Unione Europea sui semi: la Nuova legge dà “Tutto il potere alle multinazionali” e ai loro “brevetti”

No ai brevetti sulle piante! 
I semi devono restare un patrimonio comune!

Un incredibile regalo fatto ai brevetti e ai titoli di proprietà dell’industria alimentare”, tuona il Coordinamento Europeo Via Campesina (ECVC). Il quale considera la proposta una violenta aggressione ai diritti di agricoltori e giardinieri visto il rafforzamento del controllo burocratico la cui unica conseguenza non può che essere la scomparsa della biodiversità. Una posizione davvero opposta e contraria alle ragioni invocate dalla Commissione Europea circa la volontà di riformare la legislazione esistente. “In questa proposta di legge, si dà ampio spazio alla commercializzazione senza restrizioni sulle piante brevettate. Queste ultime vanno ovviamente a spargersi su tutti i campi, senza alcuna distinzione. Il testo di legge è fatto in questo modo: il contadino, il cui campo è stato inquinato, dovrà pagare una multa all’industria, come se fosse stato lui a rubare i sementi, mentre è proprio quest’ultima che dovrebbe chiamarsi a carico della decontaminazione dei campi dei contadini, tanto più grave è che la maggior parte di queste piante brevettate sono degli OGM nascosti” – ha dichiarato Andrea Ferrante, membro del Comitato di Coordinazione dell’ECVC. Il Coordinamento sostiene poi il diritto degli agricoltori di scambiare i propri semi. Poiché questo rappresenta una prima tappa fondamentale della sovranità alimentare, ma anche la prima condizione dell’esistenza di agricoltori contadini e biologici. Questi scambi sono indispensabili alle selezioni che garantiscono la costante evoluzione della biodiversità. Ed è solo con queste selezioni che si permette l’adattamento locale delle piante all’estrema diversità dei territori e alla crescente variabilità dei climi, senza fare ricorso in modo esagerato a fertilizzanti e pesticidi chimici.

FIRMA LA PETIZIONE

 http://www.avaaz.org/en/petition/We_dont_accept_this_Let_us_keep_our_seeds_EU

La restrizione attuale del mercato europeo (e mondiale WTO)alle sole sementi selezionate  per produrre solo con grandi quantità di prodotti chimici, porta danno alla preservazione della  biodiversità coltivata, alla salute dei consumatori, all’ambiente ed all’autonomia dei contadini. Le  sementi brevettate minacciano di consegnare il diritto all’alimentazione dei popoli alla sete di profitti finanziari di qualche multinazionale. Al contrario, se una riforma è indispensabile ed  urgente, è solo per proteggere le sementi contadine e biologiche.

VOGLIONO BREVETTARE TUTTO
Il vignaiolo non si è mai sognato di brevettare la sua vite innestata! È come se dovessimo pagare i “diritti” sulla torta della nonna, il bollo sulle patate fritte o una tassa a chi si è inventato la ricetta delle melanzane alla parmigiana o al Comune di Capri per la Caprese. In sostanza, i campioni degli organismi geneticamente modificati (Ogm) e dei brevetti sulla natura mettono a punto dei protocolli, ossia una serie di passaggi, incrociando varietà diverse di una specie di pianta, ad esempio.  Prendono questa “ricetta” e la registrano all’Ufficio Brevetti. Dopodiché, diventano monopolisti della produzione di quel vegetale. E così lavorano su due fronti: quello degli Ogm, sfornando semi brevettati che danno piante sterili, obbligando quindi il coltivatore a ricomprare i semi da loro; e quello “biopiratesco” degli incroci naturali brevettati. Il risultato è lo stesso.
La terribile operazione per mettere le mani sulla natura di tutti, compresi i bambini di domani, è già in atto. L’esempio più recente di “biopirateria” non Ogm, che sta sollevando forti reazioni nel mondo, riguarda un melone indiano molto resistente – per sua natura – ad un virus che provoca grossi e sempre maggiori danni alle coltivazioni, in Europa e nel Nord Africa.
MELONI MILLENARI? ROBA LORO!
La Monsanto, leader mondiale degli Ogm, ha preso i semi di una varietà di questo melone coltivato, frutto di selezioni che da secoli fanno i contadini indiani, e li ha incrociati con altri semi, sempre della stessa specie, ma che danno meloni amari poco gradevoli al palato e quindi senza mercato perché non appetibili ai consumatori.
Da questo incrocio Monsanto ha ottenuto un nuovo seme, un ibrido, e lo hanno brevettato presso l’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO). Il brevetto copre anche il metodo per ottenere quel seme.
La cosa ancora più tremenda è che il brevetto si estende automaticamente ai due semi originari. Quindi nessun altro potrà incrociare quei due semi senza pagare le royalties alla multinazionale.

