Guerra, armi chimiche e interessi strategici occidentali: un’altra verità sulla Syria

Fonte video: Anastasia Popova
La Storia delle armi chimiche viene utilizzata per nascondere la sconfitta dei ribelli in Siria
La tempistica dei ripetuti attacchi di Tel Aviv alla Siria, nel maggio 2013, e l’avvio di un’altra serie di accuse e tensioni tra il governo turco e la Siria, e le conseguenti autobombe nella città turca di Reyhanli dicono molto.

In primo luogo, gli attacchi aerei di Tel Aviv, violando lo spazio aereo libanese, contro l’impianto ricerca militare siriano nella città di Jamraya, che si trova nella galassia urbana di Damasco, chiarisce il ruolo di Israele nel destabilizzare la Siria. Israele agisce essenzialmente come aviazione dell’insurrezione. In secondo luogo, le accuse della Turchia contro la Siria sono parte della campagna di demonizzazione del governo turco contro Damasco, usata per giustificare l’atteggiamento aggressivo della Turchia contro i siriani.

Gli attacchi israeliani di maggio seguono un attacco simile all’inizio del 2013, a gennaio. L’attacco è stato giustificato come azione per impedire l’arrivo di un convoglio in Libano per consegnare missili iraniani all’ala militare di Hezbollah. Queste offensive israeliane in Siria riguardano sia la raccolta di informazioni per le forze a terra e, secondo il governo siriano, sia la collaborazione israeliana con le forze antigovernative che combattono in Siria. Israele ha anche incrementato la presenza militare sulle alture del Golan. A parte i suoi aviogetti, Israele ora ha apertamente detto di aver inviato truppe, spie, veicoli e droni in Siria. E’ coinvolto nel supporto dell’insurrezione. Tel Aviv è stato anche colto a spiare la marina russa nel porto mediterraneo di Tartus, dove tre grandi dispositivi galleggianti per la trasmissione elettronica sono stati trovati al largo di un’isola, per monitorare le navi russe.

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ELEZIONI ITALIANE: SPECULAZIONI E RICATTI FINANZIARI MENTRE NEL SILENZIO CROLLA LA GRAN BRETAGNA

Antefatto… segue articolo

INFORMAZIONE PILOTATA SU ARGOMENTI UTILI A

CONTROLLARE LA POLITICA INTERNA ED ESTERA E

RENDERLA SUCCUBE DELLA FINANZA GLOBALE

Con depistaggi vari, attraverso i mass-media,

attraverso false crisi finanziarie, con  i giochi di borsa e dello spread,

attraverso voti di scambio e tanto altro

si cerca  in ogni modo di fermare proteste e scelte delle politiche di rottura con il “pensiero unico”,

che vuole carpire  la vita, i diritti e  la felicità delle persone obbligandole ad assolvere ad un unico ruolo: quello di consumatori;

produttori di utili e profitti per chi ha capitali e potere (compresi gli armamenti – si vedano tutti i conflitti che alla base hanno sempre

interessi economici)

di Mardollo

….
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TOBIN TAX. UE, governo italiano e PD ne fanno una PAGLIACCIATA

22 febbraio 2013

A poco più di una settimana all’entrata in vigore della nuova tassa sulle transazioni finanziarie, di cui manca ancora il decreto attuativo, ci occupiamo della Tobin all’italiana fortemente voluta del PD  (ma non è che su questi temi i governi precedenti anche di altro colore o trazione hanno mostrato una grande competenza e visione). Questa tassa si legge in un volantino del Partito Democratico “ha il compito di far pagare alla speculazione finanziaria parte dei danni prodotti dalla crisi economica internazionale raccogliendo decine di miliardi di euro”.

Per ora i miliardi di euro non si vedranno visto che se andrà bene il gettito per l’erario sarà di un miliardo per quanto a questa previsione di gettito non ci crede nessuno fra gli addetti ai lavori. E che questa tassa possa fermare la speculazione finanziaria è lecito dubitarlo visto che verrà applicata solo da alcuni paesi europei tra cui l’Italia in cui entrerà in vigore il 1 marzo per le azioni e il 1 luglio per i derivati.

Poi il Belpaese insieme ad altri 11 paesi ha aderito al progetto europeo per introdurre prossimamente questa nuova tassa in forma ancora più “avanzata” e comunitaria. Solo che nel giorno di San Valentino la Commissione Ue che lavora su questo progetto ha pensato bene di includere nella tassazione anche i bond e i titoli di stato italiani negoziati sul mercato secondario. La levata di scudi da parte del governo italiano non si è fatta attendere. “Tassateci tutto ma non i Btp” ha risposto Monti. Così dal 1° marzo la Tobin Tax “made in Italy” intanto tasserà le azioni a media e alta capitalizzazione e gli strumenti derivati. Con alcuni esclusi eccellenti…oltre naturalmente ai Btp. E poi si vedrà.

Investitori legati da un granello di sabbia

Come Nico Fidenco voleva tenere legata la sua amata con un granello di sabbia “così tu nella nebbia più fuggir non potrai e accanto a me tu resterai”, così la Tobin Tax vuole trattenere gli investitori e evitare che si spostino troppo velocemente da una società quotata all’altra.

Ideata da un premio Nobel le cui idee secondo alcuni sono state completamente travisate e sponsorizzata fortemente dal Pd, la nuova tassazione sulle compravendite finanziarie toccherà nel “Taxpaese” (il Belpaese non c’è forse più) in prima battuta le azioni di società quotate con una capitalizzazione superiore ai 500 milioni di euro e a partire dal 1° luglio gli strumenti derivati.

