Svalutate gli immobili del 50%. Visco ordina il crollo dei prezzi per salvare le banche

Aprile 2013

Nonostante il crollo delle compravendite sia stato una batosta nel 2012, tutto sommato i prezzi hanno relativamente tenuto. la resistenza relativa, se paragonata a paesi in cui si sono visti i listini andare giù del 30-50%, è dovuta vari fattori. certamente il risparmio privato è uno di questi, ma fin’ora è stata anche la banca a non volere una forte svalutazione. sembra che però i nodi siano venuti al pettine e la stessa banca d’italia ordina: svalutate gli immobili

Il governatore Ignazio Visco ha dato infatti l’indicazione ai banchieri di procedere con pesanti accantonamenti e svalutazioni degli immobili a garanzia dei crediti, anche del 50%. che cosa significa in pratica? facciamo un esempio: una banca ha concesso un mutuo di 200.000 euro per un immobile acquistato nel 2007, del valore di 250.000 euro. nei suoi bilanci scriverà di avere dei crediti di 200.000 euro meno la quota già pagata. ma se l’immobile a garanzia nel frattempo si svaluta, si crea il negative equity, cioè la situazione in cui l’immobile vale meno del mutuo erogato per acquistarlo. in spagna, irlanda e negli usa ci fanno i conti da cinque anni

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ELEZIONI ITALIANE: SPECULAZIONI E RICATTI FINANZIARI MENTRE NEL SILENZIO CROLLA LA GRAN BRETAGNA

Antefatto… segue articolo

INFORMAZIONE PILOTATA SU ARGOMENTI UTILI A

CONTROLLARE LA POLITICA INTERNA ED ESTERA E

RENDERLA SUCCUBE DELLA FINANZA GLOBALE

Con depistaggi vari, attraverso i mass-media,

attraverso false crisi finanziarie, con  i giochi di borsa e dello spread,

attraverso voti di scambio e tanto altro

si cerca  in ogni modo di fermare proteste e scelte delle politiche di rottura con il “pensiero unico”,

che vuole carpire  la vita, i diritti e  la felicità delle persone obbligandole ad assolvere ad un unico ruolo: quello di consumatori;

produttori di utili e profitti per chi ha capitali e potere (compresi gli armamenti – si vedano tutti i conflitti che alla base hanno sempre

interessi economici)

di Mardollo

….
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Finanza e usurai: grandi banche americane sospettate di prestiti usurai grazie ad intermediari off shore

Grandi banche americane pizzicate a trafficare con i tassi usurai

Martedì 26 Febbraio 2013
Le autorita’ federali americane, a partire dal Consumer Financial Protection Bureau che difende i diritti dei consumatori, hanno avviato una serie di indagini sul ruolo che alcune grandi banche americane, da Jp Morgan Chase a Bank of America a Wells Fargo, svolgono nell’aiutare alcuni siti online che offrono prestiti a breve termine.

Prestiti con tassi di interesse anche oltre il 500% e che in 15 Stati Usa sono stati gia’ messi fuori legge. In pratica – scrive il New York Times – alcune di queste attivita’ divenute illegali hanno trasferito le loro operazioni in Stati dove le norme sono meno severe, come il Belize o Malta, ma continuerebbero ad avere il sostegno delle principali banche statunitensi che permetterebbero loro di ritirare automaticamente gli interessi sui soldi prestati.

‘Senza l’assistenza delle banche che elaborano e spediscono elettronicamente i fondi, questi prestatori on line non potrebbero piu’ operare”, denunciano le associazioni per la difesa dei diritti dei consumatori.

L’American Bankers Association, pero’ si difende: ”L’industria bancaria non e’ nelle condizioni di monitorare i conti correnti dei clienti per vedere dove i loro pagamenti sono diretti”. Fatto sta che a Washington – in un momento in cui si sta tentando di portare a termine le riforme per un maggior controllo sul fronte delle operazioni nel settore finanziario – le autorita’ hanno deciso di vederci chiaro.

Autore: fabio sebastiani

Europa in rivolta: quando l’euro del rigore la farà crollare. Parola di Soros

16/2/13

«Sono terribilmente preoccupato per l’euro, che è potenzialmente in grado di distruggere l’Unione Europea». Problema: la politica di rigore – per mantenere una moneta non svalutabile e non sovrana – comporta sofferenze sociali che, alla lunga, potrebbero scatenare una rivolta contro Bruxelles. Parola del super-investitore finanziario George Soros, intervistato dalla televisione olandese nel programma “Nieuwsuur”. «C’è un rischio reale che la soluzione al problema finanziario crei un problema politico realmente profondo», sostiene Soros, preoccupato che la Germania non capisca il pericolo di una «depressione di lunga durata», a cui l’austerity condanna il Sud Europa. «Può durare più di un decennio, in realtà potrebbe diventare permanente: fino a quando la sofferenza diventerà così grande che alla fine ci potrà essere una ribellione, un rifiuto dell’Unione Europea, che poi porterebbe alla distruzione dell’Unione stessa. Un prezzo terribilmente pesante per preservare l’euro».

