che il presidente della repubblica, Aníbal Cavaco Silva, esca dal suo profondo letargo o la cosiddetta opposizione interna del Psd (il partito socialdemocratico del primo ministro Pedro Passos Coelho, centro-destra) reputi che finalmente è arrivata l’ora di agire. Alla fine la popolazione è scesa in strada nel bel mezzo della valutazione della troïka per dimostrare di non essere quel “buon popolo” che uno dei suoi burocrati credeva vivesse qui.

Malgrado l’evidente antipatia per l’intera classe politica, le manifestazioni del 2 marzo non sono state antipolitiche, ma hanno messo ancor più in luce la tristezza e la delusione: proprio come a settembre, quando però non prevaleva ancora la disperazione. Quelle di settembre sono state manifestazioni dal contenuto politico, caratterizzate in tutta la loro simbologia da sentimenti democratici. E già questo, se si tiene conto della situazione sociale e del blocco istituzionale, è straordinario. Forse si può spiegare solo col fatto che la nostra democrazia è ancora relativamente giovane.

Ho detto “ancora” perché se l’opposizione non riuscirà a rispondere adeguatamente a questa rivolta, dando vita a un’alternativa credibile e non limitandosi a preparare un’alternanza o cercando di accumulare favori per le prossime elezioni, il prossimo passo potrebbe essere qualcosa di radicalmente diverso. Sono convinto che se l’anno prossimo apparisse qualcosa di nuovo nello spettro elettorale, capace di entusiasmare e attirare l’attenzione dei portoghesi, il risultato sarebbe sorprendente. Questo “qualcosa” potrebbe essere positivo, ma è più probabile che sia indefinito e pericoloso dal punto di vista politico.

Riflettendo sulle manifestazioni di sabato scorso c’è una cosa che balza agli occhi: l’età dei protagonisti. Si è notata, ancor più che in occasione di quelle del 15 settembre, la presenza di parecchi pensionati. È su di loro che si concentrano tutti i problemi. Il problema di essere nati e cresciuti in un paese socialmente, economicamente e culturalmente arretrato. Il problema di portare, più di altre fasce d’età della popolazione, il fardello di questo ritardo. Le misere pensioni sono una prova schiacciante contro l’idea di cui Passos Coelho vuole convincere il paese, quella secondo cui il nostro è uno stato assistenziale troppo generoso. Tale idea può venire in mente soltanto a qualcuno che conosce il paese unicamente attraverso i corridoi di partito e gli uffici delle aziende dei suoi amici.

La rivolta dei pensionati

Una delle cose di cui si è maggiormente parlato sabato scorso sono i giovani che emigrano, i giovani disoccupati, i giovani disperati. E ancora, si è parlato di assenza di prospettive future per i più giovani ancora. In una società come quella portoghese, nella quale la famiglia è una specie di stato assistenziale integrativo (se non il principale), i vecchi sono depositari della sofferenza di tutte le generazioni. E sono proprio loro a sacrificarsi di più tra tutti coloro che si sacrificano. Parecchi pensionati scesi in strada a manifestare sabato scorso l’hanno fatto per la prima volta in vita loro. Hanno vissuto la dittatura, la transizione democratica dopo la rivoluzione del 1974 e la democrazia senza mai fare ricorso a questo loro diritto. Soltanto adesso, a oltre 60 anni e dopo quasi 40 anni di democrazia, si sono sentiti in dovere di scendere in piazza.

Stiamo vivendo un periodo di rivolta pacifica, che fa ancora parte del sistema politico così come lo intendiamo e lo conosciamo oggi. Ma tale sistema è entrato in una fase di declino. Se il mondo politico continuerà a non rispondere al paese, sarà il caos. E sarà un caos imprevedibile. Penso, o quanto meno spero, che qualsiasi agitazione si svolga nel solco della democrazia e senza per altro metterla in discussione. Ma dopo due anni di austerità e di povertà potrebbe cambiare tutto. Nella contestazione sociale il cambiamento è già molto evidente. Non è più organizzato né egemonizzato dalle strutture sindacali e partitiche. Non so se questo è un bene o un male, ma è così.

Se l’opposizione non riuscirà a dare corpo a un’alternativa credibile e se il partito più importante della destra portoghese inizierà a perdere pezzi, i primi che ne approfitteranno, siano essi seri o populisti, comici o uomini di stato, potranno scatenare un vero terremoto politico. Il terremoto sociale invece è già in corso, senza che le istituzioni e i partiti accennino a reagire.

Traduzione di Anna Bissanti

Europa e austerity: solo per mantenere banche, finanza, fondo monetario internazionale

In meno di due anni 11 Paesi Ue costretti al voto. Agli esecutivi manca il consenso. Colpa delle misure contro la crisi. E la protesta avanza. Come il boom di Beppe Grillo in Italia.

(© Getty Images) Di nuovo in piazza a Madrid contro l’austerity, dopo gli scontri del 25 settembre

Di nuovo in piazza a Madrid contro l'austerity, dopo gli scontri del 25 settembre.

Uno dopo l’altro, a terra come birilli. Destra e sinistra non esistono più: agli occhi dei cittadini c’è solo la crisi. E siccome i partiti hanno fallito, ora a risolverla non deve essere per forza un politico.

Dopo l’esplosione della bolla sui mutui subprime, nell’estate del 2008, e dopo la successiva e conseguente crisi dell’euro, arrivata al culmine nel novembre 2011, il bilancio dei governi dell’Unione europea è impietoso. In poco più di due anni, 11 Paesi hanno visto premier e rispettivi esecutivi cadere sotto la mannaia dei tagli al welfare e alla spesa pubblica.

Mandati a casa mentre, nelle piazze, il popolo di precari, disoccupati e giovani senza futuro invocava le dimissioni.
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