ASSASSINIO “LEGALE”: HUGO CHAVEZ NELLA LISTA NERA DEGLI “STATI UNITI INC.”

E NON E’ IL SOLO!

di WILLIAM BLUM –

globalresearch.ca –

Una volta scrissi a proposito del Presidente del Cile Salvador Allende: Washington non ha visto eresie nel Terzo Mondo, ma genuina indipendenza. Nel caso di Salvador Allende l’indipendenza si è presentata vestita in uno speciale costume provocatorio- un marxista costituzionalmente eletto che ha intenzione di onorare la stessa costituzione. Questo proprio non s’ha da fare. Fece vacillare le pietre fondanti sulle quali è stata costruita la torre dell’anti-comunismo: la dottrina, accuratamente coltivata per decenni, che i “comunisti” potessero salire al potere solo attraverso la forza e l’inganno e che potessero mantenere questo potere solo terrorizzando e facendo il lavaggio del cervello alla popolazione. Poteva esserci solo una cosa peggiore di un marxista al potere- un marxista eletto al potere.

Non c’era nessuno nell’intero Universo che coloro che posseggono e controllano gli “Stati Uniti, Inc.” volessero vedere morto più di Hugo Chavez.

Lui era peggiore di Allende e di Fidel Castro.

Peggiore di ogni altro leader mondiale fuori dal fronte americano, per aver detto apertamente e nel modo più energico possibile cosa sta dietro l’imperialismo USA e la sua crudeltà.

Ripetutamente. Costantemente. Dicendo cose che non ci si aspetterebbe da un capo di stato, alle Nazioni Unite, in un modo scioccante nei confronti di George W. Bush. In tutta l’America Latina, organizzando la regione come dei blocchi contrapposti al potere imperialista degli USA.

Chi mi conosce da più tempo sa che io non sono proprio un teorico cospirazionista. Ma quando qualcuno come Chavez muore alla giovane età di 58 anni non ho dubbi sulle circostanze. Un cancro inarrestabile, infezioni respiratorie incurabili, un infarto improvviso, uno dopo l’altro… Si sa bene che durante la guerra fredda la CIA lavorò diligentemente allo sviluppo di sostanze che erano in grado di uccidere senza lasciare tracce. Mi piacerebbe vedere il governo venezuelano sondare ogni possibile via investigativa per ottenere infine un’autopsia.

Ritornando indietro al dicembre 2011, Chavez, già in cura per il cancro, si domandò: “ Sarebbe davvero così strano che abbiano inventato la tecnologia per combattere il cancro e noi non avessimo la possibilità di conoscerla se non tra 50 anni?”. Il presidente venezuelano parlava il giorno dopo che la presidente di sinistra dell’Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, annunciò che le era stato diagnosticato un tumore alla tiroide. Ciò avvenne dopo che altri tre leader di sinistra latinoamericani avevano ricevuto una diagnosi di cancro: il presidente del Brasile, Dilma Rousseff, quello del Paraguay Fernando Lugo e l’ex presidente del Brasile Luiz Inacio da Silva.

“Evo, prenditi cura di te. Correa, stai attento. Non si può mai sapere”, questo disse Chavez, riferendosi al presidente boliviano, Evo Morales e a Rafael Correa, il presidente dell’Equador, entrambi leader di sinistra.
(altro…)

Hugo Chavez. Hasta Siempre Comandante!

chavez

In morte di Hugo Chavez

 

Hugo Chavez non ce l’ha fatta. Dopo una lunga convalescenza, al riparo dei riflettori e della morbosità dei media, il comandante ha perso la madre di tutte le battaglie. Quella contro il tumore implacabile che lo aveva colpito ormai da tempo e che lo aveva costretto a subire ben quattro operazioni chirurgiche a Cuba, l’ultima lo scorso 11 dicembre.

Con Chavez scompare un protagonista indiscusso della storia latino-americana e mondiale. Un dirigente rivoluzionario atipico, di origini umili, mai digerito da quella oligarchia bianca e razzista che aveva dominato il Paese a “sangue e fuoco” e che si era vista sfilare dalle mani il governo da un “indio”. Chi scrive ha avuto modo di incontrare il Comandante Chavez in diverse occasioni. Mi hanno sempre colpito la sua vitalità vulcanica, la coscienza della storia, la sua curiosità intellettuale, la sua onestà e l’attenzione ai più umili.