Concepita da un economista americano per punire il “capitale impaziente”, come lo definisce il professor Chang nel libro “23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo” (il Saggiatore editore) reo di spostarsi da un’azione all’altra alla velocità della luce (tenendo i titoli mediamente per 22 secondi secondo una ricerca fatta a Wall Street qualche tempo fa), la Tobin Tax doveva, secondo le intenzioni del suo ideatore, essere applicata a livello mondiale e da organismi internazionali e sovranazionali ovvero imposta dal Fondo Monetario Internazionale.

L’obiettivo della tassa secondo il premio Nobel James Tobin (scomparso nel marzo 2002 e che probabilmente si starà rivoltando nella tomba) era quello di costituire una sorta di freno alla speculazione mettendo ungranello di sabbia nell’ingranaggio dei mercati finanziarie il ricavato doveva essere destinato a scopi nobili come quello di sconfiggere la povertà estrema grazie a un gettito stimato di 166 miliardi di dollari.

Chi applicherà la Tobin: l’Italia e altri dieci piccoli indiani

Ovviamente di applicarla su scala mondiale per ora non se ne parla proprio, facendo cadere proprio uno dei postulati fondanti (per evitare sperequazioni, furbetti e concorrenza fiscale) su cui si fondava l’idea di James Tobin.

Più modestamente 11 paesi europei (Italia, Francia, Germania, Belgio, Portogallo, Slovenia, Austria, Grecia, Spagna, Slovacchia ed Estonia) hanno deciso di introdurla e in alcuni di essi (come la Francia) questa nuova tassa è già una realtà.

Altri paesi della Ue (e alcuni molto importanti) invece non la vogliono proprio applicare: Olanda, Svezia, Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Irlanda, Cipro, Gran Bretagna, Malta, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Lituania, Lettonia, Romania e Bulgaria.

Nel nostro Paese entrerà in vigore tra una manciata di giorni sulle azioni e tra qualche mese (dal 1° luglio) sui derivati.

E non è un caso che l’economista americano James Tobin avesse in mente una tassa mondiale sulle transazioni finanziarie, non certo solo europea e per di più confinata a solo 11 paesi membri su 27 e con tempi di introduzione differenti da parte dei diversi paesi. Con Francia e Italia partite subito e la Germania che per bocca del suo Ministro delle Finanze pensa di introdurla sì ma tra un (bel) po’.

Il denaro si muove veloce e chi muove ingenti capitali troverà così il modo di non pagare questa tassa.

Intanto parte la Tobin all’italiana dal 1° marzo sulle azioni e poi dal 1° luglio sui derivati

Per l’Italia la nuova tassa sulle transazioni finanziarie dovrebbe generare 1 miliardo di maggiori introiti per lo Stato. Negli scorsi mesi l’esecutivo Monti con il Pd che si è particolarmente speso nella stesura di questo provvedimento ha comunque varato una legge il cui obiettivo è forse più ideologico che di sostanza. E così il Belpaese ha pensato di sbrigarsi a introdurla, per fare subito cassa.

Il governo stima di ricavare 233.171.500,00 euro dalle azioni e 854.560.000,00 euro dall’applicazione della tassa agli strumenti derivati. Cifre che secondo chi lavora in questo settore non stanno in verità particolarmente in piedi ma è una caratteristica di tutti i governi di tutti i colori varare provvedimenti finanziari dove il gettito atteso è qualcosa da libro dei sogni.

Ciak Azione!

RIDICOLO!

Dal prossimo 1° marzo chi comprerà o venderà un titolo azionario di una società quotata a Piazza Affari avente una capitalizzazione superiore ai 500 milioni di euro dovrà pagare una tassa aggiuntiva dello 0,12% sul valore della transazione (0,10% dal 2014).

Ma che razza di tassazione è solo per chi ha una capitalizzazione sopra i 500 MILIONI DI EURO? e per il tasso dello 0,10% o 0,12%? BUFFONATE per prendere tempo e VOTI!

Esistono delle scappatoie già previste dalla normativa per non pagare ?

TRATTO da un articolo di  Roberta Rossi

Il solo commento finale è di redazione agiamosubito

L’Italia guerriera ora anche in Mali. E’ possibile se è contro la costituzione e ancor più da un governo dimissionario?

Dopo la Libia ora in Mali a supporto della altrui grandeur: l’ammiraglio-ministro Di Paola e l’ambasciatore-ministro annunciano supporto logistico aereo, “non sul terreno”.


mercoledì 16 gennaio 2013 10:51

L’Italia è pronta ad un supporto logistico in Mali ”attraverso collegamenti aerei anche per le forze francesi”. Lo ha spiegato il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola al Senato precisando che si tratterà comunque di un supporto logistico e non ‘sul terreno’”. Riguarderà, a quanto afferma anche il ministro estri Terzi collegamenti aerei.

L’Italia si unisce a Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti nel dare un supporto logistico che si tradurrà in sostegno alle operazioni con aerei da trasporto. Ma “non ci saranno operazioni ‘boots on the ground’, non manderemo cioè truppe militari”. Esattamente l’impegno di partenza preso per la missione in Libia prima dell’intervento ufficiale Nato.

Ma i conti di questi “aiutini” collaterali (come i danni delle bombe fuori bersaglio), prima a poi arrivano al saldo. Di ieri la notizia che «Per motivi di sicurezza il governo italiano ha disposto la sospensione temporanea dell’attività del Consolato generale a Bengasi. Il personale dipendente farà rientro in Italia nelle prossime ore». Dice la Farnesina.

E l’articolo 11 della Costituzione? Ripasso per alcuni ministri. «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni…».
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