GOVERNO, UNIONE EUROPEA, FMI, BCE chi decide il nostro FUTURO? Video

Ospitiamo questo video di @RadiantCatalyst (seguite in twitter) per la sua capacità di connettere, tanti sono i protagonisti inseriti, diverse posizioni politiche e ambiti: politici, economici, religiosi; tutti, con varie giustificazioni, parlano di una cosa:

DI CHI DECIDERA’ IL NOSTRO PROSSIMO FUTURO IN ITALIA E NEL MONDO!

IN UNA SITUAZIONE GIA’ COMPROMESSA DELLA DEMOCRAZIA ATTRAVERSO LA DELEGA  – INFATTI MANCA LA PARTECIPAZIONE ED IL CONTROLLO DA PARTE DEI CITTADINI ANCHE NELLE ISTITUZIONI SOGGETTE A ELEZIONI –  ORA STIAMO PASSANDO A ISTITUTI ,  CHE DECIDONO DI ECONOMIA E SICUREZZA,  NEMMENO ELETTI DAI CITTADINI E CHE SONO LEGATI A POTENTATI GLOBALI: BANCHE E MULTINAZIONALI.

QUESTI ISTITUTI COME ESM, EUGENDFOR,  MA LA STESSA BCE (PRIVATA) E L’ FMI, SONO CONSIDERATI COME UN FARO DEL NUOVO ORDINE GLOBALE (cit. dal video), INDIPENDENTI E AL DI SOPRA DI INTERESSI ECONOMICI FINANZIARI PRIVATI QUANDO NON LO SONO AFFATTO.

DOMANDIAMOCI SE IL DESIDERIO O IL BISOGNO DI UNIONE DEI CITTADINI DEBBA PASSARE ATTRAVERSO FORME ISTITUZIONALI E POLITICHE, ANCHE INTERNAZIONALI,  COME QUESTE CHE CI STANNO PROPONENDO I VARI MONTI, NAPOLITANO, LETTA

TUTTI, DICO TUTTI, COLLEGABILI A GOLDMAN SACHS  O ALTRE BANCHE,  A GRUPPI DI POTERE COME BIDELBERG E TRILATERALE, DI CUI POCHI SANNO. CHI NE PARLA  E’ SPESSO  ADDITATO DI COMPLOTTISMO (FORSE MEGLIO CHIAMARLI UNIONI CORPORATIVE DI GRANDI INTERESSI FINANZIARI CHE INFLUENZANO I GOVERNI?).

APPROFONDIAMO CON LETTURE CRITICHE QUESTI GRANDI CAMBIAMENTI DI SCENARIO INTERNAZIONALE; LEGGIAMO E ASCOLTIAMO ANCHE VOCI FUORI DAL “CORO”, DIVERSE DA  QUELLE CHE CI VENGONO DAL POTERE POLITICO E DAI MEDIA CONVENZIONALI.

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DENUNCIA CONTRO TROIKA PER REATI DI AGGIOTTAGGIO E TURBATIVA MERCATI DA INOLTRARE A CORTE GIUSTIZIA UE.

ADUSBEF E FEDERCONSUMATORI STUDIANO DENUNCIA CONTRO TROIKA PER REATI DI AGGIOTTAGGIO E TURBATIVA  MERCATI DA INOLTRARE A CORTE GIUSTIZIA UE.

Dopo aver provocato il panico tra i correntisti europei, specie quelli italiani già scottati nel 1992 dal prelievo forzoso del 6 per mille, si assiste ad una indecorosa retromarcia delle cancellerie europee e della Troika (Bce-Fmi-Ue) sul prelevamento dei conti correnti a Cipro, escluso definitivamente oggi dal Governo di Nicosia.

Ma la Troika, che probabilmente sarà denunciata alla Corte di Giustizia Europea per aggiotaggio e turbativa di mercato (qualora i giuristi incaricati  da Adusbef e Federconsumatori ne dovessero ravvisare i presupposti legali), per il panico creato ad arte con l’imposizione del prelievo forzoso in violazione di direttive europee che salvaguardano i correntisti, specie per i depositi sotto i centomila euro, pagherà mai per i danni inferti ai mercati ed ai risparmiatori, che sono maggiori della posta in gioco di 6 miliardi di euro, guarda caso lo stesso esatto ammontare che le banche tedesche hanno affidato a Cipro ?

La strategia suicida della Troika che sta suscitando panico tra i correntisti europei, specie quelli già scottati come gli italiani, oltre a salvare le banche tedesche a spese dei depositanti, ha la finalità di rendere insicuri i depositi dei paesi a rischio, come Spagna, Grecia, Portogallo, Italia, per far trasmigrare le giacenze in approdi più sicuri come Germania, Svizzera,Austria, scavando così la fossa alla fiducia dei cittadini nell’Europa, messa a repentaglio da tecnocrazie, cleptocrazie e Governi ombra Bce, che hanno già arrecato troppi danni alla costruzione della casa comune europea.

da AGI-IT

Irlanda: per prima si ri-prende una parte di sovranità

Ue: sovranità nazionali strappate, “è il momento di riprendersele”

Per uscire fuori dalla crisi, occorre “ridare agli stati membri il controllo delle politiche fiscali e di bilancio”. E’ questa la ricetta proposta da Ashoka Mody, ex capo missione FMI in Germania e Irlanda.

NEW YORK (WSI) – Nessun rafforzamento dell’Unione europea. Anzi. Per uscire fuori dalla crisi, la strada da percorrere potrebbe andare nella direzione opposta, ovvero quella di “ridare agli stati membri il controllo delle politiche fiscali e di bilancio”. E’ questa la ricetta proposta da Ashoka Mody, ex capo missione FMI in Germania e Irlanda, che in un lungo articolo sulla crisi europea ritiene essenziale per uscire dalla crisi, la ricostituzione delle sovranità nazionali con l’obiettivo di “ridurre lo stress a cui sono sottoposte le economie periferiche nel breve periodo e, quindi, in modo da spianare la strada verso un’Europa più integrata e un euro più forte”.

In sostanza Mody suggerisce ai leader europei di compiere tre passi:

1 – Smantellamento dell’attuale sistema fiscale;

2 – Ripristino della responsabilità fiscale agli stati membri;

3 – Attribuire ai i creditori privati le perdite del debito sovrano.

“Questa non sarebbe solo la risposta all’inefficienza mostrata dalle autorità fiscali centrali. Ma andrebbe oltre. I cittadini dei paesi in difficoltà si sono finora caricati il peso fiscale della crisi. Pensare che continueranno a farlo risponde a un atteggiamento paternalistico che non fa bene a nessuno”, dice Mody, specificando che il processo da lui delineato permetterebbe infine la costruzione di un rapporto più maturo con i creditori privati.

La zona euro è stata fondata sul principio “no bailout”: se gli Stati membri non possono rimborsare i loro debiti, i creditori devono farsi carico delle perdite. Quello che è successo nella realtà è che, invece di far rispettare il principio di non-salvataggio e stabilire un precedente, i paesi debitori hanno fatto ricorsi ai finanziamenti ufficiali per rimborsare i creditori privati.

Risultato finale – sottolinea Mody – i paesi in difficoltà sono stati di fatto condannati a politiche di austerity di cui non si vede la fine. Solo spostando l’onere della responsabilità di nuovo sul finanziatori privati, i paesi debitori potranno uscire dal pantano in cui sono finiti.

Fonte: http://www.wallstreetitalia.com

IRLANDA CONTRASTA I TRATTATI EUROPEI e in particolare con il famigerato articolo 123 (titolo VIII politica economica monetaria) che impedisce alle banche centrali dell’eurozona di finanziare direttamente i rispettivi governi.

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Europa in rivolta: quando l’euro del rigore la farà crollare. Parola di Soros

16/2/13

«Sono terribilmente preoccupato per l’euro, che è potenzialmente in grado di distruggere l’Unione Europea». Problema: la politica di rigore – per mantenere una moneta non svalutabile e non sovrana – comporta sofferenze sociali che, alla lunga, potrebbero scatenare una rivolta contro Bruxelles. Parola del super-investitore finanziario George Soros, intervistato dalla televisione olandese nel programma “Nieuwsuur”. «C’è un rischio reale che la soluzione al problema finanziario crei un problema politico realmente profondo», sostiene Soros, preoccupato che la Germania non capisca il pericolo di una «depressione di lunga durata», a cui l’austerity condanna il Sud Europa. «Può durare più di un decennio, in realtà potrebbe diventare permanente: fino a quando la sofferenza diventerà così grande che alla fine ci potrà essere una ribellione, un rifiuto dell’Unione Europea, che poi porterebbe alla distruzione dell’Unione stessa. Un prezzo terribilmente pesante per preservare l’euro».

In teoria, sempre secondo Soros, la moneta della Bce «potrebbe durare molto tempo, come l’Unione Sovietica, un assetto istituzionale molto George Sorosnegativo che è durato per 70 anni», ma alla fine proprio l’euro «sarà destinato a far crollare l’Unione Europea: il tempo che ci vorrà, e può richiedere generazioni, sarà tempo perso in termini di libertà politica e di prosperità economica». Risultato: «Una terribile tragedia per l’Ue, e sta accadendo alla società aperta più sviluppata del mondo». I “consigli” di Soros, commenta Giulietto Chiesa su “Megachip”, arrivano un po’ in ritardo: gli stessi dirigenti europei «hanno già capito di avere tirato troppo la corda e di stare aprendo la via ad un vasto sommovimento sociale». In realtà, per Chiesa, la correzione di rotta è già in atto, ma si tratta solo di tattica: «Non vuol dire che la classe dirigente, cioè l’alta finanza, abbia cambiato idea: soltanto, non sono stupidi. Frenano, per il momento. Riprenderanno quando le masse avranno metabolizzato la prima stangata. E nella pausa caffè si getteranno sulle privatizzazioni, comprando tutto il comprabile, con il denaro virtuale di cui dispongono, nell’Europa dei Piigs e in quella dell’Est».

Per ora, aggiunge Chiesa, si vedono due segnali: il debito greco è stato di fatto “abbuonato”, e l’Irlanda ha avuto la “cartolarizzazione” del suo debito, dilazionato in trent’anni. «E persino la sentenza europea che dà ragione all’Islanda è un segno nella stessa direzione». La Bce di Draghi? «Ha ripreso le redini, ed è perfino riuscita a respingere l’attacco americano, con la repentina svalutazione del dollaro: cosa che minacciava tutta l’Europa, ma in particolare i tedeschi». Ora l’euro è ritornato attorno a quota 1,33 sul dollaro. Il “Quantitative Easing” americano continua, ma a quanto pare l’Europa ha deciso di farvi fronte. «Di tutto il giudizio di Soros – conclude Chiesa – la cosa che mi pare più illuminante è che non fa alcun cenno alla situazione del dollaro e dell’economia americana. Silenzio rivelatore del suo disegno: dire che l’euro può crollare tra settant’anni è una vera scemenza, è come dire che è eterno». Come ormai molti pensano, l’anomalia mondiale della moneta europea (non-sovrana, ma affidata al monopolio delle banche) è passata quasi inosservata in tempi di crescita, ma non può sopravvivere alla crisi, aggravata dalle misure “suicide” di austerity e dalla perdita di uno strumento flessibile come la moneta sovrana, vitale per le economie nazionali.

da Libre associazione di idee

Separazione degli sportelli dalle attività di speculazione. In un documento pubblicato ieri l’Eurotower dice si. E Draghi?


29 gennaio 2013
Banche, la Bce valuta separazione degli sportelli dalle attività di speculazione
Mentre in Italia esplode il caso Mps, arriva la risposta dell’Eurotower alla proposta finlandese di dividere le due attività. Non siamo ancora a un via libera ma, Draghi permettendo, la direzione è segnata: “In generale, l’Eurosistema ritiene opportuno separare alcune attività ad alto rischio degli istituti finanziari che non sono associati alla fornitura di servizi relativi ai clienti
Sarà forse l’effetto Monte dei Paschi, ma la Banca centrale europea accelera sulla proposta di separazione tra banca di investimento e banca commerciale. L’obiettivo è chiaro: sollevare i contribuenti da ulteriori salvataggi e vietare alle banche di mettere mano ai depositi dei risparmiatori per finanziare operazioni rischiose. In un documento pubblicato ieri l’Eurotower risponde al rapporto Liikanen (dal nome del suo ideatore, il governatore della Banca di Finlandia) che propone la separazione bancaria.
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Sapelli: lavoro, non profitto. E bastano tre ore al giorno

Scritto il 29/11/12

Tre ore di lavoro al giorno? «Sono più che sufficienti», purché si tratti di «lavoro liberato» dalla schiavitù del profitto. Giulio Sapelli concorda con Keynes: ridurre l’orario di lavoro è possibile, eccome. «E sarebbe una grande liberazione». Parola d’ordine: cooperazione, al posto dell’attuale – fallimentare – competitività. Sembra l’annuncio di morte del capitalismo moderno, dopo oltre due secoli di industria. Lo pronuncia, senza imbarazzi, uno dei maggiori storici italiani dell’economia: professore alla London School of Economics e poi a Barcellona, Sapelli è un big di prima grandezza nel panorama economico e finanziario italiano: già consulente dell’Olivetti e consigliere di amministrazione dell’Eni, è stato presidente della fondazione del Monte dei Paschi di Siena e membro del Cda di Unicredit. Rappresentante per l’Italia di Transparency International, organizzazione che lotta contro la corruzione economica, dal 2002 è tra i componenti del World Oil Council e dal 2003 fa parte dell’International Board dell’Ocse per il settore no-profit.

Ultimamente, Sapelli attacca in modo frontale gli economisti di scuola “neoclassica”, come Mario Monti. «Non condivido la loro ossessione per i Giulio Sapellimercati in equilibrio», spiega Sapelli a Luigi Chiarello, in un’intervista rilasciata a “Italia Oggi” e ripresa da “Megachip”. Per il professore, che attualmente insegna all’università di Milano e collabora con il “Corriere della Sera”, i “mercati in equilibrio” semplicemente «non esistono». Agli economisti “neoclassici”, Sapelli contesta anche il fatto che, secondo loro, il sistema dei prezzi dia avvisaglie sulle crisi in arrivo, tanto sul fronte industriale quanto sul versante finanziario. Invece: «L’esperienza di oggi, e del passato, ci dimostra che non è vero. Che non ci sono mercati in equilibrio». Altro capo d’accusa: l’ossessione dei montiani per il debito pubblico. «L’economia – sostiene Sapelli – è governata soprattutto dalle leggi della produzione, piuttosto che da quelle della distribuzione». Inoltre, «non è la moneta che fa la circolazione del capitale, ma, al contrario, è la circolazione del capitale che fa la moneta. Dunque, il problema non è mai il debito pubblico, ma la quantità di stock accumulato: che, in termini popolari, si chiama Pil. Prodotto interno lordo».

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Sostenibilità - Sustainability - Nachhaltigkeit - Sostenibilidad

Sebastiano Isaia

Il punto di vista umano. «Essere radicale vuol dire cogliere le cose alla radice. Ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso» (K. Marx). «Emancipando se stesso, il proletariato emancipa l’intera umanità» (K. Marx).

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