Wall street: le “non” regole bancarie USA (e del mondo globalizzato)

Obama ha promesso agli americani di mettere regole alla finanza senza controllo. Ma il suo governo è ancora pieno di uomini provenienti dalle grandi banche

La crisi bancaria? Roba del passato. Le grandi banche non sono mai state meglio: il termometro del Dow Jones è stabile intorno ai 14mila punti e nel 2012 sono stati pagati oltre 20 miliardi di dollari di bonus per gli operatori di Wall street. Alla faccia dell’accordo di vigilanza finanziaria Basilea 3, che voleva tagliare i premi di produzione  (a parole .. in realtà Basilea 3 è un ulteriore sfacciato tentativo della Banca dei regolamenti internazionali e delle banche mondiali “troppo grandi per fallire” di coprire le loro truffe e di puntellare il pasticcio dei derivati). Anche gli utili sono in grande crescita: 141,3 miliardi di dollari lo scorso anno, il 19,3 per cento in più del precedente. Quasi si batteva il record del 2006, 145 miliardi. Ma allora il mercato andava a gonfie vele e nessuno si preoccupava del marciume dilagante tra i palazzi eleganti di Manhattan, sempre tirati a lucido. Spazzate vie le macerie della crisi dei mutui subprime e dei milioni di posti di lavoro bruciati, il mondo della finanza è definitivamente tornato a giocare. E pericolosamente.

Il vantaggio del rischio

«Wall street ha vinto ancora una volta. Wall street vince sempre». A parlare è Jeff Connaughton, ex lobbista, ex staffer del vicepresidente Joe Biden ed ex capo di gabinetto del senatore democratico Ted Kaufman. Si è lasciato Washington alle spalle, «deluso dal sistema», trovando riparo nella quieta Savannah, Georgia. Qui ha scritto The Payoff: Why Wall street always wins, un’inquietante retroscena sul rapporto di sudditanza tra il governo americano e i colossi di Wall street. «Abbiamo fatto leggi e riforme. Eppure i rischi del sistema rimangono, basta vedere la legge Dodd-Frank sulla regolamentazione dei mercati finanziari, del tutto insufficiente e in gran parte inapplicata».
In Italia l’ignavia dei controllori è emersa prepotentemente con lo scandalo Mps: Bankitalia e Consob, sebbene a conoscenza delle operazioni rischiose e dei titoli obbligazionari tossici, guardarono altrove. In Usa non sarebbe potuto accadere, dicono i più. Sbagliato. I casi di frode dall’altra parte dell’Atlantico sono stati numerosi anche nel 2012: prima i 7 miliardi di dollari bruciati da JP Morgan in investimenti rischiosi; poi lo scandalo Euribor, nato alla Barclays di Londra, ma deflagrato a Wall Street. Infine Standard & Poor’s, una delle più grandi agenzie di rating, accusata di aver assegnato valutazioni ritoccate al fine di manipolare il mercato. Il presidente Obama ha tuonato in più occasioni contro gli eccessi della finanza. Ma con scarsi risultati. «Togliere mercati rischiosi come i derivati alle banche americane è come togliere i videogames a un teenager», sorride Connaughton.

Dodd-Frank, la legge che non c’era

Dov’è finita la tanto sbandierata riforma di Wall street? Bart Naylor, analista del think tank Public citizen, uno dei migliori insider di Washington, segue dagli albori il processo legislativo che dovrebbe mettere in riga la finanza. «La riforma, meglio nota come Dodd-Frank Wall street reform and consumer protection act, è ferma nella palude», ci racconta seduto nel suo ufficio al 215 di Pennsylvania avenue, ai piedi di Capitol Hill. «Il 27 febbraio abbiamo aperto una causa per accelerarne l’attuazione, ma tutto rema contro». A oggi infatti del Dodd-Frank Act – un macigno legale di oltre 13.000 pagine per 400 regole – è stato attuato solo un terzo. «Il resto giace in attesa, mentre orde di avvocati e lobbisti sono mobilitati per fare pressione sui legislatori, mettendo in stallo il processo». Col  sostegno diretto dei repubblicani. Il candidato presidenziale Mitt Romney propose in campagna di abolire la legge. Seguirono assegni di supporto da Wall street, debitamente anonimi. «Non parliamo mica di dettagli. Mancano completamente pezzi fondamentali per evitare un nuovo collasso. Uno su tutti, la Volker rule, la regola sulla capitalizzazione, e una fetta della regolamentazione del trading di derivati».

La Volker rule, dal nome dell’ex presidente della Federal Reserve, è considerata un elemento chiave per controllare le banche. Obiettivo: limitare drasticamente l’attività speculativa delle banche di deposito. Niente rischi con i soldi dei risparmiatori (limita molto la contrattazione in proprio, quella senza regole,  di titoli da parte di banche che sono coperte dall’assicurazione federale sui depositi). Le banche detestano la Volker rule: istituti finanziari hanno stimato perdite da due miliardi di dollari annui nelle entrate e prevedono la diminuzione della liquidità dei mercati, un calo di investimenti e la riduzione della disponibilità di credito. Risultato: la Volker, attesa per il giugno 2012, non è stata ancora approvata. Le sue regole però sono state gonfiate a dismisura dai lobbisti, con eccezioni e casistiche bizantine, e alla fine le stesse banche, cioè quelle che mandano e pagano i lobbisti, hanno chiesto di rinviarne l’applicazione perché il tutto è poco chiaro e farraginoso. E hanno ottenuto, il 19 aprile scorso, questo rinvio da parte dalla Federal Reserve, per cui il Volcker rule invece che a metà 2012 entrerà in funzione il 22 luglio 2014.

Sui derivati la legge Dodd-Frank metteva un limite al di sotto del quale una banca poteva continuare a trattare over the counter:un limite di 100 milioni di dollari. Ora è stato portato a otto miliardi su pressione non solo delle banche, ma anche di grossi traders in materie prime come i fratelli Koch grandi sostenitori dei repubblicani. Da notare che i derivati, una massa enorme di contratti il cui valore nozionale era pari a oltre otto volte il Pil mondiale (oggi siamo tornati su valori analoghi), erano in gran parte a trattativa privata, over the counter, cioè ‘sopra il tavolo’, come si fa col contante. Impegni presi fra due controparti senza registrazione alcuna, senza che nessun ente terzo tenesse un po’ di contabilità. (sarebbe ancora da approfondire il ruolo dei derivati come strumento per ovviare all’obbligo di riserva del capitale…. con i cds non appaiono più i crediti-debiti a rischio nel bilancio delle banche) vedi  courtfool.info/it_La_banca_spiegata_La_truffa_dei_derivati.htm (altro…)

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