L’Argentina in default: approfondiamo!

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Ricapitoliamo: nel 2001 l’Argentina (pagando l’errore di agganciare la sua moneta al dollaro per tentare di non svalutarla) fece crack. In piena rovina, cessò i pagamenti sul debito sovrano, pari 80 miliardi di dollari. I possessori di titoli del Tesoro argentino, per lo più, nel corso di lunghe trattative, si sono accontentati di ricevere il molti anni dopo 30 per cento, condonando il 70%. Non così Paul Singer, miliardario ebreo-americano possessore di un fondo speculativo, lo Elliott Capital Management: costui, dopo il crack, ha comprato da creditori titoli di debito argentino per 220 milioni di dollari a prezzi stracciati, pagandolo soltanto 49 milioni, meno di un quarto del suo valore facciale: dopodiché, s’è appellato ai tribunali americani per esigere il pagamento pieno dei titoli in suo possesso. Valore che, dopo 13 anni, è salito 832 milioni.

È il modus operandi tipico dei «Fondi Avvoltoio», che si nutrono di cadaveri. O più precisamente, che pretendono la polpa dagli ossami dei cadaveri dentro cui puntano i loro becchi. Singer – con l’appoggio delle leggi e tribunali americani – è riuscito a spolpare il poverissimo Congo nel 2002, obbligandolo a pagargli 90 milioni di dollari per i 20 milioni di titoli di debito pubblico congolese in suo possesso, e prima aveva obbligato il Perù a versargli 58 milioni per gli 11 milioni di titoli sovrani peruviani che aveva raccattato.

Per l’Argentina, i profitti attesi dall’avvoltoio sono molto maggiori. 

E siccome un tribunale USA ha dato ragione a Singer nel 2012 ingiungendo a Buenos Aires di pagargli titoli secondo il valore facciale (più interessi), al saccheggio si sono uniti altri fondi speculativi di Wall Street, come Aurelius Capital Management e Blue Angel, che detengono insieme 1,3 miliardi di dollari di debito argentino. Ma c’è di peggio in vista , per il Paese debitore. Se accetta di pagare questi avvoltoi, tutta una schiera di creditori internazionali con i suoi titoli in default nel portafoglio pretenderanno lo stesso trattamento: si calcola che esigeranno subito 15 miliardi di dollari, la metà delle riserve argentine. E nel complesso il Paese potrebbe trovarsi di fronte ad un debito totale di 120 miliardi.

La completa rovina economica, senza più remissione, per un intero popolo.

Buenos Aires ha fatto appello alla Corte Suprema USA. La quale, però, ha rifiutato di discutere il caso: siccome gran parte del debito argentino è stato emesso sotto il diritto vigente a New York, la questione nemmeno si pone. L’Argentina deve pagare Singer e i suoi altri imitatori, oppure incorrere in sanzioni — sequestro delle sue merci e delle sue navi nei porti americani, blocco dei suoi conti esteri, qualunque cosa la legge USA preveda per i debitori insolventi privati. Per intanto, gli USA minacciano di «isolare» politicamente il Paese, e fargli il vuoto attorno: nessuno presenterà più un soldo all’Argentina. In tal modo, il Paese sarà reso uno Stato-paria come l’Iran o si tenta di far diventare la Russia; il mondo finanziario essendo globalizzato secondo i princìpi del capitalismo occidentale, è in pratica sotto giurisdizione americana, che pretende di divenire universale di fatto. È effettivamente successo lo scorso ottobre che in Ghana, un tribunale locale ha consentito a Singer di sequestrare una nave da carico argentina, la ARA Libertad.

La sentenza americana è stata criticata – ed è tutto dire – persino dalla bibbia del liberismo anglosassone, il Financial Times: «La società deve dare alla gente un modo per ricominciare; è per questo che abbiamo il diritto fallimentare», ha scritto Martin Wolf: «Anzi, consentiamo alle imprese, di gran lunga i più importanti attori privati nelle nostre economie, di godere della “responsabilità limitata”. La facilità con cui le corporations americane possono liberarsi dei creditori è stupefacente. Una simile logica si deve applicare agli Stati».

Ed invece no, ed è questo il punto filosofico, di civiltà, per cui i BRICS (Paesi tra cui Russia, Brasile, Cina, India che rappresentano il 42% della popolazione mondiale) e la popolazione mostrano disposti a battersi:

I giudici USA non riconoscono la sovranità degli altri stati. È questo che hanno dimostrato con questa sentenza: mettono l’Argentina, come un debitore privato, sullo stesso piano di un Hedge Fund, il privato creditore che la trascina in giudizio. Anzi peggio: trattano l’Argentina peggio di una loro azienda privata. Questa può utilizzare le leggi fallimentari per fare bancarotta controllata; l’Argentina no. Deve pagare sempre, interamente e in eterno. Senza remissione.

Ed è arrivato il Default!

Non è quello che anche la Germania ha imposto ai paesi europei obbligando ad inserire il fiscal compact nella COSTITUTZIONE?

La Germania sta imponendo questo principio assoluto in Europa ai Paesi europei «periferici». Alla Grecia ha imposto la più spietata austerità perché pagasse i suoi debiti — ossia, essenzialmente, perché pagasse le banche tedesche, che avevano indebitato la Grecia fino alla follia, fino all’ultimo euro. Un condono del debito greco avrebbe scongiurato la crisi in cui siamo precipitati. Ma la Germania, dura, ha fatto valere «il diritto». Il diritto del creditore. Il risultato è che «dopo sei anni di recessione provocata dall’austerità, il taglio delle spese sanitarie del 40%, la disoccupazione salita al 26,8% e quella giovanile più che doppia, la Grecia si trova con un debito pubblico cresciuto al 169 per cento del Pil» ( Mark Weisbrot, co-direttore del Center for Economic and Policy Research)

STIAMO ANDANDO AVANTI O INDIETRO? LEGGIAMO BENE COSA COMPORTA PER GLI STATI E PER I CITTADINI, AL DI LA’ DEGLI SLOGAN FACILI, L’ ACCORDO IN VIA DI DEFINIZIONE Ttip (LIBERO MERCATO tra USA e UE) E RICORDIAMO CHE:

La pace di Vestfalia (1648) mise fine alla guerra dei 30 anni e stabilì il principio della sovranità. Ciò significava che ciascun firmatario si impegnava a rispettare i diritti territoriali degli altri firmatari senza interferire nei loro affari interni. Nacque così l’Europa come continente formato da stati sovrani.

E’ ancora vero?

 

NB sul Ttip (vedi anche articolo precedente)

Nell’accordo in via di definizione tra Washington e Bruxelles, sul quale Matteo Renzi ha rassicurato Obama sostenendo che l’Italia preme perché venga chiuso in fretta, «oltre ai rischi sanitari e il fatto di agevolare le multinazionali, c’è un meccanismo poco conosciuto ma rivoltante, la sopravvivenza dei defunti Ami», accordi multilaterali sugli investimenti, e gli Rdie, «tribunali che sottomettono le democrazie». Règlement des Différends entre Investisseurs et Etats, cioè: regolamento controversie tra investitori e Stati, in inglese Isds, “Investor-State Dispute Settlement”. Giustizia privatizzata: l’arbitrato privato tra imprese e Stati «si sostituirebbe alle giurisdizioni esistenti, permettendo così agli investitori privati di liberarsi da tutte le leggi, di aggirare le decisioni per loro ingombranti e di consacrare la privatizzazione del potere legislativo».

Solo nel 2012, sono stati esaminati 6.514 casi: Danièle Favari nota che «15 arbitri hanno deciso il 55% di tutte le controversie conosciute» e che «le rivendicazioni degli investitori sono state accettate nel 70% delle decisioni arbitrali conosciute». Ci sono indennizzi da 1,77 miliardi di dollari, come quello concesso all’Occidental Petroleum da parte dell’Ecuador. Secondo la Commissione Europea, l’accordo deve proteggere gli investitori da molte delle atuali leggi, che tutelano i consumatori. Questo principio ha permesso alla Philip Morris di perseguire l’Uruguay e l’Australia per le loro normative anti-tabacco. E il Ceta, accordo di libero scambio Ue-Canada, potrebbe permettere alle grandi compagnie del gas e del petrolio di contestare i divieti al fracking, la fratturazione idraulica, in Europa»

PENSATE PENSATE ……

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