IDEA PER UNA PETIZIONE

LASCIATE COMMENTI COSì VEDIAMO ADESIONI E PROPOSTE DI MODIFICA!!

Proponiamo di raccogliere una PETIZIONE  ma di più di  coordinare una protesta-proposta di cittadini, con la maggiore partecipazione possibile, in più comuni contemporaneamente (anche per avere attenzione dei media) da rivolgere sia ai sindaci sia ad associazione di categoria di piccole imprese o artigiani.

L’elemento che crea questa situazione politica ed economica è la schiacciante importanza delle logiche finanziarie rispetto a quelle sociali e di economia “sana”. Per questo motivo, portando ad esempio la politica di Capannori comune di Lucca, di Nantes in Francia (non utilizzano più banche private ma tesoreria comunale) e quello delle aziende per il bene comune, ambedue apparse in trasmissione recente di Report, dobbiamo dimostrare a più istituzioni e attori sociali, che c’è una via diversa per risolvere i problemi, non con tagli per tanti  ricchezza e potere per pochi che neppure creano ricchezza per la comunità (finanza).


Credo che dimostrare esistano concrete speranze per una via d’uscita giusta e praticabile e darne massima pubblicità, con un’azione un pò più che simbolica in tutti i comuni possibili, sia necessario per  innestare un seme per far partire dei cambiamenti veri e radicali. L’economia e la democrazia devono avere una etica e dobbiamo costruire una partecipazione diretta che garantisca giustizia sociale ed economica

Aderisci al documento

PER IL BENE COMUNE ED ETICA DELLE AZIENDE LOCALI  E  DEL VOSTRO COMUNE.

Firma e aiutaci a raccogliere firme per la petizione online.

I cittadini firmatari, nello stesso momento in tutti i comuni , presenternno il documento al proprio comune di residenza  e alle aziende interessate per

CHIEDERE PRETENDERE UN CAMBIAMENTO


1 PROPOSTA DEL BENE COMUNE ALLE ISTITUZIONI COMUNALI

partecipazione democratica da realizzare attraverso i consigli di quartiere o utilizzando in modo strutturale l’uso della tecnologia internet  che devono essere considerate e non opzionali per definire  almeno in parte gli obiettivi del comune; raggiungimento di obiettivi per il bene comune può avvenire in quanto i costi vengono completamente coperti dalla minor spesa per lo smaltimento rifiuti quali:

raccolta di rifiuti  a residui zero assumendo nuovo personale per raccolta porta a porta

raccolta di rifiuti tecnologici premiando le  famiglie con minori tasse e permettendo aumento occupazione con la nascita di una  cooperativa per il recupero dei beni con la loro riparazione e conseguente vendita dell’usato funzionante

uso  filiera corta, di vendita beni in modo “sfuso”,  favorendo in questo modo produttori locali, con cui vanno fatte convenzioni, diminuendo il costo  dei beni per il risparmio sulla distribuzione  e ottenendo vantaggi economici e di qualità sia per i  produttori sia per i consumatori; per incentivare  la vendita “sfusa” si potrà operare con diminuzione di tasse comunali per i commercianti che aderiscono.

2 PROPOSTA DI ADESIONE AL BILANCIO DEL BENE COMUNE DA PARTE DELLE AZIENDE PRIVATE

che prevede un cambiamento graduale dell’economia aziendale inserendo il:

criterio del valore del bene comune come  necessario e complementare al criterio finanziario

il capitale si trasforma da fine a mezzo

un processo partecipativo,  mettendo al centro la fiducia, la cooperazione, la stima, la democrazia, la
solidarietà

premio per imprese se puntano sull’aiuto reciproco e sulla cooperazione

vantaggi sul piano giuridico per  le imprese che hanno dei buoni bilanci del bene comune : sgravi fiscali, dazi inferiori, mutui agevolati, precedenza negli appalti pubblici e nei programmi di ricerca eccetera. Questo ovviamento con l’inserimento nel tempo, nelle leggi degli stati, del bilancio del bene comune

Segue documentazione del Comune di Capannori a cui facciamo riferimento come Comune di Eccellenza nell’attuazione del programma per il bene comune e dell’Economia del Bene comune, un modello economico che ha futuro gemeinwohl-oekonomie.

Approfondimento  1 proposta

Il modello di consumo in cui siamo immersi allontana sempre più produttore e consumatore con enormi sprechi energetici, impoverisce i soggetti economici del territorio, favorendo le grandi aziende che indirizzano i consumi attraverso la pubblicità, concentra le ricchezze in poche mani, aumentare i rifiuti e gli imballaggi , aumenta costantemente gli impatti ambientali.

Il nostro modello di sviluppo, improntato dunque su uno spreco insostenibile di materie prime, di energia e sulla produzione di una quantità enorme di rifiuti, non può più essere definito “sostenibile”. Occorre ripensare in termini di “futuro possibile” il modo di vivere il rapporto uomo-ambiente vincolando le attività umane al massimo risparmio energetico e di materie prime.

Riciclare e rivendere interamente i propri scarti è una strategia che sta contagiando non solo amministrazioni comunali ma anche colossi industriali come Wal-Mart, Toyota, Apple e Xerox.

La Apple in gran parte dei suoi stabilimenti ha raggiunto un livello di riciclaggio pari al 90 per cento. Lo stesso vale per Interface Inc., il primo produttore di moquettes del Comune di Capannori – Assessorato all’Ambiente 4 mondo, con 2 miliardi di dollari di fatturato, riutilizza il 90 per cento dei suoi scarti

LA GERARCHIA DEI RIFIUTI

prevenzione

preparazione per il riutilizzo, ovvero le operazioni di controllo, pulizia e riparazione attraverso cui prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento. Viene poi il riciclaggio, ossia

qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i materiali di rifiuto sono ritrattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini

riciclaggio

tutte le famiglie a cui si è chiesto, con fiducia, un piccolo sforzo per contribuire a far sì che gli scarti non siano più un problema per l’ambiente e la comunità, ma una risorsa che possa essere riutilizzata e riciclata, tornando a nuova vita invece di occupare discariche o finire incenerita.

sistema della raccolta.

E’ dimostrato in tutta Italia che il sistema industriale e meccanizzato dei grandi mezzi di raccolta e dei grandi cassonetti aumenta costantemente la produzione dei rifiuti e la raccolta differenziata rimane a livelli troppo bassi non riuscendo a superare, se non in casi eccezionali, il 35-40% di differenziazione E’ necessario creare isole ecologiche sempre aperte ai cittadini, dove sia possibile portare qualsiasi tipo di scarto e di rifiuto, anche ingombrante, elettrico…. in qualsiasi ora della giornata. dove c’è la presenza costante di un operatore e la pesa dei piccoli materiali di fronte al sistema computerizzato che gestisce la ricarica delle tessere. I rifiuti conferiti nell’isola ecologica vengono pesati ad ogni scarico e il peso del rifiuto, a seconda del materiale conferito, viene trasformato in un punteggio. I cittadini che si servono delle isole ecologiche vengono registrati e ad ogni utenza viene distribuita una scheda magnetica individuale che registra i punti e a fine anno, per chi supera quota 500, riceve a casa un premio simbolico di un assegno da 20 euro Il passo successivo sarà l’applicazione della tariffa puntuale,che permetterà di calibrare la tariffa anche in base al rifiuto effettivamente prodotto dalle famiglie attraverso la contabilizzazione dei rifiuti del materiale non riciclabile, metodo sperimentato con successo in numerosi comuni del nord Italia

In questo modo sarà possibile:

-evitare lo smaltimento grandi quantità di scarti, potendo allungare la vita di rifiuti conferiti ma ancora utilizzabili (attraverso la vendita.posti di lavoro in coop?)

– attivare al contempo un centro per la riparazione ed il riutilizzo dei beni recuperabili (possti di lavoro in coop ?).

Questo permetterà di unire ai vantaggi ambientali, utilità sociale ed economica nonché una buona pratica per la socializzazione dei buoni comportamenti. Una società più sostenibile passa anche, infatti, dalle buone pratiche dove la comunità non vive solo negli spazi del mercato attraverso l’acquisto

I VANTAGGI ECONOMICI

Nel 2010 a Capannori ad esempio sono state raccolte 17.549 tonnellate di materiale differenziato. In Provincia di Lucca il costo medio di conferimento dell’indifferenziato è di 140 euro alla tonnellata. Se queste 17.549 tonnellate fossero finite nel circuito dei rifiuti indifferenziati sarebbero stati necessari dunque ben 2.456.860 euro per il loro smaltimento.

La spesa di conferimento agli impianti di riciclaggio di queste 17.549 tonnellate è stata invece di 636.540 euro. Se confrontiamo questo dato con il costo che sarebbe derivato dallo smaltimento nel ciclo dell’indifferenziato, il risparmio nel conferimento agli impianti è dunque pari a 1.820.320 nel solo 2010. Fondo che è stato utilizzato per l’acquisto dei materiali per le famiglie, le nuove assunzioni, i nuovi mezzi, la campagna informativa.

