Israele fa vincere Hamas, distruggendo Mahmoud Abbas perche

ISRAELE – PALESTINA

di Uri Avnery
La politica di Israele nell’operazione “Pilastro di difesa” vuole cancellare la richiesta di Abbas all’Onu. In questo sembrano tutti d’accordo: Israele, Hamas, l’Egitto, gli Stati Uniti. Il grande ex statista, ora attivista per la pace, suggerisce i passi da compiere per la convivenza: dialogo diretto con Hamas; votare il seggio all’Onu per i palestinesi. Ma il programma di Avigdor Lieberman è diverso: colonizzare la West Bank, lasciando vivere Gaza.

Gerusalemme (AsiaNews) – All’indomani della tregua di Gaza, fra i vincitori (Hamas, Israele, Mohamed Morsi) vi è un perdente: Mahmoud Abbas. E sembra che tutti – anche gli Usa – siano d’accordo nell’indebolirlo per eliminare la sua richiesta all’Onu di un seggio come Stato non-membro per la Palestina, in programma per il 29 novembre. Uri Avneri, attivista e fondatore di Gush Shalom (il blocco della pace), sul suo sito analizza i risultati di questa settimana di guerra, mostrando il comune destino di famiglie israeliane e palestinesi, insieme alle conseguenze della tregua firmata in Egitto. E propone un seggio all’Onu per la Palestina e un dialogo diretto con tutte le componenti del popolo palestinese (traduzione italiana di AsiaNews).

Il ritornello di questo ciclo era: Una volta per tutte! “Dobbiamo mettere fine a questo (i missili, Hamas, i palestinesi, gli arabi?) una volta per tutte!” – questo grido del cuore si è sentito dozzine di volte al giorno alla tivu dai provati abitanti delle città e villaggi israeliani colpiti nel sud. Ha cancellato lo slogan che dominava da diversi decenni: “Colpisci e finisci!”. Ma non ha funzionato. Il grande vincitore che emerge dalle nuvole è Hamas.

Fino ad ora, Hamas aveva una presenza potente nella Striscia di Gaza, ma in pratica nessun peso internazionale. Il volto internazionale del popolo palestinese era l’Autorità nazionale palestinese di Mahmoud Abbas (a sin. nella foto). Ora non più. L’operazione “Colonna di nuvole” ha dato al mini-Stato di Hamas a Gaza un riconoscimento internazionale. (“Colonna di nuvole” era il nome ebraico [dell’operazione militare], sebbene il portavoce dell’esercito ha decretato che il suo nome in inglese fosse “Pilastro di difesa”, per l’uso internazionale). Capi di Stato e frotte di dignitari stranieri hanno compiuto il loro pellegrinaggio nella Striscia.

Prima c’è stato il potente e ricchissimo emiro del Qatar, il padrone di Al-Jazeera. È stato il primo capo di Stato in assoluto a entrare nella Striscia di Gaza. Poi è arrivato il primo ministro egiziano, il ministro degli esteri tunisino, il segretario della Lega araba e un certo numero di ministri arabi degli esteri (meno quello di Ramallah).

In tutte le delibere diplomatiche, Gaza è stata trattata come uno Stato di fatto, con un governo di fatto (Hamas). I media israeliani non hanno fatto eccezione. Agli israeliani era chiaro che, per essere efficace, ogni accordo doveva essere concluso con Hamas.

All’interno del popolo palestinese, il sostegno per Hamas è schizzato in alto. La sola Striscia di Gaza, più piccola di una contea americana, si è levata contro la potente macchina bellica di Israele, una delle più ampie e efficaci del mondo. E non ha ceduto. Il risultato militare è un pareggio. Ma un pareggio fra la piccola Gaza e il potente Israele significa una vittoria per Gaza.

E chi ricorda adesso l’orgogliosa dichiarazione di Ehud Barak [ministro israeliano della difesa], nel mezzo della guerra: “Non ci fermeremo fino a che Hamas non è in ginocchio a supplicare per un cessate-il-fuoco!”.

Tutto questo dove porta Mahmoud Abbas? Beh, da nessuna parte.

