Il femminicidio: l’America Latina terra di lotta

Francesca Filippi
giurista internazionale
Storicamente il termine femminicidio, quale forma estrema di violenza di genere, è stato usato per la prima volta da Diana Russell, nel 1976, nella campagna per la costruzione di un Tribunale Internazionale sui crimini contro le donne, che si concluse a Bruxelles con un convegno per la denuncia di tutte le forme di violenza e discriminazione subite da tutte le donne del mondo.
La Russell riprende il concetto da una scrittrice americana Carol Orlock autrice nel 1974 di un’antologia di femminicidi che non ha mai visto pubblicazione.
Questo termine, nato così come descritto, si lega ormai culturalmente alla vita e alla storia di un’importante città Ciudad Juarez, in Messico, per i crimini li avvenuti a partire dal 1993. Ciudad Juarez è una realtà ad altissima concentrazione di fabbriche che impiega quasi il 90% di manodopera femminile, in un contesto di forte trasformazione economica e sociale, intensificato dalla firma del Trattato di Libero Commercio del 1994. E’ una città di frontiera che vive un traffico di merci e di persone con un connesso sfruttamento feroce del corpo delle donne attraverso la prostituzione. I crimini di Ciudad Juarez, l’uccisione di massa delle donne, sono state il drammatico fattore di spinta per l’ideazione e la costruzione di azioni importanti per tutta l’America Latina, trasformando così la tragedia di Ciudad Juarez, e i crimini sessisti e di genere in essa perpetrati, come realtà non solo messicana ma mondiale, trasversale, un fenomeno del nostro secolo, del nostro mondo.
In Messico, grazie all’iniziativa delle attiviste, e a tutte quelle del Sudamerica si è avuta la forza di pretendere e ottenere che i governi istituissero strumenti ufficiali per analizzare e verificare l’uccisione delle donne, tenendo presente l’ottica di genere.
Ad oggi il Messico è il paese che più è in grado di dimostrare, con dati precisi, l’atrocità del femminicidio. Alcune cifre: tra il 1993 e il 2005, a Ciudad Juarez, sono state assassinate 442 donne, con 4500 desapariciones.
Negli altri stati del sud america: in Colombia, gennaio 2002 – giugno 2006, in soli 9 departamentos sono state assassinate 853 donne e 24 sono desaparecidas, in El Salvador, 2001 – 2005, sono state registrate 1186 uccisione di donne. In Argentina, si è dimostrato che il 72% dei casi di omicidio di donne, commessi tra il 1997 e il 2003 sono stati commessi da parenti maschi delle vittime. Sempre in Argentina, nel solo anno 2002 sono stati commessi 393 omicidi di donne, di questi 300 sono femminicidi accertati. In Costa Rica sono state assassinate 315 donne.
I Paesi dell’America Latina hanno continuato ad evolversi, introducendo nelle loro legislazioni la figura del femminicidio. E’ avvenuto in Costa Rica, in Guatemala e così anche in Messico.
In Italia, il dibattito e l’attenzione sul femminicidio è dell’ultima ora, ancora debole l’impegno istituzionale. E’ necessario costruire un processo di reale e profonda sensibilizzazione sul tema della tutela dei diritti delle donne sul piano culturale.
Il diritto a tutela delle donne evolve su spinta delle donne, dei movimenti femministi e delle organizzazioni internazionali che al loro fianco si muovono e lottano. Le donne vengono uccise in quanto donne.
Quest’uccisione di massa, questo genocidio, necessita di una specificità normativa, unica cornice possibile di lotta contro questa tragedia di violazione costante dei diritti. L’impegno istituzionale diventa essenziale per costruire l’argine normativo necessario a fermare il femminicidio, più le istituzioni condannano in maniera chiara e netta questi omicidi, minore ne sarà la diffusione.
06-10-2012
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