Accordo Haavara, 1933 ogni ebreo destinato alla Palestina depositava del denaro in un conto speciale in Germania. La storia razzista di Israele fino ad oggi

Mémento 1 : “Il genocidio, non è affar mio!”

di Rudi Barnet

24 ottobre 2012

http://www.michelcollon.info/Memento-1-Le-genocide-n-est-pas.html?lang=fr

(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

Il testo di questo “Memento” non ha la pretesa di essere esaustivo sulla drammatica storia del popolo palestinese. Esso è solo il risultato di una ricerca di un cittadino medio che vuole “capire”. L’obiettivo principale è quello di fornire un “pro-memoria” a coloro che, come me, si oppongono a qualsiasi forma di irregimentazione e a coloro che pongono gli esseri umani su un livello superiore a qualsiasi religione e ideologia!

Salvo qualche inevitabile dimenticanza, verranno prodotti i riferimenti di ogni citazione o informazione. Così il lettore potrà verificarne le fonti e completare le sue conoscenze. Spero che queste informazioni consentiranno ai cittadini indifferenti, o accecati dalla propaganda sionista, di essere meno creduli ed ingenui, e di avere un approccio più oggettivo e umano a questa tragedia.

Chi parla a chi?

Da bambino, le testimonianze e le informazioni sulla “soluzione finale” mi terrorizzavano.

Adolescente, ho visto le terribili immagini di “Nuit et Brouillard – Notte e nebbia” di Resnais e il volto di Irena Sendlerowa, la resistente polacca che ha salvato oltre 2.500 bambini del ghetto di Varsavia … Quelle immagini sono rimaste impresse in me.

[N.d.tr.: Il titolo “Notte e nebbia” del documentario cinematografico del 1955 di Alain Resnais ricalca la frase di lingua tedesca Nacht und Nebel (appunto: notte e nebbia) che caratterizzò l’operazione di annientamento – attraverso l’internamento in campi di concentramento e la successiva eliminazione fisica attraverso le camere a gas – degli oppositori del regime nazista.]

Raoul Wallenberg, questo giovane diplomatico svedese che ha salvato tante vite di ebrei in Ungheria, e Marek Edelman, l’eroe del ghetto di Varsavia, fanno parte anche loro del mio “piccolo Pantheon” personale. E ogni volta che entro nel rione del ghetto a Venezia, che ha dato il suo nome a tutti i ghetti del mondo, mi prende un nodo alla gola.

Come tutte le forme di razzismo, l’ideologia che ha generato l’orrore nazista deve essere combattuta senza tregua e i luoghi della memoria devono essere preservati per testimoniare contro questa manifestazione nauseabonda dell’essere umano.

Non ci saranno mai abbastanza pubblicazioni, film, mostre per denunciare e informare su questa vergogna dell’umanità, e la Giustizia deve essere intransigente nei confronti di qualsiasi atto o discorso aggressivo contro i nostri concittadini per il colore della loro pelle, per la loro religione o la loro cultura.

Ma voi, a quale nazione, a quale popolo appartenete?

La solidarietà incondizionata con lo Stato di Israele da parte di alcuni cittadini del mio paese (il Belgio), indipendentemente dal fatto che siano o no di religione o cultura ebraica, e il loro legame fedele con questo regime – Noi e il nostro paese Israele … La nostra ambasciatrice … Il nostro inno nazionale “Hativah” ! … come si può sentire continuamente su “Radio Judaica” [1] , – mi hanno sempre turbato ed incuriosito.

Costoro sembrano vivere in un mondo differente dai loro concittadini…Come in esilio!

Si rendono conto che il primato che loro assegnano ad uno Stato straniero, nel momento in cui appartengono al nostro paese, presenta qualcosa di … schizofrenico? [2]

Non si rendono conto che l’orribile impresa dello sterminio hitleriano non riguarda solo lo Stato di Israele, ma tutti i cittadini del mondo, che siano o no di religione ebraica?

Non si accorgono della perversità dei dirigenti israeliani e dei sionisti fanatici che mantengono questa confusione e costantemente la utilizzano per giustificare le loro atrocità contro il popolo dei Palestinesi?

Quello che abbiamo letto o sentito nei mezzi di informazione europei di cultura ebraica è, per la maggior parte del tempo, completamente estraneo alla vita delle comunità israelitiche locali.

Invece di informare i cittadini su argomenti di natura sociale, politica o culturale, di discutere temi di attualità della loro città o del loro paese, la maggior parte di questi mezzi di comunicazione dedicano il massimo dello spazio e del tempo a Israele (fatti di cronaca, vita politica … perfino le previsioni del tempo) e a dare il cambio alla propaganda del regime sionista.

…Sempre accusando i pacifisti locali di dare importanza al “conflitto”.

Molto spesso, questi media non sono altro che critici aspri delle organizzazioni internazionali (ONU, Corte Internazionale di Giustizia, Unesco …), gente che rigetta in modo virulento qualsiasi critica ad Israele, che respinge i discorsi condiscendenti verso altre comunità religiose (soprattutto musulmane), che insulta i Palestinesi [3], ecc.

Si arriva al punto che, in alcuni paesi, quelli che vengono definiti i “sayanim” in ebraico (benevoli, collaboratori, assistenti …) lavorano direttamente per conto del Mossad [4] , comunicando a questo servizio di spionaggio di Israele informazioni sui loro concittadini, partecipando a campagne di propaganda …fino ad arrivare, a volte, a fare la spia. [5]

In che modo queste persone riescono a conciliare questa sottomissione ad uno Stato straniero, dovendo del rispetto al loro paese?

Una storia per addormentare i bambini

Alla scuola del mio paese, il nostro insegnante ci decantava i meriti di “questi coraggiosi coloni che avrebbero fatto rifiorire il deserto”, e ci raccontava con entusiasmo l’epopea di questi valorosi pionieri.

Il mondo emergeva allora da una guerra terribile, la comunità ebraica aveva sperimentato una tragedia spaventosa e il piccolo scolaro, che ero io, si rallegrava di questo “happy end”, di questo “lieto fine”, della partenza dei coloni verso un avvenire promettente.

Per lungo tempo, i bambini della mia generazione hanno creduto a questa favola. Come avevano fatto, senza dubbio, i giovani socialisti ebrei, idealisti che, in buona fede, avevano lasciato l’Europa per creare i primi kibbutz.

Ora sappiamo che lo slogan “Una terra senza popolo per un popolo senza terra” non era altro che un inganno sordido! Lungi dall’essere un deserto, laggiù esistevano centinaia di città e villaggi, coltivazioni fiorenti, giardini, esseri umani di religioni diverse.

… Un popolo di più di un milione di persone viveva su quella terra e la coltivava! [6]

Il tempo è passato e, a poco a poco, si è svelata la realtà.

Ora sappiamo che lo Stato di Israele è il risultato di una colonizzazione violenta, che ha avuto il suo inizio ben prima della guerra del 1940-1945 ….E che ha molto poco a che fare con la terribile “soluzione finale” nazista!

Sappiamo anche, dall’apertura di una parte importante degli archivi di Israele, che la creazione dello Stato di Israele è stata realizzata commettendo un vero e proprio crimine contro l’umanità: una pulizia etnica!

Precisamente, il “Piano D”, elaborato da Ben-Gurion e freddamente messo in esecuzione dalle milizie sioniste, intendeva “desarabizzare” (sic) il paese uccidendo tutti coloro che si sarebbero opposti, con l’espulsione delle persone e radendo al suolo città e villaggi.

Il Piano venne meticolosamente attuato dal 1947, quasi un anno prima della proclamazione dello Stato di Israele.

L’obiettivo di creare un Israele etnicamente “puro” non veniva realmente raggiunto, dal momento che “solo” da 750 mila a 800mila Palestinesi furono espulsi, qualche migliaio di civili vennero sottoposti ad esecuzione capitale, e 531 villaggi furono rasi al suolo. E ci sono ancora Palestinesi su questa terra!

Ci sono voluti molti anni perché, a poco a poco, i dettagli di questa ignominia fossero accessibili all’opinione pubblica! [7]

Perfino gli storici sionisti attualmente hanno riconosciuta l’esistenza di questo Piano, …minimizzandone l’importanza e le conseguenze del suo contenuto, evidentemente!

Della scaltra utilizzazione della “Shoah”

Oggi sappiamo…per quanto se ne voglia sapere!

Sappiamo che, a partire dal 1882 fino al 1939, circa 460.000 coloni (principalmente dall’Europa centrale e orientale), sono arrivati in Palestina ad ondate successive!

