ELEZIONI ITALIANE: SPECULAZIONI E RICATTI FINANZIARI MENTRE NEL SILENZIO CROLLA LA GRAN BRETAGNA

Antefatto… segue articolo

INFORMAZIONE PILOTATA SU ARGOMENTI UTILI A

CONTROLLARE LA POLITICA INTERNA ED ESTERA E

RENDERLA SUCCUBE DELLA FINANZA GLOBALE

Con depistaggi vari, attraverso i mass-media,

attraverso false crisi finanziarie, con  i giochi di borsa e dello spread,

attraverso voti di scambio e tanto altro

si cerca  in ogni modo di fermare proteste e scelte delle politiche di rottura con il “pensiero unico”,

che vuole carpire  la vita, i diritti e  la felicità delle persone obbligandole ad assolvere ad un unico ruolo: quello di consumatori;

produttori di utili e profitti per chi ha capitali e potere (compresi gli armamenti – si vedano tutti i conflitti che alla base hanno sempre

interessi economici)

di Mardollo

….
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L’Islanda vince sulla UE: non dovrà risarcire le banche straniere. Il debito ingiusto non si paga!!

lunedì 28 gennaio 2013

La piccola isola tra i ghiacci ha vinto oggi una importante battaglia legale nei confronti dell’Unione Europea in materia di compensazioni per le perdite causate agli investitori stranieri a causa de fallimento di alcune banche islandesi avvenuto cinque anni fa.
di Marco Santopadre

Il Tribunale dell’EFTA (Associazione Europea del Libero Commercio, alla quale aderiscono oltre ai paesi dell’UE anche Islanda, Liechtenstein e Norvegia), con sede a Lussemburgo, ha stabilito oggi che il governo dell’Islanda non ha violato la legislazione europea quando ha deciso di non risarcire gli investitori straneri della banca on-line Icesave, dipendente da una delle principali entità finanziarie fallite nel 2008.

Nella sentenza l’Efta spiega che l’Islanda non ha contravvenuto le normative europee vigenti al momento dei fatti quando decise di non risarcire gli azionisti stranieri, decisione tra l’altro avallata da un referendum appositamente convocato, attraverso il quale la maggioranza dei cittadini del paese valutarono di non investire denaro pubblico per ripianare i debiti con le banche private fallite. Il Tribunale dell’Efta ha anche stabilito che il governo islandese non ha compiuto un atto discriminatorio decidendo invece di risarcir gli azionisti del paese.
Immediatamente dopo la sentenza, il Governo di Reykiavik si è detto molto soddisfatto per la decisione del tribunale dell’organismo internazionale che ha dato ragione all’Islanda, rimarcando che il giudizio é “definitivo e non può essere oggetto di ricorso”.

Giudizio opposto da parte di vari governi europei secondo i quali c’è bisogno di una normativa più stringente per i casi simili a quelli che squassarono l’economia islandese nel 2008-2009. Piccata la Commissione Europea, secondo la quale “i rimborsi dei depositi bancari devono sempre essere garantiti, anche nel caso di una crisi sistemica”.

A investire il Tribunale dell’Efta del caso era stato un ricorso dell’Autorità di Vigilanza degli Accordi Efta contro il rifiuto dell’Islanda di pagare 3,9 miliardi di euro alla Gran Bretagna e all’Olanda. I governi di Londra e l’Aja avevano scelto di coprire le perdite dei propri cittadini, e successivamente avevano chiesto un indennizzo alle autorità di Reykjavik, richiesta impugnata dall’Islanda.
La Corte di Giustizia di Lussemburgo doveva stabilire se il governo islandese avesse l’obbligo di compensare con un risarcimento di 20 mila euro (26.000 dollari) i titolari dei conti aperti presso la Icesave, fililale online del colosso Landsbanki. Ma con la sentenza di oggi il tribunale ha respinto il ricorso ed ha dato ragione a Reykiavik, stabilendo un importante precedente.

Fonte:contropiano

C’é assolutamente bisogno di indire un referendum popolare per l’adesione a questi “trattati” salvastati #MES. E bisognerebbe muoversi alla svelta perchè in questo ci ha portati prima Prodi. Ora il #centrosinistra (Bersani) sostiene le politiche di #Monti e della #ue ..e lo faranno pure nel prossimo governo

TORNA LA MINACCIA DEGLI AVVOLTOI

– DI MAURO BOTTARELLI

Tic tac, tic tac… No, non si tratta di caramelle ma del conto alla rovescia che è cominciato per l’Argentina. Fitch ha infatti tagliato il rating di lungo termine di Buenos Aires da B a CC, cinque gradini di downgrade e abbassato quello di breve termine a C da B, un solo notch dal default. A pesare, ovviamente, la sentenza del Tribunale distrettuale di Manhattan che ha obbligato l’Argentina a pagare entro il 15 dicembre un miliardo e 300 milioni di dollari dovuti agli hedge funds che non sottoscrissero la ristrutturazione del debito del 2002.

Se l’Argentina non paga, si bloccano anche i pagamenti delle scadenze dei bonds ristrutturati e si arriva al default tecnico ma se paga in pieno gli hedge funds, si faranno avanti anche gli altri detentori di debito per ottenere immediato pagamento, un esborso da 11 miliardi di dollari.

Nella nota che ha accompagnato il downgrade, Fitch ha sottolineato anche . Per ora sia Standard&Poor’s che Moody’s, sembrano voler mantenere i loro rating sull’Argentina – entrambi cinque gradini al di sopra del default – ma la mossa di Fitch potrebbe accelerare un cambio di idea. E offrire una sponda non da poco alla sentenza newyorchese e agli hedge funds.

