Spagna protesta ancora: 80 città manifestano con rabbia

SCONTRI IN PIAZZA

23/2/2013

Proteste contro l’austerity: 45 arresti.

 

(© Getty Images) Studenti in piazza in Spagna contro i tagli alla scuola pubblica.

Studenti in piazza in Spagna contro i tagli alla scuola pubblica.La Spagna è esplosa ancora di rabbia il 23 febbraio, contro l’austerità fatta pagare ai cittadini e contro la corruzione perpetrata dai partiti e dai regnanti. Nell’anniversario del tentato colpo di Stato del 1981,  decine di migliaia di spagnoli sono scesi ancora una volta in piaza, per protestare contro l’austerity. Il governo ha schierato duemila poliziotti anitisommossa. Nel pomeriggio cortei colorati hanno invaso 80 città, tra cui Valencia e Bracellona. A Madrid i manifestanti hanno marciato verso il parlamento chiedendo meno tasse e più spesa pubblica.

I CORTEI COLORATI DEI TAGLI. Ogni categoria sociale interessata dai tagli  – 150 miliardi di euro in tre anni, in un Paese in cui la disoccupazione è al 26% e oltre il 50 tra i giovani – ha indossato un colore diverso: gli insegnanti marciavano in verde, i medici e gli infermieri in bianco, i movimenti femministi in viola, gli indignados e i minatori in nero. I manifestanti hanno invaso piazza Nettuno pacificamente.
45 ARRESTI  E 4 BOMBE INCENDIARIE. Ma verso la sera sono iniziati gli scontri: il bilancio secondo il ministero degli Interni è di una quarantina di feriti (12 i poliziotti) e 45 arresti, tra cui 9 minori. Il clima è surriscaldato. La polizia avrebbe trovato uno zaino abbandonato in strada con all’interno quattro bombe incendiarie.

da Lettera43

ITALIA: C’E’ STATO UN COLPO DI STATO E NON CE NE SIAMO ACCORTI

parlamento italiano

di Guido Scorza – 10 Febbraio 2013
I numeri relativi alla XVI Legislatura – quella che sta per chiudersi – raccolti e raccontati nel rapporto raccontano di un autentico colpo di Stato avvenuto sotto gli occhi di tutti ma all’oscuro dei più

E’ un documento che non può lasciare indifferenti il “” realizzato dall’associazione Openpolis e presentato nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati.

I numeri relativi alla XVI Legislatura – quella che sta per chiudersi – raccolti e raccontati nel rapporto raccontano di un autentico colpo di Stato avvenuto sotto gli occhi di tutti ma all’oscuro dei più. I principi fondamentali della nostra Costituzione sono stati travolti da pratiche e prassi parlamentari e di Governo che, di fatto, hanno sostanzialmente trasformato la governance del Paese.

Il Parlamento è divenuto un inutile orpello istituzionale con il profilo di un grigio burocrate passacarte con l’unico ruolo di “vidimare” scelte e decisioni del Governo senza alcuna concreta facoltà di sindacato.
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CAMBIARE #SIPUO l’Ecuador lo ha fatto!! Non ha pagato il debito ingiusto.

ecuador

Occupiamoci dell’Ecuador. Qui è accaduto che il paese si ritrovava schiacciato, da una trentina d’anni circa, da un debito pubblico enorme. Nel 1983, infatti, lo Stato si era fatto carico, di fronte ai creditori, del debito estero contratto da privati, per un totale di 1371 milioni di dollari, ai tempi una cifra notevole. Talmente notevole che nei successivi sei anni il paese non fu in grado di pagarla. Invece essa crebbe fino a raggiungere la soglia di 7 miliardi. Ora, i creditori erano principalmente istituti di credito statunitensi; nel contratto stipulato con il governo dell’Ecuador esisteva una clausola che prevedeva che dopo sei anni il debito cadesse in prescrizione. Ma il 9 dicembre 1988, a New York, in un atto unilaterale, venne abolita la prescrizione della totalità del debito. In pratica, gli Stati Uniti decisero che, a dispetto di ogni accordo preso in precedenza e senza consultare l’altra parte, l’Ecuador avrebbe pagato ugualmente tutto il debito, che intanto continuava a crescere. Nessun membro del congresso ecuadoregno si oppose alla risoluzione, che gli organismi statali nascosero persino alla popolazione. Poco tempo dopo, sempre dagli Stati Uniti arrivò la seguente proposta: che il debito estero fosse scambiato con l’acquisto dei cosiddetti Buoni Brady. Nicholas Brady era ai tempi, siamo nel 1992, Segretario del Tesoro americano, e stava attuando il Piano Brady, che interveniva sul debito di molti paesi latinoamericani ristrutturandolo attraverso la vendita di nuovi bond e obbligazioni. Molti paesi accettarono l’offerta, che consisteva di fatto nel pagare il proprio debito contraendone un altro, sul quale sarebbero maturati nuovi interessi. Anche l’Ecuador accettò. Le condizioni imposte da questo nuovo debito furono decisamente pesanti. Fra il 1992 ed il 1993 molte delle compagnie statali venero privatizzate. In particolar modo si stabilì che sarebbero state le risorse di metano e di petrolio a dover garantire il debito. Alejandro Olmos Gaona, storico ed investigatore ecuadoregno, ha dichiarato di aver personalmente trovato sia nel ministero dell’economia argentino che in quello ecuadoriano tre lettere: una da parte del Fondo Monetario Internazionale diretta alla comunità finanziaria, ovvero a tutte le banche; un’altra della Banca Mondiale; una terza della Banca Interamericana dello Sviluppo (BID). Cosa chiedevano? Di appoggiare il governo argentino di Carlos Menem, che si era impegnato a privatizzare il sistema pensionistico, a cambiare le leggi sul lavoro, a riformare lo stato e privatizzare tutte le imprese pubbliche, specialmente quelle riguardanti il petrolio.
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Sebastiano Isaia

Il punto di vista umano. «Essere radicale vuol dire cogliere le cose alla radice. Ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso» (K. Marx). «Emancipando se stesso, il proletariato emancipa l’intera umanità» (K. Marx).

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