I REFERNDUM democrazia o oligarchia EU

2 giugno 1992. La Danimarca fa un referendum sulla ratifica del Trattato di Maastricht. E vota no. Ma nel 93 il referendum viene fatto rifare. E questa volta è sì. Anche la Francia, nel ’92, fa un referendum su Maastricht. Vincono i sì, ma di pochissimo, tanto che i francesi lo chiamano “Le Petit Oui“: Il piccolo sì. E’ il vento che inizia a cambiare…

Infatti, nel 94 la Norvegia vota sull’Unione Europea. E vota no. Sei anni dopo, anche la Danimarca fa un referendum sull’Euro. E vota no. Poi è l’Irlanda, nel 2001, a fare un referendum sul Trattato di Nizza. Anche lei vota no. Ma l’anno dopo, il referendum viene fatto rifare. E questa volta è sì.

Allora tocca a Francia e Olanda: si vota per la Costituzione Europea. E siccome votano no, qualcuno pensa bene di prendere la Costituzione Europea e cambiargli nome in “Trattato di Lisbona”. Con il nuovo nome, due anni dopo, lo firmano tutti, con buona pace dell’esito referendario. E anche questa volta è sì.

Nel 2008 l’Irlanda ci riprova, a votare no: fa un referendum sul Trattato di Lisbona e dice chiaramente di non volerlo. Ma l’anno dopo, il referendum viene fatto rifare. E questa volta è sì. I sondaggi dimostreranno come gli irlandesi fossero stati spaventati con le storie sulla crisi.

Tuttavia, l’episodio più emblematico avviene l’anno scorso. La Grecia vuole fare un referendum per decidere se accettare o meno gli aiuti della Troika. Ma nel frattempo hanno affinato i metodi: perché darsi tanta pena a far ripetere il voto se vincono i no, quado basta commissariare fin da subito il governo prima ancora che un referendum venga indetto? E così, anche questa volta è sì.

Quest’anno poi, a gennaio, la Croazia fa un referendum sull’Europa. Le urne sono quasi vuote (43%): dunque vincono i sì ma senza legittimazione democratica, tanto che molti vorrebbero ripetere la consultazione. Ma in Europa c’è una regola inviolabile: i referendum si ripetono solo quando si vota no. Se vincono i sì, è per sempre.

E infatti, “per sempre” è stato il nostro unico referendum sull’Europa: quello dell’89. Un referendum impossibile! Si votava per legittimare la costituzione di un nuovo, grande Governo Europeo. Peccato che la nostra Costituzione non preveda la possibilità di fare referendum consultivi. La stessa cosa che vi rispondono oggi per mettere a tacere le velleità di voto. Peccato che allora, per farlo lo stesso, si inventarono una legge costituzionale temporanea, che aveva addirittura all’articolo 2 il testo del quesito referendario, inscritto nella pietra. Una legge che sparì subito dopo il voto, uscendo dallo scenario costituzionale.

Ecco cosa scrisse, al tempo, lo stesso Movimento Federalista che promosse la legge.

” La stampa nazionale non ha dato, salvo una tarda resipiscenza, alcun rilievo al fatto, o lo ha addirittura ignorato. […] L’atto che il Parlamento italiano ha compiuto equivale ad una solenne dichiarazione da parte dello Stato di essere pronto ad abbandonare una parte della propria sovranità, in un contesto che va al di là di quello previsto dall’art. 11 della Costituzione. E quando mai, nel corso della storia, uno Stato, senza esserne costretto, si è dichiarato pronto a cedere una parte della propria sovranità per entrare a far parte di uno Stato più ampio, un grande Stato federale? “
[Il Federalista]

Così, nel disinteresse dei media, con un referendum che non si poteva fare, iniziava la svendita programmata della nostra sovranità, e agli italiani nessuno chiese mai più niente… Perché per noi è sempre sì, a prescindere!

http://www.dailymotion.com/video/xuzsrr_tutte-le-volte-che-in-europa-abbiamo-detto-no-ma-e-diventato-si_news
Tutte le volte che in Europa abbiamo detto no… di byoblu

http://www.byoblu.com/post/2012/11/10/Tutte-le-volte-che-in-Europa-abbiamo-detto-no-ma-e-diventato-si.aspx

Tratto da: Il referendum impossibile: così iniziò tutto | Informare per Resistere

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