Che è successo tra “Cambiare si può” e Antonio Ingroia?

Lettera aperta di Livio Pepino
5 gennaio 2013 in Rivoluzione Civile

La campagna elettorale è cominciata e, con essa, le operazioni strumentali tese a confondere e a disinformare riducendo il confronto politico a gossip o a lite di condominio. Ha iniziato giorni fa su La Repubblica Ettore Boffano, con un articolo ancor più confuso e contraddittorio del solito, nel quale ha impegnato tutto il suo livore per accusare di «disonestà intellettuale» (concetto evidentemente a lui familiare) i «professori torinesi promotori di “Cambiare si può”», rei di avere, dapprima, tramato nell’ombra per propiziare una indebita candidatura di Antonio Ingroia e, poi, abbandonato il campo in polemica con le nobili candidature, a fianco di Ingroia, dei segretari dell’Italia dei Valori e dei partiti dell’ex Sinistra Arcobaleno.
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Risultati della Votazione telematica di “Cambiare si può”

alle ore 00.00 del 1.1.2013

IL QUESITO IN VOTAZIONE era:
Ritieni che, nella mutata situazione di fatto rispetto all’assemblea del 22 dicembre (vedi report precedente), si
possa proseguire nell’iter di formazione di una lista comune, avente come candidato premier non contendibile
Antonio Ingroia (che ha dichiarato la disponibilità ad accogliere nel programma i nostri dieci punti irrinunciabili),
con attribuzione a un comitato di garanti della formazione delle liste, nelle quali è comunque previsto
l’inserimento dei segretari politici di IDV, Comunisti italiani, Verdi e Rifondazione comunista?

Hanno votato SI 4.468 pari al 64,7% dei votanti
Hanno votato NO 2.088 pari al 30,2% dei votanti
Si sono astenuti 352 pari al 5,1%
I voti validi sono stati 6.908 su circa 13.200 aderenti all’Appello

da facebook sito di
Libera Italia Subito
“Se vedessi che questo movimento arancione diventa un centro di raccolta differenziata dei trombati delle ultime elezioni e dei loro apparati, diciamo che smetterebbe di interessarmi”.
Gino Strada, 30 dicembre

Concordo perfettamente con questo commento di Gino Strada!!
donatella mardollo

Livio Pepino: Cambiare è difficile

Lo sconcerto e la delusione serpeggiano tra gli intellettuali e i movimenti che avevano sostenuto, con l’appello ‘Cambiare si può’, la necessità di una lista alternativa a Monti e al liberismo. Lo scippo da parte di Ingroia e dei partiti di (centro)sinistra brucia. Come dimostra l’intervento di Livio Pepino:

Due mesi fa, in settanta (diversi per storie e provenienza ma uniti negli obiettivi), abbiamo lanciato il documento “Cambiare si può”. Volevamo verificare la possibilità di una presenza alternativa alle elezioni politiche del 2013. Alternativa al liberismo, al governo Monti e a chi ne è stato il socio di riferimento (le destre da un lato e il Pd dall’altro) sulla base di una diversa idea di Europa, di sviluppo, di politiche per uscire dalla crisi, di centralità del lavoro (e non del capitale finanziario). E, poi, alternativa al sistema politico che ha caratterizzato gli ultimi decenni (anche a sinistra) portandoci allo sfascio attuale: un sistema soffocato da un rapporto corrotto con il denaro e con il potere economico, dalla trasformazione della rappresentanza in delega incontrollata, dalla incapacità di affrontare i problemi reali della vita delle persone; un sistema da trasformare nel profondo con segni tangibili di radicale discontinuità e con nuovi metodi, nuove pratiche, nuove facce (designate dai territori, all’esito di un dibattito pubblico, senza quote o riserve per ceti politici).
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Assemblea Nazionale di Cambiaresipuò, Roma 22 dicembre 2012 VIDEO

 Prima parte

 Seconda parte

CAMBIARE SI PUO’ ! MOZIONE VOTATA IL 22 DICEMBRE IN ASSEMBLEA PLENARIA AL TEATRO QUIRINO A ROMA

 

24 dic

PRIMA  MOZIONE – Approvata a maggioranza  al termine del dibattito della mattina e sottoposta anche alla votazione telematica:

L’Assemblea di “Cambiare si può”, riunita a Roma il 22 dicembre 2012, ribadisce la necessità – e riconosce ora la possibilità – di “una proposta elettorale autonoma e nuova, anche nel metodo, capace di parlare a un’ampia parte del Paese” così come si prefigura nella convergenza con il “Movimento arancione”, con le espressioni della società civile e con quelle forze politiche che si riconoscono nelle modalità proposte da Antonio Ingroia.Dà mandato ai promotori di proseguire nei tempi più rapidi il confronto sul programma a partire dai punti qualificanti emersi nel dibattito e, in particolare, sulle questioni:1) Della rimessa in discussione del fiscal compact e della contestazione delle politiche di austerità imposte dall’Europa;2) Del rifiuto della logica delle grandi opere a cominciare dal TAV;3) Delle politiche del lavoro e dei relativi diritti;4) Della difesa e rilancio del welfare e della laicità e pubblicità della Scuola e dell’Università;5) Del taglio della spesa militare, della cancellazione delle missioni militari all’estero e della politica della pace;6) Delle politiche di accoglienza e dei diritti dei migranti.