 APPROFONDIMENTI

6 dicembre 2011 (estratto da: MO* magazine) – L’unione europea lavora su una nuova legislazione per i semi. Nel maggio 2011, è stata organizzata una consulta europea che analizzasse i suoi contenuti. Nonostante ciò, sono molti i commenti su come si è svolta la discussione. Soprattutto c’è da capire quanto la legge offra veramente una risposta ai problemi con cui, agricoltura e nutrizione, si confrontano attualmente. In ogni caso Olivier De Schutter, Relatore Speciale dell’ONU sui diritti dell’alimentazione, non ne sembra del tutto convinto.

Quasi tutto quello che oggi mangiamo proviene dall’agricoltura intensiva. E tutti questi prodotti agricoli hanno una cosa in comune: tutti provengono dal seme. I grani che vengono usati dall’agricoltura industriale sono comprati e venduti sul mercato mondiale, proprio come le bambole di Barbie o i computer.

Oggi, più dei due terzi del mercato mondiale dei semi è di proprietà di dieci società. Di cui più della metà è egemonia di tre multinazionali tra cui, in primis, la MONSANTO, l’inventore dell’agente Orange, che detiene il 23% del mercato. Si tratta in generale di imprese petrolchimiche che hanno trovato nella produzione di semenze il modo ideale per vendere i loro pesticidi e additivi chimici – tutti derivati del petrolio.

Ma non tutti i semi possono essere venduti. Numerosi stati membri dell’UE oggi usano un sistema di registrazione per catalogare la varietà vegetale esistente. In questi paesi, l’iscrizione al catalogo è una condizione per cui una varietà possa essere venduta sul mercato. Le varietà vegetali non iscritte non sono quindi legalmente commercializzabili, ma sono spesso tollerate come varietà “d’interesse sentimentale, ma senza valore commerciale.”

La sicurezza alimentare è perseguita nel censimento per mezzo di due test eseguiti prima dell’iscrizione al catalogo. In più esiste un sistema di certificazione dei semi, assicurato da controlli. In molti stati membri i test e i controlli sono pianificati da organismi ufficiali. I test di registrazione, inoltre, permettono anche ai produttori di semenze di ottenere dei diritti sul vegetale ottenuto e sulle varietà sviluppate.

Il fatto è che l’UE sviluppa dal 2007, una nuova legislazione che dovrebbe “migliorare” le regole sulla commercializzazione dei semi. Non è ancora chiaro se ciò sia necessario. Tutto sta a presagire che la nuova legge non fa che aumentare in maniera significativa il potere delle multinazionali del seme.

Una legislazione adattata al suo tempo

Rovistare un po’ nel processo che portò a questa nuova legge, svela subito particolari interessanti. Un’analisi della situazione attuale è stata chiesta da un consulente esterno. Ricerche più attente su queste consulenze ci portano subito sul sito “Arcadia International”, un gruppo internazionale di consulenti che scrive sul proprio sito internet senza andare per il sottile: “Our experts are serving the global food and agribusiness systems – from crop production, through processing and marketing. We work with all sectors, with a unique industry focus, by integrating segment expertise and understanding segment interaction to lead to competitiveness & market access improvements for our customers”: “I nostri esperti sono al servizio del sistema mondiale dell’alimentazione e dell’agroindustria. – dalla produzione agricola fino alla trasformazione e alla commercializzazione. Noi lavoriamo in tutti i settori, con una attenzione privilegiata all’industria, integrando l’esperienza nei vari settori alla comprensione dell’integrazione fra i segmenti per condurre alla competitività e allo sviluppo e l’accesso ai mercati per i nostri clienti.” Questa attenzione all’industria è quindi la prospettiva attuale di ristrutturazione del mercato europeo dei semi.

