Israele: attacco alla Syria è una dichiarazione di guerra

Certo le informazioni sulla guerra in Syria dei media occidentali sono tutte a favore dei ribelli e contro l’attuale governo siriano. Al  governo di Assad si addossano tutte le responsabilità delle morti, delle stragi e delle torture a cui è sottoposto il popolo siriano.

L’impossibilità o la difficoltà di dare  informazione  è anche in questo caso difficilissima, come credo sia per tutte le informazioni “controcorrente” non verificabili direttamente, possibilità sempre più remota nel mondo globalizzato con eccezione di Internet. Il controllo (perdita) della democrazia e l’influenza della politica sulla società utilizzando l’informazione non è argomento di oggi: conosciamo per esempio tutte le bugie e le mistificazioni  (invece i ricatti e le minacce politiche sono nascoste sempre, anche oggi, come ci racconta ad esempio John Perkins: il suo libro, presentato ieri sera a Che tempo che fa, fece fatica a trovare un editore) passateci come vere e reali al tempo del fascismo e del nazismo attraverso la  propaganda fatta con giornali, videogiornali e cinema.

Alcune informazioni e posizioni politiche false però le possiamo denunciare su Israele, sugli USA del Presidente Obama relativamente proprio al contesto arabo: tanti paesi in quell’area hanno subito trasformazioni, guerre con giustificazioni irreali e assurde, ad esempio le parole “il nemico, il patriottismo” sbandierati al posto di convenienze politiche ed economiche. Un capitolo importante ed intrecciato a tutte le politiche di controllo della zona araba riguarda naturalmente il conflitto di Israele con il popolo palestinese. L’alleanza tra USA e Israele  procede con un atteggiamento parallelo di attacco per destabilizzare la zona: gli Usa determinati a spazzare via i legami politici e gli interessi tra i paesi arabi non allineati come L’Iran, la Syria (come ha già fatto per Libia e Iraq) e Israele che da questi conflitti trae profitto per espandersi e continuare a far affluire coloni nel territorio palestinese, rendendo ininfluenti le risoluzioni ONU favorevoli alla realizzazione dello Stato Palestinese.

Oggi Israele ha colpito con un secondo raid la Syria. Il nuovo blitz di stanotte aveva come obiettivo un centro di ricerche militari a nord di Damasco che era già stato attaccato in gennaio. La gravità dell’attacco israeliano è tale che il governo di Damasco lo ha considerato una vera e propria dichiarazione di guerra.

Bisognerebbe tutti, per comprendere meglio le azioni, reazioni, ritorsioni dei e sui soggetti politici entrati in gioco in quella zona geografica, ricostruire i percorsi non lineari degli attori principali (andando anche a controllare attività e relazioni economiche) succedutisi nelle varie aree o paesi e del ruolo, apparentemente anch’esso non lineare,  svolto dai paesi occidentali (USA e suoi alleati) e da Israele.

Troppo lunga e difficoltosa sarebbe la dissertazione, anche perchè tanti sono gli avvenimenti e tanti sono i paesi e i governi coinvolti nel tempo.

Per questo motivo utilizzo a parziale ricostruzione il video offerto da Radiatorcatalyst79 @RadiantCatalyst (in Twitter)

ELEZIONI ITALIANE: SPECULAZIONI E RICATTI FINANZIARI MENTRE NEL SILENZIO CROLLA LA GRAN BRETAGNA

Antefatto… segue articolo

INFORMAZIONE PILOTATA SU ARGOMENTI UTILI A

CONTROLLARE LA POLITICA INTERNA ED ESTERA E

RENDERLA SUCCUBE DELLA FINANZA GLOBALE

Con depistaggi vari, attraverso i mass-media,

attraverso false crisi finanziarie, con  i giochi di borsa e dello spread,

attraverso voti di scambio e tanto altro

si cerca  in ogni modo di fermare proteste e scelte delle politiche di rottura con il “pensiero unico”,

che vuole carpire  la vita, i diritti e  la felicità delle persone obbligandole ad assolvere ad un unico ruolo: quello di consumatori;

produttori di utili e profitti per chi ha capitali e potere (compresi gli armamenti – si vedano tutti i conflitti che alla base hanno sempre

interessi economici)

di Mardollo

….
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PD nuova linea della trasparenza?”REPORT” FUORI DAL SEMINARIO SULLA SANITA’ IN CALABRIA DELL’ON. BINDI