Appello ‘FACCIAMO PRESTO!’

(di seguito l’appello con 70 firme fra le quali Fiorella Mannoia, Piergiorgio Oddifreddi e Gino Strada)

FACCIAMO PRESTO!

Le prossime elezioni politiche saranno un momento costituente per la ricostruzione del nostro paese: dalla nuova legislatura – se ci impegneremo tutti – può nascere un’Italia più civile, più onesta, più giusta. Che sostiene il pubblico e non il privato, rifiuta la guerra, combatte davvero la corruzione e l’evasione.
Ad aprire questa porta verso il futuro saranno i cittadini e le cittadine: non le banche, non i poteri forti, non le cancellerie europee.
Nelle ultime settimane si è andata formando, per molti versi in modo spontaneo e fuori dagli apparati dei partiti, un’area civica e politica che si ispira alla pagina più bella della storia italiana recente: quella dei referendum vittoriosi sull’acqua, sul nucleare e sul legittimo impedimento; quella dei nuovi sindaci che hanno vinto a sorpresa in tanti comuni piccoli e grandi.
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LETTERA APERTA A INGROIA

testa

“Caro Antonio,

innanzitutto vogliamo darti il benvenuto al tuo ritorno in Italia e ringraziarti della generosità con cui hai sostenuto, in quest’ultimo mese, un progetto che, se riuscito, potrà davvero contribuire a fare uscire il nostro Paese dal vicolo cieco in cui è finito.

L’opportunità è veramente straordinaria. In questa tornata elettorale dal significato effettivamente “costituente” – dopo un vero e proprio default della politica ufficiale e dello stesso Parlamento – si tratta di offrire un’occasione di riscatto e di riavvicinamento alla cosa pubblica a una parte ampia – forse più ampia di quanto noi stessi immaginiamo – di elettorato disgustato e avvilito.

Le prossime elezioni possono davvero trasformarsi in una sorta di Referendum sulla possibilità di “rifare la politica” e di ricostruire questo Paese su basi più civili, ridando motivazione ed entusiasmo a quel “popolo dei Referendum” che quasi due anni or sono si è messo in cammino e si è espresso in modo perentorio. Non l’occasione per contarsi tra i soliti noti, o per far sopravvivere settori ristretti di ceto politico. Ma il momento in cui si possa prospettare a una potenziale maggioranza un’alternativa di programma e di metodo al sistema “fallito” che ci sta di fronte e che occupa monopolisticamente la scena.

Tutto questo è possibile, nonostante le enormi difficoltà che non ci nascondiamo, a una condizione: che la proposta elettorale che si metterà in campo segni davvero una discontinuità netta, visibile, sostanziale rispetto al passato (quel passato su cui, a torto o a ragione, si è accumulato uno strato spesso di discredito). Che si tiri una riga chiara rispetto al vecchio metodo delle oligarchie e delle camarille, dei giochi dietro le quinte e delle logiche autoreferenziali, dell’appello al popolo e del gioco tra i pochi, della proclamazione del valore della partecipazione e del sequestro delle decisioni da parte dei gruppi dirigenti. E infine, diciamocelo chiaro, delle vecchie facce e degli stagionati apparati, con tutta evidenza incompatibili con una lista di “cittadinanza politica attiva” quale le circostanze imporrebbero.

Se sapremo dare un segno inequivocabile di distanza da quel passato, nel linguaggio non gergale e nei simboli non frusti, nella chiarezza del programma (su cui dovremo lavorare ancora a fondo) e nella pulizia dei protagonisti, allora davvero potremo sperare che – come è stato detto di recente – si torni ad “amare la politica” (una politica degna di “farsi rispettare”). E, per questa via, avremo aperto uno spiraglio di speranza per quell’altra Italia fino ad oggi umiliata,

E’ con questo spirito che ti invitiamo all’Assemblea di “Cambiare si può”, sabato 22 dicembre mattina a Roma al Teatro Quirino, per un confronto franco e aperto sul progetto elettorale, individuando in te il possibile garante del carattere radicalmente democratico, partecipativo e innovativo del percorso da compiere consapevoli della necessità di quell’ “atto di grande responsabilità” che ci chiedono i firmatari dell’Appello “Facciamo presto” (anch’essi invitati all’Assemblea), rappresentanti della migliore Italia.

Con stima e sincera amicizia Marco Revelli e Massimo Torelli

18 dicembre 2012

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Il punto di vista umano. «Essere radicale vuol dire cogliere le cose alla radice. Ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso» (K. Marx). «Emancipando se stesso, il proletariato emancipa l’intera umanità» (K. Marx).

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