Corea del nord e la soluzione warfar “l’America ha sempre bisogno di un nemico”

La Corea del Nord è pronta ad attaccare gli Stati Uniti.

Gelo.

Ma dai, siamo nel 2013, mi dico. Dovremmo aver raggiunto un grado di civiltà, quantomeno in ambito diplomatico, che ci metta al riparo da qualsiasi versione tridimensionale di Risiko.

Eppure.

Eppure un brivido corre veloce sulla schiena. Una scarica elettrica. E non solo perché Kim Jong-un, dittatore della Corea del Nord, dopo aver dichiarato “nullo” l’armistizio con la Corea del Sud, ha annunciato la riattivazione del reattore nucleare di Yongbyon. Non solo perché proprio qualche notte fa sono stata spettatrice di un servizio della Cnn che mostrava come il raggio d’azione coreano fosse in grado di coprire tutto il diametro degli Stati Uniti, coast to coast, da San Francisco a New York in caso di un eventuale attacco dal Pacifico.

Non sono stati questi dati o dichiarazioni a farmi rabbrividire, quanto piuttosto quell’insensata (o forse sensatissima) percezione del ruolo degli Stati Uniti nei confronti delle guerre.

Chi era con me al momento della telefonata ha commentato la notizia con una straordinaria verità: “l’America ha sempre bisogno di un nemico.”

Per sentirsi forte, per sentirsi grande. Per sentirsi caput mundi.

Solo chi è davvero importante ha nemici da combattere.

Una volta l’Iraq, poi l’Afghanistan, l’Iran, passando per la Libia e la Siria, solo nella storia recentissima.

E ora la Corea del Nord.

Un pensiero banale.

E’ vero.

Ma se si pensa al valore economico, all’indotto- per così dire- in termini di produttività siderurgica e metalmeccanica di una guerra, la banalità svanisce di colpo.

Non è un mistero che i miliardi di dollari investiti in armamenti e difesa siano in realtà un volano straordinario per la ripresa economica di un Paese.

E’ il wartime expansions, baby!

Lungi dall’essere una semplice coincidenza, la correlazione tra atti di guerra e crescita economica è diventata un assioma indiscutibile, al punto da essere teorizzata da illustri economisti di mezzo globo come “soluzione warfare”.

Una soluzione ampiamente rendicontata in un report di Morgan Stanley, datato e depositato – in un macabro gioco del destino- presso gli uffici delle Twin Towers di New York la mattina dell’11 settembre 2001, un’ora prima degli attentati che sconvolsero il mondo intero.

Coincidenze.

Come il timing con cui la Corea del Nord lancia l’ultimatum agli Stati Uniti, proprio nel momento in cui questi fronteggiano una delle crisi economiche più gravi e più lunghe della storia recente.

Coincidenze sì, ma sospette.

E per una volta il pensiero che a capo degli Usa ci sia un Nobel per la Pace come Obama e non un “guerrafondaio” texano come un Bush non basta per fermare quel brivido che, irrazionalmente, continua ad aggirarsi sulla mia schiena.

di Martina Sassoli

Iniziamo con il dire che nessuna fonte ufficiale nord-coreana ha affermato che il paese sarebbe pronto a far scoppiare una guerra nucleare con gli Stati Uniti. Infatti, la notizia è stata riportata solo dai media occidentali, che dicono di averla ricevuta quando in Corea erano circa le 4:00 di notte. Strano, no? Non importa. Facciamo un passo indietro.

Come ogni anno accade, ci sono state le esercitazioni congiunte di Corea del Sud e Usa a pochi chilometri dal confine e come sempre, la Corea del Nord va in stato di allarme e intensifica le esercitazioni. Stavolta però, gli Usa hanno dispiegato bombardieri B-2 e B-52 e aerei da guerra F-22, ma come se non bastasse ha portato vicino alle coste due cacciatorpedinieri in grado di intercettare missili e abbatterli. I Bombardieri B-2 sono in grado di trasportare la bomba GbU-43/B MOAB, che ha un peso di 13 tonnellate e 600 kg e che è in grado di “bucare” il cemento armato fino a 70 mt, mettendo a rischio le centrali di comando nord-coreane e gli impianti nucleari.
A questo punto la Kim Jong-un ha dichiarato lo stato di Guerra, ha chiuso le frontiere impedendo ai cittadini sud-coreani di raggiungere il complesso di Kaesong dove i due paesi operano insieme e ha autorizzato l’esercito ha lanciare testate nucleari contro gli Stati Uniti per spaventare l’occidente.

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A questo punto abbiamo gli Usa che provocano lo stato comunista e questo che risponde provocandoli nello stesso modo. Ma c’è un altro problema.

Gli Stati Uniti sono vincolati da un trattato di difesa ad intervenire in caso di guerra tra le due Coree. E in questa situazione con alta tensione, ci vorrà poco a far scoppiare una guerra. Basterebbe un raid delle forze speciali nord-coreane in Corea del Sud.

E se scoppiasse la guerra? Il dittatore comunista raderebbe al suolo Seoul usando gli 11mila pezzi di artiglieria pesante e le batterie missilistiche nascoste. Tra gli obiettivi ci sarebbero anche i 28mila soldati americani.

Ma non è finita qui. I missili nord-coreani sono puntati verso le basi americane in Giappone, ovvero Okinawa e Guam. Invece l’esercito è composto da ben 1,5 milioni di soldati più 3,5 di milizie pronti all’invasione della Corea del Sud e gli Usa sarebbero costretti a spostare gli aerei da guerra dal Golfo e dall’Afghanistan, ma dobbiamo anche considerare che le riserve missilistiche americane scarseggiano e le attrezzature mostrano segni di logoramento.

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In questi anni, Washington ha sempre combattuto contro piccole nazioni come la libia, l’Iraq o la Somalia, mentre l’unica grande guerra fu quella contro il Vietnam in cui fu costretto ha ritirarsi. Certo, le forze nord-coreane verrebbero annientate all’istante, ma a quel punto punterebbe a una guerra di difesa e gli Usa non sarebbero in grado di sconfiggere un esercito solido ed efficiente come questo. Inoltre si conta che un’invasione agli Usa costerebbe circa 250mila perdite e quindi dovrebbero usare il nucleare, ma la Corea del Nord, minaccia di annientare il Giappone e la Corea del Sud, alleati americani e c’è anche il rischio di un intervento cinese a favore della dittatura comunista.

Inoltre voglio ricordare che il ministero del tesoro non sa più dove trovare risorse economiche e le ultime guerre gli sono costate circa 2000 miliardi di dollari. In più i militari americani impegnati attualmente in Medio Oriente, non sarebbero in grado di sostenere una vera guerra contro la Corea del Nord.

Quindi la mia ipotesi è che la Corea del Nord stia minacciando gli Usa perché sa che vincerebbe in caso di una guerra in casa loro che farebbero scoppiare provocando gli americani che non potrebbero usare il nucleare per primi, perché l’opinione pubblica si indignerebbe. Allo stesso tempo l’America starebbe preparando i cittadini a un’invasione con l’idea di usare il nucleare, però prima devono essere i Coreani ad usarlo e ritengo che non ci cascheranno. Infine dobbiamo considerare che gli Americani hanno dalla loro parte la Nato, ma la Corea del Nord, ha Cina, Russia e vari paesi asiatici.

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Tornando alla notizia della guerra, forse la Corea è pronta alla guerra, ma non a quella nucleare e forse la loro è solo una risposta all’ennesima provocazione americana.

Malcom X disse: “Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”. Probabilmente aveva ragione… Ci sono cascato anche io.

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