Svalutate gli immobili del 50%. Visco ordina il crollo dei prezzi per salvare le banche

Aprile 2013

Nonostante il crollo delle compravendite sia stato una batosta nel 2012, tutto sommato i prezzi hanno relativamente tenuto. la resistenza relativa, se paragonata a paesi in cui si sono visti i listini andare giù del 30-50%, è dovuta vari fattori. certamente il risparmio privato è uno di questi, ma fin’ora è stata anche la banca a non volere una forte svalutazione. sembra che però i nodi siano venuti al pettine e la stessa banca d’italia ordina: svalutate gli immobili

Il governatore Ignazio Visco ha dato infatti l’indicazione ai banchieri di procedere con pesanti accantonamenti e svalutazioni degli immobili a garanzia dei crediti, anche del 50%. che cosa significa in pratica? facciamo un esempio: una banca ha concesso un mutuo di 200.000 euro per un immobile acquistato nel 2007, del valore di 250.000 euro. nei suoi bilanci scriverà di avere dei crediti di 200.000 euro meno la quota già pagata. ma se l’immobile a garanzia nel frattempo si svaluta, si crea il negative equity, cioè la situazione in cui l’immobile vale meno del mutuo erogato per acquistarlo. in spagna, irlanda e negli usa ci fanno i conti da cinque anni

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Europa in rivolta: quando l’euro del rigore la farà crollare. Parola di Soros

16/2/13

«Sono terribilmente preoccupato per l’euro, che è potenzialmente in grado di distruggere l’Unione Europea». Problema: la politica di rigore – per mantenere una moneta non svalutabile e non sovrana – comporta sofferenze sociali che, alla lunga, potrebbero scatenare una rivolta contro Bruxelles. Parola del super-investitore finanziario George Soros, intervistato dalla televisione olandese nel programma “Nieuwsuur”. «C’è un rischio reale che la soluzione al problema finanziario crei un problema politico realmente profondo», sostiene Soros, preoccupato che la Germania non capisca il pericolo di una «depressione di lunga durata», a cui l’austerity condanna il Sud Europa. «Può durare più di un decennio, in realtà potrebbe diventare permanente: fino a quando la sofferenza diventerà così grande che alla fine ci potrà essere una ribellione, un rifiuto dell’Unione Europea, che poi porterebbe alla distruzione dell’Unione stessa. Un prezzo terribilmente pesante per preservare l’euro».

In teoria, sempre secondo Soros, la moneta della Bce «potrebbe durare molto tempo, come l’Unione Sovietica, un assetto istituzionale molto George Sorosnegativo che è durato per 70 anni», ma alla fine proprio l’euro «sarà destinato a far crollare l’Unione Europea: il tempo che ci vorrà, e può richiedere generazioni, sarà tempo perso in termini di libertà politica e di prosperità economica». Risultato: «Una terribile tragedia per l’Ue, e sta accadendo alla società aperta più sviluppata del mondo». I “consigli” di Soros, commenta Giulietto Chiesa su “Megachip”, arrivano un po’ in ritardo: gli stessi dirigenti europei «hanno già capito di avere tirato troppo la corda e di stare aprendo la via ad un vasto sommovimento sociale». In realtà, per Chiesa, la correzione di rotta è già in atto, ma si tratta solo di tattica: «Non vuol dire che la classe dirigente, cioè l’alta finanza, abbia cambiato idea: soltanto, non sono stupidi. Frenano, per il momento. Riprenderanno quando le masse avranno metabolizzato la prima stangata. E nella pausa caffè si getteranno sulle privatizzazioni, comprando tutto il comprabile, con il denaro virtuale di cui dispongono, nell’Europa dei Piigs e in quella dell’Est».

Per ora, aggiunge Chiesa, si vedono due segnali: il debito greco è stato di fatto “abbuonato”, e l’Irlanda ha avuto la “cartolarizzazione” del suo debito, dilazionato in trent’anni. «E persino la sentenza europea che dà ragione all’Islanda è un segno nella stessa direzione». La Bce di Draghi? «Ha ripreso le redini, ed è perfino riuscita a respingere l’attacco americano, con la repentina svalutazione del dollaro: cosa che minacciava tutta l’Europa, ma in particolare i tedeschi». Ora l’euro è ritornato attorno a quota 1,33 sul dollaro. Il “Quantitative Easing” americano continua, ma a quanto pare l’Europa ha deciso di farvi fronte. «Di tutto il giudizio di Soros – conclude Chiesa – la cosa che mi pare più illuminante è che non fa alcun cenno alla situazione del dollaro e dell’economia americana. Silenzio rivelatore del suo disegno: dire che l’euro può crollare tra settant’anni è una vera scemenza, è come dire che è eterno». Come ormai molti pensano, l’anomalia mondiale della moneta europea (non-sovrana, ma affidata al monopolio delle banche) è passata quasi inosservata in tempi di crescita, ma non può sopravvivere alla crisi, aggravata dalle misure “suicide” di austerity e dalla perdita di uno strumento flessibile come la moneta sovrana, vitale per le economie nazionali.

da Libre associazione di idee

Tunisia, assassinato leader opposizione democratica Belaid VIDEO

TUNISI – È morto il segretario del Partito dei patrioti democratici Chokri Belaid, ferito questa mattina in un agguato mentre stava uscendo dalla sua abitazione di Tunisi. Secondo le prime notizie,Belaid, è stato ucciso con quattro colpi d’arma da fuoco sparati da breve distanza. Belaid era soprattutto uno dei massimi esponenti di Nidaa Tounes, la formazione politica di recente costituzione e che è la più importante dell’opposizione tunisina. Nidaa Tounes è stata oggetto di numerosi atti di violenza da parte di miliziani della Lega per la protezione della rivoluzione, considerati fiancheggiatori del governo. Le prime informazioni raccolte sul luogo dell’agguato lasciano pensare ad una vera e propria esecuzione.

Un’esecuzione.
Belaid aveva 48 anni e svolgeva l’attività di avvocato. A sparare è stato un esperto di armi, se non addirittura un professionista. Secondo quanto ha riferito alla Tap Mohamed Jmour, presidente del comitato centrale del Partito di Belaid, il politico è stato colpito da quattro proiettili, tre dei quali – alla testa, all’altezza del cuore e alla nuca – lo hanno raggiunto in punti mortali. Il quarto colpo è finito nella schiena di Belaid.


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Per una nuova finanza pubblica. No al mantra de “I soldi non ci sono”

La miglior dimostrazione della crisi verticale della democrazia rappresentativa è ancora una volta data dalla disarmante campagna elettorale ormai entrata nel “vivo”.

Dopo tre anni passati a inculcare negli italiani la centralità del debito pubblico, la sacralità dello spread e la bontà necessaria delle politiche di austerity, ecco tutti coloro che si candidano a governare immersi di nuovo nel gioco topografico del “chi si allea con tizio, giammai con caio”, rigorosamente esibito all’interno del binomio palazzo/talk show.

Quasi certo l’esito di questo gioco: chiunque ne uscirà vincitore, dopo l’usuale annuncio di voler governare per il bene del Paese, dirà che il problema del debito pubblico è centrale, che sarà necessaria una manovra aggiuntiva per tenere sotto controllo lo spread e che l’approfondimento delle politiche di rigore servono alla credibilità del paese in Europa.

E ripartirà il mantra de “I soldi non ci sono” da ripetere ossessivamente per bloccare ogni rivendicazione o vertenza aperta nel Paese.

Ma la crisi e le sue vie d’uscita sono davvero quelle che ci raccontano? E’ vero che i soldi non ci sono o il mantra serve solo ad inculcare che i sacrifici sono necessari e che, se anche non crediamo più che “privato è bello”, come il referendum sull’acqua ha ampiamente dimostrato, divenga chiaro a tutti che “privato è obbligatorio e ineluttabile”?
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CRISI?NO SI CHIAMA INIQUITA’. il 60% degli italiani usa i risparmi per arrivare a fine mese

Lo stipendio ha vita breve e per arrivare a fine mese 6 italiani su 10 sono costretti ad attingere ai propri risparmi. La dura realtà che non trova spazio nei talk show

Lo stipendio ha vita breve e per arrivare a fine mese 6 italiani su 10 sono costretti ad attingere ai propri risparmi. La dura realtà che non trova spazio nei talk show
Il Rapporto Italia 2013 redatto da Eurispes spiega la difficile situazione economica che colpisce soprattutto gli italiani tra i 45 ed i 64 anni e gli imprenditori. E sale anche il numero di coloro che non riescono ad arrivare alla fine del mese: il 62,8% degli italiani fa fatica ad affrontare anche la terza e quarte settimana. L’80% dei cittadini è convinto che la situazione economica sia peggiorata nel 2012 e per il 52,8% il prossimo anno non sarà migliore, anzi la situazione nel 2013 sarebbe destinata a peggiorare ulteriormente.
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GRECIA E LE COLPE DELL’FMI: 500 mila famiglie sono rimaste anche senza elettricità, perché la bolletta da pagare era diventata troppo cara per le loro tasche.

Fmi: disastro greco

– di Carlo Musilli –

Il grande medico dell’economia mondiale si è sbagliato: ha sottovalutato gli effetti collaterali delle medicine che ha prescritto. Ora, mentre il suo paziente agonizza, non può far altro che ammettere l’errore. Ma anche di fronte al disastro, sceglie comunque di proseguire con la stessa cura. Il sanitario in questione è l’Fmi. Il malato è la Grecia.

Come ampiamente sottolineato di recente dalla stampa greca (non da quella europea), Olivier Blanchard, direttore del settore ricerche del Fondo Monetario Internazionale, ha ammesso che le previsioni dell’istituzione sugli effetti dell’austerity erano sbagliate. E non di poco. I grandi tecnici del Fondo avevano stimato che ogni punto di spesa pubblica tagliato avrebbe prodotto una contrazione del Pil pari allo 0,5%. Purtroppo per i greci, proprio sulla base di questo calcolo sbagliato sono stati allestiti i piani d’austrità imposti ad Atene.

Peccato che nell’economia reale, fuori dagli asettici uffici degli economisti, le cose siano andate diversamente. Il moltiplicatore esatto si è rivelato ben più alto, oscillando fra lo 0,9 e l’1,7%. Questo significa che gli effetti negativi sulle attività e sulle vite dei greci sono stati fra le due e le tre volte superiori al previsto.

Come ampiamente prevedibile, né il buon Blanchard né gli altri illustri esponenti del Fondo hanno avuto il buon gusto di scusarsi per l’errore marchiano. Anzi, hanno addirittura avanzato nuove pretese, prospettando un futuro insostenibile per la Grecia e bacchettando l’Europa.
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Ecco le parole di mr Bilderberg Monti. EUROPA HA BISOGNO DI GRAVI CRISI PER FARE PASSI AVANTI


video romaunita.tv

video originale

22/feb/2011

Mario Monti, Presidente dell’Università Bocconi ed International Advisor Goldman Sachs, parla di come sono cambiati e come dovrebbero cambiare i comportamenti degli agenti economici e quale assetto di norme e istituzioni è necessario per non ripetere vecchi errori, alla luce dell’esperienza maturata durante la recente crisi.
INTERVENTO alla LUISS GuidoCarli
Chi dice che il video è stato “tagliato” in modo strategico, si guardi l’intervista originale. Ascolti le parole di Monti dal Minuto 4:50 al 6:00. Il video “accorciato” di Romaunita.tv NON è UNA MONTATURA. Ecco le parole di mr Bilderberg:”Nei momenti di crisi più acuta, i progressi più sensibili. Rientro dell’emergenza della crisi, affievolimento della volontà di cooperare. E qui naturalmente io ho una distorsione che riguarda l’Europa ed è una distorsione positiva che riguarda l’Europa. Anche l’Europa, NON DOBBIAMO SORPRENDERCI CHE L’EUROPA ABBIA BISOGNO DI CRISI, DI GRAVI CRISI PER FARE PASSI AVANTI. I PASSI AVANTI DELL’EUROPA SONO PER DEFINIZIONE CESSIONI DI PARTI DELLA SOVRANITA’ NAZIONALI a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale POSSONO ESSER PRONTI A QUESTE CESSIONI SOLO QUANDO IL COSTO POLITICO E PSICOLOGICO DEL NON FARLE DIVENTA SUPERIORE AL COSTO DEL FARLE PERCHE’ C’è UNA CRISI IN ATTO VISIBILE E CONCLAMATA”.

#EUROGENDFOR Forza di Gendarmeria Europea: la garanzia della sicurezza e l’ordine pubblico. In stretta collaborazione con la #NATO

CASERMA “CHINOTTO” VICENZA

Cosa è EUROGENDFOR

Secondo la Dichiarazione di Intenti e il Trattato, Eurogendfor è costituita come una forza “Operativa, pre-organizzata, robusta e a reazione rapida”, che contribuisce alla Politica di Sicurezza e Difesa Europea (attualmente CSDP dopo il Trattato di Lisbona), anche quando viene impiegata al di fuori delle strutture dell’Unione Europea. La Forza di Gendarmeria Europea venne fondata il 17 Settembre 2004, in Noordwijk (Paesi Bassi), dove la Dichiarazione di Intenti fu firmata dai Ministri in carica, e fu dichiarata operativa il 20 Luglio 2006 dal Comitato Interdipartimentale di Alto Livello (CIMIN).
Da quell’istante, il principale obiettivo di EUROGENDFOR è stato quello di rafforzare le proprie capacità per essere pronta a rispondere efficacemente a eventuali richieste di ingaggio di EUROGENDFOR nel campo della gestione delle crisi.
La direzione strategica di EUROGENDFOR è affidata:
ciascun Paese membro di EUROGENDFOR è rappresentato da:

1. un rappresentante del Ministero Affari Esteri
2. un rappresentante del Ministero della Difesa o del Ministero degli Interni
3. il Comandante Generale o il Direttore Generale delle rispettive forze di gendarmeria.
  • Una componente operativa, dedicata alle missioni di pubblica sicurezza generale ed al mantenimento dell’ordine pubblico;
  • Una componente per lotta contro il crimine, comprendente specialisti in missioni di polizia giudiziaria, individuazione, raccolta,  analisi ed elaborazione delle informazioni, protezione e assistenza delle persone, lotta al traffico di persone, lotta al terrorismo e altri reati gravi, nonchè specialisti di altre aree. La  componente è costituita da moduli e specialisti assegnati ad EUROGENDFOR;
  • Una componente di supporto logistico, in grado di svolgere tutte le attività legate agli approvvigionamenti, ai rifornimenti, alla manutenzione, al recupero ed evacuazione di equipaggiamento, ai mezzi di trasporto, e alle cure mediche e al trattamento medico-sanitario. Se necessario, alcune di queste funzioni possono essere esercitate da altri operatori.

Il CIMIN di EUROGENDFOR ALL’ULTIMA CONFERENZA

Il rafforzamento della cooperazione, la stretta collaborazione con la NATO, lo scambio di esperienze e l’addestramento congiunto assicureranno l’efficace realizzazione da parte della Forza di Gendarmeria Europea di compiti quali la garanzia della sicurezza e l’ordine pubblico.

Queste sono state le principali conclusioni della Conferenza del Comitato Interdipartimentale di Alto Livello della Forza di Gendarmeria Europea, tenutasi in Faro (Portogallo) dall’11 al 12 Giugno a cui hanno partecipatoi Comandanti / Capi delle formazioni di polizia / gendarmeria e i  rappresentanti dei rispettivi Ministeri dell’Interno, degli Esteri e della Difesa delle Nazioni costituenti EUROGENDFOR, ovvero Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Romania e Spagna.

……
Nel corso del CIMIN sono stati anche presentati i risultati  del Gruppo di Valutazione finalizzato a creare le condizioni di costante miglioramento del livello del Quartier Generale Permanente nell’esecuzione dei propri compiti. Nella valutazione presentata dal responsabile del Gruppo di Valutazione – Kevin Steeves, gli aspetti più importanti sono stati, tra gli altri, il rafforzamento della cooperazione tra le Nazioni nel quadro della Forza di Gendarmeria Europea, nonché la maggiore interoperabilità dell’EUROGENDFOR con la NATO. È  risultato inoltre necessario prevedere lo scambio di esperienze tra le forze partecipanti ad EUROGENDFOR e l’esecuzione di esercitazioni e addestramenti congiunti, che avrebbero un considerevole impatto su future azioni reali in situazioni di crisi.