In teoria, sempre secondo Soros, la moneta della Bce «potrebbe durare molto tempo, come l’Unione Sovietica, un assetto istituzionale molto George Sorosnegativo che è durato per 70 anni», ma alla fine proprio l’euro «sarà destinato a far crollare l’Unione Europea: il tempo che ci vorrà, e può richiedere generazioni, sarà tempo perso in termini di libertà politica e di prosperità economica». Risultato: «Una terribile tragedia per l’Ue, e sta accadendo alla società aperta più sviluppata del mondo». I “consigli” di Soros, commenta Giulietto Chiesa su “Megachip”, arrivano un po’ in ritardo: gli stessi dirigenti europei «hanno già capito di avere tirato troppo la corda e di stare aprendo la via ad un vasto sommovimento sociale». In realtà, per Chiesa, la correzione di rotta è già in atto, ma si tratta solo di tattica: «Non vuol dire che la classe dirigente, cioè l’alta finanza, abbia cambiato idea: soltanto, non sono stupidi. Frenano, per il momento. Riprenderanno quando le masse avranno metabolizzato la prima stangata. E nella pausa caffè si getteranno sulle privatizzazioni, comprando tutto il comprabile, con il denaro virtuale di cui dispongono, nell’Europa dei Piigs e in quella dell’Est».

Per ora, aggiunge Chiesa, si vedono due segnali: il debito greco è stato di fatto “abbuonato”, e l’Irlanda ha avuto la “cartolarizzazione” del suo debito, dilazionato in trent’anni. «E persino la sentenza europea che dà ragione all’Islanda è un segno nella stessa direzione». La Bce di Draghi? «Ha ripreso le redini, ed è perfino riuscita a respingere l’attacco americano, con la repentina svalutazione del dollaro: cosa che minacciava tutta l’Europa, ma in particolare i tedeschi». Ora l’euro è ritornato attorno a quota 1,33 sul dollaro. Il “Quantitative Easing” americano continua, ma a quanto pare l’Europa ha deciso di farvi fronte. «Di tutto il giudizio di Soros – conclude Chiesa – la cosa che mi pare più illuminante è che non fa alcun cenno alla situazione del dollaro e dell’economia americana. Silenzio rivelatore del suo disegno: dire che l’euro può crollare tra settant’anni è una vera scemenza, è come dire che è eterno». Come ormai molti pensano, l’anomalia mondiale della moneta europea (non-sovrana, ma affidata al monopolio delle banche) è passata quasi inosservata in tempi di crescita, ma non può sopravvivere alla crisi, aggravata dalle misure “suicide” di austerity e dalla perdita di uno strumento flessibile come la moneta sovrana, vitale per le economie nazionali.

da Libre associazione di idee

GRECIA E LE COLPE DELL’FMI: 500 mila famiglie sono rimaste anche senza elettricità, perché la bolletta da pagare era diventata troppo cara per le loro tasche.

Fmi: disastro greco

– di Carlo Musilli –

Il grande medico dell’economia mondiale si è sbagliato: ha sottovalutato gli effetti collaterali delle medicine che ha prescritto. Ora, mentre il suo paziente agonizza, non può far altro che ammettere l’errore. Ma anche di fronte al disastro, sceglie comunque di proseguire con la stessa cura. Il sanitario in questione è l’Fmi. Il malato è la Grecia.

Come ampiamente sottolineato di recente dalla stampa greca (non da quella europea), Olivier Blanchard, direttore del settore ricerche del Fondo Monetario Internazionale, ha ammesso che le previsioni dell’istituzione sugli effetti dell’austerity erano sbagliate. E non di poco. I grandi tecnici del Fondo avevano stimato che ogni punto di spesa pubblica tagliato avrebbe prodotto una contrazione del Pil pari allo 0,5%. Purtroppo per i greci, proprio sulla base di questo calcolo sbagliato sono stati allestiti i piani d’austrità imposti ad Atene.

Peccato che nell’economia reale, fuori dagli asettici uffici degli economisti, le cose siano andate diversamente. Il moltiplicatore esatto si è rivelato ben più alto, oscillando fra lo 0,9 e l’1,7%. Questo significa che gli effetti negativi sulle attività e sulle vite dei greci sono stati fra le due e le tre volte superiori al previsto.

Come ampiamente prevedibile, né il buon Blanchard né gli altri illustri esponenti del Fondo hanno avuto il buon gusto di scusarsi per l’errore marchiano. Anzi, hanno addirittura avanzato nuove pretese, prospettando un futuro insostenibile per la Grecia e bacchettando l’Europa.
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C’é assolutamente bisogno di indire un referendum popolare per l’adesione a questi “trattati” salvastati #MES. E bisognerebbe muoversi alla svelta perchè in questo ci ha portati prima Prodi. Ora il #centrosinistra (Bersani) sostiene le politiche di #Monti e della #ue ..e lo faranno pure nel prossimo governo

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