TUNISIA: morte di Brahami e scontro tra sinistra e islamisti

Oggi i furnerali

L’opposizione: «No pasaran! Dio protegga la Tunisia dagli islamisti fascisti e nemici del progresso»

tunisia

In Tunisia lo scontro tra due diverse concezioni del potere e della democrazia è stato segnato dal sangue di una nuova morte, ancora una volta di un uomo di sinistra: il nuovo capo dell’opposizione Mohamed Brahmi, giustiziato con almeno 11 colpi di pistola nella sua auto, davanti a casa sua, nella Cité El Ghazala, alla periferia di Tunisi.

A uccidere l’oppositore Mohamed Brahmi – riporta l’Ansa in una break news, citando come fonte il ministro dell’Interno tunisino, Lotfi Ben Jeddou – è stato un salafita, Boubaker El Hakim, che ha usato la stessa pistola utilizzata nell’omicidio di Chokri Belaid. Ci sono già 14 indagati per l’agguato di ieri, mentre fino ad ora il governo islamista parlava di 6 sospetti. Le rivelazioni sembrano quindi spostare l’attenzione sull’ala più dura del salafismo, quella che invia uomini a combattere in Siria (e prima in Afghanistan, Iraq e Libia), che accusa Hennada di essere troppo morbida e che odia la sinistra laica che definisce infedele ed apostata.

Brahmi era un membro dell’Assemblée nationale constituante (Anc),  coordinatore generale del’Attayar Achaabi/Courant populaire, un partito di ispirazione socialista. Diversi parlamentari dell’Anc riferiscono di un attentato fotocopia di quello  che a febbraio tolse la vita a Chokri Belaid, il precedente capo dell’opposizione di sinistra: due sicari in moto si sono avvicinati a Brahami appena salito in auto e lo hanno abbattuto. L’assassinio assume il valore di un vero e proprio avvertimento, visto che è stato perpetrato nel giorno de 56esimo anniversario della Repubblica tunisina.

L’assassinio del dirigente del Front populaire, che raccoglie la sinistra tunisina, ha provocato una nuova ondata di manifestazioni contro il partito islamico al potere, Ennahda, e scontri con le forze dell’ordine in tutta la Tunisia.  Brahmi era molto noto per le sue opinioni di sinistra e le sue critiche agli islamisti, e negli ultimi giorni aveva chiesto che il popolo tunisino facesse una nuova rivoluzione dei gelsomini per sviluppare la democrazia «Secondo uno scenario egiziano», cioè togliendo il potere con la piazza ai Fratelli Musulmani che in Tunisia si incarnano in Ennahda, il cui governo ha provocato la stessa delusione di quello egiziano appena rovesciato dai militari.

A Sidi Bouzid, patria dell’oppositore assassinato e culla della  ”révolution de jasmin” del 2010-2011, i manifestanti hanno incendiato la sede di Ennahda. Uno sciopero generale di tutti i sindacati tunisini ha bloccato a terra gli aerei della compagnia di bandiera Tunisair e già ieri c’erano state numerose manifestazioni di protesta in tutto il Paese, con scontri particolarmente violenti e con lanci di lacrimogeni da parte della polizia a Sfax. A Tunisi, dopo che i militanti di sinistra erano scesi spontaneamente in piazza a gruppi, nella serata di ieri ci sono stati scontri  con la polizia nella centralissima Avenue Bourghiba, il principale scenario della rivoluzione che cacciò il dittatore filo-occidentale Ben Alì.

I manifestanti scandivano slogan come «Abbasso i torturatori del popolo» e «Abbasso il partito dei Fratelli»; a farne le spese è stata una troupe di Al-Jazira, che i manifestanti vedono come un’emanazione del governo del Qatar, sempre più impegnato a sostenere l’estremismo islamico e partiti “moderati” come Hennada.

Il partito islamico ha condannato l’assassinio di Brahmi dicendo che «Si tratta di un nuovo tentativo mirante a minare la sicurezza ed a trascinare il Paese in un conflitto fratricida».  Anche il capo del governo, Ali Lârayedh, sposa la teoria della strategia della tensione da parte di partiti (la stessa sinistra) che cercano di copiare lo scenario egiziano, e non ha trovato di meglio che andare in televisione a minacciare i manifestanti:  «Il governo e la legittimità sono l’obiettivo di questo assassinio. Abbiamo dato l’ordine alle unità di sicurezza di perseguire coloro che chiamano all’anarchia e a portarli davanti alla giustizia». Ma proprio Hennada viene indicato come il mandante, almeno politico/morale, degli omicidi di Belaid e Brahmi.

Ieri il portavoce del Front populaire, Hamma Hammami, ha rivolto un appello al popolo tunisino per «La disobbedienza civile, la caduta del governo, la dissoluzione dell’Anc, la creazione di un governo di salute pubblica e lo sciopero generale nel giorno della sepoltura del martire». Più o meno le stesse cose  chiese da una coalizione di partiti ed organizzazioni della società civile che si sono riunite a Safx nella sezione del Parti Unifié des Citoyens Démocrates, che hanno chiesto anche  ai parlamentari dell’Assemblée nationale constituante di dimettersi. «La dissoluzione della stessa Anc e di tutte le istituzioni emanazione di questa assemblea (il governo e la presidenza della Repubblica), lo scioglimento di tutti i partiti di ispirazione religiosa per il loro coinvolgimento negli omicidi e la dissoluzione di tutte le organizzazioni paramilitari che agiscono sotto i loro ordini (Lpr…)». L’opposizione ha chiesto a polizia ed esercito di «Rispettare la neutralità politica».

Il clima che si respira lo riassume bene sul giornale on-line Kapitalist uno dei più noti blogger tunisini, Mohamed Ridha Bouguerra, che si chiede: «Dopo l’assassinio di Mohamed Brahmi a chi toccherà la prossima volta?».  Secondo  Bouguerra, «Incoraggiati dall’impunità di cui godono, 6 mesi dopo il loro crimine, i criminali mandanti dell’assassinio di Chokri Belaid, gli squadroni della morte entrano di nuovo in pista uccidendo un altro dirigente dell’opposizione,  Mohamed Brahmi. Nello spazio di 9 mesi, la Tunisia ha conosciuto tre assassinii politici. Tutti e tre hanno colpito militanti o dirigenti dell’opposizione alla coalizione contro natura attualmente al potere, dominata dal Partito conservatore islamista Ennahdha».

Bouguerra non ha dubbi sulla responsabilità politica e morale di Ennahdha: «All’inizio c’è stato l’odioso linciaggio nelle strade di Médenine di Lotfi Nagdh, responsabile locale di Nida Tounès, nell’ottobre 2012. In seguito ci fu  la morte in pieno giorno di Chokri Belaid, leader del Partito di sinistra Al-Watad. Ed è nel giorno della Fête de la République che è stato abbattuto – verso mezzogiorno e davanti agli occhi di tutta la sua famiglia -, con almeno 11 proiettili, Mohamed Brahmi, coordinatore del Mouvement populaire. La domanda  è: a chi toccherà la prossima volta?  Perché, manifestamente, il ciclo della violenza politica, una volta innescato,  non si ferma prima di aver realizzato i suoi sinistri obiettivi. Questo in effetti mira ad intimidire e a far tacere, in tutti i modi, tutte le voci discordanti e portatrici di un altro progetto di quello teocratico proposto dal Partito di Rached Ghannouchi, affiliato al movimento dei Fratelli Musulmani, che sono stati cacciati dal potere in Egitto. Non è Sahbi Atig, capo del blocco di Ennahdha all’Assemblée constituante, che ha chiamato, solo lo scorso 12 luglio, a spandere il sangue di ogni persona che avrebbe, secondo loro, l’audacia di osare contestare questa legittimità delle urne che gli è così cara? Mohamed Brahmi era, precisamente, quel genere di persona della quale non sopportano di sentire la voce!»