TORNA LA MINACCIA DEGLI AVVOLTOI

Riemerge lo spettro del default. Per un Paese, il primo e l’unico al mondo dove il crollo del debito sovrano sotto i colpi della finanza mondiale, ha visto una risposta positiva del nuovo governo che, rinegoziando il debito, ha superato la crisi con l’intervento dello stato in economia e nel sociale. Ora un giudice di New York ha sentenziato: il 15 dicembre Buenos Aires deve pagare per intero gli speculatori che non hanno rinegoziato.
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Dialogo tra un italiano qualunque e lo spread

di Vincenzo Nicola Quercia.
FMI
Italiano qualunque: “Si presenti, non parlo inglese e non so nulla di economia”
Spread: “Sono un differenziale tra gli interessi di un’obbligazione e quelli di un titolo di riferimento. Ad esempio se un BTP ha un rendimento del 6% e il corrispettivo titolo di Stato tedesco con la stessa scadenza lo ha del del 2%, il mio valore è di 6 − 2 = 4 punti percentuali,ovvero di 400 punti base”
Italiano qualunque: “Quindi lei è un differenziale, più la differenza aumenta tra i nostri titoli e quelli degli altri Paesi, più dobbiamo pagare di interessi”
Spread: “To spread vuole dire “allargare”, più mi allargo, più diventa largo il fosso. Io sono un fosso.”
Italiano qualunque: “Si, ma io che c’entro con lei, io non ho comprato né titoli italiani e neppure tedeschi”
Spread: “Il suo Stato vive grazie alla vendita dei debiti, ne accumula circa 100 miliardi di euro all’anno. Lei è italiano, quindi corresponsabile, non può tirarsi fuori. Chi compra i vostri debiti sa che corre un rischio di insolvenza, quindi che, in sostanza, potrebbe perdere tutto o parte dell’investimento. Meno si fida, più chiede di interessi”.
Italiano qualunque: “Quindi chi compra i titoli tedeschi li vede come un bene rifugio. Sa che non ha alcun rischio sul capitale e si accontenta di un interesse basso”.
Spread: “Esatto. Più siete inefficienti come Stato, più dovete pagare di interessi. Per chi compra è come giocare alla roulette. Si ricorda l’Argentina e i tango bond?”
Italiano qualunque: “Ma il debito può solo salire o anche scendere? Siamo arrivati a 2.000 miliardi di debito pubblico, qual è il limite, cosa c’è oltre lo spread?”
Spread: “Vedo che lei comincia a seguirmi. Oltre lo spread, quando il fosso diventa una voragine, c’è il default. Se voi vivete di debito e continuate a crearlo, a causa della vostra irresponsabilità politica, gli interessi aumentano in modo progressivo perché dovrete vendere nuovi titoli di Stato per pagare gli interessi che via via si accumulano. Il debito è una spirale. Voi siete nella spirale”.
Italiano qualunque: “Come si esce dalla spirale?”
Spread: “Si tagliano le spese non necessarie o si rinegoziano (“ristrutturano” è più dolce) gli interessi sul debito. In caso contrario gli interessi erodono nel tempo lo Stato sociale. Si chiudono scuole, ospedali, servizi pubblici, si spengono i lampioni delle strade, mentre il debito aumenta, implacabile.”
Italiano qualunque: “Si, d’accordo. Ma come è possibile che Rigor Montis ci abbia ammazzato di tasse e il debito sia aumentato?”
Spread: “Il debito è aumentato perché si è intervenuti sui ricavi, sulla tassazione diretta e indiretta, facendo fallire migliaia di imprese, distruggendo il settore immobiliare e diminuendo i consumi, e non sulle spese e sull’efficienza. Il risultato è che la vostra economia è peggiorata, basta vedere il rapporto PIL/debito pubblico che si sta avvicinando a quello della Grecia di due anni fa”
Italiano qualunque: “Senta, non capisco, ma se l’economia italiana va a rotoli, perché lei è migliorato?”
Spread: “Lei non solo non capisce di economia e non parla inglese, ma crede ancora nelle favole. Il mio valore attuale non ha nulla a che fare con la vostra economia. Lo capisce anche un bambino. Tutti gli indici economici dell’Italia sono negativi, i peggiori dal dopoguerra e io sono sotto i 300 punti. Che c’entro io allora con la vostra economia. Mi permetta, lei è uno che legge solo i giornali, per questo mi fa queste domande”.
Italiano qualunque: “Qual è allora il motivo della sua discesa?”
Spread: “Vuolsi colà dove si puote, nelle agenzie di rating, direbbe il vostro Dante. Però le do qualche indizio. Rigor Montis ha riportato a casa centinaia di miliardi di vostro debito dalle banche francesi e tedesche e quindi il problema del debito sta diventando solo vostro e io c’entro sempre di meno. Quando il vostro debito pubblico ve lo sarete ricomprati al l’80/90% a nessuno interesserà più lo spread. Questa è la missione di Rigor Montis, far ritornare il debito in patria, impoverendo il Paese.”
Italiano qualunque: “Quindi, nel tempo, lei sparirà di scena e ci rimarrà un debito pubblico enorme, tutto sulle nostre spalle, che nessuno all’estero ci comprerà più e per metterlo sotto controllo ci vorranno decenni attingendo ai risparmi degli italiani”.
Spread: “Chi vive di debito, muore di debito. Auf wiedersehen, mio caro amico”

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Sebastiano Isaia

Il punto di vista umano. «Essere radicale vuol dire cogliere le cose alla radice. Ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso» (K. Marx). «Emancipando se stesso, il proletariato emancipa l’intera umanità» (K. Marx).

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