Napolitano e la costituzione

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Da ormai molto tempo il Presidente della Repubblica infrange la Costituzione italiana e quotidianamente scende nella lotta politica giudicando, incitando, indirizzando, decidendo. Tutto in palese violazione dell’articolo 87 della nostra Carta fondamentale. Sarebbe troppo lungo l’elenco delle sue esternazione irrituali. Cossiga per molto molto meno passò guai seri. A Napolitano, invece, è stato concesso di stabilire negli anni una prassi da repubblica presidenziale.

Tutti hanno tollerato, anche noi, questa manomissione perché la situazione del nostro paese certamente non ammetteva l’apertura di un nuovo delicatissimo fronte di crisi istituzionale. Alcune volte però abbiamo espresso il nostro rincrescimento: per esempio, nel caso Sallusti, quando il Presidente invocò una legge ad personam e, superando in questo persino Berlusconi, fece apertamente il nome del beneficiato. L’esito di quella improvvida esternazione ce lo stiamo “godendo” in questi giorni.

Una democrazia è davvero malata se per convenienza tace di fronte a una vera e propria riforma istituzionale non varata secondo le forme previste dalla nostra Costituzione, bensì maturata giorno dopo giorno nelle ovattate sale del Quirinale. Se una infinitesima parte delle esternazioni di Napolitano fosse stata pronunciata da un Berlusconi presidente della repubblica, sarebbero insorti sdegnati i costituzionalisti e il popolo (quasi) tutto. Ora regnano silenzio impacciato e molti sussurri.

Siamo preoccupati per i prossimi mesi pre-elettorali, ma prima o poi il mandato scadrà, siamo ancora più terrorizzati dalla possibilità che il prossimo inquilino del Quirinale, chiunque sarà, di destra o di sinistra, possa avvalersi di questa prassi incostituzionale per continuare a stravolgere il nostro sistema politico che – come è scritto nella Costituzione, piaccia o non piaccia – è parlamentare. Noi siamo comunque contrari ai sistemi presidenziali o semipresidenziali, perché corrono il rischio di essere la forma legale di uno dei più gravi cancri delle democrazie: l’iper-personalizzazione del potere. Ma ci sembra davvero troppo ritrovarsi un presidenzialismo di fatto, con un Presidente non eletto dai cittadini.

In Italia viviamo uno “stato d’eccezione” non dichiarato, che si presenta, come dice la dottrina, “come la forma legale di ciò che non può avere forma legale, perché i provvedimenti assunti al suo interno sono necessariamente privi di riferimento al diritto”.

I due episodi più recenti sono stati davvero eccessivi. Persino un giornale ossequioso come il “Corriere della sera” ha definito l’esternazione parigina di Napolitano su Monti “una presa di posizione inusuale e irrituale”. La settimana precedente, di fronte all’invereconda decisione nelle stanze del Quirinale della data di future elezioni amministrative (tutti sanno che la decisione spetta per legge a Palazzo Chigi), persino il più accanito fan di Napolitano, Eugenio Scalfari, è stato costretto a denunciare “qualche improprietà marginale”.

Fin qui la forma, che ovviamente in questi casi è sostanza. Ma dietro c’è una sostanza ancora più grave. L’indizione dell’election day è il terzo salvataggio che Napolitano ha operato a favore della destra berlusconiana. Dopo aver regalato al Cavaliere nel 2010 un mese di tempo per acquistare nel suk di Montecitorio una maggioranza parlamentare perduta e dopo aver introdotto l’anno dopo nel patto di governo a tre quella stessa maggioranza ritornata minoranza, il Quirinale è passato sopra alla legge che impone rigorosi termini per le scadenze elettorali pur di salvare di nuovo Berlusconi e i suoi dall’effetto di probabili cocenti sconfitte amministrative a poche settimane dalla votazioni politiche. Persino il Governo sarebbe dovuto essere più cauto sulla data delle elezioni regionali in attesa della sentenza di merito del Consiglio di Stato. Figuriamoci la Presidenza della Repubblica.

Ancor peggio Parigi. Napolitano ci regala il suo giudizio sulla ineleggibilità di Monti alle prossime elezioni politiche. Ci era sfuggito in questi anni che il giudizio sulla ineleggibilità fosse stato trasferito dalla Giunta elezioni al Quirinale. E’ stata una nostra distrazione, senz’altro questa inedita acquisizione di competenza deve essere avvenuta però dopo le ultime elezioni politiche, altrimenti sicuramente Napolitano avrebbe sancito all’epoca l’ineleggibilità di Berlusconi, impedendo ancora una volta l’elusione delle norme vigenti della legge Sturzo sulla ineleggibilità di chi ricopre cariche sociali o comunque controlla società che siano a vario titolo sovvenzionate dalla Stato o si avvalgano di concessioni pubbliche statali.

Ma Napolitano non si limita a questo: dopo essersi arrogato una facoltà che non gli compete, entra a gamba tesa addirittura nella competizione politica: “Non mi pare che compaia una lista per Monti: non la vedo, non so che senso avrebbe”. E’ difficile veder comparire oggi una lista per Monti visto che mancano alcuni mesi dalle elezioni e nessuna lista è ancora “comparsa”, anche perché non si sa con quale sistema elettorale si andrà a votare.

Quindi ci poniamo la domanda: nell’ipotesi che il cittadino Monti o chiunque altro volesse presentare una lista denominata “per Monti” , il Quirinale lo impedirebbe? Lo potrebbe impedire? Ad un’altra domanda del giornalista: “Va preservata la terzietà di Monti?”, Napolitano risponde: “In campagna elettorale sicuramente”. E’ cambiata la Costituzione italiana? Tutti gli altri presidenti del consiglio nella storia patria sono stati liberi, come qualunque cittadino, di presentare lista e di svolgere la campagna elettorale. E mai alcun Presidente della Repubblica si è permesso di mettere bocca in queste faccende politiche. Non si può nel modo più assoluto confondere ciò che rientra nell’ambito dell’opportunità politica con ciò che è inibito per legge.

Ma purtroppo Napolitano si sta comportando come un uomo di parte e non di Stato.

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