HABEMUS PAPAM: Francesco, ma che storia ha?

Francesco I il Papa Argentino questa volta ce l’ha fatta nonostante accuse chiare di complicità con il golpisti torturatori argentini

Su di lui cadono le ombre della complicità con i militari argentini per la desapariciòn di alcuni sacerdoti e dell’ appoggio al metodo repressivo. Non va dimenticato che i cappellani militari confortavano con passi della bibbia i militari che tentennavano davanti agli ordini superiori di buttare prigionieri indifesi in mare dagli aerei.
Bergoglio è un prelato della Compagnia del Gesù tradizionalmente conservatore tanto da aderire in gioventù ad un movimento integralista cattolico denominato Guardia di Ferro fondato da un militare antisemita rumeno. Partecipa poi al rinnovamento della chiesa in seno al Concilio Vaticano II e, come gran parte dei sacerdoti in America Latina, negli anni ’70 abbraccia la Teologia della Liberazione, il movimento progressista cattolico a favore dei poveri e del loro riscatto.

Le dittature militari vedono però il nuovo movimento religioso come pericoloso focolaio comunista e il loro avvento al potere porta Bergoglio, insieme ad altre alte personalità ecclesiastiche, ad abbandonare la strade di riscatto per i poveri per arroccarsi su posizioni conservative. Contemporaneamente raggiunge i vertici della Compagnia del Gesù e mette in guardia i suoi membri perché abbandonino le idee della Teologia della Liberazione e il lavoro che stanno svolgendo nelle favelas con i poveri. Con ciò lascia intendere che avrebbe abbandonato al loro destino coloro i quali non avessero obbedito.

Nel 1986 Emilio Mignone nel suo libro Chiesa e Dittatura , descrive Bergoglio come esempio della “sinistra complicità ecclesiastica con i militari che si incaricarono di compiere lo sporco compito di lavare il cortile interno della Chiesa con la accondiscendenza dei prelati.. La postura di Bergoglio risulta anomala nel contesto in cui si mossero i gesuiti durante l’ultima dittatura che non furono mai dalla parte dei militari.
Nel 1976 furono sequestrati i gesuiti Luis Dourrón, Enrique Rastellini e Francisco Jalics . Erano stati ammoniti dal loro superiore Jorge Bergoglio ad abbandonare le favelas in cui operavano e di fronte ad un loro netto rifiuto fu lo stesso Bergoglio a dare il semaforo verde ai militari per il loro sequestro. Furono poi liberati e dovettero nascondersi fino alla fine della dittatura aiutati da altri sacerdoti e vescovi che si distinsero nella loro difesa per i diritti umani come Miguel Hesayne e Jorge Novak. Secondo la testimonianza di un gesuita ex-detenuto desaparecido Orlando Yorio, Bergoglio, in qualità di superiore gesuita, aveva relazioni costanti con il dittatore Emilio Masera che lo informò di come Yorio fosse un comandante della guerriglia. Ciò bastò a Bergoglio per disinteressarsi completamente della sorte del gesuita la cui grande colpa era quella di lavorare con i poveri in un umile quartiere di Buenos Aires. Yorio fu sequestrato e rimase desaparecido per cinque mesi.
Bergoglio rappresenta quello che nella politica argentina si conosce come conservatore – popolare: conservatore estremo in materia dogmatica ma con una marcata sensibilità verso le fasce povere. Conduce una vita molto austera, viaggia in autobus e vive in un modesto appartamento a Buenos Aires. E’ molto amato dai fedeli cattolici argentini e continua, a suo modo, a pensare ai poveri sempre con atteggiamenti di tipo assistenziale. Ultimamente ha preso rigide posizioni sull’aborto e sull’ introduzione dell’ educazione sessuale nelle scuole. Una sua eventuale elezione a Papa bloccherebbe quel lento processo di giustizia che si è avviato negli ultimi tempi in Argentina e che, tra l’altro, ha messo in risalto la complicità della Chiesa Cattolica con i criminali della dittatura militare. Un Papa con una macchia infamante sulla coscienza non lo vogliamo.

In Argentina, dagli anni cinquanta in poi, prelati, cardinali, vescovi, papi, fecero a gara per incoraggiare l’odio verso i ‘sovversivi’, tra i quali vi erano numerosi religiosi che appartenevano in gran parte ai movimenti popolari cristiani che volevano la giustizia sociale: dalla Teologia della liberazione ai Montoneros.
Chiesa argentina, Opus dei, P2, potere economico, militari, politici, dalla fine degli anni cinquanta, prepararono la logistica, indottrinarono e addestrarono i loro uomini con un fine preciso e lucido: eliminare la parte migliore del paese che voleva: “… sovvertire l’ordine cristiano, la legge naturale o il progetto del Creatore”. Per fare questo la Chiesa argentina, appoggiata dal Vaticano, al grido di “Dio è giusto”, non esitò a legittimare, la tortura, gli assassinii, e le sparizioni di migliaia di esseri umani: “Quando la Chiesa si sente minacciata nella sua stessa esistenza, cessa di essere soggetta a principi morali. (…) tutti i mezzi sono benedetti: inganno, tradimento, violenza, prigionia e morte”, questo è ciò che facevano imparare a memoria a preti e militari nei corsi di ‘Guerra controrivoluzionaria’, dove molti docenti erano dei prelati, con la benedizione del papa.

Inoltre la Chiesa argentina in combutta con Forze Armate , Aviazione e Marina, preparò il golpe; prescrisse ai militari le modalità di assassinio dei prigionieri politici, che venivano gettati dagli aerei ancora vivi; convinse, attraverso i propri cappellani militari, i marinai reticenti e angosciati, a torturare  e ad uccidere i desaparecidos, facendo dire loro che “separare l’erba buona da quella cattiva” era un precetto biblico da applicare senza nessuna colpa.

Il libro di Horacio Verbitsky, ‘L’isola del silenzio – Il ruolo della Chiesa cattolica nella dittatura argentina”,è un reportage giornalistico che denuncia i crimini di uomini di potere che ancora esercitano tale potere come il presidente della Chiesa argentina Cardinale Jorge Bergoglio, che, nel 2005,  alla morte di Wojtyla sfiorò il seggio papale.

Come scrive Verbitsky, tra le nefandezze di cui Bergoglio si rese complice, ci fu la denuncia ai militari golpisti di due gesuiti vicini alle idee della Teologia della liberazione, che avevano avuto la colpa di continuare ad aiutare e difendere i diritti della gente dei barrios più poveri di Buenos Aires, nonostante la chiesa argentina avesse ordinato loro di abbandonarli al proprio destino. Orlando Yorio e Francisco Jales furono rapiti da militari in borghese, portati alla famigerata Scuola di Meccanica della Marina, centro clandestino di detenzione e tortura durante la dittatura militare, oggi Museo della Memoria, dove vennero torturati per mesi e lasciati incatenati al suolo in mezzo alle loro feci. Se conosciamo questa storia è solo perché i due si sono salvati, probabilmente da qualcuno che nella Chiesa argentina, non aveva perso completamente l’identità umana.

……..

Nei primi anni Settanta Bergoglio divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Entrando a capo della congregazione, ereditò molta influenza e molto potere: in pratica era a capo di tutti i sacerdoti gesuiti attivi nelle baraccopoli di Buenos Aires. Fu così che nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato argentino, Bergoglio chiese inspiegabilmente a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che si rifiutarono di andarsene. Non se la sentirono di abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro. Il provvedimento di Bergoglio fu immediato: li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della Chiesa era ormai venuta meno. Tesi, questa, che sarebbe confermata da diversi documenti ritrovati dallo stesso Verbitsky.

Su tutti, quello reperito dagli archivi del ministero degli Esteri in cui si fa riferimento a un episodio specifico: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede nell’Argentina dopo quell’episodio. Bergoglio si offrì di fare da intermediario, fingendo di perorare la causa del padre: invece l’istanza fu respinta.

Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto: “Questo prete è un sovversivo”. Secco.

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1 Commento

  1. 59. (ri)Habemus (er) papam | Fabio Macori

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