La valutazione di Arcadia e del FCEC (gruppo di consulta che valuta la catena alimentare) è basata su un questionario che è stato compilato dalle diverse parti interessate in tutta l’UE. Questa valutazione mostra che il sistema legislativo attuale funziona correttamente per rifornire il mercato di semi sani e di qualità.

Il risultato della ricerca è fortemente deformato dalla prospettiva dei paesi UE più industrializzati. Ci sono stati più responsi provenienti da questi paesi, hanno più peso economico, una più lunga esperienza con questo tipo di legislazione e hanno una minor distanza geografica e culturale dal centro legislativo. Il risultato è che milioni di agricoltori di paesi come la Bulgaria saranno inclusi senza pietà in un sistema che non è mai stato il loro.

La ricerca di Arcadia e FCEC è stata calorosamente accolta dalla Commissione Europea e tradotta in un piano d’azione che dovrebbe servire da guida per una legge europea unificata sui semi.

Questo programma, datato 2009, è costruito principalmente intorno alla liberalizzazione del mercato, con l’intenzione di “diminuire i costi” e di “promuovere la sicurezza alimentare”. Sarebbero l’unificazione delle risorse e delle leggi, il concentramento della burocrazia e la collaborazione con l’industria che ci porteranno alla serenità. In breve una legge che “risponde meglio alle necessità del momento”

STANDARDIZZARE E PRIVATIZZARE

Le proposte che circolano vedono lontano. In effetti agricoltori e coltivatori dell’UE dovranno conformarsi ad una sola legislazione centralizzata; questo significa che quest’ultima sarà per la maggior parte di loro meno accessibile, meno facile da discutere perché condivisa da una popolazione molto più ampia e distante, sia dal punto di vista geografico che psicologico. Così gli agricoltori greci saranno costretti ad unirsi con dei portoghesi, degli irlandesi e dei finlandesi, per avere la parvenza di pesare, anche minimamente, sui governanti.

In questo momento ciascuno degli stati membri ha sviluppato dei modi differenti per regolamentare il proprio mercato di semi. Questo è considerato come un problema. Nondimeno, l’eliminazione di questa diversità legislativa potrebbe provocare delle nefaste conseguenze sulla biodiversità europea, sia in natura sia nei vostri piatti.

L’Europa vuole ridurre i diversi metodi di test, di controllo e di catalogo ad un solo sistema. Il piano d’azione prevede che questi test possano essere effettuati da esterni, al fine di ridurre le spese pubbliche. Due anni più tardi questa eventualità sembra sempre più inevitabile.

POLIZIA DEI SEMI

Una volta che questa legge unica sarà in vigore il piano d’azione prevede di creare una specie di “polizia dei semi”. Si prevede una formazione specifica per i suoi agenti, sotto il motto “una formazione migliore per degli alimenti più sicuri”. Potete già immaginarvi l’ispettore tedesco che visiti i villaggi rumeni per verificare se le loro antiche varietà di lattuga siano sicure... Lo stesso tipo di ragionamento negli anni passati ha già obbligato un buon numero di piccoli produttori di formaggio in Portogallo, Belgio e Polonia a chiudere a causa di una certa “incompatibilità con le regole igieniche”. Delle regole che hanno bisogno di investimenti enormi, che nel mondo reale solo le grandi aziende capitaliste si possono permettere.

La nuova legislazione dovrà anche essere compatibile con i grandi ideali europei, come la sicurezza alimentare. Per questo motivo il piano d’azione prevede un ruolo importante attribuito all’Autorità europea per la sicurezza degli alimenti (European Food Safety Authority (EFSA)). Questo organo ufficiale dell’UE deve proteggere il consumatore dagli effetti nocivi dei prodotti chimici e degli OGM, con l’aiuto di test chiari e fondati scientificamente.