Per un palestinese comune, di Nablus, Gaza o Beirut, il contrasto è abbagliante. Hamas è coraggioso, orgoglioso, retto, mentre Fatah è impotente, sottomessa e disprezzata. Orgoglio e onore giocano un ruolo centrale nella cultura araba.

Dopo più di mezzo secolo di umiliazione, ogni palestinese che si leva contro l’occupazione è un eroe per le masse arabe, dentro e fuori della nazione. Abbas è indicato solo per la stretta collaborazione delle sue forze di sicurezza con l’odiato esercito israeliano di occupazione. E il fatto più importante: che Abbas non ha niente da mostrare in cambio [di questo].

Se Abbas potesse almeno mostrare un qualche risultato politico significativo, in cambio delle sue pene, la situazione potrebbe essere diversa. I palestinesi sono un popolo sensato, e se Abbas avesse fatto anche solo un passo verso lo Stato palestinese, la maggior parte dei palestinesi avrebbe probabilmente detto: non farà rumore, ma i risultati li ottiene.

E invece accade il contrario. La violenta Hamas sta avendo risultati, il non violento Abbas no. Un palestinese mi ha detto: “Egli (Abbas) ha dato agli israeliani tutto, quiete, sicurezza, e cosa ha ottenuto [ o “ottiene”] in cambio? Che gli sputano in faccia!”. Questa nuova tornata di eventi rafforzerà una convinzione basilare fra i palestinesi: “Israele comprende solo il linguaggio della forza!” (gli israeliani, naturalmente, dicono la stessa cosa dei palestinesi).

Se almeno gli Usa permettessero ad Abbas di arrivare a una risoluzione Onu che riconosca la Palestina come uno Stato non-membro, egli potrebbe mostrare questo di fronte ad Hamas. Ma il governo israeliano è determinato a fermare questo passo con tutti i mezzi. La decisione di Barack Obama, anche dopo la rielezione, di bloccare ogni sforzo palestinese e un diretto sostegno ad Hamas è uno schiaffo in faccia per i “moderati”. La visita pro-forma di Hillary Clinton a Ramallah, questa settimana, era in questo contesto.

Guardando dall’esterno, tutto ciò sembra pura follia. Perché indebolire i “moderati” che vogliono e sono capaci di fare la pace? Perché innalzare gli “estremisti” che si oppongono alla pace?

La risposta è espressa con chiarezza da Avigdor Lieberman (a destra nella foto), il numero due del gruppo politico di Netanyahu: egli vuole distruggere Abbas per annettere la West Bank e aprire la strada ai coloni israeliani.

Dopo Hamas, il grande vincitore è Mohamed Morsi.

Questo fatto ha dell’incredibile. Quando Morsi era stato eletto presidente dell’Egitto, i leader israeliani erano isterici. Terribile! Gli estremisti islamisti si sono impossessati della nazione araba più importante! Il nostro trattato di pace con il nostro più grande vicino rischia di essere gettato via!

La reazione Usa era quasi la stessa.

E ora, – a meno di quattro mesi di distanza – noi pendiamo dalle labbra di Morsi. Egli è l’uomo che ha posto fine alla distruzione e all’uccisione reciproche! Egli è un grande operatore di pace! Egli è la sola persona che può mediare fra Israele e Hamas! Egli deve garantire l’accordo sul cessate-il-fuoco!

Come è possibile? É questo lo stesso Morsi di prima? Sono gli stessi Fratelli musulmani?

Il 61enne Morsi (il suo nome per intero è Mohamed Morsi Isa al-Ayyad; Isa è la forma araba di Gesù, che nell’islam è considerato un profeta) è un novizio della ribalta internazionale. Eppure oggi tutti i leader mondiali confidano in lui.

Quando con tutto il cuore ho dato il benvenuto alla Primavera araba, avevo in mente persone come lui. Ora tutti i commentatori israeliani, ex generali e politici, che hanno lanciato duri avvertimenti in passato, ora lodano il suo successo nel riuscire a giungere al cessate-il-fuoco.