Nei suoi 14 anni di mandato presidenziale, l’ex colonnello dei paracadutisti ha gettato le basi per una trasformazione in senso socialista del Venezuela. La sua azione politica e la sua indiscutibile capacità di direzione hanno cambiato per sempre un Paese che, fino al suo arrivo sulla scena politica, era il simbolo dell’alternanza tra due partiti sostanzialmente uguali: da un lato Copei cha fa riferimento all’Internazionale democristiana. Dall’altro Accion Democratica membro dell’Internazionale Socialista. E in decenni di governi e di patto tra loro, la gran maggioranza del popolo venezuelano è vissuta nella miseria, nonostante le enormi ricchezze petrolifere del “Venezuela Saudita” a stelle e a strisce.

Dopo aver scontato la galera per aver cercato di ribellarsi militarmente ai governi della miseria, nel 1998 Chavez ottiene la sua prima vittoria elettorale. Da quel giorno è una valanga inarrestabile, prima con la realizzazione dell’Assemblea Costituente e poi con una vittoria elettorale dopo l’altra (ne totalizza 14 su 15), con buona pace dei suoi detrattori che lo hanno accusato di essere un dittatore, pagliaccio, populista, demagogo. Quella destra interna ed internazionale, in prima fila nel tentato golpe del 2002 (e nella successiva serrata golpista), in buona compagnia dell’Internazionale Socialista che lo ha sempre osteggiato, più o meno apertamente. Né l’una né l’altra hanno mai capito la “connessione sentimentale” che legava Chavez al suo popolo.

Con Chavez il popolo venezuelano ha ritrovato la dignità e l’orgoglio. Per la prima volta protagonista, ha potuto cominciare a partecipare, a decidere sul proprio destino, a sperare in un diverso futuro attraverso il proprio riscatto. Il governo Chavez ha impedito sul filo di lana la privatizzazione di PdVSA, l’impresa statale del petrolio che da sempre fa gola alle multinazionali straniere, in primis a quelle statunitensi. Grazie alle risorse petrolifere messe a disposizione del Paese, in questi anni di “Rivoluzione Bolivariana” il Venezuela è cambiato profondamente. Politiche sociali nell’ambito della casa, della salute, dell’educazione, della cultura, dell’accesso al credito, del riconoscimento dei popoli originari, delle pensioni, dei salari, della battaglia a favore dei diritti delle donne, dell’accesso alla terra ed ai suoi frutti.

Oggi il Venezuela conta su un partito di massa, il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), su centinaia di organizzazioni popolari e sociali, su una matrice produttiva che inizia a diversificarsi ed emanciparsi dal mono-coltivo del petrolio, ponendosi l’obiettivo della sovranità alimentare.

Anche sul fronte internazionale innumerevoli sono state le sue iniziative, con la bussola prioritaria dedicata al continente latinoamericano, ai Caraibi ed alla sua necessaria integrazione politica ed economica. Con lo spirito della “Patria grande” di Simon Bolivar, Chavez è stato in prima fila nella battaglia per liberarsi dal giogo statunitense nel loro “cortile di casa”. La battaglia vittoriosa contro l’Alca (l’Area di Libero Commercio inventata dall’Amministrazione Usa), la creazione dell’Alba (Alleanza Bolivariana per i popoli della Nostra America), e poi Unasur e da ultimo la Celac sono tutte nuove istituzioni che portano il marchio inconfondibile dell’azione del governo Chavez. E poi l’iniziativa per la creazione del Banco del Sur, la battaglia dentro la Opec (l’Organizzazione dei Paesi produttori di Petrolio) a favore di una più equa ripartizione dei prezzi del petrolio e contro l’ingerenza statunitense, l’opposizione alla guerra in Iraq, Afghanistan, all’occupazione israeliana dei territori palestinesi, l’appoggio alla soluzione politica del lungo e sanguinoso conflitto armato colombiano.

Attraverso i suoi potenti mezzi di comunicazione, oggi la destra interna ed internazionale scommette sul caos e sulla divisione interna tra le varie anime del “chavismo”. Ma guai a confondere l’inevitabile tristezza per la scomparsa del Presidente con la debolezza del processo di trasformazione e dei suoi protagonisti, in primo luogo del popolo venezuelano e delle sue organizzazioni. La Rivoluzione Bolivariana non è disarmata. Oggi le Forze Armate sono molto più addestrate e compatte nella difesa dell’interesse nazionale e non di quelli stranieri, più colte e più preparate ideologicamente per affrontare le nuove sfide del futuro.