Nel frattempo, l’EFSA non è riuscita a restare irraggiungibile, malgrado la sua breve esistenza, dal 2002. Molti membri del consiglio di amministrazione ricoprono un ruolo anche nelle maggiori multinazionali alimentari o nelle lobby dell’industria alimentare. Questo ha portato a più riprese a controversie e raccomandazioni poco affidabili, incluso sugli OGM.

Il piano prevede anche un’estensione dei poteri dell’Ufficio Comunitario delle Varietà vegetali (OCVV), un altro organismo europeo attualmente in grado di concedere i diritti per ottenere i vegetali. Questo OCVV dovrebbe riunire tutti i dati in un unico catalogo valido per tutta l’unione. Ancora una centralizzazione inutile delle strutture di potere. Ci possiamo domandare se questo non condurrà inevitabilmente ad un’accrescimento dei diritti di proprietà intellettuale sulle piante e gli esseri viventi.

ESPORTARE LE REGOLE DELL’UE

D’altra parte, il piano menziona anche l’ambizione di esportare la nuova legge europea in altre parti del mondo. Gli accordi bilaterali e i trattati di libero scambio sono delle eccellenti opportunità che permettono di introdurre questi principi del mercato neo liberale nei paesi dove la piccola agricoltura fornisce ancora il pane quotidiano della gran parte della popolazione.

Questo può rendere la vita di milioni di contadini poveri ancora più difficile, forse impossibile. Le organizzazioni contadine nei paesi come India e Turchia temono già il peggio se questa nuova legge passa. L’UE si pone in primo piano come protagonista chiave a livello internazionale con l’ambizione di facilitare il movimento internazionale dei semi. Ancora un principio che spera di rendere gli agricoltori e dunque l’alimentazione dipendente da questi sistemi legislativi complessi e di transazioni inutili. Le fattorie perdono sempre più la loro legittimità sociale come centri locali auto-sostenibili e sono costretti a diventare delle produzioni industriali, in funzione del mercato mondiale e dei suoi attori dominanti.

L’ultimo punto del piano d’azione prevede una cooperazione più stretta con le principali parti coinvolte. Questo potrebbe essere fonte di ottimismo, ma la pratica mostra che queste parti coinvolte sono principalmente le lobby industriali. Una società come la Monsanto ha speso, già nel 2008, circa 7 milioni di euro per le attività di lobbying, e la maggior parte degli uffici di queste multinazionali sono attentamente integrati nei quartieri europei di Bruxelles. Il caos attuale delle legislazioni nazionali sembra particolarmente problematico per le grandi imprese multinazionali. È molto più facile e, in effetti, più redditizio poter concentrare tutte le attività di lobbying in un solo luogo.

VI ASCOLTIAMO. MA A QUALE PROPOSITO?

Fino alla fine del maggio 2001 tutte le parti coinvolte hanno avuto la possibilità di esprimere la loro opinione sui programmi durante ogni consultazione. Però il formulario che doveva essere utilizzato a questo fine è stato simbolicamente rappresentato come una scelta tra 5 scenari molto simili. Ognuna di queste situazioni è basata su un sistema di tentativi, cataloghi, di certificazioni e ispezioni. In questo modo, tutte le critiche fondamentali riguardanti l’insieme del processo sono divenute automaticamente marginali.

Un po’ come se voi foste dei mercanti di pere e il governo decidesse che all’improvviso dovete

vendere delle mele. Fortunatamente vi è concesso di esprimervi sulla questione. Il giorno dopo vi danno 10 minuti per decidere che tipo di mele dovrete coltivare. Solo che ciascuna delle 5 varietà è verde e acida e, in fin dei conti, non avete nessuna voglia di coltivare delle mela, ma delle pere. Inoltre dovreste comprare le mele da una società straniera e nel vostro villaggio non c’è nessuno a cui piacciono veramente le mele, sopratutto se verdi e acide.