Per tutto il tempo dell’operazione militare, ho fatto quello che faccio sempre in queste situazioni: cambio costantemente dalla tivu israeliana a quella di Al-Jazeera. Talvolta, quando sono sovrappensiero, non capisco quale delle due sto guardando. Donne piangenti, feriti portati via, case distrutte, scarpe di bambini sparse attorno, famiglie che raccolgono le loro cose e fuggono. Qui e là. Immagini speculari. Naturalmente, va ricordato che le vittime palestinesi sono 30 volte superiori a quelle in Israele, in parte grazie all’incredibile successo del sistema Iron Dome di intercettazione dei missili e grazie ai rifugi, mentre i palestinesi erano in pratica senza alcuna difesa.

Mercoledì [21 novembre] sono stato invitato a esprimere la mia posizione al Channel 2 israeliano, la tivu più popolare (e patriottica) in Israele. L’invito è stato naturalmente ritirato all’ultimo momento. Se avessi potuto esprimermi, avrei posto ai miei compatrioti una semplice domanda: Ne è valsa la pena?

Tutte le sofferenze, gli uccisi, i feriti, le distruzioni, le ore e i giorni di terrore, i bambini traumatizzati?

E, aggiungo, le interminabili trasmissioni televisive 24 ore su 24, con legioni di ex generali che apparivano sullo schermo per declamare la velina dell’ufficio del primo ministro. E le agghiaccianti minacce di politici e sfaccendati, compreso il figlio di Ariel Sharon, che ha proposto di radere al suolo la periferia di Gaza City, o ancora meglio, l’intera Striscia.

Ora che tutto è finito, siamo più o meno esattamente al punto in cui eravamo prima. L’operazione, in Israele definita di solito come “un altro giro”, era davvero circolare – portando a nient’altro che al punto da cui è partita.

Hamas rimarrà con il suo stretto controllo della Striscia di Gaza, se non strettissimo. Gli abitanti di Gaza odieranno Israele ancora più di prima. Molto abitanti della West Bank, che per tutta la guerra hanno dimostrato in migliaia a favore di Hamas, voteranno ancora in maggior numero per Hamas alle prossime elezioni. I votanti israeliani voteranno fra due mesi nel modo in cui avevano già pensato, prima che tutta questa operazione iniziasse.

Ognuna delle due parti sta celebrando la sua grande vittoria.  Se si organizzava solo una celebrazione, magari si salvavano un mucchio di soldi.

Qual è la conclusione politica?

La più ovvia è: parlare con Hamas. Direttamente. Faccia a faccia. Yitzhak Rabin una volta mi ha detto di come è arrivato alla conclusione di dover parlare con l’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina): dopo essersi opposto per anni, egli ha capito che essi erano la sola forza che contava. “Perciò era ridicolo parlare con loro attraverso intermediari”.

La stessa cosa è oggi vera per Hamas. Essi sono là. Non andranno via. É ridicolo che i negoziatori israeliani seggano in una stanza al quartier generale dell’intelligence egiziana, vicino al Cairo, mentre i negoziatori di Hamas siedono in un’altra stanza, pochi metri più in là, con i gentili egiziani che fanno avanti e indietro.

Allo stesso tempo, attivare lo sforzo verso la pace. Seriamente.

Salvate Abbas. A tutt’oggi egli non ha sostituti. Date a lui una vittoria immediata per bilanciare i risultati di Hamas. Votate per la richiesta palestinese di uno Stato all’Assemblea generale dell’Onu. Camminate verso la pace insieme con l’intero popolo palestinese, compresi Fatah e Hamas – così potremo mettere fine alla violenza. Una volta per tutte!

Lascia un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

agiamosubito

agiamosubito

idadominijanni

Smile! You’re at the best WordPress.com site ever

Ragazzi per il bene comune Youth for the common good

Sostenibilità - Sustainability - Nachhaltigkeit - Sostenibilidad

Sebastiano Isaia

il punto di vista umano

Home

agiamosubito

notav.info

agiamosubito

micromega-online

agiamosubito

LIBRE

agiamosubito

il manifesto

agiamosubito

Contropiano

agiamosubito

agiamosubito

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: