Sulcis in miniera si sono murati dentro tirando su due muri di cemento davanti ai cancelli chiusi con catene e lucchetti

22 dicembre in piena notte

Il Sulcis non si arrende nè vuole morire. Gli operai della Rockwoll si chiudono dentro una miniera e intendono resistere. Non si fidano più di promesse, accordi e “corrotti delegati”, come direbbe Gianfranco Bertoli. Non è più tempo di scherzare con la vita dei lavoratori e degli uomini. Dopo gli scioperi della fame dei malati di Sla, arriva un altro segnale forte e chiaro che dichiara la stanchezza e la disperazione di chi ormai non ha alcuna remora di mettere a rischio la propria vita.
Questa volta la decisione l’hanno presa nella notte e subito dopo gli operai si sono messi al lavoro: nellla Galleria Villamarina di Monteponi i lavoratori ex Rockwool, che la occupano dal 12 novembre, si sono murati dentro tirando su due muri di cemento davanti ai cancelli chiusi con catene e lucchetti. Gli operai hanno ricevuto la solidarietà e il conforto dei bambini del vicino asilo comunale. Agli occupanti della galleria i colleghi hanno consegnato, facendoli passare attraverso i fori nel muro, alcuni panini e dell’acqua.
I lavoratori dell’ex fabbrica di lana di roccia, chiusa da diversi anni, sono in mobilità e protestano tutt’oggi per il mancato reinserimento in società della Regione Sardegna dopo l’acccordo firmato il 22 dicembre 2011.
”Murare gli ingressi vuol dire che se non si fa l’accordo vivi non si esce – commenta Gianni Medda, un operaio ex Rockwool, nel piazzale antistante la galleria occupata – il segnale e’ molto chiaro”.

Nel pomeriggio previsto un nuovo incontro alla Regione per discutere della vertenza.
“Punto di partenza è l’accordo del 22 dicembre scorso – spiega Ignazio Pala, delegato della Cisl – ognuno si deve assumere le proprie responsabilità”. ”Oggi la politica deve rispettare la dignita’ di quelle persone che sono li’ dentro – aggiunge Salvatore Corriga, delegato Rsu Cgil – c’e’ un accordo che chiediamo venga rispettato. Noi vent’anni fa abbiamo lasciato le miniere con una promessa che non e’ stata rispettata. Oggi gli accordi si devono rispettare”
via Contropiano.org

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