VANTAGGI OCCUPAZIONALI

Un ulteriore elemento positivo dell’esperienza di raccolta domiciliare è l’aspetto del lavoro. Il “porta a porta” necessita infatti di un numero più elevato di operatori. Questo non ha significato però maggiori costi perché questi sono stati compensati dai risparmi ottenuti dal mancato smaltimento dei rifiuti indifferenziati. Questi risparmi si posssono investire non solo in mezzi più piccoli ed ecologici ed in nuovo personale ma anche garantendo un risparmio sulla tariffa al cittadino.

I VANTAGGI PER I CITTADINI

Con i risparmi ottenuti dal non dover smaltire i rifiuti indifferenziati, oltre a coprire i costi delle nuove assunzioni, possiamo riconoscere una riduzione della tariffa ai cittadini. Si può ipotizzare il 20% sulla parte variabile.

IL RICICLAGGIO

Tutto il materiale raccolto in maniera differenziata è avviato a riciclo.

L’organico, in attesa di poterlo trattare in un impianto comunale, viene inviato ad un impianto di compostaggio ed è destinato alla produzione del compost. Il Compost viene poi indirizzato verso tre filiere: l’utilizzo diretto in agricoltura, la commercializzazione alle aziende che producono terriccio ed un’ultima parte alle aziende che producono fertilizzanti.

La carta viene selezionata tra carta congiunta e selettiva, è venduta ( es attraverso un consorzio) per il recupero della carta ed indirizzata alle aziende che poi producono cartone o carta riciclata direttamente nel Comune o nei comuni limitrofi.

Il mutlimateriale (vetro, plastica e lattine) viene indirizzato ad un impianto dove è selezionato ed avviato ai rispetti consorzi del riciclo.

La plastica viene suddivisa in 5 colori (trasparente, azzurrata, blu, verde e ad alta densità) al fine di valorizzarla al meglio nel mercato del riciclo. Nemmeno gli scarti di questo processo di selezione vengono avviati a smaltimento perché sono riutilizzati dall’azienda per la produzione di pancali in materiale riciclato, attraverso accordi commerciali di aziende del settore, commercializza inoltre materiale di arredo urbano, utensileria da giardino e cucina, componentistica per auto e moto, prodotti dai materiali derivanti dalla raccolta differenziata.

COMPOSTAGGIO

Grazie ad una grande campagna per il Compostaggio Domestico, si possono  eliminare dai rifiuti tonnellate di organico che sono andate direttamente nei terreni e negli orti, invece di finire nei cassonetti. Per incentivare questa buona pratica viene riconosciuto un’ulteriore sconto del 10% sulla parte variabile della tariffa a tutti i cittadini che praticano l’autocompostaggio.

L’azienda comunale regala ad ogni cittadino il composter, un bidone traforato di plastica che è ritirabile, previa la firma, in comune, di un modulo prestampato con Comune di l’autocertificazione e le istruzioni per produrre un buon compost dai propri scarti organici.

Grazie a questa politica nel territorio comunale di Capannori oggi le utenze che hanno avviato il compostaggio domestico sono salite a 2200. Ogni anno viene effettuata un verifica su un campione di quanti hanno finora aderito. I controlli hanno dimostrato che oltre il 96% dei casi effettuano in maniera corretta il compostaggio domestico.

L’elemento di sconto sulla bolletta è sicuramente un grande incentivo alle famiglie per avviare il compostaggio domestico ed infatti si può pensare ad un aumento della riduzione della tariffa per coloro che aderiscono.

Con lo stesso obiettivo di minimizzare l’utilizzo delle acque minerali ma anche  per valorizzare i luoghi delle fonti naturali presenti sul territorio come luoghi di “bene luoghi di “bene comune”, si può costruire un percorso denominato: “La Via dell’Acqua”. Il percorso valorizza la presenza delle fonti con una cartellonistica stradale e l’indicazione delle proprietà dell’acqua che ne sgorga e la garanzie dell’assoluta sicurezza nell’utilizzo.

Il progetto “La Via dell’Acqua può esssere  cofinanziato per il 60% dalla Regione attraverso una bando sulla gestione ecoefficente delle risorse idriche. Da una prima fase di espropri delle aree privat, e per ognuna delle 15 fonti sorgive, si realizza un casottino in muratura che ospita una sistema di depurazione a raggi ultravioletti che elimina la carica batterica senza alterare in alcun modo le caratteristiche chimico-fisiche ed organolettiche dell’acqua. Alla realizzazione delle opere si faranno seguire assemblee ed incontri con la cittadinanza per illustrare le caratteristiche del progetto..