Nel 1891 (!)  il saggista ebreo Ahad Ha’am commentava così la sua visita in Palestina: “All’estero noi siamo abituati a credere che Israele sia quasi vuoto; che niente vi cresca e che chi vuole acquistare della terra può andare lì per acquistare tutto il terreno che desidera. In realtà, la situazione non è proprio questa. In questo paese, è difficile trovare del terreno coltivabile, che non sia già coltivato”. [8]

Dal 1939 al 1946, sono sbarcati 150.000 nuovi coloni. Solo una piccola parte di essi erano martiri dei campi nazisti. [9]

Fu solo molto più tardi che, sull’esempio del giornalista israeliano Boas Evron, ci siamo resi conto che: “La presa di coscienza dell’Olocausto era in realtà uno strumento di indottrinamento della propaganda ufficiale, un ammasso di slogan, una visione del mondo distorta, il cui vero scopo non era per nulla la comprensione del passato, ma piuttosto la manipolazione del presente”. [10]

Un Tribunale di Norimberga per…

Ai coloni sionisti degli anni’30, etichettati come terroristi dall’occupante britannico, non importava molto di ciò che stava accadendo in Europa!

Nel dicembre del 1942, David Ben-Gurion (David Grün, il suo nome originale, era emigrato dalla Polonia nel 1906), futuro fondatore dello Stato di Israele, essendo stato informato della attuazione della “soluzione finale” messa in opera dai Nazisti, si mostrava a dir poco indifferente (ecco il perché del titolo di questo documento!).

Infatti è l’autore di questa cinica affermazione (1938): “Se avessi saputo che era possibile salvare tutti i bambini ebrei di Germania trasferendoli in Inghilterra, o solo metà di loro con un trasferimento verso Eretz-Israel, avrei scelto la seconda soluzione, perché noi dobbiamo confrontarci non solo con la contabilizzazione di questi bambini, ma soprattutto con la contabilità storica del popolo ebraico.[11]

Questo disprezzo per i martiri dell’Olocausto fu severamente stigmatizzata da Simon Wiesenthal, il famoso cacciatore di criminali nazisti, al Congresso sionista del 1946: “Non avremmo fatto male ad organizzare un nostro processo di Norimberga contro tutti coloro (i dirigenti sionisti) che non hanno adempiuto il loro dovere verso noi stessi, le nostre famiglie e il popolo ebraico.[12]

Ovviamente, questo processo reclamato da Wiesenthal non ha mai avuto luogo!

In particolare, questo processo avrebbe reso pubblici alcuni aspetti molto poco gloriosi del movimento sionista … Come la sua cooperazione con il regime di Hitler!

Miliziani del Betar di Jabotinsky[13] a Berlino nel 1936 [14]

Itzhak Shamir, collaborazionista del regime nazista  

La complicità con il regime nazista ha visto il suo inizio dopo l’avvento al potere del “Führer” nel 1933 con l’“Accordo Ha’avara” tra l’Agenzia Ebraica [15] e le autorità tedesche per l’esportazione di capitali, di prodotti manufatturieri e per il trasferimento di emigranti. Si stima che da 40.000 a 60.000 ebrei tedeschi abbiano potuto beneficiare di questo accordo e che le transazioni abbiano investito sull’intorno di 14.000.000 di Lire sterline dell’epoca!

Questo accordo fra l’Agenzia Ebraica e il regime nazista è perdurato fino al 1942! [16]

[N.d.tr.: Il momento centrale della cooperazione tedesco-sionista durante l’epoca hitleriana fu

l’Accordo di Trasferimento, un  patto che consentì a decine di migliaia di ebrei tedeschi di

emigrare in Palestina coi propri averi. L’Accordo Haavara, fu stipulato nell’agosto del 1933 in seguito ai colloqui fra funzionari tedeschi e Chaim Arlosoroff, segretario politico dell’Agenzia ebraica, il centro palestinese dell’Organizzazione Mondiale Sionista.

Attraverso questa insolita intesa, ogni ebreo destinato alla Palestina depositava del denaro in

un conto speciale in Germania. Questi soldi venivano utilizzati per acquistare attrezzi agricoli,

materiali da costruzione, pompe, fertilizzanti e così via, prodotti in Germania, esportati in

Palestina e venduti dalla compagnia ebraica Haavara di Tel Aviv. Il ricavato delle vendite

veniva dato all’emigrante ebreo al suo arrivo in Palestina per l’ammontare corrispondente al

deposito effettuato in Germania. 

Le merci tedesche entravano in Palestina per mezzo dell’Haavara, che, poco tempo dopo

raggiunse un accordo di scambio col quale le arance prodotte in Palestina venivano barattate

con legname da costruzione, automobili, macchinario agricolo  ed altri prodotti tedeschi.

L’accordo in tal modo serviva lo scopo sionista di portare coloni ebrei e capitale per lo

sviluppo della Palestina, e contemporaneamente l’obiettivo tedesco di liberare il paese da una

minoranza straniera indesiderata.]

Per di più, il processo rivendicato da Wiesenthal avrebbe consentito di venire a conoscere di più sul progetto di alleanza militare del “Gruppo Stern” di Itzhak Shamir [17] con il regime hitleriano.

Questo proposito del 1941 – c’erano già stati otto anni di “attività” a Dachau, il primo campo di concentramento – valse per Shamir l’arresto e la carcerazione da parte degli Inglesi per “terrorismo e collaborazione con il nemico nazista”. [18]

Nativo della Bielorussia (nome originale: Yezernistky), Shamir era arrivato in Israele nel 1935.

A parte i pochi mesi trascorsi in un carcere degli occupanti inglesi, il suo curriculum di prodezze terroristiche, dal 1937 al 1948,  è stato “ di tutto rispetto”: attentati contro i civili palestinesi, vari omicidi fra cui quello di Folke Bernadotte, il mediatore delle Nazioni Unite, ecc.

In seguito, entrò a far parte del Mossad [19] e ne è stato uno dei principali promotori per un decennio. Più tardi, divenne Primo ministro!

Questo sulfureo personaggio, che nel 1988 affermava che “i Palestinesi saranno schiacciati come cavallette … le loro teste mandate in frantumi contro i massi e i muri!”, [20] è stato sepolto quest’anno 2012, nella “Piazza degli Eroi della nazione” e ha ricevuto il tributo di onore da numerosi capi di stato occidentali, tra cui François Hollande, Presidente della Francia!

E qualcuno ci raccontava che il nostro insegnante era un “falso imbroglione”!

Ancora, è una vergogna strumentalizzare le mostruosità naziste per giustificare l’invasione della Palestina. Non è il popolo che viveva e vive su questa terra che doveva pagare per i crimini della Germania nazista, nemmeno per i nostri!

Del resto, è paradossale, ed anche scioccante, constatare che i sopravvissuti dal nazismo o i loro discendenti non sopportano oggi degli esseri umani che vengono da loro oppressi.

Che cos’è questo aberrante meccanismo mentale che conduce all’indifferenza di fronte alle disgrazie e alla miseria di persone innocenti?

Un mufti decisamente utile…

Alla scuola del villaggio, ci veniva raccontato anche che “gli Arabi che vivono in Israele si erano alleati ai nazisti e che si doveva condannare duramente Al-Husseini, il Muftì di Gerusalemme, che era il loro capo, che aveva collaborato con Hitler e che aveva invitato i Palestinesi ad unirsi alle forze dell’Asse.

Non sapevamo allora – alcune persone lo ignorano ancora o fingono di ignorarlo – che questo Amin Al-Husseini aveva lasciato la Palestina nel 1937 (Libano, Iraq … e in Germania dal 1941), che era ampiamente screditato nel mondo arabo … e che la sua influenza sulla popolazione del suo paese era più che limitata.

Prova di ciò è il risultato modestissimo delle sue esortazioni rivolte alle nazioni arabe e ai suoi compatrioti: solo 6.300 volontari provenienti da vari paesi arabi (Egitto, Arabia Saudita, Libano, Turchia…e Palestina ) aderirono alle organizzazioni militari naziste, mentre sono stati 259.000 Arabi, tra cui 9.000 Palestinesi, ad unirsi alle forze alleate! [22]

Che questo Al-Husseini sia stato un personaggio esecrabile è indiscutibile – evidentemente questo non era chiaramente il parere del governo francese, che lo ha ospitato e protetto nel 1945 – ma si supera il limite quando lo si rappresenta come la “guida” dei Palestinesi …

E dedicare più spazio a costui piuttosto che al memoriale Yad Vashem o agli stessi Himmler e Goebbels – lo spazio a lui dedicato nella “Enciclopedia dell’Olocausto” è inferiore solo a quello riguardante Hitler stesso – sarebbe risibile se non fosse chiaramente una manipolazione che mira a presentare i Palestinesi come corresponsabili del genocidio nazista. [23]

[N.d.tr.: Il museo Yad Vashem o Museo dell’Olocausto è il memoriale ufficiale di Israele delle vittime ebree dell’olocausto, fondato nel 1953 grazie alla Legge del memoriale approvata dalla Knesset, il parlamento Israeliano. Il nome del museo, che significa “un memoriale e un nome”, viene dal libro di Isaia 56:5, dove Dio dice, “concederò nella mia casa e dentro le mie mura un memoriale e un nome … darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato”.]