Riassumendo il piano d’azione parla di un “level playing field”, un termine capitalista sull’uguaglianza delle possibilità, che indica un campo di gioco ben appiattito, in maniera che tutti ricevano legalmente le stesse opportunità.
In pratica, questo significa sicuramente che le piccole formiche sul ramo saranno schiacciate senza pietà dal grande elefante, e, per aiutare Annibale, le Alpi sono ben livellate. Così Cesare avrà quello che gli è dovuto.

In altri termini fare una buona scelta tra le opportunità è stato difficile per i piccoli produttori di semi. Sia le cose divengono più care, e i grandi giocatori vincono perché sono finanziariamente più solidi; sia tutto diventa centralizzato e i grandi giocatori vincono grazie alle loro connessioni politiche. Oppure i test e i controlli sono privatizzati, e i grandi giocatori vincono perché approfittano del loro peso e delle loro risorse, e adattano più facilmente i test alla loro volontà.

DATI DI FATTO

Diversi punti del piano d’azione non sono trattati negli scenari proposti nella consultazione. Questi sono orientati completamente intorno alle procedure di catalogazione delle varietà e dei controlli sulla produzione. Questa legislazione unificata, che darà molto potere ad un pugno di persone e di aziende ben collocate e avrà valore di legge su tutta l’UE e sulla maggior parte dei suoi partner commerciali, sembra ormai un dato di fatto.

E se, partecipando all’inchiesta, mi accorgessi che i bulgari, i turchi e gli indiani non hanno bisogno del modello industriale europeo, dove potrei scriverlo? È realista a questo punto del procedimento rimettere in questione l’integrità delle valutazioni e dei rapporti stilati dal 2007?

Le risposte alla consulta delle parti in causa sono liberamente consultabili in internet. Possiamo confrontare le risposte delle multinazionali come la Monsanto, Sygenta o Limagrain a quelle del governo britannico, della Confederation Paysanne, di Kokopelli o Velt, un’organizzazione belga per la coltivazione biologica. Ne ho guardate una cinquantina, un quinto circa.

I grandi protagonisti industriali sembrano avere un interesse nei programmi, in particolare quelli che mettono la privatizzazione in primo piano. Di solito scrivono suggerimenti e proposte destinati ad avvantaggiarli ancor di più, appoggiandosi sul loro peso economico e sulla loro necessità di guadagno.

D’altra parte le organizzazioni e gli individui che si occupano della biodiversità preferiscono di solito il 4° scenario, perché è l’unico che non condanna la produzione di semi locali all’illegalità.

I paesi occidentali dell’UE sono rappresentati meglio nei responsi, mentre pochi o nessuno di questi provengono dai paesi dell’Europa dell’Est. Il fatto che alcuni responsi sono quasi incomprensibili in inglese di base mostra in modo convincente che anche l’uniformità linguistica può portare a situazioni antidemocratiche. Al di là del paese o della lingua, ci sono alcuni risultati talmente leggeri o critici che ci possiamo seriamente domandare se saranno presi sul serio.

Fortunatamente, c’è un certo numero di persone che non è convinta di far parte delle categorie formate e dei ragionamenti suggeriti dall’inchiesta; come è chiaramente espresso nella risposta di Velt: “ un giorno la storia considererà la Legge Europea sui semi come un grave errore, perché considera i semi una merce come qualsiasi altra, destinati solamente a produrre benefici.”

AGRO-ECOLOGIA

Questo articolo tratta un bisogno basilare dell’uomo: la nutrizione. È il solo argomento di questa storia: la nutrizione di un mondo in crisi. Abbiamo constatato che questa legislazione avvicina questo bisogno attraverso una prospettiva capitalista molto limitata. La situazione cambia quando ascoltiamo il discorso del Relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto all’alimentazione, Olivier De Schutter.

I rapporti e le conferenze del Sig. De Schutter evidenziano sistematicamente che l’unica soluzione per nutrire la popolazione mondiale in maniera costante è l’agricoltura mista su piccola scala, ecologica e locale. Questa ha una maggior produttività per ettaro e offre anche una risposta durevole all’aumento della disoccupazione. Sia dal punto di vista dei cambiamenti climatici, sia della crescita demografica, della perdita della biodiversità e l’aumento delle disuguaglianze sociali, sembra essere la sola vera soluzione.