Come Elsa Fornero. Ora a cacciare i giornalisti è Rosy Bindi, la presidente del Partito Democratico. E la polemica divampa. Il diverbio con Antonino Monteleone, un cronista di Report, la trasmissione di Milena Gabanelli, è un durissimo colpo all’immagine (già traballante) di Rosy, emblema della Casta che non molla. Lui prova a fare delle domande e per tutta risposta viene aggredito e insultato: sgambetti, colpi bassi e attrezzatura rotta. Il luogo dello scontro è Reggio Calabria, dove giovedì mattina si è tenuto il convegno “Diritto alla salute in Calabria: tra livelli essenziali e gestione delle risorse”. Il giornalista ha spiegato: “L’onorevole appena mi ha visto ha detto che non avrebbe cominciato se non me ne fossi andato”. La Bindi, insomma, non voleva iniziare il suo discorso in presenza della stampa, proprio come fece una volte fece Elsa Fornero nel corso di un incontro a Torino. Ovvie le proteste dei giornalisti. Ma vane. Il risultato? Tutti fuori. Così la Bindi ha potuto iniziato a parlare (dopo la cacciata in malo modo del “cronista scomodo”).

Diversa la versione fornita dalla presidente democratica – clamorosamente smentita dal video – che prova a difendersi: “Era un’iniziativa a porte chiuse, nessuno poteva rimanere e così è stato”. Una difesa che sa tanto di arrampicata sugli specchi. La Bindi ha poi aggiunto: “Deve esserci stato un qui pro quo. Era un seminario a porte chiuse, non un’iniziativa elettorale. Persino gli organizzatori si sono scusati, ma non era quello il luogo per parlare di elezioni. Quindi – ha concluso Rosy – non si capisce dove sia lo scandalo”. Ma a sbugiardare la democratica ci sono i video delle telecamere che filmavano nella sede della Regione Calabria. L’evento infatti appariva pubblico e in tutto e per tutto, tanto che campeggiavano i manifesti con il logo del Pd. Poi c’è un secondo video, girato da una tv locale, e ancor più compromettenete. Si vede il giornalista di Report che cerca di porre una domanda alla presidente del Pd, in particolare sulle candidature in Calabria. La Bindi non risponde, si allontana. Quindi intervengono altre persone che prendono a spintoni il cronista e lo insultano. Bindi come la Fornero? No, peggio.

qui PIU’ COMPLETO un secondo video del corriere della calabria ancora più VERGOGNOSO
http://www.corriere.it/inchieste/reportime/interviste/rosy-bindi-contro-report/5c0f2f1a-7c63-11e2-9e78-60bc36ab9097.shtml

Europa in rivolta: quando l’euro del rigore la farà crollare. Parola di Soros

16/2/13

«Sono terribilmente preoccupato per l’euro, che è potenzialmente in grado di distruggere l’Unione Europea». Problema: la politica di rigore – per mantenere una moneta non svalutabile e non sovrana – comporta sofferenze sociali che, alla lunga, potrebbero scatenare una rivolta contro Bruxelles. Parola del super-investitore finanziario George Soros, intervistato dalla televisione olandese nel programma “Nieuwsuur”. «C’è un rischio reale che la soluzione al problema finanziario crei un problema politico realmente profondo», sostiene Soros, preoccupato che la Germania non capisca il pericolo di una «depressione di lunga durata», a cui l’austerity condanna il Sud Europa. «Può durare più di un decennio, in realtà potrebbe diventare permanente: fino a quando la sofferenza diventerà così grande che alla fine ci potrà essere una ribellione, un rifiuto dell’Unione Europea, che poi porterebbe alla distruzione dell’Unione stessa. Un prezzo terribilmente pesante per preservare l’euro».

In teoria, sempre secondo Soros, la moneta della Bce «potrebbe durare molto tempo, come l’Unione Sovietica, un assetto istituzionale molto George Sorosnegativo che è durato per 70 anni», ma alla fine proprio l’euro «sarà destinato a far crollare l’Unione Europea: il tempo che ci vorrà, e può richiedere generazioni, sarà tempo perso in termini di libertà politica e di prosperità economica». Risultato: «Una terribile tragedia per l’Ue, e sta accadendo alla società aperta più sviluppata del mondo». I “consigli” di Soros, commenta Giulietto Chiesa su “Megachip”, arrivano un po’ in ritardo: gli stessi dirigenti europei «hanno già capito di avere tirato troppo la corda e di stare aprendo la via ad un vasto sommovimento sociale». In realtà, per Chiesa, la correzione di rotta è già in atto, ma si tratta solo di tattica: «Non vuol dire che la classe dirigente, cioè l’alta finanza, abbia cambiato idea: soltanto, non sono stupidi. Frenano, per il momento. Riprenderanno quando le masse avranno metabolizzato la prima stangata. E nella pausa caffè si getteranno sulle privatizzazioni, comprando tutto il comprabile, con il denaro virtuale di cui dispongono, nell’Europa dei Piigs e in quella dell’Est».

Per ora, aggiunge Chiesa, si vedono due segnali: il debito greco è stato di fatto “abbuonato”, e l’Irlanda ha avuto la “cartolarizzazione” del suo debito, dilazionato in trent’anni. «E persino la sentenza europea che dà ragione all’Islanda è un segno nella stessa direzione». La Bce di Draghi? «Ha ripreso le redini, ed è perfino riuscita a respingere l’attacco americano, con la repentina svalutazione del dollaro: cosa che minacciava tutta l’Europa, ma in particolare i tedeschi». Ora l’euro è ritornato attorno a quota 1,33 sul dollaro. Il “Quantitative Easing” americano continua, ma a quanto pare l’Europa ha deciso di farvi fronte. «Di tutto il giudizio di Soros – conclude Chiesa – la cosa che mi pare più illuminante è che non fa alcun cenno alla situazione del dollaro e dell’economia americana. Silenzio rivelatore del suo disegno: dire che l’euro può crollare tra settant’anni è una vera scemenza, è come dire che è eterno». Come ormai molti pensano, l’anomalia mondiale della moneta europea (non-sovrana, ma affidata al monopolio delle banche) è passata quasi inosservata in tempi di crescita, ma non può sopravvivere alla crisi, aggravata dalle misure “suicide” di austerity e dalla perdita di uno strumento flessibile come la moneta sovrana, vitale per le economie nazionali.

da Libre associazione di idee

Tunisia, assassinato leader opposizione democratica Belaid VIDEO

TUNISI – È morto il segretario del Partito dei patrioti democratici Chokri Belaid, ferito questa mattina in un agguato mentre stava uscendo dalla sua abitazione di Tunisi. Secondo le prime notizie,Belaid, è stato ucciso con quattro colpi d’arma da fuoco sparati da breve distanza. Belaid era soprattutto uno dei massimi esponenti di Nidaa Tounes, la formazione politica di recente costituzione e che è la più importante dell’opposizione tunisina. Nidaa Tounes è stata oggetto di numerosi atti di violenza da parte di miliziani della Lega per la protezione della rivoluzione, considerati fiancheggiatori del governo. Le prime informazioni raccolte sul luogo dell’agguato lasciano pensare ad una vera e propria esecuzione.

Un’esecuzione.
Belaid aveva 48 anni e svolgeva l’attività di avvocato. A sparare è stato un esperto di armi, se non addirittura un professionista. Secondo quanto ha riferito alla Tap Mohamed Jmour, presidente del comitato centrale del Partito di Belaid, il politico è stato colpito da quattro proiettili, tre dei quali – alla testa, all’altezza del cuore e alla nuca – lo hanno raggiunto in punti mortali. Il quarto colpo è finito nella schiena di Belaid.


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NO TAV contro la “DEMOCRAZIA” FALSA E BLINDATA

Torino, aula bunker carcere delle Vallette.

L’udienza di stamane presso l’aula bunker del carcere delle Vallette a danno dei 52 No Tav per i fatti del 27 giugno e del 3 luglio ha visto, a pochi minuti dall’inizio, l’abbandono dell’aula da parte degli imputati/e a seguito di un comunicato letto nonostante le proteste del giudice.

Ecco il comunicato che riporta le ragioni delle protesta:

“La scelta di spostare il processo in questa aula bunker è in sintonia con l’ondata repressiva sostenuta e legittimata dalla campagna mediatica finalizzata a demonizzare il movimento NO TAV, tentando di indebolirlo e isolarlo dalle lotte che attraversano il paese.
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Per una nuova finanza pubblica. No al mantra de “I soldi non ci sono”

La miglior dimostrazione della crisi verticale della democrazia rappresentativa è ancora una volta data dalla disarmante campagna elettorale ormai entrata nel “vivo”.

Dopo tre anni passati a inculcare negli italiani la centralità del debito pubblico, la sacralità dello spread e la bontà necessaria delle politiche di austerity, ecco tutti coloro che si candidano a governare immersi di nuovo nel gioco topografico del “chi si allea con tizio, giammai con caio”, rigorosamente esibito all’interno del binomio palazzo/talk show.

Quasi certo l’esito di questo gioco: chiunque ne uscirà vincitore, dopo l’usuale annuncio di voler governare per il bene del Paese, dirà che il problema del debito pubblico è centrale, che sarà necessaria una manovra aggiuntiva per tenere sotto controllo lo spread e che l’approfondimento delle politiche di rigore servono alla credibilità del paese in Europa.