I luoghi si sono trasformati in luogo di incontro, di socializzazione e di “bene comune”, dando alla comunità la fruizione gratuita per l’approvvigionamento idrico ma anche luoghi dove si vive e si incontra la comunità

LATTE ALLA SPINA

Il latte fresco che acquistiamo mediamente al supermercato ad un costo di circa 1,40 euro, viene pagato agli allevatori soltanto circa 30 centesimi al litro. C’è un euro che dunque si perde tra trattamento, imballaggio, distribuzione e, soprattutto, in pubblicità, lo strumento principe, nella nostra società, per il condizionamento dei consumi. Questo meccanismo sta di fatto strangolando i piccoli produttori che vedendosi così poco riconosciuto il loro lavoro sono spesso costretti a chiudere stalle ed aziende agricole.

Per la riduzione degli imballaggi ma anche per la valorizzazione della “Filiera Corta del Latte” si può realizzare uno o più  distributori automatici del latte alla spina. Grazie a questo distributore:

– il cittadino potrà avere un latte più fresco, non trattato e più genuino,

– il latte sarà più economico perché con 1 euro si acquista 1 litro di latte fresco

appena munto;

– all’allevatore viene riconosciuto più del doppio rispetto a quanto riconoscono le

centrali del latte;

– il latte può essere acquistato con un proprio contenitore riutilizzandolo e

risparmiando all’ambiente l’utilizzo dei contenitori “usa e getta”.

L’Amministrazione comunale si è fa carico dell’acquisto (con circa 15 mila euro) del macchinario e dell’installazione per poi affidare la gestione all’Associazione provinciale degli allevatori che a sua volta effettua una convenzione con gli allevatori della zona disponibili a rifornire il macchinario

Per legge gli allevatori che riforniscono distributori automatici del latte alla spina devono dotarsi della certificazione “Latte alta qualità” che implica una maggiore cura nei passaggi del latte dalla mammella della vacca fino al contenitore refrigerato ed una maggiore igiene per il prodotto.

A Capannori in due anni, dall’inaugurazione del febbraio 2008 al febbraio 2010, con il distributore automatico di latte alla spina sono stati venduti quasi 200 litri al giorno per un totale di circa 110.000 litri. Considerando che circa il 90% dei consumatori acquista il latte con un proprio contenitore sono state risparmiate oltre 90.000 confezioni di latte dai rifiuti.

DETERSIVI

Detersivi di qualità, naturali ed ecologici, di produttori locali, possono essere acquistati, usando direttamente un proprio contenitore. In punti vendita del Comune si acquistano detersivi alla spina risparmiando e facendo risparmiare all’ambiente lo smaltimento di tanti inutili imballaggi.

Anche in questo caso l’Amministrazione comunale si fa carico dell’acquisto (con una spesa di nemmeno 2.000 euro) di contenitori in acciaio, con un rubinetto, che permettono l’erogazione alla spina del prodotto e l’acquisto anche con propri contenitori. Comune, Associazione di categoria (Confesercenti o Confcommercio) ed Ato Rifiuti stipulano una convenzione che impegni tutti gli enti ed associazioni nella massima comunicazione dell’iniziativa

A Capannori dopo i primi 4 esercenti le richieste si sono moltiplicate. I produttori locali si sono fatti carico, visto il successo dell’iniziativa, di fornire loro stessi ai negozianti i contenitori in comodato d’uso gratuito per la vendita del prodotto ed il progetto si è diffuso anche oltre i confini comunali estendendosi in tutta la provincia di Lucca e non solo.

Nella fase iniziale devono essere convocate sia la grande che la media e piccola distribuzione ma visto che i supermercati non trovano interesse il percorso potrebbe essere realizzato solo con piccoli esercenti.

La comunicazione del progetto nelle assemblee dedicate alla spiegazione della raccolta differenziata avvicinerà molti cittadini ad una sperimentazione iniziale che si consoliderà aumentando costantemente.

Dati di Capannori. Sono circa 27.000 i litri di detersivi ecologici venduti alla spina nei 15 punti vendita in un anno e due mesi al febbraio 2010. Il secondo dato molto positivo è che a fronte dei ventisettemila litri di detergenti venduti i contenitori consumati sono stati solo 3.200, ovvero solo l’11% circa dei litri smerciati e ciò significa un grande risparmio di flaconi di plastica immessi nell’ambiente.