Eppure, constatiamo che sono le multinazionali degli OGM che gridino fortemente che il loro modello di produzione offre la maggior rendita per ettaro. Questo perché nascondono tutta una serie di parametri quali il consumo di petrolio, la sostenibilità, l’ambiente, i valori nutritivi e l’impatto sociale sulla società .

Il clima ci costringe a ridurre considerevolmente il consumo mondiale di energia. L’agricoltura industriale è uno dei più grandi spreconi di combustibili fossili, utilizzati sia per i pesticidi sia per i concimi, i trasporti, tutta l’industria della distribuzione e il lavoro meccanizzato della terra.

Il risultato di tutta questa chimica è un enorme impoverimento del suolo e della biodiversità. Una moltitudine di specie è l’unica reale garanzia che hanno le comunità locali contro i problemi climatici. Cento miliardi di cloni della stessa pianta reagiscono in maniera identica alla siccità o alle inondazioni. Un campo sano con una diversità genetica naturale ha la capacità di adattarsi, alcune piante moriranno, altre andranno meglio.

Gli alimenti venduti nei mercati delle nostre società industriali, senza escludere le verdure bio del vostro supermercato, sono per quasi il 100% prodotti dagli stessi semi industriali. Questi semi ibridi forniscono un prodotto uniforme, dei bei pomodori rossi e rotondi o delle carote ben calibrate, per esempio. In compenso, i semi ibridi non possono essere usati per la produzione di semi. Così gli agricoltori diventano consumatori dei loro stessi semi, che devono comprare ogni anno da società specializzate.

CONCENTRAZIONE D’INTERESSI

Il nostro modello di agricoltura energivora dipende soprattutto dalle grandi tendenze economiche. La speculazione sulle risorse di base come i cereali è la causa di un enorme incertezza per gran parte della popolazione mondiale, sia
agricoltori sia consumatori. E’ logico che l’OPEP determini il prezzo del pane o della pasta? Dato che la domanda di petrolio continua ad aumentare e l’offerta continua ad abbassarsi, i prezzi di tutto quello che è associato al petrolio continuano inevitabilmente a salire. E il potere ricade sempre più sulle stesse poltrone.

Dato d’aumento della concentrazione degli interessi agricoli, l’agricoltura su piccola scala diventa sempre meno realizzabile. Negli ultimi anni, un grand numero di piccoli agricoltori nel mondo intero ha perso le proprie terre a beneficio dei grandi proprietari, con conseguenze sociali devastanti come l’esodo rurale o le onde di suicidi. In India durante gli ultimi 15 anni, 250.000 agricoltori si sono suicidati per la disperazione, sovente bevendo i prodotti chimici che avrebbero reso invincibili le loro coltivazioni.

Un agricoltore senza terra è condannato alla sottomissione. In Belgio 40 cascine chiudono ogni settimana, in Francia la cifra oltrepassa i 200. Ne consegue un ingrandimento crescente delle multinazionali agricoli.

Secondo il rapporto di De Schutter, la possibilità di usufruire del modello agro-ecologico dipende in gran parte della volontà politica di promuoverlo. Il Relatore dell’ONU fa un certo numero di proposte molto concrete sul modo in cui i governi possono aiutare a fare evolvere la loro agricoltura nella buona direzione.

LA CONCENTRAZIONE DEL POTERE

Sulla questione dei sementi, non c’è nessuna buona ragione per centralizzare ancora di più il potere e le procedure. Solo i grandi attori multinazionali potranno usufruire di una legge europea unificata per i sementi. Quando si esamina un po’ più da vicino la storia di questa evoluzione legislativa, ci si rende conto che la loro influenza sulla politica è onnipresente.

Tutte le fonti e le informazioni su questa legge sono disponibili su internet, basta leggere e interpretare. Per la fortuna
dell’industria, siamo troppo occupati per prendere il tempo di farlo! Soprattutto nelle società industrializzate come la nostra dove “peaches come from a can, they were put there by man, in a factory downtown” “le pesche arrivano da una scatola dove sono state messe da un uomo in una fabbrica in città” (Parole “Peaches” – Il Presidente degli USA). Non è strano allora che il potere sembra evolvere quasi naturalmente verso strutture sempre più concentrate e centralizzate? Tutti quelli che hanno ancora delle questioni sull’aumento del divario tra ricchi e poveri troveranno qui un buon esempio di studio di questo caso.

