Europa in rivolta: quando l’euro del rigore la farà crollare. Parola di Soros

16/2/13

«Sono terribilmente preoccupato per l’euro, che è potenzialmente in grado di distruggere l’Unione Europea». Problema: la politica di rigore – per mantenere una moneta non svalutabile e non sovrana – comporta sofferenze sociali che, alla lunga, potrebbero scatenare una rivolta contro Bruxelles. Parola del super-investitore finanziario George Soros, intervistato dalla televisione olandese nel programma “Nieuwsuur”. «C’è un rischio reale che la soluzione al problema finanziario crei un problema politico realmente profondo», sostiene Soros, preoccupato che la Germania non capisca il pericolo di una «depressione di lunga durata», a cui l’austerity condanna il Sud Europa. «Può durare più di un decennio, in realtà potrebbe diventare permanente: fino a quando la sofferenza diventerà così grande che alla fine ci potrà essere una ribellione, un rifiuto dell’Unione Europea, che poi porterebbe alla distruzione dell’Unione stessa. Un prezzo terribilmente pesante per preservare l’euro».

In teoria, sempre secondo Soros, la moneta della Bce «potrebbe durare molto tempo, come l’Unione Sovietica, un assetto istituzionale molto George Sorosnegativo che è durato per 70 anni», ma alla fine proprio l’euro «sarà destinato a far crollare l’Unione Europea: il tempo che ci vorrà, e può richiedere generazioni, sarà tempo perso in termini di libertà politica e di prosperità economica». Risultato: «Una terribile tragedia per l’Ue, e sta accadendo alla società aperta più sviluppata del mondo». I “consigli” di Soros, commenta Giulietto Chiesa su “Megachip”, arrivano un po’ in ritardo: gli stessi dirigenti europei «hanno già capito di avere tirato troppo la corda e di stare aprendo la via ad un vasto sommovimento sociale». In realtà, per Chiesa, la correzione di rotta è già in atto, ma si tratta solo di tattica: «Non vuol dire che la classe dirigente, cioè l’alta finanza, abbia cambiato idea: soltanto, non sono stupidi. Frenano, per il momento. Riprenderanno quando le masse avranno metabolizzato la prima stangata. E nella pausa caffè si getteranno sulle privatizzazioni, comprando tutto il comprabile, con il denaro virtuale di cui dispongono, nell’Europa dei Piigs e in quella dell’Est».

Per ora, aggiunge Chiesa, si vedono due segnali: il debito greco è stato di fatto “abbuonato”, e l’Irlanda ha avuto la “cartolarizzazione” del suo debito, dilazionato in trent’anni. «E persino la sentenza europea che dà ragione all’Islanda è un segno nella stessa direzione». La Bce di Draghi? «Ha ripreso le redini, ed è perfino riuscita a respingere l’attacco americano, con la repentina svalutazione del dollaro: cosa che minacciava tutta l’Europa, ma in particolare i tedeschi». Ora l’euro è ritornato attorno a quota 1,33 sul dollaro. Il “Quantitative Easing” americano continua, ma a quanto pare l’Europa ha deciso di farvi fronte. «Di tutto il giudizio di Soros – conclude Chiesa – la cosa che mi pare più illuminante è che non fa alcun cenno alla situazione del dollaro e dell’economia americana. Silenzio rivelatore del suo disegno: dire che l’euro può crollare tra settant’anni è una vera scemenza, è come dire che è eterno». Come ormai molti pensano, l’anomalia mondiale della moneta europea (non-sovrana, ma affidata al monopolio delle banche) è passata quasi inosservata in tempi di crescita, ma non può sopravvivere alla crisi, aggravata dalle misure “suicide” di austerity e dalla perdita di uno strumento flessibile come la moneta sovrana, vitale per le economie nazionali.

da Libre associazione di idee

Grande oceanica manifestazione in Cairo per la libertà

Tahrir 27 novembre 2012: la lotta non è che all’inizio! In primo piano

1

protesta contro dittatore Morsi

Tahrir 27 novembre 2012: la lotta non è che all’inizio! In primo piano

La foto che pubblichiamo non risale al 25 gennaio 2011 e neanche ai primi giorni di febbraio dello stesso mese e dello stesso anno, questa foto è Piazza Tahrir 27 novembre 2012. Sono trascorsi solo 5 giorni da quando le prime decine di migliaia di manifestanti riconquistavano la piazza della rivoluzione scontrandosi con la polizia, ed oggi l’immagine che viene dagli scatti dei mediattivisti del movimento rivoluzionario ritraggono una piazza in piena, che non riesce neanche a contenere le centinaia di migliaia di egiziani ed egiziane, che intonano con rabbia e determinazione quello slogan che ha fatto da colonna sonora alle disgrazie dei Rais e alle gioie dei proletarie per quasi due anni: “Il popolo vuole la caduta del regime!”.