E ripartirà il mantra de “I soldi non ci sono” da ripetere ossessivamente per bloccare ogni rivendicazione o vertenza aperta nel Paese.

Ma la crisi e le sue vie d’uscita sono davvero quelle che ci raccontano? E’ vero che i soldi non ci sono o il mantra serve solo ad inculcare che i sacrifici sono necessari e che, se anche non crediamo più che “privato è bello”, come il referendum sull’acqua ha ampiamente dimostrato, divenga chiaro a tutti che “privato è obbligatorio e ineluttabile”?
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CRISI?NO SI CHIAMA INIQUITA’. il 60% degli italiani usa i risparmi per arrivare a fine mese

Lo stipendio ha vita breve e per arrivare a fine mese 6 italiani su 10 sono costretti ad attingere ai propri risparmi. La dura realtà che non trova spazio nei talk show

Lo stipendio ha vita breve e per arrivare a fine mese 6 italiani su 10 sono costretti ad attingere ai propri risparmi. La dura realtà che non trova spazio nei talk show
Il Rapporto Italia 2013 redatto da Eurispes spiega la difficile situazione economica che colpisce soprattutto gli italiani tra i 45 ed i 64 anni e gli imprenditori. E sale anche il numero di coloro che non riescono ad arrivare alla fine del mese: il 62,8% degli italiani fa fatica ad affrontare anche la terza e quarte settimana. L’80% dei cittadini è convinto che la situazione economica sia peggiorata nel 2012 e per il 52,8% il prossimo anno non sarà migliore, anzi la situazione nel 2013 sarebbe destinata a peggiorare ulteriormente.
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GRECIA E LE COLPE DELL’FMI: 500 mila famiglie sono rimaste anche senza elettricità, perché la bolletta da pagare era diventata troppo cara per le loro tasche.

Fmi: disastro greco

– di Carlo Musilli –

Il grande medico dell’economia mondiale si è sbagliato: ha sottovalutato gli effetti collaterali delle medicine che ha prescritto. Ora, mentre il suo paziente agonizza, non può far altro che ammettere l’errore. Ma anche di fronte al disastro, sceglie comunque di proseguire con la stessa cura. Il sanitario in questione è l’Fmi. Il malato è la Grecia.

Come ampiamente sottolineato di recente dalla stampa greca (non da quella europea), Olivier Blanchard, direttore del settore ricerche del Fondo Monetario Internazionale, ha ammesso che le previsioni dell’istituzione sugli effetti dell’austerity erano sbagliate. E non di poco. I grandi tecnici del Fondo avevano stimato che ogni punto di spesa pubblica tagliato avrebbe prodotto una contrazione del Pil pari allo 0,5%. Purtroppo per i greci, proprio sulla base di questo calcolo sbagliato sono stati allestiti i piani d’austrità imposti ad Atene.

Peccato che nell’economia reale, fuori dagli asettici uffici degli economisti, le cose siano andate diversamente. Il moltiplicatore esatto si è rivelato ben più alto, oscillando fra lo 0,9 e l’1,7%. Questo significa che gli effetti negativi sulle attività e sulle vite dei greci sono stati fra le due e le tre volte superiori al previsto.

Come ampiamente prevedibile, né il buon Blanchard né gli altri illustri esponenti del Fondo hanno avuto il buon gusto di scusarsi per l’errore marchiano. Anzi, hanno addirittura avanzato nuove pretese, prospettando un futuro insostenibile per la Grecia e bacchettando l’Europa.
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Ripulita la pagina wiki di Monti. Il collegamento con Bilderberg sparisce dal web (e la censura ne impedisce il reintegro)


Published January 1, 2013 | By Google News

Monti insieme a Bilderberg, su Wikipedia non si trova più. Qualcuno ha rimosso la voce durante le feste.
In un articolo firmato da Stefano Filippi su Il Giornale, si legge infatti che, su Wikipedia, è stato depennato il collegamento e l’adesione del professore al club Bildeberg e alla “Trilaterale”, così come l’accenno alla sua iscrizione allo “steering committee” del Gruppo Bilderberg, o alla presidenza onoraria del think tank del club Bruegel di Bruxelles.

“Ogni volta che qualche utente tenta di infilare queste voci nel profilo di Monti – si legge ancora nell’articolo – subisce una censura. I moderatori sono intervenuti e hanno ripristinato la voce precedente, mondata da ogni riferimento che associasse il limpido curriculum montiano a lobby influenti, reti di potere esclusive, élite più o meno segrete capaci di orientare le politiche delle organizzazioni internazionali come dei singoli governi”.