L’agricoltura e la produzione di sementi sono pratiche molto antiche e sono sempre state vicino all’uomo. A partire dall’emergenza dell’agricoltura la produzione di sementi è così locale come le varietà coltivate. Il divario tra l’uomo, i sementi e i campi, che è aumentato enormemente nel corso dell’ultimo secolo, è forse la causa di tutte le “crisi” alle quali oggi più di un governo deve far fronte.

Erik D’haese

Per più informazioni: http://www.seed-sovereignty.org/ Qualche fonte:

Rapporto Arcadia: Evaluation of the Community acquis on the marketing of seed and plant propagating material http://ec.europa.eu/food/plant/propagation/evaluation/s_pm_evaluation_finalreport_en.pdf

‘Action Plan for the review of the Community legislation on the marketing of seeds and plant propagating material and related issues’ http://ec.europa.eu/food/plant/propagation/evaluation/docs/ AP_council_2009_en.pdf

-‘Options and analysis of possible scenarios for the review of the EU legislation on the marketing of seed and plant propagating material’ http://ec.europa.eu/food/plant/propagation/evaluation/docs/15042011_options_analysis_paper_en.p df

-Stakeholder Consultation: http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch?form=sppm http://ec.europa.eu/food/plant/propagation/evaluation/options_review_legislation_replies_en.htm http://ec.europa.eu/food/plant/propagation/evaluation/options_review_legislation_replies_en.print.h tm

Rapports Olivier De Schutter

http://www.srfood.org/images/stories/pdf/officialreports/20110308_a-hrc-16- 49_agroecology_en.pdf

http://www.srfood.org/images/stories/pdf/officialreports/20091021_report-ga64_seed-policies-and- the-right-to-food_en.pdf

Top 10 delle multinazionali dei sementi:

http://gmwatch.org/latest-listing/1-news-items/10558-the-worlds-top-ten-seed-companies-who- owns-nature

Conflitti d’interessi: EFSA:

http://www.lemonde.fr/planete/article/2010/03/05/ogm-l-agence-d-experts-europeens-doit- retrouver-une-credibilite_1315192_3244.html

http://www.lemonde.fr/planete/article/2011/03/04/ogm-l-agence-de-securite-europeenne-a-nouveau- accusee-de-conflit-d-interets_1488673_3244.html

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6 commenti

  1. Qua c’è dell’altro, a completamento dell’iter, o almeno di uno scenario abbastanza più complesso e coinvolgente:
    http://biT.LY/sw8fqw
    (in fondo all’ultima pagina, a conclusione di un Manuale Tecnico allucinante, traduzione ed originali storici)

    Rispondi
    • GRAZIE!! SONO un pò in difficoltà con l’inglese purtroppo

      Rispondi
      • È tradotto fedelmente, mantenendo gli originali visibili sotto un clic, pagina per pagina.
        ho persino mantenuto l’impaginazione, con gli stessi caratteri da macchina per scrivere.

        Puoi anche scaricarlo in ebook (60-70 pagg.), qua:
        http://astrologia.astrotime.org/PDF/swfqw.zip

        (comunque il link giusto al sito è nel commento che segue)

      • scaricando il tuo zip con mac mi è rimasto un programma da scaricare non il pdf…non mi era mai capitato.sai niente?

      • si ok ma lo trovo difficile da consultare anche se l’idea è indubbiamente originale!

  2. spiacente, problema con il browser, il link soprastante appare errato. ripeto il commento:
    ————
    Qua c’è dell’altro, a completamento dell’iter, o almeno di uno scenario abbastanza più complesso e stravolgente:
    http://bit.ly/swfqw
    (in fondo all’ultima pagina, alla conclusione di un Manuale Tecnico allucinante, traduzione ed originali storici, altro che “subito”!)
    ————

    Rispondi

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