Lista Ingroia, un’occasione mancata? Ne parla Bertinotti… e lui ne sà di occasioni mancate!

Pubblicato: 02/01/2013 17:28

E poi dicono che uno diventa pessimista. All’avvicinarsi delle elezioni, l’idea per la sinistra radicale di saltare un giro era apparsa un po’ provocatoria anche a chi l’aveva formulata. Tanto che è stata messa da parte appena s’è affacciata la possibilità di attraversare queste brutte elezioni con un’innovazione promettente a sinistra, fuori dal recinto e con la volontà di respirare l’aria del conflitto. Ma essa è già andata perduta, costringendo, di fatto, all’abbandono l’area che più aveva investito sull’innovazione di metodo, quasi a farne una pregiudiziale per dare credibilità alla assai difficile impresa di fare forza politica ed elettorale attraverso la critica e il contrasto con l’Europa reale, quella neoautoritaria del primato assoluto del mercato e della competitività, l’Europa plasmata dal capitalismo finanziario. Non aver trasformato il fallimento in un ulteriore lacerante conflitto a sinistra è una buona cosa, ma non cancella la delusione per un’ennesima occasione perduta. Invece essa può, forse, diventare un’occasione per riflettere ulteriormente su come e da dove si debba partire per ricominciare una storia di sinistra, su quali siano le condizioni minime necessarie per intraprendere il cammino.
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Livio Pepino: Cambiare è difficile

Lo sconcerto e la delusione serpeggiano tra gli intellettuali e i movimenti che avevano sostenuto, con l’appello ‘Cambiare si può’, la necessità di una lista alternativa a Monti e al liberismo. Lo scippo da parte di Ingroia e dei partiti di (centro)sinistra brucia. Come dimostra l’intervento di Livio Pepino:

Due mesi fa, in settanta (diversi per storie e provenienza ma uniti negli obiettivi), abbiamo lanciato il documento “Cambiare si può”. Volevamo verificare la possibilità di una presenza alternativa alle elezioni politiche del 2013. Alternativa al liberismo, al governo Monti e a chi ne è stato il socio di riferimento (le destre da un lato e il Pd dall’altro) sulla base di una diversa idea di Europa, di sviluppo, di politiche per uscire dalla crisi, di centralità del lavoro (e non del capitale finanziario). E, poi, alternativa al sistema politico che ha caratterizzato gli ultimi decenni (anche a sinistra) portandoci allo sfascio attuale: un sistema soffocato da un rapporto corrotto con il denaro e con il potere economico, dalla trasformazione della rappresentanza in delega incontrollata, dalla incapacità di affrontare i problemi reali della vita delle persone; un sistema da trasformare nel profondo con segni tangibili di radicale discontinuità e con nuovi metodi, nuove pratiche, nuove facce (designate dai territori, all’esito di un dibattito pubblico, senza quote o riserve per ceti politici).
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