FIOM: la verità viene da Taranto. ILVA Come si è comportato il sindacato?

LEGGETE ATTENTAMENTE TUTTO L’INCREDIBILE  Resoconto (critico MA PUNTUALE) del quotidiano Taranto Oggi sulla conferenza stampa della Fiom

La FIOM non si tocca direbbero tutti i cittadini di sinistra che hanno manifestato il 18. Per questo motivo vi invito a leggere  tutto l’articolo, un quadro esemplificativo dei comportamenti NEI FATTI di sindacali e di partiti. Alcune informazioni dello stesso giornalista prese dal Manifesto del 16 aprile ci dicono che:

  1. il PD, coinvolto penalmente, ha scelto il silenzio; Rifondazione Comunista ha scelto di votare scheda bianca;
  2. SEL ha scelto di dire SI alla chiusura dell’area a caldo e NO dell’area a freddo sapendo che l’una non può vivere senza l’altra;
  3. il M5S ha scelto il silenzio.

E i sindacati?
La Cgil, dopo aver lottato contro il referendum a bracetto della Cisl e della Confindustria, ha scelto ovviamente NO;
la Fiom ha scelto il silenzio.

SU COSA SI CONTINUA A CIANCIARE? QUESTA LEGGETE E’ LA MISERIA CHE CI CIRCONDA.

Buona lettura e se qualcuno ha qualcosa da dire lo faccia pure. La discussione può far solo bene.

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I SINDACATI ESCONO ALLO SCOPERTO E DENUNCIANO I RITARDI DELL’ILVA SULL’AIA…

Colpevoli “inconsapevoli”

La giornata di ieri sarà ricordata come il “5 maggio” dei sindacati metalmeccanici Fiom Cgil, Fim Cisl e Uil Uilm. All’indomani dell’incontro avuto a Roma con il ministro dell’Ambiente per fare il punto della si- tuazione sulla vicenda Ilva, le tre organizzazioni sindacali hanno infatti dato libero sfogo a tutte le loro “preoccupazioni” sulla vicenda Ilva, in particolare sull’applicazione delle prescrizioni AIA. Ma andiamo con ordine. Per una casuale e particolarissima concatenazione di eventi, abbiamo avuto la possibilità di assistere alla conferenza stampa tenuta dalla Fiom Cgil nella sede romana di Corso Trieste, alla quale hanno preso parte il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, il segretario nazionale Fiom responsabile per la siderurgia, Rosario Rappa e Donato Stefanelli, segretario generale della Fiom-Cgil di Taranto. Negli stessi momenti, per la prima volta a Taranto, si svolgeva il coordinamento nazionale Fim Cisl del settore Siderurgia e Alluminio, alla presenza del segretario nazionale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, del coordinatore nazionale della Fim-Cisl Siderurgia e Alluminio, Sandro Pasotti, e del segretario generale della Fim-Cisl di Taranto-Brindisi, Mimmo Panarelli. Nelle stesse ore, la Uil Uilm diramava una nota a firma del segretario generale della Uil, Giancarlo Turi e del segretario generale della Uilm di Taranto, Antonio Talò. Un fuoco incrociato a cui mai avevamo assistito sino ad ora.

Come detto, le tre sigle sindacali hanno colto l’occasione per “denunciare” i ritardi dell’Ilva nell’applicazione delle prescrizioni presenti nell’AIA rilasciata dal ministero dell’Ambiente lo scorso 26 ottobre. Come mai lo fanno soltanto ora, a sette mesi di distanza dal rilascio dell’autorizzazione ed a quattro dalla prima relazione trimestrale (datata 23 gen- naio 2013, ndr) in cui l’Ilva

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NIGERIA: c’entra con l’UnioneEuropea quindi anche con l’italia, anche #Napolitano per l’accordo dei fantastici “3” alla sua elezione? Si c’entra e c’entra tutta l’africa

INIZIAMO DALLA DOMANDA FINALE

CHE TIPO DI POLITICA ESTERA (OLTRE CHE INTERNA)  HANNO PERSEGUITO I PARTITI CHE HANNO VOTATO LA CANDIDATURA DI NAPOLITANO?

LEGGETE E DITEMI CHE NE PENSATE!!

ELENCO DELLE SIGLE CHE TROVERETE NEL TESTO CON DIVERSISSIMI INTENTI DA QUELLI DICHIARATI

SIGLE “UMANITARIE
1)National Endowment for Democracy (NED)
Fédération internationale des ligues des droits de l’Homme (FIDH)
Lega libico per i diritti umani (LLHR)
Organisation commune des regions sahariennes, (OCR)
IsraelE Istituto di Alti Studi Strategici e Politici (IASPS)
Trans-Saharan Counterterrorism Initiative (TSCTI)
Institut français des relazioni internationals, (IFRI)

SIGLE COMANDI OPERATIVI
Comando europeo degli Stati Uniti (EUCOM)
US Central Command (CENTCOM)
Africa Command degli Stati Uniti (AFRICOM)

SIGLE GRUPPI OPPOSITORI

2)Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS)
 Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia
Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC)
Gruppo combattente islamico libico (LIFG)
Fratelli Musulmani

COME SPIEGARE TUTTI QUESTI GRUPPI “UMANITARI” (1) IN ZONE RICCHISSIME DI MATERIE PRIME e L’AUMENTARE DELLE GUERRE E DELLE DIVISIONI TRIBALI?. COME COLLEGARE TUTTO QUESTO AI GRUPPI DI “OPPOSIZIONE-TERRORISMO”? (2)

Una ripetizione del disordine e del pandemonio generato in Afghanistan è in cantiere per il continente africano.

Gli Stati Uniti, con l’aiuto di Gran Bretagna, Pakistan e Arabia Saudita, hanno creato i brutali taliban e poi, alla fine, combattere una guerra contro i suoi alleati taliban. Allo stesso modo, in tutta l’Africa, gli Stati Uniti e i loro alleati, stanno creando una nuova serie di futuri nemici da combattere, ma dopo aver inizialmente lavorato con essi o utilizzandoli per seminare i semi del caos in Africa.

Washington ha letteralmente aiutato le insurrezioni con finanziamenti e progetti di cambiamento di regime in Africa. “Diritti umani” e “democratizzazione” sono utilizzati anche come cortina fumogena del colonialismo e della guerra. I cosiddetti diritti umani e le organizzazioni umanitarie, sono ormai partner in questo progetto imperialista contro l’Africa.

Francia e Israele: sono le outsourcing di Washington per le operazioni sporche in Africa?

L’Africa è solo un fronte internazionale per un sistema imperiale in espansione. I meccanismi di un vero e proprio sistema globale imperiale sono al lavoro in questo senso. Washington agisce attraverso la NATO e dei suoi alleati in Africa. Ognuno degli alleati e dei satelliti di Washington, ha un ruolo specifico da svolgere in questo sistema globale dell’impero. Tel Aviv ha svolto un ruolo molto attivo nel continente africano. Israele è stato uno dei principali sostenitori del Sud Africa durante il regime dell’apartheid. Tel Aviv ha anche aiutato a contrabbandare armi in Sudan e in Africa orientale, per balcanizzare quella grande nazione africana, contribuendo alla destabilizzazione dell’Africa orientale. Gli israeliani sono stati molto attivi in Kenya e Uganda. Israele è stato presente ovunque ci fossero conflitti, compresi quelli relativi ai diamanti insanguinati.

Israele sta ora lavorando con Washington per stabilire l’egemonia totale sul continente africano. Tel Aviv è attivamente coinvolto – attraverso i suoi legami commerciali e le operazioni di intelligence – per garantire i contatti e gli accordi richiesti da Washington per l’estensione dei suoi interessi in Africa. Uno dei principali obiettivi di Washington è interrompere lo sviluppo dell’influenza cinese in Africa. Israele e i think-tank israeliani, hanno anche svolto un ruolo importante nel plasmare il geo-stratagemma degli Stati Uniti in Africa.