Sul piano politico, a partire da una sua probabile vittoria alle prossime elezioni, il candidato alla Presidenza proposto da Chavez ha una gran responsabilità: Nicolàs Maduro dovrà farsi carico di dirigere il Paese in maniera unitaria e pragmatica. Dovrà tenere conto delle diverse espressioni e tendenze presenti, mentre è imprescindibile continuare a formare i quadri per una direzione collettiva nel futuro. La costruzione del socialismo venezuelano è la sfida che Maduro ed il governo bolivariano hanno davanti a sé.
Oggi però le nostre bandiere sono listate a lutto. Che la terra ti sia lieve, comandante!

di Marco Consolo

Cosa potrà succedere (e che non vorremmo) in America latina alla morte di Chavez , ormai in fin di vita?

chavez

Facciamo un quadro della situazione politica generale ed incrociamo le dita e non perdiamo di vista questo continente!

Scendiamo per l’America Latina, dall’alto in basso. Con l’eccezione del Nicaragua dei sandinisti (che ieri ha annunciato di aver creato più posti di lavoro a tempo indeterminato di tutto il Mesoamerica), dal Rio Bravo al confine colombiano, imperversa la militarizzazione neoliberista e narcotrafficante imposta dagli Usa con colpi di Stato, elezioni truccate, finti socialdemocratici ed effettivi fantocci. Il Messico di Neto, ladro delle vittoria di Lopez Obrador, insanguinato dall’incessante carneficina di cartelli e militari, entrambi controllati dagli “specialisti” Usa, e l’Honduras della decimazione degli oppositori al post-golpista Lobo e dei contadini nelle aree sequestrate dai latifondisti delle monoculture, sono i modelli di una riconquista strisciante del “cortile di casa” yankee. Con quelle basi militari che Zelaya, presidente liberal honduregno rovesciato dal golpe di Obama, voleva chiudere, l’intervento diretto di militari Usa contro i settori sociali in lotta (Misquitos), la DEA nuovamente regolatrice dei percorsi ed equilibri del narcotraffico, il corridoio, che deve assicurare il transito della droga dalla Colombia al famelico mercato Usa e alle sue banche, è stato consolidato e blindato.
(altro…)

Il Venezuela somministra combustibile agli emarginati negli USA. #cambiaresipuò

Caracas somministra agli emarginati USA combustibile per il riscaldamento.
Lanciata l’ottava edizione del programma di solidarietà del Venezuela con gli USA


New York, 1 Febbraio 2013.

Il progetto di solidarietà del Venezuela con gli USA, attraverso un programma di consegna di combustibile per riscaldamento alle comunità marginali e in difficoltà, che aiuterà circa 100mila famiglie in 25 Stati – incluse più di 240 comunità indigene – per resistere al freddo invernale, ha iniziato il suo ottavo anno questa settimana, così come ha annunciato l’impresa petrolifera statunitense Citgo, sussidiaria della Petróleos de Venezuela, e la sua socia Citizens Energy Corporation.
Durante una cerimonia in un albergo per famiglie a Baltimora, il responsabile esecutivo della Citgo, Alejandro Granado, insieme con Joseph P. Kennedy II, presidente della Citizens Energy Corporation, impresa energetica senza fine di lucro, hanno lanciato l’ottava edizione annuale del programma di combustibile da riscaldamento “Citgo-Venezuela”.

(altro…)

agiamosubito

agiamosubito

Ragazzi per il bene comune Youth for the common good

Sostenibilità - Sustainability - Nachhaltigkeit - Sostenibilidad

Sebastiano Isaia

Il punto di vista umano. «Essere radicale vuol dire cogliere le cose alla radice. Ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso» (K. Marx). «Emancipando se stesso, il proletariato emancipa l’intera umanità» (K. Marx).

Cambiaresipuo

agiamosubito

notav.info

agiamosubito

Micromega

agiamosubito

LIBRE

agiamosubito

il manifesto

agiamosubito

Contropiano

agiamosubito

ilLibraio.it

agiamosubito

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: