GRECIA E LE COLPE DELL’FMI: 500 mila famiglie sono rimaste anche senza elettricità, perché la bolletta da pagare era diventata troppo cara per le loro tasche.

Fmi: disastro greco

– di Carlo Musilli –

Il grande medico dell’economia mondiale si è sbagliato: ha sottovalutato gli effetti collaterali delle medicine che ha prescritto. Ora, mentre il suo paziente agonizza, non può far altro che ammettere l’errore. Ma anche di fronte al disastro, sceglie comunque di proseguire con la stessa cura. Il sanitario in questione è l’Fmi. Il malato è la Grecia.

Come ampiamente sottolineato di recente dalla stampa greca (non da quella europea), Olivier Blanchard, direttore del settore ricerche del Fondo Monetario Internazionale, ha ammesso che le previsioni dell’istituzione sugli effetti dell’austerity erano sbagliate. E non di poco. I grandi tecnici del Fondo avevano stimato che ogni punto di spesa pubblica tagliato avrebbe prodotto una contrazione del Pil pari allo 0,5%. Purtroppo per i greci, proprio sulla base di questo calcolo sbagliato sono stati allestiti i piani d’austrità imposti ad Atene.

Peccato che nell’economia reale, fuori dagli asettici uffici degli economisti, le cose siano andate diversamente. Il moltiplicatore esatto si è rivelato ben più alto, oscillando fra lo 0,9 e l’1,7%. Questo significa che gli effetti negativi sulle attività e sulle vite dei greci sono stati fra le due e le tre volte superiori al previsto.

Come ampiamente prevedibile, né il buon Blanchard né gli altri illustri esponenti del Fondo hanno avuto il buon gusto di scusarsi per l’errore marchiano. Anzi, hanno addirittura avanzato nuove pretese, prospettando un futuro insostenibile per la Grecia e bacchettando l’Europa.
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TORNA LA MINACCIA DEGLI AVVOLTOI

– DI MAURO BOTTARELLI

Tic tac, tic tac… No, non si tratta di caramelle ma del conto alla rovescia che è cominciato per l’Argentina. Fitch ha infatti tagliato il rating di lungo termine di Buenos Aires da B a CC, cinque gradini di downgrade e abbassato quello di breve termine a C da B, un solo notch dal default. A pesare, ovviamente, la sentenza del Tribunale distrettuale di Manhattan che ha obbligato l’Argentina a pagare entro il 15 dicembre un miliardo e 300 milioni di dollari dovuti agli hedge funds che non sottoscrissero la ristrutturazione del debito del 2002.

Se l’Argentina non paga, si bloccano anche i pagamenti delle scadenze dei bonds ristrutturati e si arriva al default tecnico ma se paga in pieno gli hedge funds, si faranno avanti anche gli altri detentori di debito per ottenere immediato pagamento, un esborso da 11 miliardi di dollari.

Nella nota che ha accompagnato il downgrade, Fitch ha sottolineato anche . Per ora sia Standard&Poor’s che Moody’s, sembrano voler mantenere i loro rating sull’Argentina – entrambi cinque gradini al di sopra del default – ma la mossa di Fitch potrebbe accelerare un cambio di idea. E offrire una sponda non da poco alla sentenza newyorchese e agli hedge funds.

TORNA LA MINACCIA DEGLI AVVOLTOI

Riemerge lo spettro del default. Per un Paese, il primo e l’unico al mondo dove il crollo del debito sovrano sotto i colpi della finanza mondiale, ha visto una risposta positiva del nuovo governo che, rinegoziando il debito, ha superato la crisi con l’intervento dello stato in economia e nel sociale. Ora un giudice di New York ha sentenziato: il 15 dicembre Buenos Aires deve pagare per intero gli speculatori che non hanno rinegoziato.
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Dialogo tra un italiano qualunque e lo spread

di Vincenzo Nicola Quercia.
FMI
Italiano qualunque: “Si presenti, non parlo inglese e non so nulla di economia”
Spread: “Sono un differenziale tra gli interessi di un’obbligazione e quelli di un titolo di riferimento. Ad esempio se un BTP ha un rendimento del 6% e il corrispettivo titolo di Stato tedesco con la stessa scadenza lo ha del del 2%, il mio valore è di 6 − 2 = 4 punti percentuali,ovvero di 400 punti base”
Italiano qualunque: “Quindi lei è un differenziale, più la differenza aumenta tra i nostri titoli e quelli degli altri Paesi, più dobbiamo pagare di interessi”
Spread: “To spread vuole dire “allargare”, più mi allargo, più diventa largo il fosso. Io sono un fosso.”
Italiano qualunque: “Si, ma io che c’entro con lei, io non ho comprato né titoli italiani e neppure tedeschi”
Spread: “Il suo Stato vive grazie alla vendita dei debiti, ne accumula circa 100 miliardi di euro all’anno. Lei è italiano, quindi corresponsabile, non può tirarsi fuori. Chi compra i vostri debiti sa che corre un rischio di insolvenza, quindi che, in sostanza, potrebbe perdere tutto o parte dell’investimento. Meno si fida, più chiede di interessi”.
Italiano qualunque: “Quindi chi compra i titoli tedeschi li vede come un bene rifugio. Sa che non ha alcun rischio sul capitale e si accontenta di un interesse basso”.
Spread: “Esatto. Più siete inefficienti come Stato, più dovete pagare di interessi. Per chi compra è come giocare alla roulette. Si ricorda l’Argentina e i tango bond?”
Italiano qualunque: “Ma il debito può solo salire o anche scendere? Siamo arrivati a 2.000 miliardi di debito pubblico, qual è il limite, cosa c’è oltre lo spread?”
Spread: “Vedo che lei comincia a seguirmi. Oltre lo spread, quando il fosso diventa una voragine, c’è il default. Se voi vivete di debito e continuate a crearlo, a causa della vostra irresponsabilità politica, gli interessi aumentano in modo progressivo perché dovrete vendere nuovi titoli di Stato per pagare gli interessi che via via si accumulano. Il debito è una spirale. Voi siete nella spirale”.
Italiano qualunque: “Come si esce dalla spirale?”
Spread: “Si tagliano le spese non necessarie o si rinegoziano (“ristrutturano” è più dolce) gli interessi sul debito. In caso contrario gli interessi erodono nel tempo lo Stato sociale. Si chiudono scuole, ospedali, servizi pubblici, si spengono i lampioni delle strade, mentre il debito aumenta, implacabile.”
Italiano qualunque: “Si, d’accordo. Ma come è possibile che Rigor Montis ci abbia ammazzato di tasse e il debito sia aumentato?”
Spread: “Il debito è aumentato perché si è intervenuti sui ricavi, sulla tassazione diretta e indiretta, facendo fallire migliaia di imprese, distruggendo il settore immobiliare e diminuendo i consumi, e non sulle spese e sull’efficienza. Il risultato è che la vostra economia è peggiorata, basta vedere il rapporto PIL/debito pubblico che si sta avvicinando a quello della Grecia di due anni fa”
Italiano qualunque: “Senta, non capisco, ma se l’economia italiana va a rotoli, perché lei è migliorato?”
Spread: “Lei non solo non capisce di economia e non parla inglese, ma crede ancora nelle favole. Il mio valore attuale non ha nulla a che fare con la vostra economia. Lo capisce anche un bambino. Tutti gli indici economici dell’Italia sono negativi, i peggiori dal dopoguerra e io sono sotto i 300 punti. Che c’entro io allora con la vostra economia. Mi permetta, lei è uno che legge solo i giornali, per questo mi fa queste domande”.
Italiano qualunque: “Qual è allora il motivo della sua discesa?”
Spread: “Vuolsi colà dove si puote, nelle agenzie di rating, direbbe il vostro Dante. Però le do qualche indizio. Rigor Montis ha riportato a casa centinaia di miliardi di vostro debito dalle banche francesi e tedesche e quindi il problema del debito sta diventando solo vostro e io c’entro sempre di meno. Quando il vostro debito pubblico ve lo sarete ricomprati al l’80/90% a nessuno interesserà più lo spread. Questa è la missione di Rigor Montis, far ritornare il debito in patria, impoverendo il Paese.”
Italiano qualunque: “Quindi, nel tempo, lei sparirà di scena e ci rimarrà un debito pubblico enorme, tutto sulle nostre spalle, che nessuno all’estero ci comprerà più e per metterlo sotto controllo ci vorranno decenni attingendo ai risparmi degli italiani”.
Spread: “Chi vive di debito, muore di debito. Auf wiedersehen, mio caro amico”

Fiscal cliff (fiscal compact americano) e il debito da default degli USA

31/12/2012 Tra poche ore terminerà l’insulsa pantomima tra Repubblicani e Democratici in Usa

I repubblicani escono a pezzi dal confronto, ma non domi. La questione del Fiscal Cliff che si dibatte nelle ultime settimane negli Stati Uniti, tradisce l’inefficienza di un sistema nel quale gli interessi di un ristrettissimo gruppo di persone sono diventati un blocco insuperabile, anche quando ad essere in ballo sono gli interessi del paese nel senso più ampio.
LA FIGURACCIA – Che si arrivi a capodanno con un accordo o meno ormai importa poco, qualsiasi compromesso si raggiungerà darà un pannicello su un disastro combinato dall’insipienza di camera e senato e in particolare dalla pervicacia con la quale i repubblicani si ostinano a interpretare la parte dei difensori ad oltranza degli interessi dei più ricchi. Il problema non è sorto all’improvviso, ma è figlio di un processo durato anni e che comincia con l’introduzione dei famigerati tagli fiscali di Bush, che hanno favorito in maniera sfacciata e inutile i ricchi sul presupposto che questi creassero ricchezza e alimentassero l’economia americana, quella che poi è fallita con il grande botto del 2008.
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Sebastiano Isaia

Il punto di vista umano. «Essere radicale vuol dire cogliere le cose alla radice. Ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso» (K. Marx). «Emancipando se stesso, il proletariato emancipa l’intera umanità» (K. Marx).

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