La Francia, come un ex padrone coloniale e potenza in declino, invece, è sempre stata un rivale e concorrente di Washington nel continente africano. Con l’aumento dell’influenza di potenze non tradizionali in Africa, come la Repubblica popolare cinese, sia Washington che Parigi hanno previsto modalità di cooperazione. Sul più ampio palcoscenico globale, questo è anche evidente. Sia gli Stati Uniti che molte delle maggiori potenze dell’Unione europea, considerano la Cina e le altre potenze emergenti come una minaccia globale. Hanno deciso di porre fine alla loro rivalità e di lavorare insieme. Così, un accordo tra Washington e l’Unione europea è stato preso, portando ad alcune forme di integrazione politica. Questo consenso può anche essere stato prodotto dalla crescente influenza degli Stati Uniti in capitali europee. In ogni caso, è stato potenziato dall’inizio della presidenza di Nicolas Sarkozy, nel 2007.

Il presidente Sarkozy non ha perso tempo spingendo per la reintegrazione della struttura di comando militare francese in seno alla NATO. Le conseguenze di questa azione ha portato alla subordinazione dei militari francesi al Pentagono. Questo ruolo è quello di un gendarme regionale in Nord Africa, Africa occidentale, Africa centrale, e in tutti i paesi che erano ex colonie francesi. Quindi NED E FIDH LAVORANO di comune accordo anzi sa seconda subordinata alla prima.E’ stata la FIDH e la Lega libico per i diritti umani (LLHR) affiliata, che hanno contribuito a orchestrare i vari pretesti per la guerra della NATO contro la Libia.

Il partenariato tra la FIDH e la NED è per lo più basata in Africa e nel mondo arabo, dove si interseca. Queste partnership operano in una zona che comprende paesi come la Costa d’Avorio (Costa d’Avorio), il Niger, e la Repubblica Democratica del Congo. Il Nord Africa, che comprende la Libia e Algeria, è stata una determinata area focalizzata dalla FIDH , dove Washington, Parigi e la NATO hanno chiaramente grandi ambizioni.
Nel 2010, una sovvenzione di 140.186 dollari del NED (Stati Uniti) è stata uno degli ultimi importi indicati dalla FIDH per il suo lavoro in Africa.  Il NED è stato anche uno dei primi firmatari, insieme con la Lega libica per i diritti umani (LLHR)  e l’osservatorio delle Nazioni Unite, a chiedere l’intervento internazionale contro la Libia.
Fu nel 2007 che AFRICOM fu creato. E’ importante notare che questo slancio ha ricevuto anche l’incoraggiamento di Israele, a causa degli interessi di Israele in Africa. L’Istituto di Alti Studi Strategici e Politici (IASPS), per esempio, è stata una delle organizzazioni israeliane che hanno sostenuto la creazione di AFRICOM. Sulla base del Pan-Sahel Initiative, la Trans-Saharan Counterterrorism Initiative (TSCTI) fu lanciata dal Pentagono nel 2005, sotto il comando del CENTCOM. Mali, Ciad, Mauritania e Niger furono ora raggiunti da Algeria, Mauritania, Marocco, Senegal, Nigeria e Tunisia, nel giro della cooperazione militare africana con il Pentagono

Combattere il terrorismo” e eseguire missioni umanitarie”, sono solo facciate o cortine fumogene per Washington e i suoi alleati. Mentre gli obiettivi dichiarati del Pentagono sono combattere il terrorismo in Africa, gli obiettivi reali di Washington (e degli altri paesi alleati) sono ristrutturare l’Africa e stabilire un ordine neo-coloniale.

A questo proposito, Washington ha effettivamente adottato i progetti coloniali della Francia in Africa. Ciò include anche l’iniziativa inglese, italiana, statunitense e francese per dividere la Libia, dal 1943, così come l’iniziativa unilaterale francese per ridisegnare il Nord Africa. In questo schema, gli Stati Uniti e le sue coorti hanno intenzione di creare guerre etniche e odio settario tra i berberi, gli arabi ed altri in Nord Africa.

Washington aveva chiaramente in mente questa zona ricca di energia e ricco di risorse, quando ha disegnato le aree dell’Africa che hanno bisogno di essere purificate dalle presunte cellule e bande terroristiche. L’Istituto Francese di Relazioni Internazionali (Institut français des relazioni internationals, IFRI), ha anche apertamente discusso  questo legame tra terroristi e zone ricche di energia, in un report del marzo 2011. [5] E’ in questo contesto che la fusione di interessi e le aziende franco-tedeschi e anglo-statunitensi, hanno consentito alla Francia di diventare parte integrante del sistema imperiale globale statunitense, con interessi comuni.

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NAPOLITANO PRESIDENTE: FOTO SONDAGGIO VIA SKY TG24

NAPOLITANO RIELETTO CAPO DELLO STATO SEI CONTENTO?

NAPOLITANO

RODOTA’ PRESIDENTE NON DESIDERATO DA PD PDL E MONTI

Perchè non vogliono Rodotà Presidente della Repubblica

Non ci arrenderemo MAI nel combattere contro questo accordo di finanza e politica,

CONTRO LA LIBERTA’ E I DIRITTI DELLA PERSONA!!

I poteri di garanzia democratica affidati al Presidente della Repubblica sono molti.. i politici, abituati  a governare con accordi sottobanco, hanno grande interesse ad eleggere un Presidente legato a partiti che sono implicati in scandali e affari.

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VOTATE RODOTA’ PRESIDENTE firmate l’appello!

Accogliamo l’appello

NON REGALATE IL PAESE A BERLUSCONI.

NO ALLE LARGHE INTESE E A MARINI PRESIDENTE.

VOTATE RODOTA’ PRESIDENTE.
Ora si può firmare:

http://temi.repubblica.it/repubblica-appelli/?action=vediappello&idappello=3
91297

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/quirinale-lappello-momento-e-ora-
votiamo-rodota/

In un momento di radicale crisi sociale, economica e politica il nome di Franco Marini e gli altri nomi (e i processi da cui scaturiscono, propri del programma elettorale della coalizione Bersani) che vengono proposti dal gruppo dirigente del PD a garanzia di un accordo improponibile sono inaccettabili. Lo sono ancor di più se inseriti all’interno di un disegno politico che garantisce, con le forzature istituzionali di Napolitano,  la continuità del quadro politico e salvaguarda ancora una volta gli interessi e il ruolo di Silvio Berlusconi.

Chiediamo un moto di responsabilità che non aggravi un sentimento di avversione sempre più diffuso (e sempre più giustificato) nei confronti di classi dirigenti che si mostrano ancora una volta del tutto dissociate rispetto alla carne viva del paese.

Vogliamo un Presidente garante dell’innovazione democratica fondata sul carattere progressivo della democrazia costituzionale, che sia rappresentante delle lotte per i beni comuni, che difenda la costituzione, che garantisca il ripudio della guerra e dei suoi strumenti, che rispetti la richiesta degli italiani di uscire dal vicolo cieco dell’austerity e di rinnovare le forme e i volti dell’impegno politico.

Vogliamo un presidente come Stefano Rodotà:  Rodotà Presidente sarebbe veramente il segno del cambiamento delle istituzioni e della politica, in piena fedeltà alla Costituzione.
Riteniamo importante la scelta del M5S di offrire al Parlamento la candidatura Stefano Rodotà e del tutto insensata la posizione del PD di ignorare la sua candidatura e di puntare a candidature condivise con Berlusconi.

Aderiamo a tutte le mobilitazioni che si stanno spontaneamente formando sul territorio a partire di quella di oggi a Montecitorio alle 13.
Il processo in atto è irreversibile: l’oggi non è più ieri. Chi vuole ancora abitare il passato, se ne assume tutta la responsabilità
.

ALBA- Alleanza Lavoro BeniComuni Ambiente

TOBIN TAX. UE, governo italiano e PD ne fanno una PAGLIACCIATA

22 febbraio 2013

A poco più di una settimana all’entrata in vigore della nuova tassa sulle transazioni finanziarie, di cui manca ancora il decreto attuativo, ci occupiamo della Tobin all’italiana fortemente voluta del PD  (ma non è che su questi temi i governi precedenti anche di altro colore o trazione hanno mostrato una grande competenza e visione). Questa tassa si legge in un volantino del Partito Democratico “ha il compito di far pagare alla speculazione finanziaria parte dei danni prodotti dalla crisi economica internazionale raccogliendo decine di miliardi di euro”.