L’ironia morbosa della storia vuole che questo mausoleo di Yad Vashem sia stato costruito sulle terre e le rovine del villaggio martire di Ein Kerem… e di fronte a quello che era Deir Yassin. [24]

Deir Yassin, questo Oradour palestinese dove, come previsto dal piano sinistro di pulizia etnica, si è messo in atto uno dei peggiori massacri di civili perpetrati nel 1948 dalle milizie sioniste.

È  del tutto probabile che le guide del Memorial preferiscano non comunicare queste informazioni dopo il licenziamento di uno di loro: aveva osato parlare del massacro e della distruzione del villaggio ai visitatori. [25]

[N.d.tr.: Il massacro di Oradour-sur-Glane fu un crimine di guerra commesso il pomeriggio del 10 giugno 1944, durante la seconda guerra mondiale, nel villaggio francese di Oradour-sur-Glane, da reparti della 2ª divisione corazzata SS “Das Reich”, comandata dal Brigadeführer Heinz Lammerding, come rappresaglia per l’uccisione, da parte di alcuni partigiani, dello Sturmbannführer Helmut Kämpfe.

Durante l’azione vennero trucidate 642 persone ed il paese fu dato alle fiamme; dopo la fine della guerra questo non fu ricostruito e venne lasciato come museo memoriale all’aperto.]

… Dei nazisti altrettanto utili :  Von Braun e Himmler

È inquietante constatare come nessun “Tribunale di Norimberga o de L’Aia” abbia mai sottoposto a giudizio alcuni (senza ombra di dubbio) complici dei massacri nazisti, specialmente i membri dei governi britannico, statunitense e canadese che “sapevano” già dal 1942, che conoscevano la messa in opera della “Soluzione Finale” e cinicamente avevano lasciato fare. .

Dopo il 1945, gli “Alleati” sono stati più che clementi con i criminali di guerra tedeschi; così si sono comportati gli Stati Uniti – ma la politica dell’URSS non era tanto diversa – che hanno accolto e protetto molti nazisti, fra cui i 4-5.000 membri della rete del generale nazista Reinhard Gehlen, diventati buoni cittadini americani e “riciclati” nella CIA! [26]

[N.d.tr.: Reinhard Gehlen (Erfurt, 3 aprile 1902 – Starnberg, 8 giugno 1979), generalmajor dell’esercito tedesco nazista, durante la Seconda guerra mondiale ha ricoperto il ruolo di capo dei servizi segreti sul fronte orientale.

Reclutato nel secondo dopoguerra dalle forze armate degli Stati Uniti d’America al fine di organizzare una rete di spionaggio contro l’Unione Sovietica, fu a capo dei servizi d’informazione della Germania Ovest fino alla fine degli anni sessanta.

La sua organizzazione, il Servizio Informazioni dello Stato, era volta alla canalizzazione delle informazioni riguardanti le nazioni allora aderenti al Patto di Varsavia ad uso dell’intelligence della NATO. Al tempo stesso, l’organizzazione svolgeva compiti d’infiltrazione nei paesi della “cortina di ferro” al fine di fomentare e sostenere movimenti di rivolta che si opponessero al controllo sovietico, e lavorava in stretta collaborazione con la CIA. L’organizzazione tedesca forniva “il personale” e la CIA i mezzi: fondi, strumentazione, dotazioni, eccetera.

In una delle operazioni più fortunate, “Operation Sunrise”, l’organizzazione riuscì ad infiltrare circa 5000 agenti anticomunisti di discendenza est-europea nel blocco sovietico. Gli agenti venivano a tal fine addestrati in un campo di addestramento specifico chiamato “Oberammergau”.

Altre azioni non furono di altrettanto successo per via della presenza di numerose “talpe” all’interno dell’organizzazione e dei servizi segreti americani (CIA) ed inglesi (MI5), in particolare Harold “Kim” Philby.

Si suppone che all’interno dell’organizzazione operassero centinaia di ex criminali di guerra nazisti e si sospetta che questo servizio segreto abbia avuto un ruolo chiave nella fuga di molti dirigenti nazisti verso il Sud America alla fine della guerra, fornendo documenti falsi e passaporti a uomini delle SS in fuga dalla Germania occupata dagli Alleati (operazione “Odessa).

Reinhard Gehlen è stato decorato il 30 aprile 1968 con la Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca.]

…Addirittura, nell’accoglierli, per alcuni di questi criminali di guerra tedeschi è stato srotolato il tappeto rosso, come per l’ingegnere e scienziato missilistico nazista Wernher von Braun [27]e tutta la sua squadra, responsabile dei lanci dei missili V2, causa di tante morti…

Negli Stati Uniti, von Braun ha ricoperto il ruolo di direttore del Centro dei voli spaziali della NASA e ha terminato i suoi giorni come cittadino statunitense ricoperto di onori (Hanno creato perfino un “Wernher von Braun Day”)!

… Allo stesso tempo, gli Stati Uniti avevano sbarrato i loro confini ai molti ebrei in fuga dall’orrore!

Perché il silenzio su questi crimini? Perché i criminali non sono mai stati giudicati?

Testimonianza personale…

È con stupore e tanta rabbia che ho appreso le notizie che seguono per bocca stessa di un mio ex cognato, che trascorreva giorni tranquilli a Tel Aviv (e qui è morto) con la figlia e i nipoti.

Quest’uomo era un belga SS della “Legione Wallona”. Aveva combattuto sul fronte orientale e sosteneva di aver partecipato alla battaglia di Stalingrado. [28]

Dopo la guerra, era stato imprigionato e privato a vita dei suoi diritti civili.

L’ultima volta che l’ho incontrato, ho potuto verificare che la sua ideologia non era cambiata, il suo antisemitismo si era semplicemente trasformato in odio contro gli “Arabi”.

Di qui il suo stupore quando gli ho fatto apprendere che i Palestinesi erano Semiti. [29]

Secondo le sue affermazioni, a volte egli si incontrava con qualche altro dei suoi ex “camerati”, come lui diventati cittadini di Israele.

Questa situazione non sembra disturbare il governo israeliano. D’altronde, corrisponde al vero che leader della destra estrema europea vengono ricevuti regolarmente da Lieberman e soci.

… e interrogativi essenziali   

Quando, alla fine del 2008, l’esercito israeliano ha fatto piovere la morte su Gaza durante 22 giorni – massacrando 1387 persone, fra cui 257 bambini, e provocando 5.500 feriti gravi, senza dimenticare le migliaia di edifici distrutti – non sono mancate le discussioni con amici che, mal informati dai “media ufficiali”, qualificavano ancora di “autodifesa” ciò che altri consideravano un “crimine”.

Sorgono molteplici gli interrogativi:

“Per quale meccanismo schizofrenico una gran parte di ebrei “esterni”, soprattutto in Europa, possono identificarsi con un tale Stato?”

“È immaginabile che i cattolici possono fare lo stesso con il Vaticano? … E i musulmani con l’Arabia Saudita? …”

“Quale logica aberrante porta conquistatori brutali a considerarsi i difensori della democrazia, mentre i loro comportamenti sono universalmente riconosciuti come crimini contro l’umanità?”

“Per quale costruzione demenziale alcuni sono arrivati a farsi persuasi che siano i Palestinesi che vogliono occupare le terre degli Israeliani e che questi non fanno altro che difendersi?”

“Da dove deriva che la popolazione israeliana nasconda il viso per la vergogna e si faccia complice di un regime che tratta il popolo palestinese come se fosse composto dai nuovi “Untermenschen”, sottospecie di uomini?”

“Come fanno alcuni dei miei compatrioti a negare l’evidenza, a minimizzare sulle azioni di un regime, che ha tutte le caratteristiche di uno Stato canaglia e a dichiarare antisemita qualsiasi oppositore a questo regime criminale?”

“Che cosa impedisce loro di vedere la follia di Lieberman [30] e soci?”

Panoramica in breve

Con la miriade di villaggi militarmente isolati gli uni dagli altri, la Cisgiordania, dove vive la maggior parte del popolo palestinese, assomiglia innegabilmente alle “riserve indiane” degli Stati Uniti.

L’intero territorio è sotto il controllo dell’esercito israeliano che compie regolarmente incursioni nella Zona A povera e scarna (4% del territorio!) che, in linea di principio, dovrebbe stare sotto il controllo dell’Autorità palestinese.

La Zona B, definita mista, è in realtà totalmente controllata da Israele.

Sapendo che l’Autorità palestinese non ha alcun controllo sulla Zona C, basta guardare la carta geografica per rendersi conto che Abbas e Fatah non controllano più nulla, se non ciò che Israele decide di delegare loro, temporaneamente!

Solo la Striscia di Gaza può ancora essere considerata un territorio sotto autorità palestinese. Oggettivamente parlando, la Striscia è stata trasformata nel “più grande campo di concentramento a cielo aperto del mondo” [31] con i suoi 1,6 milioni di persone rinchiuse in uno spazio di 360 km2 … 7 volte inferiore al Lussemburgo!

Secondo l’ONU. Questa popolazione passerà a 2,1 milioni di persone nel 2020, il che porterà la densità abitativa a 5.800 abitanti per km2 . Nell’agosto 2012, responsabili dell’ONU hanno avvertito [32] : se non verranno prese misure contro il blocco che continua ad essere imposto su Gaza, nel 2020 le condizioni di vita degli abitanti della Striscia saranno gravissime.