Bouguerra si rivolge direttamente agli islamisti accusandoli di armare gli squadroni della morte che attaccano la sinistra tunisina, come facevano i tagliagole del vecchio regime: «Se lei, Atig non è fisicamente responsabile di questo omicidio, che getta nel lutto la nostra festa nazionale, ne è moralmente e politicamente l’ispiratore! La sua recente dichiarazione pubblica all’avenue Habib Bourguiba ha seminato il grano velenoso! Con le vostre proposte criminali ed irresponsabili avete scatenato le forze del male e rivelato l’odioso viso della morte. Incoraggiati dall’impunità di cui godono, 6 mesi dopo il loro crimine, i criminali mandanti dell’assassinio di Chokri Belaid, si ripresentano ed utilizzano un modus operativo che ha già avuto successo, armando nuovamente la mano degli esecutori. Ora, gli squadroni della morte entreranno nella danza! Le sezioni d’assalto fasciste esibiranno i loro muscoli e spargeranno il sangue dei democratici e dei partigiani difensori di una Tunisia moderna, laica, aperta, egualitaria e democratica.

No pasaran! Ecco la nostra risposta! Che Dio protegga la Tunisia dagli islamisti fascisti e nemici del progresso!»

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Siria: i ribelli “riconosciuti dall’occidente come vero governo Siriano” hanno le schiave del sesso

 

Dall’inferno siriano emergono ogni giorno che passa notizie sempre più sconvolgenti. (approfondimento critico) Ora un presunto combattente salafita tunisino denuncia: i miliziani jihadisti anti Assad trattengono ragazze tunisine per abusarne sessualmente.

Almeno tredici ragazze tunisine, così come accadde per migliaia di ragazze coreane ‘schiave del sesso’ dei soldati giapponesi durante la seconda guerra mondiale, fanno da ”donne di conforto” per i miliziani jihadisti che combattono in Siria contro i soldati leali a Bashar al Assad. E’ ciò che emerge da una denuncia scioccante fatta da un militante islamista e salafita tunisino che, fino a due settimane fa, combatteva in Siria nelle milizie ribelli abbandonate però quando ha saputo di quanto accadeva alle sue concittadine.

L’uomo si chiama Abou Koussay e viene dalla regione tunisina di Sidi Bouzid, da cui in centinaia sono partiti in questi mesi per la Siria per una ‘guerra santa’ che, dice lui ora, non si é affatto dimostrata tale. Una quindicina di giorni fa si é concluso il suo complicato viaggio di ritorno in Tunisia. Dopo di ché si è deciso a denunciare quel che, sulla base della propria esperienza diretta, sta dietro alle guerra, a cominciare dagli inganni che circondano i giovani che vengono convinti a partire, spesso da uomini che fanno parte di un partito politico – che lui non ha citato ma assai probabilmente Ennahada – maestri nell’arte di manipolare giovani menti nei confronti dei quali viene realizzato un vero e proprio lavaggio del cervello.

Koussay – che ha rilasciato un’intervista telefonica al quotidiano Assarih, da un luogo che non ha rivelato, forse temendo per la sua vita – ha detto che i giovani combattenti tunisini sono privati di ogni libertà. Sono prigionieri, anzi trattati come schiavi, ha aggiunto, dicendo che molti di loro cercano di scappare per tornare inTunisia. Per lui i tunisini ingaggiati per combattere in Siria sono almeno duemila e molti di essi sono morti in battaglia, pagando anche i pochi giorni del loro addestramento. Poi la pagina forse più dolorosa ed inattesa, quella delle giovanissime tunisine che in Siria assecondano i “bisogni sessuali” dei miliziani. Sono le donne legate al ‘jihad ennikah’, cioé ad un ”matrimonio” (ennikah) con chi fa la guerra santa, anche se é un concetto senza alcun valore, che vuole solo dare una parvenza di religiosità a quello che resta uno sfruttamento sessuale. Koussay non ha voluto aggiungere altro per fare intuire magari la provenienza di queste ragazze, che per lui sono, come i miliziani tunisini, meno che schiave. 

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