Uno slogan fatale che ora preoccupa non poco l’alta dirigenza dei Fratelli Musulmani, il movimento islamista moderato, che accompagnato dalle più radicali fazioni salafite, ha vinto solo pochi mesi fa le prime elezioni presidenziali dell’era post-Mubarak, e ha posto alla testa del regime un suo uomo: Morsi, il nuovo rais, il nuovo “faraone d’Egitto”, come già lo scherniscono i ragazzini di piazza Tahrir.

Seguendo l’esempio tunisino di Ennahdha, la fratellanza musulmana ha lanciato una sorta di guerra lampo nelle istituzioni della così detta “transizione democratica”, lasciando in sospeso la legittimità del potere legislativo, occupando il potere esecutivo e tentando di neutralizzare il potere giudiziario, lasciandolo come inutile orpello istituzionale nelle mani del presidente, il tutto all’ombra dei militari, che seppur spinti nel retroscena dopo le elezioni presidenziali, non hanno mai cessato di essere uno degli attori protagonisti della reazione.

Ma la guerra lampo nelle istituzioni della fratellanza, sintetizzabile con l’ultima svolta ultra-autoritaria contenuta nella dichiarazione costituzionale di Morsi, ha trovato una repentina risposta della contrapposizione sociale ed è molto probabile che in queste ore si sia tramutata in una prima ritirata. Ne è segno il dietrofront intimato alla base militante delle formazioni islamiste pronte questa mattina a scendere in piazza per mostrare il sostegno e i numeri di cui, secondo i dirigenti dei movimenti al governo, gode ancora il presidente Morsi. Altro che segno di responsabilità! Dietro le manifestazioni pro-Morsi annullate c’è un primo importante segno di debolezza delle organizzazioni islamiste che non hanno voluto correre il rischio di venire completamente soffocati, politicamente, dalla piazza Tahrir dell’opposizione e del movimento rivoluzionario.

La tensione è talmente alta che poco fa un comunicato ufficiale della Fratellanza ha richiesto pubblicamente all’esercito di blindare il proprio quartier generale al Cairo, mentre si faceva appello all’unità delle organizzazioni giovanili islamiste (di area anche salafita) per proteggere le sedi dei movimenti nelle altre città. La Coalizione per l’Applicazione della Sharia Islamica (un cartello che unisce circa 30 movimenti e partiti islamisti) ha indicato alla propria base giovanile di unirsi ai Fratelli Musulmani, in sinergia con la polizia, per difendere le sedi del loro partito Libertà e Giustizia. La polizia e l’esercito difendono armati i palazzi dei Fratelli Musulmani, e c’è da credere che questa immagine sta funzionando come una conferma delle ragioni politiche di quanti si stanno battendo contro il governo in queste ore, che già contano tra le loro fila i primi martiri. E’ il caso di Gika, studente universitario ucciso dalle fucilate della polizia, la cui morte ha fatto esplodere la collera degli studenti delle università del Cairo che questa mattina, dopo durissimi scontri intorno agli edifici universitari, sono riusciti ad aprirsi un varco e raggiungere il resto dei manifestanti a Piazza Tahrir. Nelle vie intorno alla piazza durante tutto il giorno si sono susseguiti numerosi incidenti. I più violenti si sono verificati ad un passo dall’ambasciata americana, dove la prima fila dei manifestanti ha ingaggiato durissimi scontri con l’obiettivo di raggiungere il palazzo diplomatico tra i più odiati dal movimento.
(altro…)

agiamosubito

agiamosubito

Ragazzi per il bene comune Youth for the common good

Sostenibilità - Sustainability - Nachhaltigkeit - Sostenibilidad

Sebastiano Isaia

Il punto di vista umano. «Essere radicale vuol dire cogliere le cose alla radice. Ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso» (K. Marx). «Emancipando se stesso, il proletariato emancipa l’intera umanità» (K. Marx).

Cambiaresipuo

agiamosubito

notav.info

agiamosubito

Micromega

agiamosubito

LIBRE

agiamosubito

il manifesto

agiamosubito

Contropiano

agiamosubito

ilLibraio.it

agiamosubito

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: