Appello dal mondo della Scuola: non dimentichiamoci della Legge di Iniziativa Popolare (LIP) che aspetta dal 2006 una discussione in parlamento

lip
Sono partiti da un gruppo di un centinaio di persone sparse in tutta Italia – dal Nord, dal Sud e dalle Isole – che decisero che era arrivato il momento di passare alle proposte, all’idea di scuola in difesa della quale continuavano a battersi … era l’inizio del 2005

Sabato 21 e Domenica 22 gennaio 2006 si tenne a Roma l’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI COMITATI BUONA SCUOLA per il varo del testo definitivo della LIP.

Ecco, parte quindi la fase organizzativa più impegnativa e onerosa; innanzitutto la stesura grafica del testo definitivo per la presentazione in Cassazione e poi la preparazione della modulistica per la raccolta delle firme, i vademecum per i banchetti, la promozione dell’idea per riuscire a raccogliere le 50mila firme necessarie per il deposito in Parlamento.

Alla fine si superarono 100mila firme raccolte, anche se solo 79.926 furono quelle sicuramente certificate e depositate alla Camera dei Deputati venerdì 4 agosto 2006.

In contraddizione con gli enunciati propagandistici di tutti i Governi che si sono succeduti, di attuare riforme condivise o “dal basso”, anche questa legge di iniziativia popolare, è stata “abbandonata in un cassetto”. Quegli stessi Governi che, ora come allora, dichiarano di voler fare riforme condivise, ascoltando il paese, non l’hanno mai discussa.

Molti stanno lavorando per fare in modo che diventi davvero obbligatorio l’esame delle leggi di iniziativa popolare da parte delle Camere, consentendo che il loro iter presso le commissioni parlamentari possa essere seguito direttamente dai promotori.

Ma nel frattempo sono trascorse le due legislature entro le quali la legge avrebbe dovuto essere discussa. La proposta più ampia e organica mai prodotta dal mondo della scuola rischia adesso di scomparire.

Per questo motivo il mondo della scuola lancia un appello ai parlamentari della Repubblica affinché sottoscrivano e ripresentino a loro nome la legge “Per una buona scuola per la Repubblica”, impegnandosi a portarla di nuovo all’attenzione del Governo e del Parlamento.

2006
La legge di iniziativa popolare sulla scuola arriva in Parlamento sottoscritta da 100.000 cittadini e cittadine
Venerdì 4 agosto la legge di iniziativa popolare per una Buona Scuola per la Repubblica verrà consegnata alla Camera dei Deputati.

La proposta di legge, la prima di iniziativa popolare sulla scuola nella storia repubblicana, a partire dall’immediata e totale abrogazione della Legge 53 e di tutti i decreti attuativi ad essa collegati, delinea con chiarezza e senza ambiguità quali debbano essere gli assi portanti per una “buona scuola” ispirata ai principi sanciti dalla Costituzione.

Nata più di un anno fa con un ampio dibattito “dal basso”, ha coinvolto migliaia di insegnanti, personale non docente, genitori e studenti che in questi ultimi anni hanno contrastato la controriforma Moratti, dando vita ai comitati in difesa della scuola pubblica in molte città e paesi italiani.

Per la presentazione della proposta di legge in Parlamento sarebbero state sufficienti 50.000 firme. A sei mesi dai primi banchetti i 120 comitati presenti in tutte le regioni italiane ne hanno raccolte il doppio per lanciare un messaggio forte e chiaro che confidiamo venga accolto dal governo dell’Unione:

abrogare la legge Moratti e tutti i decreti attuativi e da lì ripartire per progettare insieme a tutta la società una scuola rispettosa dei tempi di apprendimento e dei bisogni dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze; attenta alla relazione tra generi e generazioni. Una scuola aperta, laica, pubblica e inclusiva, la sola capace di dare motivazione allo studio, costruire cittadinanza attiva e dare sostanza al diritto all’istruzione sancito all’articolo 3 dalla nostra carta Costituzionale e dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’infanzia sottoscritta dal nostro paese.

Per una scuola di tutte e di tutti, per tutte e per tutti, perché si ritorni ad usare il linguaggio della pedagogia e si abbandoni quello del mercato, perchè l’istruzione diventi un bene comune,

Il comitato promotore nazionale

Roma, 3 agosto 2006

Il seguito è stato un succedersi di incontri istituzionali, col presidente della Camera Bertinotti, col presidente della VII Commissione Scuola e Cultura della Camera Folena, con la Commissione stessa anche se come audizione informale, con vari deputati e senatori che numerosi avevano firmato la LIP.

La LIP divenne la Legge numero 1600 della XV legislatura e fu la prima volta che una Legge di Iniziativa Popolare arrivò ad essere discussa in commissione, superando la soglia dei cassetti della Camera in cui erano rimaste confinate tutte le Leggi di Iniziativa Popolare, fino ad allora presentate.

Con la LIP abbiamo prodotto la migliore proposta sul sistema pubblico scolastico, che abbraccia il sistema educativo dall’età dell’infanzia fino alla scuole superiori, partendo da ciò che di buono abbiamo, nell’ottica di renderlo migliore. Il successo nella raccolta delle firme, non risiede quindi tanto nell’aver individuato i contenuti giusti, di questo nessuno è certo, ma nell’aver reso la Legge Popolare una proposta reale, concreta, perché passata tra le mani di migliaia di cittadini che si sono sentiti partecipi, perché qua e là tra le righe, ritrovano le proprie riflessioni, le proprie idee, e anche i propri dubbi, perchè parla un lingua semplice, chiara e priva di fraintendimenti.

I contenuti della Legge sono quindi la diretta conseguenza di quel percorso virtuoso, tesi a divulgare quelli che sono i risultati eccellenti del nostro sistema scolastico e a migliorarne i peggiori, anche con qualche slancio considerato da molti azzardato, come l’obbligo scolastico a 18 anni, l’autovalutazione, il biennio unitario nella scuola superiore e un investimento del 6% del PIL.

Una scuola pubblica di qualità, che alla luce degli ultimi provvedimenti legislativi, sembra ancora oggi profetica: la salvaguardia del tempo pieno con due docenti e le compresenze, la salvaguardia del tempo scuola che permette con tempi distesi di garantire a tutti e tutte la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento, ciascuno secondo i propri ritmi, lo spazio ai docenti di aggiornarsi come ogni professionista dovrebbe avere il tempo di fare, il tempo per la cura e l’ attenzione alle categorie più deboli, (diversamente abili e migranti), in strutture adeguate e di qualità.

Una scuola superiore che rimanda la scelta delle proprie attitudini a 16 anni con un biennio unitario e un triennio di specializzazione, ma che fino a quell’età offre a tutti i suoi cittadini l’opportunità di “assaggiare” tutti gli ingredienti necessari per una buona riuscita nella vita, che sa vedere oltre la necessità del mercato del lavoro, e antepone ad esso lo sviluppo delle capacità critiche di ogni individuo.

Una scuola che in nome della continuità didattica affronta anche la questione del precariato, inserendo in uno dei suoi articoli l’obbligo di assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti.

La necessità di contenere il numero delle alunne e alunni per classe, perché per fare una buona scuola, è necessario non solo il tempo, ma anche un numero gestibile di allievi per applicare una didattica improntata sul lavoro di gruppo e sulla sperimentazione. Una scuola che non ha tempo per i suoi alunni e per le sue alunne non ha tempo nemmeno per la ricerca, la qualità e la sperimentazione didattica necessari al miglioramento della qualità dell’apprendimento e dell’insegnamento.

La nostra BIMBA ha ormai 8 anni ed ha ancora un bel sorriso come il primo giorno e noi non ci rassegniamo all’idea che la scuola italiana debba fare ancora a meno di lei, dei suoi contenuti, della voglia di esserci di ciascuno di coloro che ha contribuito a generarla.

Siamo sempre più convinti che le sorti della scuola italiana debbano tornare nelle mani di coloro che la vivono ogni giorno, che giorno dopo giorno ne conoscono, anzi ne rappresentano il respiro.

Istruzione bene comune: la scuola come l’acqua

http://adotta.lipscuola.it

SCUOLA: COLPO DI MANO VERGOGNOSO DEL GOVERNO MONTI

 

vergogna

Il vergognoso decreto sulla valutazione

 

di Giuseppe Aragno
9 marzo 2013

Sì del Governo: arriva il nuovo sistema di valutazione di scuole e presidi, – titola il Sole24ore” con ineguagliabile improntitudine confindustriale.

