Eni diventa «privata»: e le altre aziende a partecipazione statale? Anche loro in mani straniere? Noi cittadini ne abbiamo avuto beneficio?

Göran Persson (in the middle) with George W. B...

maggio 2013 
 Doveva essere un’assemblea di routine quella dell’Eni lo scorso fine settimana. Senza rinnovo dei vertici in agenda, acquisizioni o aumenti di capitale, l’azienda, gli analisti e lo stesso azionista di maggioranza – Cdp e Tesoro con il 30,1% del capitale – prevedevano un’assemblea sonnacchiosa e dall’esito scontato: voto sul bilancio, sulla distribuzione dell’utile, su un buy back da riavviare e sull’approvazione del piano retribuzioni per i manager.

Invece, domenica scorsa, è successo qualcosa di talmente clamoroso da far passare in secondo piano tutti i punti all’ordine del giorno dei soci. È successo che per la prima volta nella storia, l’Eni si è trovata con il suo azionista di maggioranza passare in minoranza in assemblea rispetto al mercato, uscendo così di fatto dall’ambito delle Partecipazioni Statali per entrare nel circolo delle grandi public company.
Proprio così. La partecipazione massiccia dei fondi (in larga maggioranza esteri) all’assemblea dell’Eni ha tolto allo Stato la maggioranza dei voti in assemblea, passo storico per le Partecipazioni Statali e in generale per il mercato finanziario italiano. Non solo. Secondo gli analisti, questo salto di qualità sulla governance assembleare si ripeterà non solo l’anno prossimo in Eni, ma anche nelle altre società pubbliche: una volta rotto un argine, il mercato si muove come un fiume in piena.

LETTA: membro italiano della TRILATERAL COMMISSION e presente ad ogni riunione del gruppo Bidelberg

le parole Brzezinski, ideatore e co-fondatore della Commissione Trilaterale, tratte da un suo libro del 1971 “Tra due età: il ruolo degli Stati Uniti nell’era tecnotronica” che dice così:

La Nazione-Stato come unità fondamentale della vita dell’uomo organizzata ha cessato di essere la principale forza creativa: Le banche internazionali e le corporazioni transnazionali sono ‘ora’ attori e pianificatori nei termini in cui un tempo erano attribuiti i concetti politici di stato-nazione” .

A spiegare l’influenza di Washington sugli affari italici, a partire dalla scelta della persona da spedire al Quirinale: Al Bilderberg sono passati, tra gli altri, Monti, Draghi, Padoa Schioppa, Siniscalco, Prodi. «Ogni tanto qualche giornalista (Lilli Gruber, per dire, ndr) una volta Veltroni, Emma Bonino». Nell’entourage della potentissima banca d’affari Goldman Sachs sono transitati Prodi, Draghi, Monti, Gianni Letta. Massimo D’Alema, invece, ha avuto un «rapporto che sarebbe durato nel tempo» con Clinton, mentre Prodi «voleva essere ricevuto subito, ma non si poteva». Quanto all’Aspen, «in Italia conta su Amato, Prodi e D’Alema». La Trilateral «fondata da Rockefeller (…) Monti l’ha presieduta fino al 2011. La frequentano la consulente per la politica estera di D’Alema Marta Dassù (…), Enrico Letta…». Apprendiamo qualcosa pure su Scalfaro. Con lui al Colle, «c’è il ciclone Mani Pulite» che dà «spazio a una generazione nuova. Più avvezza all’uso di mondo, alle relazioni internazionali, alla lingua degli uomini d’affari. È dal denaro, adesso, dalla finanza che passano gli interessi politici. (…) È ai banchieri che si ricorre quando la politica tace o sobbolle di sue interne diatribe». TESTO COMMENTATO DA UN ARTICOLO DI CONCITA DE GREGORIO

PROFILI DEGLI ADERENTI O INVITATI A TALI GRUPPI:

Enrico Letta, ha alle spalle un percorso umano e formativo all’insegna dell’Europa. Dall’infanzia a Strasburgo – dove frequenta la scuola dell’obbligo – alla laurea in Diritto internazionale all’Università di Pisa. Sempre a Pisa consegue il dottorato di ricerca in Diritto delle comunità europee alla Scuola Superiore “S. Anna”. A 25 anni è presidente dei Giovani del Partito Popolare europeo. Nel 1990 conosce Beniamino Andreatta e diventa ricercatore dell‘Arel, l’Agenzia di ricerche e legislazione di cui è segretario generale dal 1993. Nello stesso anno il primo contatto con le istituzioni. Segue infatti Andreatta, come capo della sua segreteria, al Ministero degli Esteri, nel governo Ciampi. Proprio Ciampi lo chiama nel 1996 al Ministero del Tesoro come segretario generale del Comitato per l’euro. Dal gennaio 1997 al novembre 1998 è vicesegretario del Partito popolare italiano. Nel novembre del 1998, con il primo governo D’Alema, diventa a 32 anni ministro per le Politiche Comunitarie. È il più giovane ministro della storia repubblicana e batte Andreotti, ministro a 35 anni. Nel 2000 è ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato nel secondo governo D’Alema. Incarico che conserva, con il governo Amato, per il quale è anche ministro del Commercio con l’Estero fino al 2001. Nel 2001 diventa deputato per la prima volta e s’iscrive alla Margherita. Nel giugno 2004 rassegna le dimissioni dalla Camera e, da capolista dell’Ulivo, viene eletto deputato europeo per la circoscrizione Italia Nord-Est. Nella XV Legislatura torna deputato della Repubblica italiana e tra il 17 maggio 2006 e l’8 maggio 2008 è sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel governo Prodi. Nel 2007 si candida alla segreteria del neonato Partito democratico ottenendo, con le primarie del 14 ottobre, oltre l’11% dei consensi. Nelle elezioni del 13 e 14 aprile 2008, capolista PD nella Circoscrizione Lombardia 2, viene eletto alla Camera dei Deputati.  Poche settimane Walter Veltroni lo chiama a far parte del governo ombra del PD in qualità di responsabile Welfare. Nel 2009, in occasione del Congresso del Partito democratico, decide di appoggiare Pier Luigi Bersani e la mozione che lo sostiene. Il 9 novembre 2009 – dopo le primarie che eleggono Bersani segretario nazionale – viene nominato dall’Assemblea nazionale, ad amplissima maggioranza, vicesegretario unico del Partito Democratico. Dal 2004 è vicepresidente di Aspen Institute Italia. Ha svolto attività di insegnamento e di ricerca presso la Scuola superiore S. Anna di Pisa e l’Haute Ècole de Commerce di Parigi. Nel 2005 fonda veDrò, nel 2007 l’Associazione TrecentoSessanta.

E’ UN ENFANT PRODIGE (altro…)

VOTATE RODOTA’ PRESIDENTE firmate l’appello!

Accogliamo l’appello

NON REGALATE IL PAESE A BERLUSCONI.

NO ALLE LARGHE INTESE E A MARINI PRESIDENTE.

VOTATE RODOTA’ PRESIDENTE.
Ora si può firmare:

http://temi.repubblica.it/repubblica-appelli/?action=vediappello&idappello=3
91297

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/quirinale-lappello-momento-e-ora-
votiamo-rodota/

In un momento di radicale crisi sociale, economica e politica il nome di Franco Marini e gli altri nomi (e i processi da cui scaturiscono, propri del programma elettorale della coalizione Bersani) che vengono proposti dal gruppo dirigente del PD a garanzia di un accordo improponibile sono inaccettabili. Lo sono ancor di più se inseriti all’interno di un disegno politico che garantisce, con le forzature istituzionali di Napolitano,  la continuità del quadro politico e salvaguarda ancora una volta gli interessi e il ruolo di Silvio Berlusconi.

Chiediamo un moto di responsabilità che non aggravi un sentimento di avversione sempre più diffuso (e sempre più giustificato) nei confronti di classi dirigenti che si mostrano ancora una volta del tutto dissociate rispetto alla carne viva del paese.

Vogliamo un Presidente garante dell’innovazione democratica fondata sul carattere progressivo della democrazia costituzionale, che sia rappresentante delle lotte per i beni comuni, che difenda la costituzione, che garantisca il ripudio della guerra e dei suoi strumenti, che rispetti la richiesta degli italiani di uscire dal vicolo cieco dell’austerity e di rinnovare le forme e i volti dell’impegno politico.

Vogliamo un presidente come Stefano Rodotà:  Rodotà Presidente sarebbe veramente il segno del cambiamento delle istituzioni e della politica, in piena fedeltà alla Costituzione.
Riteniamo importante la scelta del M5S di offrire al Parlamento la candidatura Stefano Rodotà e del tutto insensata la posizione del PD di ignorare la sua candidatura e di puntare a candidature condivise con Berlusconi.

Aderiamo a tutte le mobilitazioni che si stanno spontaneamente formando sul territorio a partire di quella di oggi a Montecitorio alle 13.
Il processo in atto è irreversibile: l’oggi non è più ieri. Chi vuole ancora abitare il passato, se ne assume tutta la responsabilità
.

ALBA- Alleanza Lavoro BeniComuni Ambiente

CARCERE, NRA, DEMOCRAZIA M5S e altro

LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI, DICONO …
In Italia ogni detenuto ha a sua disposizione in media non più di tre metri quadrati di spazio in carcere, quando va bene. Una situazione di sovraffollamento drammatico, insostenibile, a cui la chiusura anticipata della legislatura e l’ottusa opposizione della Lega ha impedito di porre parziale rimedio con l’adozione di pene alternative alla carcerazione per i reati minori, come avviene in tutti i Paesi civili.
(altro…)

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Sostenibilità - Sustainability - Nachhaltigkeit - Sostenibilidad

Sebastiano Isaia

Il punto di vista umano. «Essere radicale vuol dire cogliere le cose alla radice. Ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso» (K. Marx). «Emancipando se stesso, il proletariato emancipa l’intera umanità» (K. Marx).

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