Per ora i miliardi di euro non si vedranno visto che se andrà bene il gettito per l’erario sarà di un miliardo per quanto a questa previsione di gettito non ci crede nessuno fra gli addetti ai lavori. E che questa tassa possa fermare la speculazione finanziaria è lecito dubitarlo visto che verrà applicata solo da alcuni paesi europei tra cui l’Italia in cui entrerà in vigore il 1 marzo per le azioni e il 1 luglio per i derivati.

Poi il Belpaese insieme ad altri 11 paesi ha aderito al progetto europeo per introdurre prossimamente questa nuova tassa in forma ancora più “avanzata” e comunitaria. Solo che nel giorno di San Valentino la Commissione Ue che lavora su questo progetto ha pensato bene di includere nella tassazione anche i bond e i titoli di stato italiani negoziati sul mercato secondario. La levata di scudi da parte del governo italiano non si è fatta attendere. “Tassateci tutto ma non i Btp” ha risposto Monti. Così dal 1° marzo la Tobin Tax “made in Italy” intanto tasserà le azioni a media e alta capitalizzazione e gli strumenti derivati. Con alcuni esclusi eccellenti…oltre naturalmente ai Btp. E poi si vedrà.

Investitori legati da un granello di sabbia

Come Nico Fidenco voleva tenere legata la sua amata con un granello di sabbia “così tu nella nebbia più fuggir non potrai e accanto a me tu resterai”, così la Tobin Tax vuole trattenere gli investitori e evitare che si spostino troppo velocemente da una società quotata all’altra.

Ideata da un premio Nobel le cui idee secondo alcuni sono state completamente travisate e sponsorizzata fortemente dal Pd, la nuova tassazione sulle compravendite finanziarie toccherà nel “Taxpaese” (il Belpaese non c’è forse più) in prima battuta le azioni di società quotate con una capitalizzazione superiore ai 500 milioni di euro e a partire dal 1° luglio gli strumenti derivati.

Concepita da un economista americano per punire il “capitale impaziente”, come lo definisce il professor Chang nel libro “23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo” (il Saggiatore editore) reo di spostarsi da un’azione all’altra alla velocità della luce (tenendo i titoli mediamente per 22 secondi secondo una ricerca fatta a Wall Street qualche tempo fa), la Tobin Tax doveva, secondo le intenzioni del suo ideatore, essere applicata a livello mondiale e da organismi internazionali e sovranazionali ovvero imposta dal Fondo Monetario Internazionale.

L’obiettivo della tassa secondo il premio Nobel James Tobin (scomparso nel marzo 2002 e che probabilmente si starà rivoltando nella tomba) era quello di costituire una sorta di freno alla speculazione mettendo ungranello di sabbia nell’ingranaggio dei mercati finanziarie il ricavato doveva essere destinato a scopi nobili come quello di sconfiggere la povertà estrema grazie a un gettito stimato di 166 miliardi di dollari.

Chi applicherà la Tobin: l’Italia e altri dieci piccoli indiani

Ovviamente di applicarla su scala mondiale per ora non se ne parla proprio, facendo cadere proprio uno dei postulati fondanti (per evitare sperequazioni, furbetti e concorrenza fiscale) su cui si fondava l’idea di James Tobin.

Più modestamente 11 paesi europei (Italia, Francia, Germania, Belgio, Portogallo, Slovenia, Austria, Grecia, Spagna, Slovacchia ed Estonia) hanno deciso di introdurla e in alcuni di essi (come la Francia) questa nuova tassa è già una realtà.

Altri paesi della Ue (e alcuni molto importanti) invece non la vogliono proprio applicare: Olanda, Svezia, Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Irlanda, Cipro, Gran Bretagna, Malta, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Lituania, Lettonia, Romania e Bulgaria.

Nel nostro Paese entrerà in vigore tra una manciata di giorni sulle azioni e tra qualche mese (dal 1° luglio) sui derivati.

E non è un caso che l’economista americano James Tobin avesse in mente una tassa mondiale sulle transazioni finanziarie, non certo solo europea e per di più confinata a solo 11 paesi membri su 27 e con tempi di introduzione differenti da parte dei diversi paesi. Con Francia e Italia partite subito e la Germania che per bocca del suo Ministro delle Finanze pensa di introdurla sì ma tra un (bel) po’.

Il denaro si muove veloce e chi muove ingenti capitali troverà così il modo di non pagare questa tassa.

Intanto parte la Tobin all’italiana dal 1° marzo sulle azioni e poi dal 1° luglio sui derivati

Per l’Italia la nuova tassa sulle transazioni finanziarie dovrebbe generare 1 miliardo di maggiori introiti per lo Stato. Negli scorsi mesi l’esecutivo Monti con il Pd che si è particolarmente speso nella stesura di questo provvedimento ha comunque varato una legge il cui obiettivo è forse più ideologico che di sostanza. E così il Belpaese ha pensato di sbrigarsi a introdurla, per fare subito cassa.

Il governo stima di ricavare 233.171.500,00 euro dalle azioni e 854.560.000,00 euro dall’applicazione della tassa agli strumenti derivati. Cifre che secondo chi lavora in questo settore non stanno in verità particolarmente in piedi ma è una caratteristica di tutti i governi di tutti i colori varare provvedimenti finanziari dove il gettito atteso è qualcosa da libro dei sogni.

Ciak Azione!

RIDICOLO!

Dal prossimo 1° marzo chi comprerà o venderà un titolo azionario di una società quotata a Piazza Affari avente una capitalizzazione superiore ai 500 milioni di euro dovrà pagare una tassa aggiuntiva dello 0,12% sul valore della transazione (0,10% dal 2014).

Ma che razza di tassazione è solo per chi ha una capitalizzazione sopra i 500 MILIONI DI EURO? e per il tasso dello 0,10% o 0,12%? BUFFONATE per prendere tempo e VOTI!

Esistono delle scappatoie già previste dalla normativa per non pagare ?

TRATTO da un articolo di  Roberta Rossi

Il solo commento finale è di redazione agiamosubito

PD nuova linea della trasparenza?”REPORT” FUORI DAL SEMINARIO SULLA SANITA’ IN CALABRIA DELL’ON. BINDI

Come Elsa Fornero. Ora a cacciare i giornalisti è Rosy Bindi, la presidente del Partito Democratico. E la polemica divampa. Il diverbio con Antonino Monteleone, un cronista di Report, la trasmissione di Milena Gabanelli, è un durissimo colpo all’immagine (già traballante) di Rosy, emblema della Casta che non molla. Lui prova a fare delle domande e per tutta risposta viene aggredito e insultato: sgambetti, colpi bassi e attrezzatura rotta. Il luogo dello scontro è Reggio Calabria, dove giovedì mattina si è tenuto il convegno “Diritto alla salute in Calabria: tra livelli essenziali e gestione delle risorse”. Il giornalista ha spiegato: “L’onorevole appena mi ha visto ha detto che non avrebbe cominciato se non me ne fossi andato”. La Bindi, insomma, non voleva iniziare il suo discorso in presenza della stampa, proprio come fece una volte fece Elsa Fornero nel corso di un incontro a Torino. Ovvie le proteste dei giornalisti. Ma vane. Il risultato? Tutti fuori. Così la Bindi ha potuto iniziato a parlare (dopo la cacciata in malo modo del “cronista scomodo”).

Diversa la versione fornita dalla presidente democratica – clamorosamente smentita dal video – che prova a difendersi: “Era un’iniziativa a porte chiuse, nessuno poteva rimanere e così è stato”. Una difesa che sa tanto di arrampicata sugli specchi. La Bindi ha poi aggiunto: “Deve esserci stato un qui pro quo. Era un seminario a porte chiuse, non un’iniziativa elettorale. Persino gli organizzatori si sono scusati, ma non era quello il luogo per parlare di elezioni. Quindi – ha concluso Rosy – non si capisce dove sia lo scandalo”. Ma a sbugiardare la democratica ci sono i video delle telecamere che filmavano nella sede della Regione Calabria. L’evento infatti appariva pubblico e in tutto e per tutto, tanto che campeggiavano i manifesti con il logo del Pd. Poi c’è un secondo video, girato da una tv locale, e ancor più compromettenete. Si vede il giornalista di Report che cerca di porre una domanda alla presidente del Pd, in particolare sulle candidature in Calabria. La Bindi non risponde, si allontana. Quindi intervengono altre persone che prendono a spintoni il cronista e lo insultano. Bindi come la Fornero? No, peggio.