Si è posta particolare attenzione sulla necessità di un maggiore coinvolgimento della Forza in operazioni di mantenimento della pace e di stabilizzazione, compreso l’Afghanistan, dove le forze EUROGENDFOR hanno curato principalmente l’addestramento e fornito consulenza alle forze di sicurezza locali, ma anche nei Balcani ed in altre parti del mondo, così come nelle regioni più destabilizzate dell’Africa. Molta attenzione è stata posta sull’analisi dei rischi relativi ai conflitti in queste regioni, nell’eventualità di un possibile supporto dell’EUROGENDFOR ad organizzazioni internazionali impegnate in operazioni di stabilizzazione in queste aeree.


Durante la conferenza tutti i partecipanti sono stati resi edotti in dettaglio sulla previsione di spesa per l’anno 2013. Inoltre, sono state esposte le strategie finalizzate a rinforzare l’immagine della Forza di Gendarmeria Europea sullo scenario internazionale che hanno suscitato una viva attenzione tra i presenti.

L’elevato potenziale della forza di gendarmeria europea nel quadro dell’attuazione della politica europea di sicurezza e difesa, così come le opportunità per l’EGF nell’ambito della sicurezza e del rispetto per la legge sono stati oggetto di discussione nel corso della conferenza.. Allo stesso modo sono state prese in considerazione aree quali il potenziamento della cooperazione tra forze di polizia a carattere militare che potrebbe portare a positivi risultati positivi nel campo della sicurezza e durante operazioni in situazioni di crisi.

 

Stati sull’orlo del fallimento, la Somalia e il Congo sono i primi

di Antonella Sinopoli

Somalia e Finlandia. Due estremi. E non nello spazio delle latitudini. La Somalia è primo in una classifica di 177 Paesi che in ordine inverso stabilisce gli Stati “sull’orlo del fallimento”. Al 177esimo posto, appunto la Finlandia.

Anche quest’anno “The Found for Peace” ha rilasciato l’annuale Report che stabilisce, sulla base di migliaia di articoli, documenti, analisi degli eventi, la situazione interna dei singoli Stati del mondo.

The Failed States Index 2012 disegna una mappatura accurata e aggiornata dei 177 Paesi che sono classificati in base ad undici parametri suddivisi tra indicatori sociali, economici, politici e militari. Due gli Stati considerati in stato d’allerta. Dopo la Somalia, il Congo. Estremamente a rischio, 13 Paesi, 8 dei quali nel continente africano. Gli altri sono: Iraq, Afghanistan, Yemen, Haiti, Pakistan.

Rispetto allo scorso anno il Kyrgyzstan è il Paese che risulta aver migliorato più degli altri le proprie performance. Questo, per l’appianarsi dello stato di tensione che nel 2010 portò a violente proteste contro la corruzione dello Stato (a cui il presidente Kurmanbek Bakiyev rispose con lo stato di emergenza) e dei conflitti tra i due gruppi etnici dei Kyrgyz e degli Uzbeks che provocarono circa 200 morti, a cui è seguito un periodo di riforme.

Ad aver peggiorato più di ogni altro, invece, è la Libia. Non una sorpresa, certo, dopo i fatti accaduti all’inizio di quest’anno, che hanno segnato i rapporti della popolazione con sentimenti di odio e vendetta e lacerato il settore economico.

Una domanda che si sono posti gli analisti che hanno elaborato il The Failed States Index, è quanto abbia contribuito, ma soprattutto quanto contribuirà nei dati del prossimo anno, la Primavera araba. Considerato che, in alcuni casi, non è ancora chiaro dove le rivolte stiano portando. E ancora più incerta appare, ancora oggi, la situazione siriana.

In Europa la situazione è peggiorata a causa della crisi economica a partire dalla triste situazione in Grecia, dove non solo si è assistito negli scorsi mesi al declino dell’euro, ma anche a tensioni sociali culminate in azioni di razzismo contro gli immigrati che in Grecia provengono soprattutto dal Pakistan, dall’Iraq, dall’Afghanistan.

Ma, comunque, chi decide e come, quando e se gli Stati sono sull’”orlo del fallimento”, in situazione critica o in via di miglioramento? E se rappresentano una minaccia anche per il resto del mondo? Lo spiega il co-direttore del The Failed States Index in quest’intervista rilasciata un paio di settimane fa ad Al Jazeera.

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