Un importante strumento per la diffusione della pratica della vendita alla spina è il cambio del regolamento della tariffa per le attività commerciali distributrici dei prodotti alla “spina” per cui si può  inserire un incentivo.

IL CASO EFFECORTA

A Capannori è nata la prima esperienza commerciale a livello nazionale che vende oltre 150 prodotti tutti alla spina e tutti di filiera corta.

Avviata nell’estate 2009 da una cooperativa creata da un gruppo di giovani amici di Capannori, l’attività commerciale ha già oltre 100 richieste in tutta Italia per replicare questo virtuoso sistema commerciale che al contempo valorizza i produttori locali e contribuisce notevolmente alla riduzione nella produzione degli scarti.

Effecorta è un modo nuovo di acquistare che rispetta l’ambiente, conviene e riscopre i produttori locali. Prodotti di qualità, locali, acquistabili sfusi nelle quantità non imposte dal mercato, ma secondo le proprie esigenze e riutilizzando i contenitori.

Il consumo sostenibile per Effecorta è un modello di sviluppo basato sulla sobrietà dei consumi, sul rispetto della natura, sul miglioramento delle condizioni di vita. Per questo i prodotti sono di qualità, buoni da mangiare o da usare, principalmente provenienti dai produttori locali e acquistabili senza l’imposizione della quantità: è il consumatore che sceglie la sua quantità.

LA PARTECIPAZIONE: il filo rosso tra tutte questo politiche

Viviamo oggi la necessità di strutturare rivoluzioni che cambino profondamente la nostra società, condizionata da mass media e dalla pubblicità, disaffezionata alla politica e alla partecipazione attiva. C’è bisogno di lavorare tanto con ed in mezzo alla gente, per cambiare le nostre abitudini e far crescere la consapevolezza degli effetti di questo modello di sviluppo, così come delle buone pratiche sociali ed ambientali che possiamo costruire dal basso. Occorre lavorare, su tutti i fronti, aggregando e coinvolgendo, senza rinchiudersi né in circoli chiusi come è successo ad alcuni movimenti, né nelle stanze del potere come invece è successo a parte della politica.

A Capannori la sfida è iniziata da Guamo, dove non solo hanno sperimentato, primi in Toscana, la raccolta domiciliare, ma lo hanno fatto costruendo questa grande sfida assieme alla cittadinanza, in assemblee svolte in ogni contesto, sia istituzionale che ricreativo, nelle circoscrizioni, nei bar e nelle parrocchie, con un impegno ed un ascolto che ha fatto crescere dal basso l’idea migliorandola passo per passo. La necessità di progetti che coinvolgano le comunità e sappiano ridefinire gli stili di vita è una necessità sociale ed ambientale senza precedenti. E’ una necessità sociale perché l’aggregazione comunitaria è quasi scomparsa, affidata sempre più agli spazi sterili e vuoti del mercato e dei grandi centri commerciali, dove l’individualismo e l’apparenza dominano sull’autenticità dei bisogni e delle relazioni.

E’ una necessità sociale perché la politica è svuotata della partecipazione dal basso di cui invece deve alimentarsi come linfa vitale per costruire il bene comune.

E’ una necessità sociale perché le regole del mercato impongono una politica di prezzi che porta la produzione locale ad essere strangolata dalle grandi marche che mettono in crisi l’economia locale.

E’ una necessità ambientale perché la società dell’immagine e dell’usa e getta si basa quasi esclusivamente sulla pubblicità e sull’immagine con sprechi insostenibili di risorse, di energia, di trasporti. Il buon esito di progetti che sappiano invertire queste tendenze dipende esclusivamente dalla dimostrazione alla comunità che esiste chi progetta un futuro diverso, che ha una speranza solo se passa dalla responsabilità delle scelte di ognuno di noi. Giorno per giorno.

In questo percorso a Capannori, oltre alle decine di assemblee, hanno voluto stimolare la partecipazione dal basso anche e soprattutto attraverso la collaborazione attiva con le associazioni locali, di ognuna delle frazioni attraversate dalla raccolta domiciliare

Grazie ad un piccolo sostegno economico, di 6 euro per ogni famiglia visitata, sono stati infatti i volontari delle associazioni locali, associazioni ambientaliste, di volontariato, sportive, sanitarie a visitare ogni nucleo familiare, distribuire il materiale informativo, i sacchetti ed i bidoncini e a spiegare a tutti gli abitanti l’importanza della raccolta differenziata. Questo ha fatto si che ogni cittadino sia stato visitato, per la distribuzione del materiale, direttamente dal vicino, dal parente, dal conoscente o dall’amico.