qui PIU’ COMPLETO un secondo video del corriere della calabria ancora più VERGOGNOSO
http://www.corriere.it/inchieste/reportime/interviste/rosy-bindi-contro-report/5c0f2f1a-7c63-11e2-9e78-60bc36ab9097.shtml

ITALIA: C’E’ STATO UN COLPO DI STATO E NON CE NE SIAMO ACCORTI

parlamento italiano

di Guido Scorza – 10 Febbraio 2013
I numeri relativi alla XVI Legislatura – quella che sta per chiudersi – raccolti e raccontati nel rapporto raccontano di un autentico colpo di Stato avvenuto sotto gli occhi di tutti ma all’oscuro dei più

E’ un documento che non può lasciare indifferenti il “” realizzato dall’associazione Openpolis e presentato nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati.

I numeri relativi alla XVI Legislatura – quella che sta per chiudersi – raccolti e raccontati nel rapporto raccontano di un autentico colpo di Stato avvenuto sotto gli occhi di tutti ma all’oscuro dei più. I principi fondamentali della nostra Costituzione sono stati travolti da pratiche e prassi parlamentari e di Governo che, di fatto, hanno sostanzialmente trasformato la governance del Paese.

Il Parlamento è divenuto un inutile orpello istituzionale con il profilo di un grigio burocrate passacarte con l’unico ruolo di “vidimare” scelte e decisioni del Governo senza alcuna concreta facoltà di sindacato.
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PISTA-TANGENTI MPS: SOLDI “SCUDATI” RIENTRATI DA LONDRA I partiti si spartiscono le poltrone


da TG LA7
PREMESSE
Per capire come si arriva da Antonveneta a oggi, è necessario spiegare alcune peculiarità della struttura di controllo della banca senese. La maggioranza delle azioni (nel 2007 il 56%) delle azioni è in mano alla Fondazione Mps. Il consiglio della Fondazione, 16 membri, è nominato da Comune (8), Provincia (5), Regione (1), Università di Siena (1) e Arcidiocesi (1). Dalla sua istituzione nel 1995, il mandato «politico» è chiaro: mantenere il controllo in mani senesi.

Tra banca e Fondazione esisteva una rigida spartizione politica delle poltrone. Le poltrone della Fondazione di nomina politica erano spartite secondo criteri di «rappresentanza». La maggioranza, Pds poi Ds, lasciava una quota alle forze di minoranza, compresa Forza Italia, tenendo per sé la presidenza. Mentre la presidenza della banca era tradizionale appannaggio delle forze cattoliche. Giuseppe Mussari, allora giovane avvocato di area Pci-Pds-Ds, arriva alla presidenza della Fondazione nel 2001 in virtù di questa regola. Con il passaggio di Mussari al vertice della banca, nel 2006, alla Fondazione arriva il cattolico (ex Dc poi Margherita) Gabriello Mancini.

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CARCERE, NRA, DEMOCRAZIA M5S e altro

LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI, DICONO …
In Italia ogni detenuto ha a sua disposizione in media non più di tre metri quadrati di spazio in carcere, quando va bene. Una situazione di sovraffollamento drammatico, insostenibile, a cui la chiusura anticipata della legislatura e l’ottusa opposizione della Lega ha impedito di porre parziale rimedio con l’adozione di pene alternative alla carcerazione per i reati minori, come avviene in tutti i Paesi civili.
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agiamosubito

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Ragazzi per il bene comune Youth for the common good

Sostenibilità - Sustainability - Nachhaltigkeit - Sostenibilidad

Sebastiano Isaia

Il punto di vista umano. «Essere radicale vuol dire cogliere le cose alla radice. Ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso» (K. Marx). «Emancipando se stesso, il proletariato emancipa l’intera umanità» (K. Marx).

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