In Cisgiordania, Israele continua ogni giorno a rubare l’acqua, a demolire case ed a espellere Palestinesi per l’installazione di colonie. A Gerusalemme Est, il regime sviluppa la giudaizzazione cacciandone gli abitanti, sotto l’occhio complice degli Stati Uniti e dei paesi dell’Unione europea.
Una delle tecniche utilizzate per accaparrarsi le terre è di dichiarare per decreto che questo campo o quel oliveto devono diventare zona militare.
Una volta che gli occupanti legittimi vengono espulsi, l’esercito decide che l’area non è più una zona militare … E la cede ai coloni!

Inoltre, bisogna ricordare la presenza di questo muro vergognoso (760 km previsti) che invade le terre dei Palestinesi. Una volta completato, il 9,5% della Cisgiordania sarà parte integrante di Israele! [33] e gli abitanti palestinesi saranno privati dei loro raccolti, non potranno avere libero accesso ai loro pozzi e non potranno raggiungere liberamente le loro famiglie. In certi casi – Al Walaja [34] con i suoi 2000 abitanti è l’esempio più conosciuto – il villaggio è completamente circondato da questa muraglia.

Nel 2004, Israele è stato condannato dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aia.

Il Tribunale ha imposto la distruzione del muro ed inoltre lo smantellamento delle colonie insediate al di là della Linea Verde del 1967 … Israele ha risposto con disprezzo, continuando ad erigere la barriera e accelerando la colonizzazione della Cisgiordania!

E questo è pur vero che, come Sharon ha proclamato, : “Israele ha il diritto di mettere gli altri sotto processo, comunque certamente nessuno ha il diritto di giudicare il popolo ebraico e lo Stato di Israele”. [35]

Chi può ancora credere per un attimo che questo muro abbia come obiettivo quello di prevenire gli attacchi terroristici, quando sappiamo che è ben lontano dall’essere “ermetico”?: ogni giorno, circa 15.000 lavoratori palestinesi lo attraversano clandestinamente per farsi sfruttare come lavoratori “illegali” … e sottopagati, ovviamente.

La pulizia etnica non è mai cessata dal 1947 … È sistematicamente e con metodo imposta!

Rudi Barnet

 

Seguirà “Memento 2”:

“I Palestinesi sono solo degli animali che camminano su due gambe”

Note

[1] Radio del CCOJB, Comité de Coordination des Organisations Juives de Belgique, movimento sionista belga di destra, equivalente al CRIF francese, Conseil Représentatif des Institutions juives de France.

[2] Psicosi delirante cronica caratterizzata da una discordanza nel pensiero, nella vita emozionale e nel relazionarsi con il mondo.

[3] Semplice esempio di questa “letteratura” (tra decine di testi pubblicati sui siti sionisti):

“D’ora innanzi bisognerà utilizzare, con queste bestie selvagge, il metodo “safari”: una prima squadra arriva sul posto con fucili dotati per lanciare siringhe anestetizzanti…e si spara fino a quando il branco ostile viene neutralizzato; una seconda squadra mette in sicurezza un’area perimetrandola per dissuadere gli altri animali selvaggi ad avvicinarsi; la terza squadra, formata da veterinari, tratta gli “animali” a terra in modo da garantire a termine la loro “rimessa sulle zampe”!

(Gérard Pierre su “JSSNews” del 18/5/2012)

[4] Organizzazione sul modello della CIA, responsabile di omicidi multipli, rapimenti, attentati, avvelenamenti, ecc.

Leggere : Claire Hoy e Victor Ostrovsky, “Mossad, un agent des services secrets israéliens parle” (Presses de la Cité, 1990)

[5] Jacob Cohen “Le Printemps des Sayanim – La primavera dei Sayanim” (Editioni l’Harmattan, 2010) e “Info-Palestine” del  4/9/2012

[6] 752.048 persone secondo un censimento inglese del 1922 e più di un milione nel 1944 secondo la “Palestinian Academic Society for the Study of International Affaire”.

[7] “Le Nettoyage Ethnique de la Palesatine – La pulizia etnica della Palestina” di Ilan Pappe (Fayard, 2006)

[8] “Emet me-Erez Yisrael” (La verità su Erez Israël) di Ahad Ha-am (Asher Hirsch Ginsberg)

[9] Edwin Black, “L’Accord de Transfert : L’histoire non-dite du pacte secret entre le Troisième Reich et la Palestine Juive – L’Accordo di Trasferimento: la storia non-detta del patto segreto fra il Terzo Reich e la Palestina Ebraica

(New York : Macmillan Publishing Co. Londres : Collier Macmillan Publishers, 1984)

[10] “Holocaust : The uses of Disaster – Olocausto: lo sfruttamento della Catastrofe” di Boas Evron, giornalista e scrittore israeliano (Radical América 1983)

[11] “Victimes, Histoire revisitée du conflit arabo-sioniste” di Benny Morris (EditionsComplexe, 2003)

[12] “Simon Wiesenthal, l’homme qui refusait d’oublier – l’uomo che rifiutava di dimenticare“ di Tom Segev (Liana Levi)

[13] Nato in Ucraina, fondatore del gruppo “Bétar” e della Legione Ebraica, principale ispiratore politico dell’Irgoun, l’esercito clandestino sionista, responsabile di attentati contro l’occupante britannico e di omicidi di civili palestinesi.

[14] Movimento della gioventù para-militare giudaica radicale, sionista, di estrema destra

[15] Agenzia Ebraica, creata nel 1929, si tratta di fatto del governo della popolazione ebraica palestinese.

[16] Encyclopedia Judaica 2008

[17] Questo gruppo (denominato anche “Lehi”) era chiaramente di estrema destra. Proponeva uno Stato israeliano fondato sui principi del fascismo italiano (leggere http://fr.wikipedia.org/wiki/Lehi)

[18] Nathan Yalin-Mor, “Histoire du Groupe Stern“ (Presses de la Renaissance,1978) e Charles Enderlin, “Shamir“ (edizioni Olivier Orban, 1991)

[19] Servizi segreti d’Israele (sul modello della CIA)

[20] Discorso ai coloni ebrei (New York Times del 1/4/1988)

[21] Traduzione su “en.wikipedia.org/wiki/File:SternGang-Doc-Nazi-Collaboration”

[22] “Les Arabes et la Shoah” di Gilbert Achcar, professore all’Universita di Londra (Actes Sud 2009)

[23] “Le grand Mufti, les Palestiniens et les nazis” (Dominique Vidal, Monde Diplomatique di dicembre 2009)

[24] Ziyad Clot:  “Il n’y aura pas d’Etat palestinien – Non ci sarà mai uno Stato palestinese” (Max Milo Editions)

[25] “Haaretz” del 23/4/2009

[26] Frank Garbely e Jean-Michel Murice: “Le système Octogon” (Maha Productions 2008)

[27] Pierre Durand: “Du nouveau sur le passé nazi de Wernher von Braun – Delle novità sul passato nazista di Wernher von Braun ” (L’Humanité del 3/2/1997) e “La Libération (26) : Dora, enterré deux fois” di Morice (“Agoravox” del 23/6/2011)

[28] Un detrattore sionista mi ha informato che la “Legione Wallona”” non è mai stata a Stalingrado … pertanto questo rexista era un fanfarone! (N.d.tr.: il rexismo era un movimento fascista belga, nato in ambiente cattolico negli anni Trenta e condannato dalla Chiesa, che collaborò con i nazisti durante l’occupazione)

[29] Un semita è uno che parla una lingua semitica (araba, aramaico, ebraico…) ed è originario del Vicino Oriente.

[30] Originario della Moldavia, è emigrato in Israele nel 1978.

[31] Secondo il vocabolario: luogo chiuso di grandi dimensioni creato per raggruppare e detenere una popolazione considerata come endemia

[32] “Le Parisien” del 27/8/2012

[33] Laurent Zecchini in un suo articolo: “Prières contre le mur de Crémisan – Preghiere contro il muro di Cremisan” (Le Monde del 19-20 agosto 2012)

[34] Vedere il reportage “La battaglia di Al Walaja” (www.france24.com/fr/20100723)

[35] Alla BBC il 25/3/2001

Mémento 2: “I Palestinesi sono solo degli animali che camminano su due gambe”

di Rudi Barnet

29 novembre 2012

http://www.michelcollon.info/Les-Palestiniens-sont-des-betes.html?lang=fr

(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

Sempre molto ben documentato, Rudi Barnet continua la sua serie di “memento” sulla Palestina. Ancora con lo stesso obiettivo: “Fornire dei “pro-memoria” a coloro che, come noi, si oppongono a qualsiasi forma di irregimentazione e a coloro che pongono gli esseri umani su un livello superiore a qualsiasi religione e ideologia!”

Dopo aver esaminato la questione della pulizia etnica, Rudi continua il suo lavoro e sottopone Israele al test di apartheid. L’“unica democrazia del Medio Oriente” rientrerà in questo paradigma? (Investig’Action)

Qui lo affermo, sono a mala pena uomini! 

Quando, nel 1982, Menahem Begin [i] pronunciò queste atroci parole alla Knesset, il parlamento di Israele, i suoi colleghi deputati calorosamente applaudirono alla perspicacia del suo giudizio.

Non era il primo, anzi era in larga compagnia, a dimostrare il suo disprezzo per gli esseri umani originari dei paesi conquistati.

Era già una buona cinquantina d’anni che i dirigenti sionisti consideravano i Palestinesi come dei “subumani”:

Chaim Weizmann [ii], primo presidente di Israele, non aveva esitato, per esempio, a dichiarare:

I Britannici ci hanno detto che qui ci sono centinaia di migliaia di negri privi di qualsiasi principio e valore”. [iii]

Yizhak Shamir [iv], da primo ministro, allo stesso modo proclamava la sua più alta considerazione dell’essere umano: “I Palestinesi saranno schiacciati come cavallette … le loro teste mandate in frantumi contro i massi e i muri![v]

Dal canto suo, già dieci anni fa, Ehud Barak metteva in guardia la popolazione israeliana che “i Palestinesi sono come i coccodrilli, più dài loro carne, più costoro ne vogliono” (Jerusalem Post del 30/8/2000) [vi]

Questa l’esortazione del gran rabbino Yossef Ovadia (04/12/2001): “Possa il Nome Divino diffondere il castigo sulla testa degli Arabi, e far disperdere la loro semenza e annichilirli definitivamente! È proibito avere pietà di loro! Noi dobbiamo scagliare loro addosso dei missili e sterminarli con gioia. Sono malefici e dannati!

Un altro rabbino, Yitzhak Ginsburg, afferma che “Il sangue ebraico e il sangue dei goys (non-ebrei) non è lo stesso sangue,” e che “ammazzare non è un crimine se le vittime non sono ebrei.” [vii]

… Senza dimenticare Avigdor Lieberman [viii], ministro degli Affari esteri, che nel 2009 proponeva di applicare su Gaza “quello che gli Stati Uniti hanno fatto al Giappone alla fine della Seconda guerra mondiale.” …Altrimenti detto, lanciare su Gaza una bomba atomica.

Quanto ad Eli Yishai, ministro degli Interni del governo attuale, che conduce una vera e propria caccia all’uomo nei confronti dei migranti africani, nel giugno 2012 ha dichiarato: “Userò tutti i mezzi per espellere gli stranieri, perché Israele appartiene all’uomo bianco![ix]

Questo discorso sulla purezza della razza non vi ricorda nulla?

Come evidenziato da un sondaggio pubblicato nell’ottobre 2012 dal quotidiano israeliano “Haaretz”, questo morbo del razzismo si è incuneato in tutti i livelli dello Stato. [x]

 

MEMENTO 1

T-shirt dell’unità dei cecchini del battaglione Shaked della Brigata Golani

[N.d.tr.: “Io sparo e ne ammazzo due”: la donna araba incinta viene presa di mira sul ventre dal cecchino!]

Il 42% degli Israeliani si rifiuta di abitare nello stesso edificio con Arabi israeliani e non vuole che i propri figli vadano a scuola con i bambini di origine araba.

Il 33% vorrebbe che lo Stato introducesse una legge per vietare ai cittadini arabi di votare alle elezioni legislative.

Il 69% si opporrebbe all’idea del diritto di voto per i Palestinesi, una qual volta Israele annettesse la Cisgiordania.

Il 74% è a favore di strade separate per Israeliani e Palestinesi in Cisgiordania

Il 58% è a conoscenza del regime di apartheid in vigore contro gli Arabi, ma comunque lo approva. [xi]

… Nulla di sorprendente se si considera che, fin dalla tenera infanzia, il sistema educativo israeliano tende a favorire la segregazione e a convincere i cittadini che appartengono ad un “popolo eletto”, vittima permanente dell’antisemitismo, ma protetto dall’“esercito più morale del mondo”.[xii]

 

Militarizzazione del sistema educativo…

 

“I libri di testo israeliani rappresentano tutte le categorie del discorso razzista, sia verbale che visivo” 

Accusa antisemita ?

No, questa è l’opinione di Nurit Peled-Elhanan, professoressa israeliana specialista in scienze dell’educazione all’Università ebraica di Gerusalemme. [xiii]

Nel suo ultimo saggio, “La Palestina nei manuali scolastici israeliani: ideologia e propaganda nel sistema educativo” [xiv], la Peled-Elhanan precisa che quasi tutti gli argomenti contenuti nei programmi di insegnamento israeliani sono impregnati di nazionalismo esacerbato. 

Esempi di regole da seguire nella nuova guida per la preparazione agli esami di educazione civica nelle università israeliane: “Le ragazze israeliane devono starsene lontano dai Palestinesi, perché i giovani arabi costituiscono una minaccia per la vita delle giovani e perché i rapporti tra i giovani arabi e le giovani ebree rappresentano una minaccia per la maggioranza ebraica nel paese.”

Nel 2012, è stato adottato un nuovo programma, “Derekh Erekh” (Sentiero dei Valori), in modo da inculcare il senso del dovere e di fedeltà e obbedienza nei confronti dello Stato. Prioritariamente, il programma mira a rafforzare i legami fra le scuole israeliane e l’esercito.

Per tutto il corso della loro vita, gli insegnanti sono dei coscritti, degli effettivi in servizio militare permanente!”, così ha ribadito il ministro dell’Istruzione, Gideon Saar, presentando questo programma.

MEM4 

Istruzione militare dei bambini in una colonia

 MRM5

Per tentare di ridurre la cattiva immagine generata da questa politica pedagogica, le fabbriche occidentali della propaganda pubblicano quotidianamente articoli indignati sulla militarizzazione dei giovani Palestinesi.

Qual è la realtà?

In mancanza di fondi, l’UNRWA (N.d.tr.: l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente è un’agenzia di soccorso, di sviluppo, di istruzione, di assistenza sanitaria, di servizi sociali e di aiuti di emergenza per oltre quattro milioni di profughi palestinesi che vivono in Giordania, Libano e Siria, Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. È l’unica Agenzia ONU dedicata solo ad aiutare i profughi provenienti da una regione o da un conflitto specifico) nel 2012 ha rinunciato all’organizzazione di campi di vacanze per i giovani di Gaza. Hamas ha cercato di compensare questa mancanza e ha impostato dei campi che offrono ospitalità a una minoranza di bambini e adolescenti.

Questi campi hanno innegabilmente aspetti militaristi (esercizi sul tipo dei “commando”, ecc), e la formazione politica contro Israele si riduce a slogan come “Una mano tiene una stylo e l’altra un fucile” o “ Una mano studia e l’altra lotta contro Israele”. [xvi]

Per quanto limitate a pochi campi di Gaza, queste iniziative sono senza dubbio rattristanti … Ma non sono assolutamente commensurabili con le dimensioni della politica militarista dello Stato di Israele, generalizzata e molto più pericolosa: non sono di plastica le armi usate nell’addestramento dei piccoli Israeliani … e qui i proiettili sono proprio veri!

… E insegnamento all’odio

Il saggio della Nurit Peled-Elhanan mette in evidenza l’effettivo lavaggio del cervello che viene praticato nelle scuole israeliane.[xvii]

Mai che in questo insegnamento i Palestinesi siano presentati come esseri umani … ma sempre come un “problema” – perfino la parola “palestinese” non viene mai usata – e sono classificati come esseri primitivi, usi a pratiche tribali e arcaiche, sempre “ostili”, “aggressori” o “terroristi”.

La glorificazione del regime è permanente : “Nessuno può comprendere la nostra situazione meglio di noi” è l’argomento addotto per spiegare agli allievi il motivo per cui il Diritto Internazionale non può essere applicato nello Stato di Israele. Ecc.

Come scandalizzarsi se, con tale “pedagogia”, i giovani soldati israeliani poi si comportano come domatori di bestie feroci ai “check-point” o i giovani coloni “rompano le corna agli Arabi” senza alcuno scrupolo e sparino contro gli abitanti palestinesi come ai tempi gioiosi del selvaggio West?

Il testo che segue è più che sufficiente per toccare con mano questa realtà che fa fremere qualsiasi persona che ha ancora un briciolo di umanità.

Zvi Ba’rel, giornalista di riferimento del quotidiano “Haaretz” ha scritto l’articolo dopo il linciaggio avvenuto a Gerusalemme di Jamal Julani, un ragazzo palestinese, per mano di una banda di giovinastri israeliani, uno dei quali dichiarava che “poteva anche morire, il fatto non mi interessa, dal momento che si tratta di un Arabo”, mentre decine di passanti e la polizia stavano a guardare la scena senza reagire. [xviii]

La “letteratura” israeliana che incita all’odio contro gli Arabi può essere datata ben prima dell’occupazione.

La serie di libri per bambini “Danidin” di Shraga Gafni è infarcita di illustrazioni e di espressioni che collocano segnali sulla strada per lo sviluppo dell’odio anti-arabo.

La collana “Mikraot Israel” (“Lettori israeliani”), che è servita ad istruire centinaia di migliaia di bambini israeliani è anch’essa imbottita di termini che incitano all’odio.

Ci sono persone che spendono un sacco di tempo per controllare il contenuto dei libri di testo pubblicati da parte dell’Autorità Palestinese. Ma non provano mai il bisogno di elencare tutte le ricette che hanno lo scopo di sviluppare in noi l’odio anti-arabo, che in tanti Israeliani si è profondamente incuneato.

Quindi, si è cercato di correre in difesa di questi criminali di Gerusalemme, il cui “unico crimine”, se riflettiamo bene, è stato di mettere in pratica la pedagogia israeliana e il suo carattere particolare di “Morte agli Arabi”, che a loro è stato inculcato.

Questa mentalità continuerà ad essere parte integrante dell’identità nazionale ebraico-israeliana, quand’anche l’occupazione venisse a cessare domani mattina.

E questo, perché il nostro “Morte agli Arabi”  non è l’odio “classico” nei confronti di qualcuno che è diverso, non è la parola d’ordine infame di gang che si dedicano a ciò che definiscono “rappresaglie”. Questo non corrisponde alla xenofobia o al terrore dei musulmani, che possiamo riscontrare nel razzismo europeo.

Da noi, l’odio per l’Arabo fa parte delle manifestazioni di lealtà e di identità che un cittadino ebreo deve fornire allo Stato.

Un Israeliano fedele ed obbediente è un Israeliano che lascerà morire un Arabo perché costui “ è un Arabo”. E se una persona non è fatta così, è ben noto questo,“è perché lei si accuccia con gli Arabi.”

Cosa rispondere a questo vecchio giornalista patriota?

Quando un sistema educativo porta i cittadini a linciare altri cittadini perché questi sono fisicamente diversi, senza suscitare proteste o condanne unanimi, dobbiamo pur riconoscere che ci troviamo di fronte a un sistema fascista!

… Ed è inutile cercare di girare la faccia da un’altra parte, ciò che accade in Israele non è in alcun modo un razzismo circostanziale o limitato ad una minoranza, come è possibile farne l’esperienza nella maggior parte dei paesi occidentali.

Il razzismo in Israele è la conseguenza dell’applicazione metodica di un’ideologia propagata dai dirigenti sionisti ed è parte integrante, consustanziale di tutto il sistema politico ed educativo. [xix]

Come evidenziato dalle osservazioni della sociologa Eva Illouz, insegnante di sociologia presso l’Università ebraica di Gerusalemme, anche le istituzioni giudiziarie non sono immuni dalla xenofobia:

Gli Arabi di Israele (il 20% !) sono certamente dei cittadini, ma la loro cittadinanza è un puro fatto amministrativo, e non una forma di partecipazione attiva alla cultura, alla politica e all’economia di Israele”. [xx]

I rabbiosi Sionisti potranno ben strillare come aquile [xxi], la terribile constatazione sta là: la società israeliana attuale sta marcendo, è incancrenita a causa della sua “bestialità”!

Una democrazia… molto particolare 

La “Legge Fondamentale” – come sappiamo, Israele non ha una Costituzione, che, in particolare, dovrebbe sancire la determinazione di un limite territoriale – proclama che si tratta di uno “Stato Ebraico”.

La nuova legge che Netanyahu e Lieberman desiderano promulgare imporrà ad ogni cittadino, sia esso laico, cristiano o musulmano, di giurare fedeltà alla identità ebraica dello Stato … pena l’espulsione!

Teocrazia sposata con Democrazia! Unione di capra e cavolo, giusto?

Numerose sono state le voci che fortunatamente si sono sollevate contro questo progetto che “configurandosi su una base etnica o religiosa, introduce una discriminazione istituzionale tra i suoi cittadini fondata sulla loro origine o la loro religione (…) Il riconoscimento di Israele in quanto “Stato ebraico” tenderebbe a rafforzare la pretesa di Israele di rappresentare anche i cittadini ebrei di altri Stati, e a convalidare in via definitiva i diversi tipi di discriminazione nei confronti dei cittadini israeliani non riconosciuti come “Ebrei”.

Si dovrebbe temere tutto questo, benché il riconoscimento di Israele come “Stato ebraico” non fornisca una base giuridica internazionale ad un sistema di apartheid, nel caso in cui Israele continuasse nella sua politica di allargamento degli insediamenti in Cisgiordania, negando i diritti nazionali del popolo palestinese”. [xxii]

Alcune particolarità di questo regime pretenziosamente democratico:

– La carta d’identità israeliana comporta citazioni identificative differenti a seconda che uno sia Ebreo o Arabo.

– Solo il matrimonio religioso giudaico ha valore di Stato Civile (il matrimonio secondo il rito di un’altra religione è solamente “riconosciuto”).

– La popolazione dei territori “annessi” nel 1967 non ha status di nazionalità e i civili non-ebrei possono essere “giudicati” solo da tribunali militari.

– La discriminazione etnica nelle assunzioni di lavoro è generale per 1.200.000 Palestinesi di nazionalità israeliana.

– La giustizia è discriminatoria. Un Israelo/palestinese è sistematicamente condannato a pene più pesanti rispetto ad un cittadino catalogato come “ebreo”. [xxiii]

– Le terre ancestrali dei Beduini del Négev sono state confiscate. Israele ha ristretto i Beduini all’interno di una piccola regione, il triangolo del Siyag (Beersheva, Dimona, Arad) e li ha confinati dentro townships (insediamenti simili a quelli destinati ai neri nel Sudafrica razzista).[xxiv]

– Solamente il 2% delle terre possono essere acquistate da “Israelo-palestinesi”, in quanto una legge autorizza l’Agenzia Ebraica ad opporsi alla vendita ai non-ebrei. [xxv]… Etc.

Apartheid ? Ma di cosa parlate? 

Tutte queste pratiche discriminatorie e coercizioni appartengono, o no, ad un regime autoritario e razzista che non ad un regime da noi definito democrazia, giusto?

Come possiamo accettare di questo Stato ciò che noi condanniamo in altri paesi, e troveremmo inaccettabile nel nostro?

Come scrive l’Israeliano Amnon Be’eri-Sulitzeanu, vicedirettore di “Abraham Fund Initiatives”: “Nel 2010, la segregazione tra Ebrei e Arabi in Israele è quasi assoluta. Per quelli di noi che vivono qui, questa è una cosa che non presenta alcun imbarazzo, né perplessità”. [xxvi]

Il “Tribunale Russell per la Palestina” (Città del Capo, novembre 2011), che ha riunito i maggiori esperti di diritto internazionale per giudicare dell’esistenza, o meno, di un regime di apartheid in Israele e nei territori palestinesi occupati, ha concluso che “Israele sottopone il popolo palestinese ad un regime istituzionalizzato di dominazione considerato come apartheid in base al diritto internazionale. Tale regime discriminatorio si manifesta con intensità e modalità variabili contro le diverse categorie di Palestinesi, a seconda del loro luogo di residenza.

I cittadini palestinesi di Israele, pur godendo del diritto di voto, non fanno parte della nazione ebraica in virtù della legge israeliana e sono quindi privati dei vantaggi derivanti dalla nazionalità ebraica e sono oggetto di discriminazione sistematica su una vasta gamma di diritti dell’uomo riconosciuti … ecc.” [xxvii]

Se ci fosse ancora qualcuno che dubita dell’esistenza del regime di apartheid, non deve altro che ascoltare Bentzi Gopstein, presidente dell’associazione “Lehava”, che ha lanciato una campagna sconvolgente per sensibilizzare i genitori israeliani sui pericoli dei matrimoni misti: “Dobbiamo mettere in guardia i genitori contro i pericoli di mandare le loro figlie al servizio militare con degli Arabi o a lasciarle lavorare con costoro (…) Lavorare con gli Arabi produce un rischio reale di assimilazione, ed è per questo che incoraggiamo il lavoro ebraico e fra Ebrei (…) Continuiamo la tradizione di Ben-Gurion, e siamo determinati a dare tutto il nostro appoggio a coloro che impiegano solo Ebrei.[xxviii].

… Un certo Anders Breivik ha ammazzato 77 giovani Norvegesi che avevano il torto, secondo lui, di raccomandare l’assimilazione.

E così stigmatizza, ancora una volta, il rapporto di “Human Rights Watch” del dicembre 2010:

I Palestinesi sono vittime di discriminazione sistematica in ragione della loro razza, origine etnica e nazionale, in conseguenza di ciò essi sono privati ​​di elettricità, acqua, scuole e strade, mentre i coloni ebrei del loro vicinato godono di tutti questi servizi pubblici.

Ancora, altre discriminazioni:

–          Imprigionamenti illegali, secondo il Diritto internazionale e la legge di Israele, di ragazzini minori di 14 anni, accusati di lanci di pietre  [xxix

–          La “Legge dell’assenza”, che permette di appropriarsi della casa di un non-ebreo, dopo averlo fatto fuggire.

–          Privazione dell’acqua nei territori palestinesi (70 litri/giorno per un Palestinese contro i 300 litri/giorno per un Israeliano !)

Ragazzi prigionieri  [xxx]

–          Strade vietate ai non-ebrei. L’esempio più clamoroso e conosciuto è quello della Strada 60, che, da nord a sud, trancia la Cisgiordania in due

–  Restrizioni alla libera circolazione mediante controlli umilianti. (Secondo un rapporto pubblicato dal centro di informazioni B’Tselem, già nel 2008 venivano registrate in Cisgiordania 459 barriere e 66 posti di controllo).

–  “Filtraggio” degli studenti arabo/israeliani da parte dei servizi di sicurezza di Israele (Shabak) per escluderli dalle Università

–  Legge “anti-boicottaggio” del 2011 che proibisce qualsiasi libertà di espressione, anche non-violenta, contro la politica di Israele. [xxxi]

… Ecc.

… E collaborazioni piuttosto particolari!

Già prima della creazione di Israele, i dirigenti sionisti avevano collaborato con il regime nazista.[xxxii]

In seguito, lo Stato di Israele ha continuato a sostenere attivamente i diversi regimi ben noti per il loro autoritarismo e in determinate operazioni poco gloriose per gli Stati che le hanno perpetrate ha fornito tutta la sua collaborazione.

Qualche esempio, per ricordare:

– Collaborazione militare con il regime razzista del Sud-Africa, in modo particolare nel programma di sviluppo della bomba atomica. Ricevendo John Vorster [xxxiii], primo Ministro sudafricano nel periodo 1966-1978, Yitzakh Rabin [xxxiv] in un brindisi esalterà “gli ideali comuni ad Israele e al Sud-Africa, due paesi che devono affrontare una brutalità e una instabilità ispirata dallo straniero.”

– Collaborazione del Mossad [xxxv] nell’assassinio di Ben Barka durante la dittatura di Hassan II [xxxvi

Shimon Peres [xxxvii] visita Hassan II dopo l’assassinio di Ben Barka

[Mehdi Ben Barka nacque a Rabat nel 1920 e morì in strane circostanze a Parigi nel 1965.

Politico marocchino, attivista nel movimento indipendentista contro i Francesi e, in seguito, dissidente del regime di re Hasan II, è stato un dirigente di spicco del movimento terzomondista.

Il suo sequestro e assassinio per mano, presumibilmente, dei servizi segreti marocchini, francesi ed israeliani è uno degli episodi più emblematici dell’epoca e della storia del Marocco conosciuta come “anni di piombo”.  

Ben Barka fu sequestrato il 29 ottobre 1965 a Parigi, da agenti della polizia francese, mentre si stava recando ad un appuntamento col cineasta Georges Franju per la preparazione di un film sulla decolonizzazione. Da allora non si sono più avute sue notizie.

L’inchiesta giudiziaria stabilì che Ben Barka, dopo essere stato rapito con la complicità dei servizi segreti marocchini, francesi ed israeliani e della CIA, venne torturato a morte da agenti marocchini e mercenari francesi nel centro di detenzione clandestino di Dar al-Muqri, a Rabat, dove poi il corpo venne sciolto in una vasca di acido preparata per l’occasione.]

 

– Assistenza nella fondazione della “Savak” (la polizia politica dello Scià di Persia) e sostegno tecnico del Mossad nella formazione degli “inquisitori”.

– Collaborazione con diverse dittature latino-americane (con Pinochet in Cile, con Stroessner in Paraguay…)

… Ecc.

Tutte queste collaborazioni e corruzioni con i poteri autoritari non vengono mai classificate negli archivi. Comunque, non hanno mai cessato di esistere e si sviluppano di continuo, come viene testimoniato fra l’altro da Richard Wagman, presidente onorario dell’UJFP (Union Juive Française pour la Paix – Unione Ebraica Francese per la Pace) [xxxviii]

Non si tratta di un regime fascista?

Eppure è così che una trentina di intellettuali ebrei, tra cui Albert Einstein e Hannah Arendt,  cittadini degli Stati Uniti, hanno qualificato il sionismo nel famoso articolo del The New York Times del 1948. [xxxix]

Le tre caratteristiche principali del fascismo, nazionalismo, autoritarismo ed etnocentrismo, corrispondono in pieno all’attuale regime israeliano che promuove uno Stato “etnicamente puro”.

La dichiarazione di Lieberman “faremo di Israele uno Stato etnicamente omogeneo![xl] non lascia alcun dubbio sulle sue intenzioni.

Egli rivendica implicitamente il diritto di opprimere gli Arabi/israeliani e gli abitanti dei territori occupati, di praticare l’apartheid e di affermare il suo élitismo di “popolo eletto”!

In questa prospettiva, alcuni insediamenti di coloni israeliani organizzano attività che assomigliano furiosamente ai metodi di indottrinamento dei giovani di Mussolini.

Manca solo la camicia nera e il foulard bleu!

Uno dei più conosciuti è il centro “Caliber32” (colonia di Gush Etzion nella Cisgiordania occupata), diretto da ex militari. Da tanti anni il centro offre una “esperienza turistica unica ed eccitante”: si impara a sparare “ come veri soldati”, “si apprendono le tecniche dei terroristi, e si impara ad affrontarli”. [xli]

Secondo il quotidiano “Yediot Ahranot”, centinaia di turisti, per lo più dagli Stati Uniti, ogni anno affollano Gush Etzion per seguire i corsi sulla liquidazione di Palestinesi, …presenti come sagome di cartone.

Come ha dichiarato uno degli organizzatori di “Caliber32”: “In questo modo noi combiniamo i valori del sionismo con l’eccitazione e il piacere delle sparatorie e dei tiri al bersaglio, il che rende l’attività più significativa” [xlii]

Nurit Peled-Elhanan [xliii] testimonia (estratto dal discorso del 9/6/2012) [xliv]:

Quest’anno, sono stati presentati venticinque progetti di legge razzisti e più di dieci leggi razziste sono state approvate,… e appena una manciata di cittadini ebrei è scesa in piazza

Più di 300 persone imprigionate senza processo hanno iniziato uno sciopero della fame assoluto per due mesi e più,… e solo pochissimi cittadini ebrei sono scesi in piazza.

Migliaia di bambini non frequentano la scuola a Gerusalemme Est, perché il ministro ebreo dell’istruzione non apre le classi e perché la legge razzista sulla cittadinanza li rende cittadini privi di diritti,… e nessuno scende nelle strade.

La separazione delle famiglie, l’espulsione degli abitanti, la confisca delle terre, i bambini tirati giù dal loro letto e sottoposti a crudeli interrogatori, le famiglie sfrattate dalle loro case e gettate in mezzo alla strada, i contadini torturati da teppisti che indossano la kippa e agiscono sotto la protezione dell’esercito e per ordine del governo, …e solo alcuni scendono nelle strade.

Solo così il movimento sionista è arrivato al vertice del successo.

Lo Stato di Israele, che è stato ufficialmente dichiarato come uno Stato di apartheid, si distingue in ciò che è sempre stato il metodo più tipico e con sicuro esito del razzismo: la classificazione degli esseri umani.”

Le tre scimmiette 

Tutte le testimonianze e le analisi lo dimostrano: Israele è veramente uno Stato incancrenito dal razzismo e che pratica una politica di apartheid nei confronti dei cittadini di origine palestinese.

I media sionisti occidentali più di destra tentano, ovviamente, di nascondere questa realtà nauseabonda (“in buona sostanza si tratta solo di minoranze” o “la maggioranza degli Statunitensi lo è così. Come tutti i popoli del mondo, di fatto”), o cercano di sviare le critiche verso altri gruppi etnici (“E che dire del destino che gli Arabi riservano alle loro minoranze etniche o religiose?”). Altri media, sionisti ugualmente, accusano i partiti israeliani di destra di essere gli unici responsabili di questa deriva, minimizzando questa situazione ed escludendo qualsiasi denuncia del regime

Per giunta, bisogna rilevare e sottolineare l’apatia di troppe organizzazioni occidentali tutte consacrate alla “ pace nel mondo”.  Se queste organizzano con entusiasmo manifestazioni locali contro il razzismo e l’antisemitismo – e non possiamo che sostenere queste iniziative – una chiara e netta presa di posizione accusatoria dell’attuale regime di Israele per la diffusione di dottrine razziste e di pratiche segregazioniste non è mai assunta “in piena luce” in queste loro attività.

Inoltre, è desolante vedere certi progressisti di cultura ebraica scandalizzarsi, quando si affronta la questione del razzismo che permea il movimento sionista dagli anni ‘30 alla creazione di Israele e la politica di pulizia etnica sempre in vigore .

A costoro è difficile ammettere che il razzismo sia così profondamente radicato nella società civile israeliana, da renderla complice delle pratiche xenofobe dei suoi dirigenti.

Essi spesso fanno riferimento e cercano sostegno su dogmi e miti [xlv] e piovono accuse di antisemitismo, di negazionismo, … sulle persone il cui solo crimine è di essere attivisti in favore dei diritti dell’uomo e della giustizia.

Fortunatamente, oltre alle migliaia di manifestanti che protestano in tutto il mondo, sempre di più giornalisti e cittadini israeliani rifiutano una tale ideologia e cercano di sensibilizzare i loro concittadini a rigettare un regime che ha una tale visione dell’umanità.

Se attualmente sono minoritari, non per questo rinunciano a sperare e a contrapporsi.

Comunque non si cada nell’errore, in alcun modo bisogna accusare l’insieme degli Israeliani di razzismo… come non si è fatto nell’accusare tutti i Sudafricani, i Tedeschi, i Belgi, o i Francesi in momenti diversi.

Solo i dirigenti politici e i capi religiosi che diffondono questa ideologia e insegnano il disprezzo per gli esseri umani devono essere denunciati e perseguiti.

È questa macchina del “lavaggio del cervello” che deve essere estirpata!

Più di dieci anni fa, Nelson Mandela scriveva:

La discriminazione razziale in Israele è la vita quotidiana per la maggioranza dei Palestinesi (…) L’apartheid è un crimine contro l’umanità. Israele ha privato milioni di Palestinesi della loro libertà e delle loro proprietà. Israele perpetua un sistema di discriminazione razziale e di disuguaglianze. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di Palestinesi, in violazione del diritto internazionale. Ha scatenato una guerra contro una popolazione civile, ed in particolare nei confronti dei bambini.[xlvi]

Disgraziatamente, le parole di Mandela sono ancora e sempre attuali.

Allora, fino a quando i responsabili politici europei cesseranno di imitare le tre scimmiette?

Quando oseranno affrontare la realtà?

Credono veramente che a forza di non voler vedere nulla, di non voler sentire nulla e di nulla voler dire, non stanno collaborando con l’oppressore?

Credono veramente che, proteggendo un paese razzista che pratica la pulizia etnica e instaurando con esso relazioni e rapporti commerciali, contribuiranno a renderlo democratico?

Rudi Barnet

Note

[i] Bielorusso d’origine, emigra in Palestina nel 1943. Nel 1946, come comandante dell’Irgoun, ha coordinato l’attentato dell’hôtel King David (92 morti). Primo ministro di Israele dal 1977 al 1983.

[ii] Bielorusso emigrato in Inghilterra (suddito britannico nel 1910). Alla testa dell’Organizzazione Sionista Mondiale nel1920, si è insediato in Palestina nel 1937.

[iii] Citato da Arthur Rupin (The Central Zionist Archives in Jerusalem, Office of Arthur Ruppin (S55), Personal papers (A107)

[iv] Nativo della Bielorussia (suo nome di origine : Yezernistky), ha collaborato con il regime nazista, responsabile della morte di un grande numero di civili e del conte Bernadotte, mediatore dell’ONU.

[v] Discorso ai coloni, citato dal “New York Times” del 1/4/1988

[vi] Generale d’armata e primo ministro dal 1999 al 2001, principale responsabile dell’incremento degli insediamenti delle colonie in Cisgiordania.

[vii] “Jerusalem Post” del 19/6/1989

[viii] Moldavo di origine (Evik Lvovitch Liberman), fondatore e dirigente di un partito di estrema destra, arrivato in Israele nel 1978

[ix] In un’intervista al quotidiano “Maariv” del 3/6/2012

[x] Risultato di un sondaggio per “Yisraela Goldblum Fund” (Gidéon Lévy in “Haaretz” del 23/10/2012)

[xi] I centri di elaborazione sionisti non hanno mancato di fare di tutto per far perdere credibilità a “Haaretz” (vedere “JSS News” del 31/10/2012)

[xii] Vedere il video israeliano “Un sabato al Museo”  (www.youtube.com/watch?v=Lr1NiHJEF_I)

[xiii] Figlia di un generale e madre di un adolescente di 14 anni morto in un attentato suicida palestinese. Premio Sakharov 2001 e una delle promotrici del “Tribunale Russell Palestina”

[xiv] “La Palestina nei libri scolastici in Israele: ideologia e propaganda nell’educazione” (Library of Modern Middle East Studies, 2012)

[xv] Esposizione “New Profile” (UPJB 30/9/2012)

[xvi] “Le gioiose colonie di vacanza di Hamas” su “JForum” (9/8/2012)

[xvii] Per contro, nessuna traccia di razzismo nei manuali scolastici finanziati dall’Unione europea per i bambini palestinesi.

[xviii] In www.haaretz.com/opinion/a-good-jew-… e “Israele sconvolta da un linciaggio…” di Hélène Sallon (“Le Monde” del 31/8/2012)

[xix] “La Palestina nei libri scolastici in Israele” di Nurit Peled-Elhanan, insegnante all’università ebraica di Gerusalemme

[xx] “Israele : giustizia o tribalismo” in “Le Monde” del 4/11/2012

[xxi] “Il mondo accusa Israele e gli Israeliani di non essere governati attraverso norme morali universali” in www.europe-israel.org&quot&nbsp

[xxii] Pascal Lederer, “Un’altra voce ebraica” (http://uavj.free.fr/UAVJtxt47.htm)

[xxiii] Vedere il caso (Haaretz del 12/7/2012) dell’assassinio di Hussam Rapidi, il cui omicida si è visto appioppare una leggera pena, e quindi “Se l’assassino fosse stato arabo e la vittima un ebreo, avrebbe ricevuto l’ergastolo. Solo nei tribunali israeliani la vita di un Arabo non vale che 5000 shekels.” (Yariv Oppenheimer, Peace Now)

[xxiv] Il piano “Prawer” (dal nome di Ehud Prawer, direttore della Divisione delle politiche di pianificazione di Benjamin Netanyahu) prevede il trasferimento forzato di 70.000 cittadini Beduini dalle loro terre ereditarie e la distruzione di 35 antichi villaggi che Israele ha deciso di classificare come “illegali”.

[xxv] The Inequality Report (Katie Hesketh, Adalah, marzo 2011)

[xxvi] Ha’aretz del 20/10/2010

[xxvii] Il testo completo e le osservazioni possono essere rilevati sui diversi siti web del “Tribunale Russell per la Palestina” (www.france-palestine.org / www.russelltribunalonpalestine.com&…;;)

[xxviii] Intervista in “Israël Magazine” del 22/7/2012

[xxix] Rapporto di B’tselem del luglio 2011

[xxx]  Rapporto “Children in military custody“, “Bambini in prigioni militari”, del giugno 2012 del “Foreign & Commonwealth Office” della Gran-Bretagna

[xxxi] “Prossimamente verranno vietati gli appelli per la fine dell’occupazione o in favore della fratellanza fra Ebrei ed Arabi” (Gideon Levy in “Haaretz” )

[xxxii] Leggere “Mémento 1: il genocidio nazi, non è affar mio!”

[xxxiii] Comandante locale di una organizzazione “afrikaner” pro-nazie, venne imprigionato dai Britannici durante la guerra  1940/45

[xxxiv] Generale e primo ministro, assassinato nel 1973 da un estremista sionista. È uno dei responsabili del massacro di 250 civili e dell’espulsione dei 19.000 abitanti di Lydda nel 1948 (“Palestina 1948” di Yoav Gelber). Unitamente a Shimon Peres e Yasser Arafat… Premio Nobel per la Pace 1994.

[xxxv] Agenzia di spionaggio, corrispondente alla CIA statunitense, dipendente direttamente dal primo ministro. Responsabile di un gran numero di omicidi e di atti terroristici.

[xxxvi] Shmouel Seguev, “Le lien marocain” , Editions Matar (Israël)

[xxxvii] Originario della Bielorussia (Szymon Perski), è stato uno dei dirigenti della Haganah ed è considerato il “padre” delle forze nucleari di Israele.

[xxxviii] “Il governo israeliano, dalla corruzione alla guerra” in “Rue 89” del 28/4/2010

[xxxix] New York Times del 2/12/1948

[xl] “Le Monde” del 19/9/2010

[xli] Leggere “Et si on jouait à la guerre?” – “E se giocassimo alla guerra?” di Caroline Grimberghs (“La Libre Belgique” del 13/7/2012)

[xlii] “Le Monde” del 20/6/2012

[xliii] Insegnante di letteratura comparata all’Università ebraica di Gerusalemme, figlia di un generale e madre di un adolescente di 14 anni morto in un attentato suicida palestinese. Premio Sakharov 2001 e una delle promotrici del “Tribunale Russell per la Palestina”.

[xliv]  Testo completo su “Euro Palesatine” (www.europalestine.com/spip.php?arti…)

[xlv] Leggere “I 10 miti di Israele” di Ilan Pappé, pubblicato da “CJPMO (Canadiens pour la Justice et la Paix au Moyen-Orient)” (www.cjpmo.org)

[xlvi] Lettera a Thomas L. Friedman, editorialista del “New York Times” (28/3/2001)

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