Documentario sulla guerra in Iraq-Censurato dalle tv – DA VEDERE!

Documentario assolutamente da non perdere per chiunque voglia comprendere i veri meccanismi delle guerre, in questa epoca dove l’occidente con la falsa scusa di salvare i popoli dai dittatori, stermina culture, territorio e futuro ..

Ovunque c’è petrolio, in forma di riserve certe o di semplice aspettativa, esso è causa di dispute e processi di militarizzazione. I conflitti crescono anche perché nel mondo i consumi aumentano e le riserve diminuiscono. Così la geografia degli interessi petroliferi è decisiva per capire la storia di questi anni, dalla prima guerra del Golfo (1991) all’Iraq attuale fino alle prossime aree di crisi: dal Medio Oriente (dove sono concentrati i giacimenti “giant”) al Caspio e all’Asia. Ma il petrolio non è solo estrazione: strategico è anche il controllo degli oleodotti e dei corridoio petroliferi, o dei 6 punti nevralgici dove passa il 40 per cento della produzione mondiale. Come e perché e chi entra o esce dalla lista degli “Stati canaglia”.

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I tentacoli degli Stati Uniti in Africa, strategia imperialista di dominio mondiale! (in italiano)

Gli Stati Uniti d’America stanno consolidando la presenza militare nel Golfo di Guinea e in tutta l’Africa, nel quadro della loro strategia imperialista di dominio mondiale.

Il presidente Obama ha nominato un nuovo comandante di Africom, il comando militare degli USA in Africa. A succedere al generale Carter Ham è stato scelto il generale David Rodrigues, uno dei più importanti militari in attività e fino ad ora non coinvolto in nessun scandalo. Il segretario della Difesa Leon Panetta ha elogiato Rodrigues, affermando che “è un leader con prove date”, ha svolto incarichi di comando sul campo di battaglia ed è stato uno degli architetti della strategia in Afghanistan. Panetta ha avuto anche parole simpatiche per Ham, affermando che ha dato ad Africom “un ruolo centrale in una regione piena di sfide”.

Non sorprende la priorità che Washington attribuisce al comando per l’Africa. In funzione dal 2008, con il quartier generale “provvisorio” a Stoccarda e con una base a Gibuti, Africom è responsabile delle relazioni militari degli USA con 54 paesi e delle partnership per “rafforzare la sua capacità di difesa”. Si propone di “combattere il terrorismo, il traffico di droga e la pirateria”, “aumentare la sicurezza marittima” e “prevenire i conflitti nel continente”. In altre parole, è il braccio armato dell’Impero in Africa, già con operazioni – più o meno discrete – in Somalia, in Uganda, Ruanda e Congo.
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Equilibri mondiali: USA e le politiche militari in Africa (in inglese) Strategy military U.S. in Africa

WASHINGTON—The White House has promoted a strategy of keeping as light a U.S. footprint as possible in Africa, focusing on training and funding local militaries and providing logistical and intelligence support to African Union-led combat operations.

But events in Mali, Algeria and other countries are now spurring a reconsideration of the military role the U.S. should take on the continent, U.S. officials said.

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Google Earth/ReutersA satellite image of the facility in Algeria where terrorists seized Algerian and foreign hostages on Wednesday.

The White House and African analysts have voiced fears that a more direct U.S. role could weaken local governments and further inflame Islamist extremism. U.S. officials have also questioned the direct national security threat posed by such Africa-based militants as AQIM, Somalia’s al-Shabaab militia and the Lord’s Resistance Army in central Africa.
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L’Italia guerriera ora anche in Mali. E’ possibile se è contro la costituzione e ancor più da un governo dimissionario?

Dopo la Libia ora in Mali a supporto della altrui grandeur: l’ammiraglio-ministro Di Paola e l’ambasciatore-ministro annunciano supporto logistico aereo, “non sul terreno”.


mercoledì 16 gennaio 2013 10:51

L’Italia è pronta ad un supporto logistico in Mali ”attraverso collegamenti aerei anche per le forze francesi”. Lo ha spiegato il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola al Senato precisando che si tratterà comunque di un supporto logistico e non ‘sul terreno’”. Riguarderà, a quanto afferma anche il ministro estri Terzi collegamenti aerei.

L’Italia si unisce a Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti nel dare un supporto logistico che si tradurrà in sostegno alle operazioni con aerei da trasporto. Ma “non ci saranno operazioni ‘boots on the ground’, non manderemo cioè truppe militari”. Esattamente l’impegno di partenza preso per la missione in Libia prima dell’intervento ufficiale Nato.

Ma i conti di questi “aiutini” collaterali (come i danni delle bombe fuori bersaglio), prima a poi arrivano al saldo. Di ieri la notizia che «Per motivi di sicurezza il governo italiano ha disposto la sospensione temporanea dell’attività del Consolato generale a Bengasi. Il personale dipendente farà rientro in Italia nelle prossime ore». Dice la Farnesina.

E l’articolo 11 della Costituzione? Ripasso per alcuni ministri. «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni…».
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