C’é assolutamente bisogno di indire un referendum popolare per l’adesione a questi “trattati” salvastati #MES. E bisognerebbe muoversi alla svelta perchè in questo ci ha portati prima Prodi. Ora il #centrosinistra (Bersani) sostiene le politiche di #Monti e della #ue ..e lo faranno pure nel prossimo governo

L’io e la società, senza la politica

ROSSANDA

È diventato di uso comune dire che la politica è stata divorata dall’economia, intendendo con questo che essa non ha più il potere di decidere su temi economici, come i conti pubblici, i movimenti dei capitali, l’ingigantimento della finanza, le direzioni di investimento. Questo è in gran parte vero, a condizione che sia chiaro che essa non è stata spossessata dei precedenti poteri da una guerra esterna o da colpo di stato interno, se ne è spossessata per sua scelta, attraverso regolari leggi dei suoi parlamenti, in genere sollecitate dai suoi esecutivi. Il primato dell’economico è stato insomma una scelta del politico, come erano stati gli accordi di Bretton Woods e il “compromesso capitale-lavoro” dopo la seconda guerra mondiale in Europa. Va ricordato perché l’antipolitica di destra e di sinistra, nella sua alterna polemica con i partiti e il notabilato che ne tiene le redini, ama dimenticarlo. Gran parte delle nuove sigle antipartito che si presentano sulla scena, non solo italiana, si considerano vergini dall’influenza del vecchio notabilato nato nel seno dei partiti o dei sindacati, dando luogo alla corruttela o, quanto meno, ai personalismi oggi imperanti.

La movenza di Alba “Facciamo esprimere tutti prima di decidere qualsiasi cosa” e, non troppo differentemente, di tutti i “Cambiare si può” e della diffidenza di molti movimenti
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Che è successo tra “Cambiare si può” e Antonio Ingroia?

Lettera aperta di Livio Pepino
5 gennaio 2013 in Rivoluzione Civile

La campagna elettorale è cominciata e, con essa, le operazioni strumentali tese a confondere e a disinformare riducendo il confronto politico a gossip o a lite di condominio. Ha iniziato giorni fa su La Repubblica Ettore Boffano, con un articolo ancor più confuso e contraddittorio del solito, nel quale ha impegnato tutto il suo livore per accusare di «disonestà intellettuale» (concetto evidentemente a lui familiare) i «professori torinesi promotori di “Cambiare si può”», rei di avere, dapprima, tramato nell’ombra per propiziare una indebita candidatura di Antonio Ingroia e, poi, abbandonato il campo in polemica con le nobili candidature, a fianco di Ingroia, dei segretari dell’Italia dei Valori e dei partiti dell’ex Sinistra Arcobaleno.
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Assemblea Nazionale di Cambiaresipuò, Roma 22 dicembre 2012 VIDEO

 Prima parte

 Seconda parte

Sulcis in miniera si sono murati dentro tirando su due muri di cemento davanti ai cancelli chiusi con catene e lucchetti

22 dicembre in piena notte

Il Sulcis non si arrende nè vuole morire. Gli operai della Rockwoll si chiudono dentro una miniera e intendono resistere. Non si fidano più di promesse, accordi e “corrotti delegati”, come direbbe Gianfranco Bertoli. Non è più tempo di scherzare con la vita dei lavoratori e degli uomini. Dopo gli scioperi della fame dei malati di Sla, arriva un altro segnale forte e chiaro che dichiara la stanchezza e la disperazione di chi ormai non ha alcuna remora di mettere a rischio la propria vita.
Questa volta la decisione l’hanno presa nella notte e subito dopo gli operai si sono messi al lavoro: nellla Galleria Villamarina di Monteponi i lavoratori ex Rockwool, che la occupano dal 12 novembre, si sono murati dentro tirando su due muri di cemento davanti ai cancelli chiusi con catene e lucchetti. Gli operai hanno ricevuto la solidarietà e il conforto dei bambini del vicino asilo comunale. Agli occupanti della galleria i colleghi hanno consegnato, facendoli passare attraverso i fori nel muro, alcuni panini e dell’acqua.
I lavoratori dell’ex fabbrica di lana di roccia, chiusa da diversi anni, sono in mobilità e protestano tutt’oggi per il mancato reinserimento in società della Regione Sardegna dopo l’acccordo firmato il 22 dicembre 2011.
”Murare gli ingressi vuol dire che se non si fa l’accordo vivi non si esce – commenta Gianni Medda, un operaio ex Rockwool, nel piazzale antistante la galleria occupata – il segnale e’ molto chiaro”.
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Sebastiano Isaia

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