storia di femminicio che deve finire juarez

Dal 1993, nella città messicana di Ciudad Juarez, sono stati perpetrati circa 5000 omicidi ai danni delle donne.

TEQUILA E NARCOS. Messico, terra del tequila e della siesta, degli aztechi e dei maya. Una terra tanto bella quanto maledetta. Accanto ai narcos, che gestiscono il territorio messicano e contro i quali il presidente Felipe Calderon risulta impotente, esiste un altro grosso problema, ma non se ne parla molto. L’omertà in quelle terre dilaga. E il problema è Ciudad Juarez, una città di più di un milione di abitanti che si trova nella regione del Chihuahua, al confine col Texas. È la città più pericolosa al mondo al punto che la famigerata capitale colombiana Caracas le è solo seconda. A causa delle frequenti sparatorie i negozi si trovano tutti ai piani alti.

 

CINQUEMILA DONNE UCCISE. In questa città, dal 1993 almeno 5000 donne sono state uccise ed ancora oggi gli omicidi proseguono. Erano tutte donne che lavoravano nelle “maquilladores“, le fabbriche che producono beni da esportare nei paesi del primo mondo. La modalità degli assassinii è pressoché sempre la stessa: le donne vengono torturate, mutilate e uccise. Molto spesso si riscontrano morsi ai seni, stupri, strangolamenti, crani fracassati. I corpi vengono spesso bruciati e i visi resi irriconoscibili. Le donne ammazzate avevano tutte le stesse caratteristiche fisiche: corporatura minuta, capelli neri e lunghi, dai 14 ai 40 anni (ma sono stati ritrovati anche i cadaveri di alcune bambine). I corpi vengono abbandonati nel deserto e di loro nessuno sa più nulla. Soltanto 500 donne hanno ricevuto una degna sepoltura. Tutte le altre risultano ancora scomparse. Le famiglie aspettano invano il loro ritorno a casa.

 

RITI SATANICI E PORNO. Il movente degli omicidi appare tuttora sconosciuto anche se sono state ipotizzate alcune possibili cause: riti satanici, commercio di organi, video porno amatoriali che si concludono con la morte della protagonista (snuff movies). Negli ultimi 18 anni ci sono stati 18 arresti e 10 condanne, ma non sono mancate le scarcerazioni. In Messico esiste l’impunità per chi commette violenza sulle donne, nonostante dai paesi occidentali si siano ripetuti gli inviti per l’applicazione di una legge federale in tal proposito. L’indifferenza dilaga e nemmeno le istituzioni possono fare qualcosa. Dal 2009 Ciudad Juarez è senza sindaco e senza giunta comunale. Sono fuggiti negli Usa. Il primo cittadino José Reyes Ferriz aveva dichiarato: “Non ci sono condizioni di vita tranquilla per nessuno e dico nessun abitante di questa città; o muori o emigri”. Si sono susseguiti 108 comandanti inviati dallo stato federale ma nessuno di loro ha retto. Circa una trentina si sono suicidati. Ciudad Juarez è ufficialmente una terra di nessuno.

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OMERTÀ.  Negli ultimi anni si sta cercando di abbattere il muro del silenzio. Amnesty International ha sostenuto l’uscita del film Bordertown con Jennifer Lopez e Antonio Banderas che tratta appunto della questione. Molti scrittori e giornalisti, anche a costo della loro vita,  stanno rompendo il silenzio. La storia di Marcela Viviana Rayas valga per tutte. Il 16 marzo del 2003 è scomparsa. La famiglia ha sporto subito una denuncia alla Procura Generale della Giustizia dello Stato di Chihuahua, ma le autorità hanno archiviato il caso a causa della mancanza di prove che facessero pensare ad un sequestro. Il 28 maggio dello stesso anno è stata ritrovata morta. Tutto quello che succede a Ciudad Juarez, una terra dimenticata da quel Dio ai quali i messicani sono profondamente devoti, è semplicemente un insulto ai diritti fondamentali dell’uomo.

Elisa Renna

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