MARO’: INTERVENTO DEL GRILLINO Di Battista. Efficace, formale e interroga il governo educatamente ma senza risparmiare nulla, neanche il coinvolgimento con i contratti FINMECCANICA con l’India

Sui due marò il discorso è preparato con cura. Incalzante ed educato. E la presidente si complimenta

«Noi siamo nuovi. Siamo nuovi e per questo poco esperti delle vostre abitudini, delle dichiarazioni cavillose e dei doppi e tripli giochi». Il primo, vero, intervento del Movimento Cinque Stelle nelle aule parlamentari inizia così. L’esordio nel Palazzo è affidato al trentaquattrenne romano Alessandro Di Battista. Archiviato l’insediamento dei presidenti di Camera e Senato, digeriti i primi passaggi istituzionali obbligati, si comincia a fare sul serio. A Montecitorio si discute la vicenda dei due fucilieri di marina detenuti in India. Chi si aspetta un intervento impacciato resta deluso. Certo qualcuno lamenta qualche imprecisione tecnica ma non è questo il punto: il deputato grillino è chiaro, efficace, educato. Incalza il governo con tono serrato ma corretto. Chiedendo l’unica cosa che un’informativa ministeriale dovrebbe garantire: «Siamo deputati, ma continuiamo ad essere cittadini e pretendiamo di essere informati, in modo chiaro e trasparente». Un intervento rivoluzionario nella sua ovvietà.

Nessuna sviolinata, per carità. I deputati grillini hanno le loro pecche. La volontà di scoprire continuamente chissà quale scandalo è spesso ossessiva. La guerra dichiarata alla Casta riduce spesso grandi sforzi in ridicole macchiette. Davvero qualcuno pensa di sfidare l’istituzionalità del Palazzo ostentando decine di spillette al bavero della giacca? E non è mancando di rispetto agli altri parlamentari – qualcuno si è lamentato – che sarà più facile aprire il Parlamento come «una scatoletta di tonno».

Ma l’intervento oggi in Aula è da applausi. Esattamente quello che si aspetta ogni elettore del Movimento Cinque Stelle. «Vi abbiamo ascoltati con attenzione, signori ministri – inizia Di Battista – senza preconcetti né pregiudizi, anche perché voi siete tecnici, non politici, voi siete i professionisti. Abbiamo ascoltato le vostre spiegazioni e le vostre argomentazioni su questa assurda vicenda e non siamo soddisfatti, non ci bastano le sue dimissioni, ministro degli esteri. Noi vogliamo capire, e capire bene». Nessun timore reverenziale, come è giusto che sia: «Non vi stiamo chiedendo un favore, la trasparenza è un vostro dovere nei confronti del vostro datore di lavoro, il popolo italiano, lo stesso popolo che vi ricompensa lautamente per ricevere in cambio pressappochismo e superficialità».

L’intervento è stato preparato con cura. La vicenda è stata studiata nei dettagli. Ci hanno lavorato i futuri componenti della commissione Esteri, incrociando le proprie competenze con gli spunti giunti dalla Rete. Una lettura ad alta voce davanti al gruppo parlamentare ha permesso di limare le ultime modifiche. Non sarà sempre così, probabilmente. Ma tanto di cappello. I deputati pentastellati pretendono di conoscere le informazioni in possesso del governo. Ad esempio sul reale posizionamento della nave Enrica Lexie al momento dell’incidente. «Fornite prove circostanziate e pubblicatele online – Di Battista incalza i ministri presenti – perché lo dovete ai cittadini».

È un fuoco di domande: «Vogliamo sapere inoltre se a bordo della stessa nave vi erano solo i due fucilieri della Marina Latorre e Girone, o se invece la scorta era composta da altri uomini, e vogliamo saperlo qui. In tale eventualità vogliamo sapere chi era il comandante responsabile di questo reparto e cosa abbia fatto per tutelare i suoi sottoposti. Vogliamo visionare i documenti che regolamentano l’utilizzo di professionisti militari italiani su navi private, vogliamo sapere dettagliatamente le disposizioni di ingaggio consegnate ai militari a bordo, vogliamo sapere, signori ministri, quale sia stata l’autorità che, consultandosi con gli armatori della Enrica Lexie, ha consentito l’inversione di rotta della nave come intimato dalle autorità indiane».

A fine dibattito è la stessa presidente della Camera Laura Boldrini ad avvicinare Di Battista in Transatlantico. Un breve scambio di opinioni per complimentarsi con il deputato. La presidente ammette di essere sorpresa dalla «passione» e della precisione dell’intervento. I rapporti economici con l’India hanno interferito con questa vicenda? L’argomento è tabù, ne parlano in pochi. Il Movimento Cinque Stelle solleva la questione senza troppi imbarazzi: «Vogliamo sapere – continua Di Battista – se ci sono state dazioni di denaro a favore delle autorità indiane o dei loro singoli rappresentanti, l’esatto ammontare di tali, eventuali, dazioni, le precise motivazioni se, per puro caso, ci sono stati riferimenti diretti o indiretti con la vicenda Finmeccanica. Il fatto che il Ministro della difesa di New Delhi abbia sbloccato l’accordo commerciale da 300 milioni di euro con la Wass di Livorno per la fornitura di siluri ad alta tecnologia c’entra qualcosa con la consegna dei nostri soldati?»

L’intervento è interrotto più volte dagli applausi dei deputati a cinque stelle. E non solo loro. Applaudono convinti – e un po’ sorpresi – gli esponenti di Sel, ma anche gli ex An di Fratelli d’Italia. E con loro i parlamentari del Partito democratico. Un po’ profetico, un po’ sarcastico, l’intervento si chiude in polemica con il governo Monti. «Noi siamo nuovi, signori Ministri, siamo nuovi e siamo giovani. Ci siamo chiesti, in questi primi giorni di lavoro, se saremo all’altezza del compito che il popolo ci ha affidato. Beh, se voi siete i tecnici, se voi siete i cosiddetti esperti, non abbiamo dubbi che i cittadini nelle istituzioni sapranno fare molto meglio».

di Marco Sarti da lINKESTA

Dobbiamo ringraziare l’ex governo Berlusconi e in particolare l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa, che nell’agosto 2011 ha legalizzato la presenza di militari a difesa di imbarcazioni private. In teoria la legge prevede l’uso dell’esercito o di milizie private, senonché le regole di ingaggio di queste ultime sono ancora da ultimare, lasciando il monopolio all’Esercito italiano. Ma questa è – parzialmente – un’altra storia.

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