Nominare il nuovo conflitto sociale argentino

24 / 12 / 2012
Intervista a NEKA JARA e ALBERTO SPAGNOLO – di MAURA BRIGHENTI

In questi giorni il taller Hacer Ciudad de la Cazona de Flores di Buenos Aires sta articolando una proposta politica di incontro rivolta alle organizzazioni e ai movimenti sociali intorno all’emergenza di un “nuovo conflitto sociale”. La necessità di un incontro – che vuole essere, al tempo stesso, un momento di analisi, di costruzione di rete e di nuove pratiche e strumenti di lotta – nasce dall’elaborazione seguita a tre eventi particolarmente cruenti: l’incendio della casa di Neka e Alberto nel quartiere di Florencio Varela, nel conurbano sud di Buenos Aires, per mano di una banda di narcotrafficanti e con l’appoggio della polizia[1]; l’assassinio di tre ragazzi del Frente Popular Diego Santillán a Rosario, attribuito a una banda di narcotrafficanti[2]; le reiterate aggressioni a militanti del Movimiento Campesino di Santiago del Estero (MOCASE – Via Campesina) da parte di bande legate all’agro-negocio che ha portato all’assassinio di almeno due contadini nell’ultimo anno: Cristian Ferreyra e Miguel Galván. Gli impresari legati alla produzione e al commercio della soia offrono denaro alle famiglie perché “liberino” i terreni e assoldano giovani delle stesse comunità perché minaccino, colpiscano e uccidano chi resiste alla spoliazione della terra. La loro azione criminale e l’impunità di mandanti ed esecutori è assicurata dalla copertura di polizia, giudici e potere politico locale[3]. Pur inserendosi in contesti diversi, queste situazioni di conflitto mostrano un inquietante tratto comune. Emergono come il volto oscuro, e reso invisibile, dell’attuale modello di accumulazione post-sviluppista e neoestrattivista e della complessa ristrutturazione delle mappe di potere e di controllo sociale da esso generata.
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