A sentire il giornale dei padroni, quindi, Il Governo – quale governo di grazia? – ha “acceso il semaforo verde definitivo” per un provvedimento inderogabile, anzi, così evidentemente urgente che – dovremmo credere – la scuola tutta era lì ad attenderlo con ansia. 

Un decreto necessario, perché, a quanto pare, se Profumo non l’avesse presentato, la scuola non avrebbe più saputo come andare avanti. A guidare il sistema ora sarà l’Invalsi, che dovrà rapidamente preoccuparsi di elaborare calendari di visite di valutatori esterni e definire – con quale competenza s’è visto ormai da tempo – gli indicatori di efficienza a cui gli insegnanti e i loro dirigenti dovranno rispondere.

Per il Ministero, quindi, era l’Invalsi la vera e unica urgenza della scuola morente. Quell’Invalsi da cui – sarà un caso? – proviene il sottosegretario Elena Ugolini, che si è fatta in quattro perché il provvedimento giungesse all’approdo finale.

 A sentire lo “smobilitato” Profumo, sembrerebbe proprio così, perché, sostiene,senza un sistema nazionale di valutazione non si accede ai fondi strutturali europei della programmazione 2014-2020. 

In realtà c’era tutto il tempo perché provveddese il prossimo governo e non è difficile capirlo: la decisione di approvare il provvedimento non rappresenta solo l’ennesimo, inaccettabile colpo di mano, ma un vero e proprio ceffone alla scuola e alla pericolante Costituzione.

Senza entrare nel merito di una scelta rifiutata ormai apertamente persino dagli Usa, che pure l’aveva “esaltata” e adottata nonostante il motivato dissenso della scuola militante e di moltissimi esperti, la riforma ha il segno tipico dei metodi autoritari propri della peggiore destra. 

Non a caso per Elena Centemero, responsabile nazionale Scuola del PdL “l’approvazione del regolamento sulla valutazione, la cui impostazione era stata voluta dal governo Berlusconi, è senz’altro una buona notizia per chiunque abbia a cuore la qualità del sistema scolastico italiano.

La verità è molto più semplice e terribilmente più grave di quello che lascia intendere la stampa padronale: il Governo Monti, che non è nato da elezioni e non è caduto in Parlamento perché, quando si è ritenuto sfiduciato, è andato a dimettersi al Quirinale, ha concluso nella maniera più coerente e penosa, la sua vita costituzionalmente anomala. L’8 marzo del 2013 è una data da ricordare. Un Consiglio dei Ministri dimissionario e scaduto, infatti, guidato da un presidente del Consiglio mai eletto, tecnico e allo stesso tempo leader di un partito politico bocciato senza appello dagli elettori, ha ritenuto di procedere all’approvazione di un provvedimento che non aveva nessun carattere d’urgenza.

E’ vero, le nuove Camere non sono state ancora convocate, ma questo non vuol dire che un organismo già “morto” come di fatto è il governo Monti, sia abilitato ad un “esercizio normale dei poteri“. E’ vero il contrario: il limite invalicabile della facoltà d’intervento del Governo è la “contingenza straordinaria“. 

Questo Governo, nato fuori dalle Costituzione e seccamente liquidato con un drastico no degli elettori che lo hanno impietosamente stroncato assieme ai partiti che lo sostenevano, non mette limiti all’indecenza. Il Sistema di valutazione della scuola non presenta alcun carattere d’urgenza. Urgente è, se mai, la necessità di porre rimedio all’arroganza di Monti e dei suoi ministri e c’è da augurarsi che almeno stavolta Giorgio Napolitano si ricordi di essere al servizio della più volte ignorata “sovranità popolare

Pubblicato da comitatonogelmini su 9 marzo 2013

PS.

Il dominio della ragione, ovvero la ragione del dominio.

Non valutare per nulla, quindi. Se la valutazione è anzitutto un “porre valori”,  e il “porre valori” non è altro che un modo di estrinsecarsi della volontà di potenza, ovvero di instaurare un dominio (pitagorico, d’accordo, ma  sempre dominio, anche se degli aristoi) allora la domanda vera è: chi domina chi? Posto diversamente, vittime e aguzzini sono due lati della stessa medaglia, questi non si danno senza quelle. Pertanto, il sistema di valori da porre a base della valutazione, in un ordinamento realmente repubblicano,  è molto, molto più esteso e profondo dei test curricolari somministrati dalle cliniche internazionali del sapere quali PISA etc.

Che ne sanno questi di inclusione, accoglienza, sviluppo armonico della personalità, tolleranza,  supporto, educazione al rispetto degli altri, ovvero degli aspetti relazionali che servono davvero per produrre una “buona scuola”?  (ed anche una buona società).

Una valutazione repubblicana non può originarsi se non da un grande dibattito pubblico, che ripristini la scuola statale al suo rango di organo costituzionale, come scrisse  Piero Calamandrei[11]:

l’uomo non può essere libero se non gli si  garantisce un’educazione sufficiente per prendere coscienza di sé, per alzar la testa dalla terra  per intravedere, in un filo di luce che scende dall’alto in questa sua tenebra, fini più alti.

Bene, allora, se si vuole fare come gli inglesi, lo si faccia fino in fondo: i  Consigli scolastici abbiano amplissimi poteri, ma siano completamente elettivi (come appunto nel Regno Unito), da parte di tutti i cittadini, e siano questi ad assumere i dirigenti e ad attribuire le risorse alle istituzioni scolastiche (giova notare che nella stessa Proposta, a pag.12, punti 27 e 28, questo viene suggerito come sistema di governo/valutazione ottimale, ma poi lasciato subito cadere).

E’ veramente singolare che degli osservatori solitamente così attenti come gli Autori dellaProposta non abbiano colto il nesso tra autonomia e autogoverno delle istituzioni scolastiche, che è appunto il fondamento politico del sistema di valutazione britannico.

Ma la democrazia (diretta ?), a quanto pare, non è nel mood dei pitagorici contemporanei.

 

 

Manifestazione di studenti e professori.. a Padova e Orvieto tra le tante… Parma all’università un intervento di una studentessa che le canta chiare

qui aspettate dopo la pubblicità del canale 😦

Scuola, Roma blindata aspetta i cortei di studenti e professori

24 novembre 2012

Giornata difficile per la capitale con i ragazzi delle scuole e delle università che avvisano: “Vogliamo arrivare sotto i Palazzi del potere”. Mille gli uomini delle forze dell’ordine in piazza. Manifestano anche i Cobas e la Cgil organizza un sit in. Allarme per CasaPound

ROMA – Studenti, professori ed anche i neofascisti di CasaPound in piazza oggi a Roma con mille uomini e donne delle forze dell’ordine a vigilare sui palazzi delle istituzioni. “Una giornata calda”, l’ha definita il ministro degli Interni Annamaria Cancellieri che inizierà intorno ale 10 del mattino dalla Piramide dove si sono dati appuntamento gli studenti medi e universitari in lotta per la difesa della scuola pubblica e contro i tagli mentre più o meno allo stesso orario la Cgil ha chiamato i professori ad un sit in a Piazza Farnese ed i Cobas hanno organizzato un corteo in partenza da piazza Esedra fino a Santi Apostoli.

Dopo gli scontri e le polemiche del 14 novembre gli occhi sono puntati sugli studenti: concesso l’uso degli scudi di gomma con le copertine dei libri che caratterizzano i cortei studenteschi dai tempi dell’onda, vietati i caschi, ha ammonito il prefetto di Roma Pecoraro. “Vogliamo arrivare sotto i Palazzi del potere e riprenderci la città”, avvertono gli studenti pronti a fare un percorso che dovrà essere contrattato metro dopo metro con i dirigenti di polizia in piazza. Si cerca una mediazione per evitare incidenti con una nutrita delegazione di manifestanti fatti arrivare sotto la Camera dei Deputati.

Contemporaneamente i professori e i lavoratori della scuola che aderiranno al sit in della Cgil si troveranno in piazza Farnese mentre dietro alle bandiere dei Cobas si sonderà un corteo da piazza Esedra fino a piazza Santi Apostoli.

Apprensione anche per la manifestazione di CasaPound. L’organizzazione neofascista terrà il suo corteo nel pomeriggio da piazza Mazzini a Ponte Milvio, quindi a distanza di sicurezza dai cortei della mattina e lontano pure dal presidio antifascista che dalle 14,30 si terrà a Piazza Vittorio

da Repubblica.it

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Sebastiano Isaia

Il punto di vista umano. «Essere radicale vuol dire cogliere le cose alla radice. Ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso» (K. Marx). «Emancipando se stesso, il proletariato emancipa l’intera umanità» (K. Marx).

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