Alcuni punti di approfondimento 2 proposta

L’idea su cui si basa l’economia del bene comune è la seguente: il successo delle aziende ed organizzazioni non viene valutato soltanto secondo criteri finanziari, ma anche secondo quello che rende per il bene comune. L’economia del bene comune non è né il migliore dei sistemi economici, né la fine della storia, ma soltanto un passo avanti dopo gli estremi del capitalismo e del comunismo. È un processo partecipativo, aperto ad ulteriori sviluppi, alla ricerca di una sinergia con approcci affini come: l’economia solidale, l’économie sociale, il movimento dei beni di proprietà comuni, economia post-crescita, la Vier-in-Einem-Perspektive o l’economic democracy.

1) L’economia del bene comune si basa sugli stessi valori fondamentali che portano alla riuscita delle
nostre relazioni interpersonali: formazione della fiducia, cooperazione, stima, democrazia,
solidarietà. Secondo le più recenti scoperte scientifiche, le relazioni funzionanti sono quanto porta
la massima felicità e la massima motivazione alle persone.
2) Il quadro di incentivi per l’economia stabiliti per legge passa dal sovvenzionare il polo della
ricerca del profitto e della concorrenza a promuovere quello della cooperazione e della ricerca del
bene comune. Le imprese sono premiate se puntano sull’aiuto reciproco e sulla cooperazione. Un
comportamento improntato alla «con(tro)concorrenza» causa degli svantaggi.
3) Il successo economico non è misurato prevalentemente secondo una dimensione monetaria,
bensì con il bilancio del bene comune (a livello delle imprese) e il prodotto interno del bene
comune (a livello sistemico). Il bilancio del bene comune diventa il primo bilancio di tutte le
imprese. Quanto più le imprese agiscono e si organizzano in maniera sociale, ecologica,
democratica e solidale, tanto migliori sono i risultati di bilancio che ottengono. Quanto migliori sono
i risultati dei bilanci del bene comune ottenuti dalle imprese nell’economia di un Paese, tanto
maggiore è il prodotto interno del bene comune.
4) Le imprese che hanno dei buoni bilanci del bene comune ottengono vantaggi sul piano giuridico:
sgravi fiscali, dazi inferiori, mutui agevolati, precedenza negli appalti pubblici e nei programmi di
ricerca eccetera. In tal modo si facilita l’ingresso sul mercato di attori etici e i prodotti e i servizi di
questi ultimi diventano più convenienti di quelli non etici, non equi e non ecologici.
5) Il bilancio finanziario diventa un bilancio secondario. Il capitale si trasforma da fine a mezzo.
Serve soltanto più a raggiungere il nuovo obiettivo dell’impresa (contributo al bene comune). I
profitti nel bilancio possono essere utilizzati per: investimenti (con un plusvalore sociale ed
ecologico), estinzione di mutui, accumulo in un fondo di riserva in misura limitata; ripartizione dei
proventi ai dipendenti, in misura limitata, nonché mutui a tasso zero ad imprese partner; i profitti
non possono essere utilizzati per: ripartizione dei proventi a persone che non lavorano nell’impresa;
acquisizioni ostili di altre imprese; investimenti sui mercati finanziari (che non esistono più) o
finanziamenti ai partiti.
6) Dato che il profitto è soltanto più un mezzo, ma non un fine, le imprese possono mirare al
raggiungimento delle loro dimensioni ottimali. Non devono più temere di essere inglobate e non
devono più crescere per essere più grandi, più forti ed economicamente più vantaggiose di altre.
Tutte le imprese sono liberate dall’obbligo universale alla crescita e all’inglobamento dei
concorrenti.
7) Le differenze di reddito e di patrimonio tra i cittadini vengono limitate: il reddito massimo, ad
esempio, è pari a venti volte il salario minimo stabilito per legge; il patrimonio privato è limitato, adesempio, a 10 milioni di euro; i diritti di donazione e di successione, ad esempio, a 500.000 euro a
persona; in famiglie di imprenditori, ad esempio, a dieci milioni di euro per figlio o figlia. Il
patrimonio ereditario superiore a questa cifra viene ridistribuito come «dote democratica» a tutti i
giovani della generazione successiva: prevedere un «capitale iniziale» di pari dimensioni significa
facilitare il raggiungimento di autentiche pari opportunità (i limiti precisi devono essere individuati in
maniera democratica da un’assemblea per l’economia).
8) Nel caso di grandi imprese, a partire da una certa dimensione (ad esempio 250 dipendenti), i
diritti di voto e la proprietà passano in parte e per gradi ai dipendenti e alla collettività. Il pubblico
potrebbe essere rappresentato da «parlamenti economici regionali», ad elezione diretta. Il governo
non deve avere possibilità di intervento o diritto di voto all’interno delle imprese.
9) Lo stesso vale anche per le «proprietà comuni democratiche», la terza categoria di proprietà a
fianco di una maggioranza di (piccole) imprese private e di grandi imprese a proprietà mista. Le
«proprietà comuni democratiche» sono aziende a gestione collettiva nell’ambito dell’istruzione,
della sanità, del sociale, della mobilità, dell’energia e della comunicazione: la «previdenza
esistenziale».
10) Un proprietà comune democratica è la «Banca democratica». Come tutte le imprese, è al
servizio del bene comune e, come tutte le proprietà comuni democratiche è controllata dal popolo
sovrano e non dal governo. I suoi servizi fondamentali sono conti risparmio garantiti, conti correnti
gratutiti, crediti a tasso conveniente e crediti sulla fiducia per progetti ecosociali. Non esisteranno
più i mercati finanziari nella forma odierna.
11) L’orario di lavoro retribuito viene ridotto gradualmente a 25-30 ore a settimana, come desidera
già oggi la maggioranza della popolazione. In tal modo si liberano delle ore per tre altri ambiti
fondamentali di attività: attività relazionale ed assistenziale (bambini, malati, anziani), attività per se
stessi (sviluppo della personalità, arte, giardinaggio, relax) e attività politica e per la collettività.
12) Ogni dieci anni di lavoro è previsto un «anno sabbatico», finanziato attraverso un «reddito base»
a fondo perduto. Durante questo periodo le persone possono dedicarsi ad attività liberamente
scelte. Questa misura rappresenta un decongestionamento del 10% del mercato del lavoro – una
percentuale pari all’attuale tasso di disoccupazione nella UE.
13) Il sistema democratico rappresentativo viene integrato dalla democrazia diretta e dalla
democrazia partecipativa. Il popolo sovrano deve poter correggere i suoi rappresentanti, deliberare
direttamente alcune leggi, modificare la costituzione e controllare gli ambiti dei servizi essenziali
(rete ferroviaria, posta, banche). In una vera democrazia gli interessi dei rappresentanti e del
popolo sovrano sono identici – la premessa necessaria a tutto ciò sono degli ampi diritti di
partecipazione e di controllo per il popolo sovrano.
14) Tutti i punti fondamentali di questo sistema alternativo devono maturare nel corso di un ampio
processo democratico, grazie ad un dibattito intenso, prima di essere trasformati in leggi da
un’assemblea per l’economia ad elezione diretta. Il risultato è sottoposto al voto del popolo
sovrano. Ciò che viene accettato, è inserito nella costituzione e può essere nuovamente modificato
solo dal popolo sovrano stesso.
15) Per incrementare la democrazia, oltre all’assemblea per l’economia e a quella per il bene
comune, potrebbero essere convocate altre assemblee: per l’istruzione, per i mezzi di
comunicazione, per la previdenza esistenziale …
16) Per far conoscere e praticare i valori dell’economia del bene comune fin dall’infanzia, si
introducono le seguenti materie di insegnamento: educazione ai sentimenti, educazione ai valori,
educazione alla comunicazione, studi di genere, educazione alla democrazia, esperienza della
natura/ dell’ambiente non antropizzato.
17) Dato che, nell’economia del bene comune, il successo economico avrà un significato
completamente diverso da oggi e perciò saranno necessarie qualità di leadership completamente
diverse; tendenzialmente saranno richieste e prese ad esempio le persone più responsabili e più
competenti dal punto di vista sociale, con capacità di condivisione dei sentimenti e di empatia,
dotate di un modo di pensare e di un sentire sociali ed ecologici che vadano oltre l’interesse
egoistico.

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7 commenti

  1. Mi piace molto l’idea di dividere in due diversi campi d’azione la protesta.
    Sul fronte dei comuni mi sembrano proposte facilmente realizzabili e con un forte impatto sociale ed economico per le casse del comune e per i cittadini.Volevo capire secondo voi che cosa intendete per raccolta di firme e a che scopo.
    esempio: cittadini firmate qui per…???? convincere il vostro comune a seguire questo programma?
    Infatti il lungo documento che hai redatto ha carattere più informativo che operativo.Nel senso che alla fine della lettura, anche se contiene l’invito a firmare, non si capisce esattamente a che scopo.
    Penso sia molto importante dare indicazioni operative oltre che informative, infatti, come diceva Donapatri, il nostro scopo non è primariamente informare (ci sono molti iti che già lo fanno) ma coordinare azioni.di proteta e cambiamento.

    io la sintetizzerei cosi:
    “aderisci al documento PER IL BENE COMUNE ED ETICA DEL VOSTRO COMUNE. Firma e aiutaci a raccogliere firme per la petizione online e presenta il documento al tuo comune di residenza per invitarlo ad aderire.”

    Un annuncio semplice e chiaro, spero, dove si dice esattamente cosa fare… cosa ne dite???

    Per quanto riguarda invece la proposta alle aziende la trovo efficace e ben strutturata,

    In operativo penso sia molto facile far circolare il documento, staccato da quello dei comuni, tra le aziende direttamente.
    Infatti possiamo inviarlo direttamente via E-mail direttamente alleaziende o utilizzare twitter e facebook per coinvolgere più titolari e amministratori possibile chiedendo loro di firmare e aderire.
    Sarebbe importante scegliere le aziende in maniera strategica, per settori merceologici, andando prima da quelle che hanno non solo un impatto economico più rilevante ma anche una nomea e un appeal di leader di settore. Questo appeal viene esercitato sui concorrenti che spesso ne imitano le condotte e le strategie. QUesto faciliterebbe molto la diffusione….

    Ho finito per ora!!!

    Rispondi
    • donapatri

       /  maggio 13, 2012

      Beh nella premessa avevo scritto che proponiamo pretendiamo quella..ma forse in mezzo al discosto si perde per me va nene ripeterlo come dici tu..La proposta si divide in due ma la mia idea era di convocare ass. categoria e aziende lo stesso giorno della manifestazione nei comuni e in contemporaneamente in tutte le città possibili la petizione dovrebbe servire per avere comuni e poi anche mail per convocare cittadini alla data che si deciderà—credo che lavorando a pc e senza confronti mi sfuggano molte cose…donatella

      >—-Messaggio originale—-

      Rispondi
    • donapatri

       /  maggio 13, 2012

      “aderisci al documento PER IL BENE COMUNE ED ETICA DEL VOSTRO COMUNE E DELLE AZIENDE INTERESSATEE. Firma e aiutaci a raccogliere firme per la petizione online- presenteremo il documento in tutti i comuni di residenza E ALLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA per invitarli ad aderire. La presentazione avverrà nello stesso giorno in tutti i comuni dove arriveremo, anche per attirare visibilità mediatica di tutti i cittadini su questa possibilità reale di cambiamento

      TROPPO COMPLICATO?

      >—-Messaggio originale—-

      Rispondi
    • donapatri

       /  maggio 13, 2012

      allora manca la frase che dici tu…però io fare unica richiesta a comuni ed associazione ed aziende per lo stesso giorno..e scrivendo chiaro che perizione va presentata da più cittadini possibili anche perchè ci serve seguito mediatico!

      Rispondi
    • donapatri

       /  maggio 13, 2012

      ti ho scritto e mail..ma ci sono sempre dentro a lavorare per cui ho idee ma poco distacco per vedere errori

      Rispondi
      • 🙂
        Terrei separate l’operazione comui da quella aziende per due ragioni molto semplici:

        – mischiarle rischia di togliere visibilità a una o all’altra, tieni conto che è difficile per moltissimi concentrare le energie su più fronti. Specie perchè lo sforzo dei comuni richiede molto più tempo.
        – Il tempo appunto è il secondo fattore. Conosco molto bene le aziende che sono molto lente ad agire e a recepire direttive e indicazioni di comportamento.
        Non è sicuramente una cosa di poche settimane.
        Per questo penso dovremmo concentrarci sui comuni come attività primaria e contemporaneamente lavorare a diffondere il documento alle aziende per trovarle pronte o interessate quando saranno sollecitate.

        In ultimo sono d’accordissimo con te sulla possibilità di organizzare dei “workshop” dal vivo in varie città. Per fare questo è nato agiamosubito. Per riuscirci però dovremmo avere almeno una persona o un comitato attivo in ogni citta dove vogliamo organizzarli.

        Cmq complimenti per la mole e la quantità di lavoro😉

      • donapatri

         /  maggio 13, 2012

        MA COME METTIAMO INSIME PIù GENTE PER DUE INIZIATIVE…CHIEDENDO AIUTO ORGANIZZAIONI SINDACALI CON MENTE APERTA POTREMMO FARE AZIONE COMUNE CON PIù GENTE! ALMENO LIDIA BEDUSCHI HA CONTATTI..VARI ESSENDO DELL’UNIVERSITA’ E NEL SINDACATO

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